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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>I canti di Lazzaro nel Salento, fra la tradizione che resiste e nuove pratiche di valorizzazione</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 06:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Blogfoolk Magazine, Numero 736 del 30 marzo 2026 Una tradizione di grande fascino è quella dei canti legati alla “Resurrezione di Lazzaro” (detti anche “Kalimere di Lazzaro”), che in passato venivano eseguiti in particolare il sabato precedente la Domenica delle Palme, giorno in cui, secondo i costumi della Chiesa bizantina, si ricorda l’episodio della resurrezione di Lazzaro.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/04/09/i-canti-di-lazzaro-nel-salento-fra-la-tradizione-che-resiste-e-nuove-pratiche-di-valorizzazione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_Uccio-Bandello-Narduccio-Vergaro-Uccio-Aloisi-foto-di-Luigi-Cesari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4827" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_Uccio-Bandello-Narduccio-Vergaro-Uccio-Aloisi-foto-di-Luigi-Cesari-271x300.jpg" alt="SantuLazzaru_Uccio-Bandello-Narduccio-Vergaro-Uccio-Aloisi-foto-di-Luigi-Cesari" width="271" height="300" /></a>di <span style="color: #800000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span><br />
da <a href="https://www.blogfoolk.com/2026/03/i-canti-di-lazzaro-nel-salento-fra-la.html">Blogfoolk Magazine, Numero 736 del 30 marzo 2026</a></p>
<div>Una tradizione di grande fascino è quella dei canti legati alla “Resurrezione di Lazzaro” (detti anche “<span style="color: #993300;">Kalimere di Lazzaro</span>”), che in passato venivano eseguiti in particolare il sabato precedente la Domenica delle Palme, giorno in cui, secondo i costumi della Chiesa bizantina, si ricorda l’episodio della resurrezione di Lazzaro. In varie declinazioni, tali riti sono ancora in uso in alcune comunità italo albanesi del Sud d’Italia, ma anche in Grecia e in diversi luoghi dei Balcani.</div>
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<div>Nel Salento meridionale, terra dalle forti radici grecaniche, di tale elemento del patrimonio folklorico resistono ben due varianti: una diffusa nei paesi in cui si parla ancora il <em>grico</em> – antico idioma retaggio dei lunghi rapporti intrattenuti con l’altra sponda dell’Adriatico – e un’altra presente in centri vicini, dove invece si ricorre al dialetto romanzo. Si tratta di usanze che in passato, coinvolgendo ampie fasce della popolazione contadina, costituivano una sorta di ‘liturgia popolare’ che proponeva una rappresentazione del Vangelo semplice e partecipata, in cui, oltre al testo cantato – spesso anonimo e ispirato ai Vangeli canonici o apocrifi – assumevano grande importanza anche i gesti e la mimica.</div>
<div></div>
<div style="text-align: left;">Proprio in questo modo si è sviluppata, fino a qualche decennio fa, la forma di rappresentazione in lingua grica, chiamata “<span style="color: #993300;">Passiuna tu Christù</span>”. Durante la settimana <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_7.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4834" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_7.jpeg" alt="SantuLazzaru_7" width="232" height="217" /></a>precedente la Domenica delle Palme, gruppi di contadini percorrevano paesi e campagne portando un grande ramo d’ulivo decorato con nastri, immagini sacre e arance, simbolo di fertilità. Fermandosi nei crocicchi, mettevano in scena la ‘Passione’: due cantori – aprendo proprio con l’espressione augurale «Kalimera» («buongiorno») – si alternavano nell’esecuzione, accompagnati da strumenti (in particolare fisarmoniche od organetti) e sottolineando con gesti emblematici l’intensità del racconto. Al termine dell’esibizione, i musicisti ricevevano in cambio piccoli doni, come uova o prodotti agricoli. Esistono registrazioni significative di questo canto, tra cui quella integrale della variante di Martano, risalente agli anni ’70, che si può ascoltare nel cd <span style="color: #ff0000;"><em>I Passiuna tu Christù</em></span>, a cura di Luigi Chiriatti e Roberto Raheli, Edizioni Aramirè 2000. Generalmente questi canti erano eseguiti da uomini, ma esiste anche una rara testimonianza femminile, registrata nel 1972 a Sternatia da Giovanna Marini, in cui canta Mariuccia Chiriacò (è il brano 25 del primo cd di <span style="color: #ff0000;"><em>Il Salento di Giovanna Marini</em></span>, a cura di Roberto Raheli e Vincenzo Santoro, edizioni Aramirè 2004). Oggi la “Passiuna” viene spesso eseguita in contesti diversi rispetto al passato, ad esempio come spettacolo su palco o all’interno delle chiese.</div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div>La declinazione in cui si usa il locale dialetto romanzo salentino è invece “<span style="color: #993300;">Lu Santu Lazzaru</span>”, ancora praticata in diversi paesi della zona ionica e dell’entroterra leccese, sia a nord che a sud di Gallipoli. Era eseguito da gruppi di musicisti che giravano tra case, borghi e masserie cantando ‘a domicilio’ il miracolo della resurrezione di Lazzaro e le vicende della Passione di Cristo. Ogni visita diventava un momento di festa e condivisione per le famiglie. Anche in questo caso, alla fine ricevevano offerte in natura e poi proseguivano verso un’altra tappa. I testi dei “canti di Lazzaro” variano leggermente da paese a paese, pur seguendo una narrazione <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4830" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_8-300x268.jpg" alt="SantuLazzaru_8" width="300" height="268" /></a>sostanzialmente stabile; musicalmente, invece, se ne distinguono due varianti, una in tonalità maggiore e una in minore, entrambe documentate da registrazioni storiche. La versione in maggiore, più elaborata vocalmente, è per esempio ben rappresentata da una registrazione del 1978 in cui a cantare sono gli “Ucci”, cioè Uccio Bandello, Uccio Aloisi e Leonardo Vergaro (apre il disco <em>Bonasera a quista casa. <span style="color: #ff0000;">Pizziche, stornelli, canti salentini</span></em>, a cura di Luigi Chiriatti e Roberto Raheli, Edizioni Aramirè 1999). Una suggestiva versione in minore, invece, fu registrata nel 1954 a Galatone da Alan Lomax e Diego Carpitella (è il brano 19 del secondo cd di Maurizio Agamennone, <em><a href="https://www.blogfoolk.com/2018/02/maurizio-agamennone-musica-e-tradizione.html">Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)</a></em>, libro con 3 cd, Squilibri 2017).</div>
<div></div>
<div>Se a partire dagli anni Sessanta le forme espressive legate alla cultura rurale sono state progressivamente abbandonate, arrivando a rischiare la scomparsa, negli ultimi anni, grazie all’impegno di appassionati e al più ampio recupero delle tradizioni musicali salentine (come la pizzica pizzica), queste pratiche sono state in parte riportate in vita, e oggi anche questa tradizione sopravvive, seppure in forme meno spontanee e spesso senza la pratica della questua, che in passato costituiva un elemento nevralgico del rito.</div>
<div><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_2.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4831" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_2-300x222.jpeg" alt="SantuLazzaru_2" width="300" height="222" /></a>A Zollino, per esempio, dal 1981 l’associazione Bottega del Teatro si dedica alla conservazione della Passione grica, riproponendola durante le celebrazioni della Domenica delle Palme e del Sabato Santo. La vicenda di questa ‘rimessa in funzione’, in cui ha avuto un ruolo fondamentale l’attivista culturale Giovanni Pellegrino, è testimoniata nel documentario<span style="color: #ff0000;"> <em>I Passiuna tu Kristù – di Zollino – Canto tradizionale della Grecìa Salentina</em></span>, prodotto dalla Bottega del Teatro di Zollino nel 2005, regia di Enea Garrapa (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=D7CP6g0itvI">disponibile online</a>). In rete è anche reperibile una eccezionale <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zB8PAfVnScU">videoregistrazione integrale di una Passione</a> ‘riproposta’ il 12 aprile 1987. E un lavoro più recente, incentrato in particolare sulla testimonianza del grande cantore Antimino Pellegrino, scomparso a 93 anni il 31 gennaio del 2025, è <span style="color: #ff0000;"><em>I Passiuna tu Christù</em></span> di Fabrizio Lecce e Tommaso Faggiano, prodotto da Meditfilm nel 2011. Mentre un’iniziativa ‘di sistema’, fortemente sostenuta dalle istituzioni, che merita una specifica segnalazione, è l’importante festival “<span style="color: #993300;">Canti di Passione</span>” organizzato a partire dal 2004 dall’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, dall’Istituto “Diego Carpitella” e dalla Fondazione “Notte della taranta”, in cui oltre a gruppi locali – che a volte propongono versioni musicalmente più o meno “innovative”, secondo la moda del momento – si sono in diversi casi aggiunti formazioni provenienti da altre aree dove resistono analoghe tradizioni. L’edizione di quest’anno, per la direzione artistica di Antonio Melegari, è in corso di svolgimento fra i paesi della Grecìa e Alessano.</div>
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<div>Di particolare interesse è un progetto in corso a Sannicola, uno dei paesi in cui questa tradizione è rimasta maggiormente in uso secondo i modi tradizionali, con squadre di musicisti <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4833" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_1-300x225.jpeg" alt="SantuLazzaru_1" width="300" height="225" /></a>che percorrono il paese nella notte che precede la domenica delle Palme, cantando i “<span style="color: #993300;">Lazzareni</span>”. Gli stessi cortei si ripetono dopo una settimana, ma stavolta a essere eseguite sono le ‘matinate’: i “canti del mattino” che aprono la Pasqua e in qualche modo concludono il tempo di Quaresima, come si evince dall’emblematica strofa “Avìa quaranta giurni ca nu cantu/ figurate ci pena ca me sentu.// Aggiu spattatu cu rria stu giurnu santu/ cu begnu a casa toa cu stu strumentu” (“Sono più di quaranta giorni che non canto, immagina la pena che mi sento. Ho atteso a lungo questo giorno santo, per venire a casa tua con questo strumento”). A una prima parte a due voci alternate, caratterizzata da interpretazioni virtuosistiche e melismatiche, segue il finale sul ritmo festoso della pizzica pizzica (una intensa esecuzione di alcuni anni fa della famiglia De Prezzo si può visualizzare su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=nzGmSlSS1iY&amp;list=RDnzGmSlSS1iY&amp;start_radio=1">YouTube</a>). Intorno a questo fertile humus culturale a partire dal 2024 si è sviluppato un significativo progetto di ricerca e “osservazione partecipante”, che comprende la ricognizione e la strutturazione di un <span style="color: #993300;">Archivio di Comunità</span>, concepito come piattaforma digitale co-gestita per la raccolta, la catalogazione, l’ascolto e la restituzione dei materiali sonori, audiovisivi e fotografici, una mostra fotografica in continuo aggiornamento, e la costituzione, nel maggio 2025, di una Associazione di Promozione Sociale, denominata “Giovani Cantori di Sannicola”, composta inizialmente da cinque cantori locali e dalla ricercatrice Fanny Bortone, avente l’obiettivo di sviluppare pratiche partecipate di tutela e valorizzazione di questo prezioso elemento del patrimonio immateriale locale. Un momento rilevante del lavoro dell’APS è stata la partecipazione al convegno “Noi jamo cantanno/ bona sera a quista casa. Musiche paraliturgiche popolari frusinati e salentine tra tradizione e innovazione”, che si è svolto il 10 febbraio 2026, presso la prestigiosa sede della Società Geografica Italiana a Roma, che ha compreso anche l’allestimento della mostra “Una storia vivente: Sannicola, il paese che canta”.</div>
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<div><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_6.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4832" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_6-300x225.jpeg" alt="SantuLazzaru_6" width="300" height="225" /></a>Vorrei concludere citando una impresa di speciale qualità a cui ho avuto il privilegio di assistere. Nell’unica comunità italo-albanese della Puglia meridionale, San Marzano di San Giuseppe (Ta), il “canto di Lazzaro” non era più in funzione da tempo ma la sua esistenza in passato era comunque attestata. Partendo dalle poche e incerte fonti disponibili, il musicista Niko Friolo ne ha ricostruito una versione quasi ‘di restauro’, con le dovute integrazioni testuali e l’accompagnamento musicale tratti da esempi calabresi ancora in uso. Il 23 marzo 2024, giorno della festa di san Lazzaro, il canto è stato infine riproposto e restituito alla comunità di San Marzano, nel corso di una emozionante cerimonia, in cui sono risuonate parole in varie lingue (arbëreshe, albanese moderno, greco e italiano), organizzata dalla locale “Pro Loco Marciana” e presieduta dal Papas Nik Pace, celebrata peraltro in un luogo di grande suggestione, la chiesa cripta di Santa Maria delle Grazie.</div>
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<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fvincenzo.santoro.397%2Fvideos%2F1589112705717307%2F&amp;show_text=0&amp;width=269" width="269" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>La foto di copertina è di Luigi Cesari,</p>
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		<title>Torrepaduli apre il dibattito sulle «ronde», balli rituali di San Rocco</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/torrepaduli-apre-il-dibattito-sulle-ronde-balli-rituali-di-san-rocco/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 11:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[danza scherma]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Torrepaduli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Torrepaduli apre il dibattito sulle «ronde», balli rituali di San Rocco Studiosi e appassionati riuniti alla chiesa dedicata al veneratissimo santo taumaturgo per discutere del futuro della danza-scherma Un fragile patrimonio documentario che meriterebbe un luogo di conservazione e di fruizione a disposizione di pubblico e cittadini Vincenzo Santoro, L’Edicola, 11 gennaio 2026 &#160; Si è tenuto ieri il convegno «Dove... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/torrepaduli-apre-il-dibattito-sulle-ronde-balli-rituali-di-san-rocco/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-10-at-15.18.19.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4812" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-10-at-15.18.19-300x296.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-01-10 at 15.18.19" width="300" height="296" /></a>Torrepaduli apre il dibattito sulle «ronde», balli rituali di San Rocco</em></strong></span></p>
<p>Studiosi e appassionati riuniti alla chiesa dedicata al veneratissimo santo taumaturgo per discutere del futuro della danza-scherma Un fragile patrimonio documentario che meriterebbe un luogo di conservazione e di fruizione a disposizione di pubblico e cittadini</p>
<p>Vincenzo Santoro, L’Edicola, 11 gennaio 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è tenuto ieri il convegno «<span style="color: #993300;"><em><strong>Dove il cerchio continua. </strong></em></span><span style="color: #993300;"><em><strong>Per una tutela e salvaguardia della ronda di San Rocco</strong></em></span>», svoltosi presso il Santuario di San Rocco a Torrepaduli, che ha visto l’intervento di diversi studiosi e appassionati: Giovanni Pellegrino, Massimiliano Morabito, Serena Pellegrino, Gioele Nuzzo, Davide Monaco Vincenzo Gagliani, Lorenzo Zito. L’evento si è posto l’obiettivo di preservare le «ronde di San Rocco», manifestazione coreutico-musicale che si svolge durante la notte tra il 15 ed il 16 agosto nel piccolo centro dell’estremo Salento meridionale davanti al santuario dedicato al veneratissimo santo taumaturgo: si tratta di una<br />
delle feste popolari estive più imponenti del Sud d’Italia, durante la quale gruppi di pellegrini, curiosi, musicisti e ballerini si dispongono in cerchi &#8211; le «ronde» &#8211; e, sul ritmo serrato della pizzica pizzica, inscenano la «scherma», sorta di duello rusticano, praticata in passato solo da uomini, in cui le dita della mano destra simulano la forma dei coltelli.</p>
<p><strong>Segreti tramandati</strong><br />
La «danza scherma» di Torrepaduli è un rito di grande fascino e suggestione, che oggi attira migliaia di turisti e appassionati (cosa che crea non pochi problemi di gestione), ma in fondo ancora non sufficientemente studiato. Delle sue origini sappiamo poco, ed è anche verosimile che si sia attestato nel centro salentino non più di alcuni decenni fa. I «segreti» della danza, che comprendono il codice coreutico e &#8211; soprattutto in passato &#8211; un vero e proprio linguaggio cifrato, sono custoditi gelosamente da alcune famiglie provenienti da paesi vicini, che se li sono tramandati di padre in figlio. Con modalità esecutive varie, usanze simili erano (e a volte lo sono ancora) praticate anche nell’area dell’Alto Salento e nella Bassa Murgia, sul Gargano e in altri luoghi del Sud d’Italia.</p>
<p><strong>Memoria sonora</strong><br />
Le prime straordinarie registrazioni del paesaggio sonoro della festa &#8211; che però non è chiaro se comprendessero l’a c co m p agnamento della scherma &#8211; sono state realizzate dall’etnomusicologo <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> nel 1960, e sono integralmente fruibili in<br />
rete nella sezione pugliese dell’Archivio del Folklore Musicale Italiano delle Teche Rai. Nel suo libro del 1975 <span style="color: #993300;"><em>Kunsertu. La musica popolare in Italia</em></span> il musicista e regista <span style="color: #ff0000;">Luigi Cinque </span>offrì una vivida descrizione delle emozionanti ronde notturne. In seguito, verso la fine degli anni ’70,<br />
questo aspetto della festa entrò in una crisi che sembrava irreversibile, con i livelli di specializzazione musicale e coreutica che calavano sensibilmente e sempre meno suonatori e<br />
danzatori che si ritrovano davanti al santuario.</p>
<p><strong>La rinascita</strong><br />
Il rilancio venne grazie a una seminale operazione di «salvataggio della tradizione», il cui protagonista è stato <span style="color: #ff0000;">Giovanni Pellegrino</span>, geniale e poliedrica figura di operatore culturale di base, che con un gruppo di appassionati del luogo organizzò nell’estate del1982 <span style="color: #993300;"><strong>Ritorno a San Rocco</strong></span>, iniziativa il cui obiettivo era proprio quello di tutelare le «specificità» della festa e di rivitalizzarla, a partire dal far ritornare in uso il tamburello tradizionale. Un momento molto significativo fu la «Festa del tamburello», un grande evento popolare organizzato a Cutrofiano insieme all’amministrazione comunale. Tutto poi infine confluì nella «partecipazione attiva» alla festa notturna di san Rocco a Torrepaduli. Cominciò così un percorso di recupero, rafforzamento e rilegittimazione della festa, che negli anni a venire diventerà il grande evento danzante «spontaneo» dell’estate salentina.</p>
<p><strong>Il ritrovamento recente</strong><br />
All’iniziativa collaborò anche <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>, che aveva più volte in passato rivolto la sua attenzione scientifica alla festa, e che per l’occasione, insieme al suo giovane collaboratore<br />
<span style="color: #ff0000;">Ambrogio Sparagna</span>, produsse la prima compiuta ripresa video delle ronde notturne. Questo importantissimo documento, di cui si erano perse le tracce, è stato recentemente recuperato nell’ambito di un progetto dell’Istituto Centrale per i Beni Audiovisivi del MiC coordinato dall’etnomusicologa <span style="color: #ff0000;">Grazia Tuzi</span>, a cui ha collaborato anche il ricercatore e musicista<br />
pugliese <span style="color: #ff0000;">Massimiliano Morabito</span>, e può essere visualizzato all ’ indirizzo<br />
<a href="http://pon.viaggionellevocidelsud.it">pon.viaggionellevocidelsud.it</a>. Sempre sulla stessa pagina web, sono state rese fruibili quelle che dovrebbero essere le prime fotografie delle ronde (fra cui quella che pubblichiamo), scattate, su mandato di Carpitella, dal montatore e regista <span style="color: #ff0000;">Roberto Perpignani </span>nel 1972. Altre documentazioni importanti furono realizzate in quegli anni, fra gli altri, dall’etnocoreo &#8211;<br />
logo <span style="color: #ff0000;">Giuseppe M. Gala</span>, dal regista <span style="color: #ff0000;">Nico Cirasola</span> e dal ricercatore <span style="color: #ff0000;">Roberto Lorenzetti</span>. Tutti questi materiali, insieme ad altre rilevazioni (come quelle condotte da <span style="color: #ff0000;">Annabella Rossi</span>, <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span>, <span style="color: #ff0000;">Luigi Chiriatti</span>, <span style="color: #ff0000;">Annabella Miscuglio</span>, <span style="color: #ff0000;">Fernando Bevilacqua</span>, <span style="color: #ff0000;">Oronzo Marmone</span>, <span style="color: #ff0000;">Giorgio</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Di Lecce</span> e <span style="color: #ff0000;">Cristina Ria</span>) compongono un dispositivo documentario estremamente significativo, che meriterebbe un luogo pubblico di conservazione e di fruizione, a disposizione degli studiosi, degli appassionati e dei turisti: un progetto di cui si parla da molti anni che purtroppo ancora non si è riusciti a realizzare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>foto di Roberto Perpignani del 1972</p>
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		<title>Quel dettaglio ignorato per tre secoli che riporta Taranto al centro della storia della Tarantola</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 11:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quel dettaglio ignorato per tre secoli che riporta Taranto al centro della storia della Tarantola Vincenzo Santoro, “L’Edicola”, 12 dicembre 2025 Nel dibattito sulla centralità di Taranto e del suo territorio all’interno della parabola storica del tarantismo – che nelle ultime settimane ha trovato su queste pagine numerosi contributi di notevole interesse e autorevolezza – recenti acquisizioni sembrano apportare ulteriori... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/02/10/quel-dettaglio-ignorato-per-tre-secoli-che-riporta-taranto-al-centro-della-storia-della-tarantola/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/473727899_3833105756928388_4257197792959888315_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4804" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/473727899_3833105756928388_4257197792959888315_n-300x197.jpg" alt="473727899_3833105756928388_4257197792959888315_n" width="300" height="197" /></a><strong>Quel dettaglio ignorato per tre secoli che riporta Taranto al centro della storia della Tarantola</strong></em></p>
<p>Vincenzo Santoro, “L’Edicola”, 12 dicembre 2025</p>
<p>Nel dibattito sulla centralità di Taranto e del suo territorio all’interno della parabola storica del tarantismo – che nelle ultime settimane ha trovato su queste pagine numerosi contributi di notevole interesse e autorevolezza – recenti acquisizioni sembrano apportare ulteriori elementi alla questione.</p>
<p>La più clamorosa è probabilmente quella di un dettaglio, finora mai notato, presente in una mappa di <span style="color: #ff0000;">Herman Moll,</span> <span style="color: #993300;"><em>A new map of Italy</em></span>, stampata a Londra nel 1714.</p>
<p>Di origini olandesi o forse tedesche, Moll fece una lunga e brillante carriera nella capitale inglese come cartografo ed editore, collaborando frequentemente con altri operatori del fiorente settore e guadagnandosi una reputazione tra gli intellettuali suoi contemporanei, tanto che arrivò a essere menzionato per nome nel celebre romanzo di Jonathan Swift, <em>I viaggi di Gulliver</em> (1726). Le sue opere, note per la loro bellezza formale, continuarono a essere apprezzate per molto tempo dopo la sua morte e oggi rimangono pregiati oggetti da collezione.</p>
<p>Tornata all’attenzione degli studiosi locali grazie alle preziose ricerche di Nazareno Valente, che cura uno spazio social dedicato a questi temi, la mappa – che a suo tempo ebbe una significativa diffusione – contiene un elemento particolarmente interessante: accanto a Taranto compare una lunga annotazione in inglese, traducibile come “il ragno chiamato Tarantula ha preso il suo nome da questa Città, perché ce ne sono in abbondanza nel suo territorio. La loro puntura è molto pericolosa: fa piangere, ballare, tremare, vomitare, ridere, svenire, se chi viene morso non è alleviato dalla musica che lo fa danzare e con quell’esercizio dissipa il veleno”.</p>
<p>Dal momento che, nell’economia complessiva dell’opera, un testo così esteso è riservato solo a “grandi attrazioni” italiane (come l’Etna, il Vesuvio, città colpite da calamità naturali o il santuario di Loreto frequentato da pellegrini “da tutta Europa”), ciò dimostra quanto il tarantismo fosse oggetto di forte attenzione anche internazionale, contribuendo a definire l’immagine della Puglia agli occhi degli osservatori stranieri e a ribadire la centralità di Taranto e zone limitrofe nella storia di tale fenomeno.</p>
<p>In questo Moll potrebbe aver avuto come fonte di ispirazione l’allora famosissimo erudito gesuita Athanasius Kircher (1602-1680), che aveva rivolto l’attenzione al tarantismo in diversi dei suoi ponderosi e fastosi trattati, assumendo la tesi della “centralità” tarantina, riportando una cospicua quantità di informazioni – a volte decisamente stravaganti – e allegando una inquietante mappa della Puglia meridionale su cui incombono terribili ragni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il teatro della trance: musiche e danze che curano sulle sponde del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 15:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[La terra del rimorso]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 30 ottobre 2025 La monografia di Laura Faranda, antropologa dell’Università La Sapienza di Roma, Peripezie di una santa. Il culto di Sayyida‘Ā’isha al-Mannūbiyya nella Tunisi contemporanea, meritoriamente pubblicata alcuni mesi fa dalle Edizioni del Museo Pasqualino di Palermo, ci restituisce i risultati di una ricerca etnografica, condotta in Tunisia dal 2018 al 2024,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/11/09/il-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/13b47218-4689-4770-ab7e-3c0fcd55d014.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4772" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/13b47218-4689-4770-ab7e-3c0fcd55d014-216x300.jpg" alt="13b47218-4689-4770-ab7e-3c0fcd55d014" width="216" height="300" /></a>di Vincenzo Santoro</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2025/10/30/il-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 30 ottobre 2025</a></p>
<p>La monografia di <span style="color: #ff0000;">Laura Faranda</span>, antropologa dell’Università La Sapienza di Roma, <strong><span style="color: #993300;"><em>Peripezie di una santa. Il culto di Sayyida‘Ā’isha al-Mannūbiyya nella Tunisi contemporanea</em></span></strong>, meritoriamente pubblicata alcuni mesi fa dalle Edizioni del Museo Pasqualino di Palermo, ci restituisce i risultati di una ricerca etnografica, condotta in Tunisia dal 2018 al 2024, sulle pratiche cultuali, quasi esclusivamente femminili e ancora oggi attive, dedicate alla santa islamica medievale <span style="color: #ff0000;">Sayyida‘Ā’isha al-Mannūbiyya</span>.</p>
<p>Si tratta di rituali articolati in fenomeni di possessione mediati dalla musica e dalla danza, pratiche terapeutiche finalizzate a “contrastare la potenza destabilizzante delle entità ‘invisibili’ che affollano e pervadono la vita” delle devote della santa, secondo uno schema ampiamente noto in letteratura (non si può che rimandare al classico <span style="color: #993300;"><em>Musica e trance. I rapporti fra la musica e i fenomeni di possessione</em> </span>di <span style="color: #ff0000;">Gilbert Rouget</span>, Einaudi 1986 e 2019), che trova in questi luoghi una sua particolare ed eclatante declinazione.</p>
<p>Il volume si apre con una ricostruzione della biografia di Sayyida ʿĀʾisha al-Mannūbiyya, nota come “l’amazzone della santità”, sulla base di fonti agiografiche e bibliografiche, e nel confronto con quanto emerso dall’indagine sulla memoria orale condotta dall’autrice.</p>
<p>Il secondo capitolo restituisce invece la ricerca etnografica, imperniata prevalentemente sul rapporto di fiducia reciproca e alleanza di genere con un gruppo di fedeli, quasi esclusivamente donne, che hanno consentito alla studiosa di partecipare ai riti, di ascoltare le proprie storie, condividere “il cibo, il tempo della preghiera, quello della musica, dei suoni, dei silenzi, delle emozioni, dell’ascolto, della narrazione”. Con una scrittura attenta, sorvegliata e sempre problematizzante, vengono descritte le varie fasi dei riti: dall’accoglienza delle donne nei santuari agli appariscenti rituali di possessione, la cui esperienza diretta, condizionata dall’acquisita prossimità con le protagoniste, provoca nell’autrice un profondo spaesamento, nonostante si tratti di pratiche ampiamente documentate in molti di studi sulla <em>trance</em>. <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4768" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1-300x228.jpg" alt="aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1" width="300" height="228" /></a>Le <em>hadra</em> (termine traducibile con l’espressione “presenza divina”), cioè le pratiche rituali in onore della Santa, vengono documentate in due luoghi distinti, oggi compresi nell’area metropolitana di Tunisi: il santuario/mausoleo (<em>zāwiya</em>) alla Manouba, dove si svolgono la domenica, e quello di Gorjani, in cui si celebra ogni lunedì. A inquadrare il contesto emerge inoltre il conflitto, non affatto risolto, tra il culto e l’ascesa del fondamentalismo islamico in Tunisia, la cui influenza – crescente anche all’interno delle istituzioni – ha raggiunto un punto critico nel 2012, quando uno dei santuari dedicati alla santa, nel suo villaggio natale, è stato distrutto da un incendio doloso durante i moti della cosiddetta “Primavera araba”. Un atto di violenza esplicitamente rivolto contro “le donne e la loro libertà di azione, di culto e di pensiero”, a cui le devote hanno reagito manifestando al suono del <em>bendir</em> – il tamburo tradizionale che apre le cerimonie <em>sufi</em> –, raccogliendo fondi e riuscendo a riaprire il santuario, restituendolo alla devozione.</p>
<p>Nel terzo capitolo, le esperienze delle protagoniste diventano narrazioni in prima persona tramite l’espediente del “dialogo creativo”: un’ermeneutica fondata sul confronto e sull’ascolto reciproco, distante da qualsiasi “ambizione di restituzione etnografica oggettivante”. L’autrice privilegia infatti un approccio volto a cogliere “i profili enigmatici e il lessico sfuggente nel quale si radica il pensiero della differenza”. In queste “storie che curano” emergono allora biografie complesse e vissuti di sofferenza, dentro i quali il culto assume una funzione simbolica e terapeutica, capace di alleviare i disagi individuali e sociali che li attraversano, in un “mondo affollato di presenze invisibili e costantemente esposto a uno stato di crisi”. Tra le diverse testimonianze raccolte ce n’è solo una maschile: un ‘figlio della santa’, devoto fin dall’infanzia e unico esecutore maschile e voce solista ad accompagnare i riti.</p>
<p>Nella parte significativamente intitolata “Riparare il disordine”, l’antropologa si propone di rappresentare e interpretare i viaggi – concreti ma al tempo stesso iniziatici e mistici – compiuti dalle devote della Santa verso i suoi santuari, dove all’interno di contesti ritualizzati e protetti, le partecipanti vengono incoraggiate, attraverso il canto, la musica e la danza, a sperimentare stati non ordinari di coscienza che rendono possibile “l’incontro con entità sovrannaturali”. Tali esperienze, inscritte nel perimetro simbolico del rito, nominato dall’autrice “teatro della <em>trance</em>”, agiscono come forme di rigenerazione rispetto alle sofferenze individuali e collettive delle donne, consentendo loro di affrontare, seppur temporaneamente, le difficoltà di vite complicate e precarie, e rivelano persistenze culturali e rituali riconducibili all’arcaico patrimonio mediterraneo.</p>
<p>L’ultimo capitolo, a cura dell’etnomusicologa <span style="color: #ff0000;">Sara Antonini</span>, è dedicato più specificamente all’universo musicale della<em> hadra</em>, con una descrizione puntuale e approfondita dello svolgimento del rito e delle figure che vi prendono parte, analizzando nel dettaglio il repertorio musicale impiegato – in cui spiccano i tamburi tradizionali, in particolare il <em>bendir</em> – e le dinamiche coreutiche che accompagnano la celebrazione. Le pratiche di danza, intense e cariche di tensione emotiva, sono contraddistinte da frequenti episodi di <em>trance</em>, talvolta di natura violenta, vissuti dalle devote e guidati o modulati dai ritmi incalzanti prodotti dall’ensemble musicale, che ne determina l’andamento e l’intensità.</p>
<p>Questo scenario etnografico ha suggerito a Laura Faranda, attenta studiosa delle specifiche tematiche, prudenti “iperboli comparative” col mondo antico. ʿĀʾisha al-Mannūbiyya si configura come una “regina della santità islamica”, la cui vicenda leggendaria fa emergere un archetipo femminile corroborato e ricorrente nelle mitologie del Mediterraneo, approfondito dall’autrice con notevole finezza interpretativa. Sullo sfondo si delinea la figura della vergine sacra e indocile, sfuggente e nomade, incarnata emblematicamente da Artemide, signora dei boschi e delle fiere, invocata dalle giovani donne perché assicuri fecondità e armonia coniugale. Allo stesso modo il riso di Demetra in lutto di fronte ai <em>gephyrismi</em>, il turpiloquio sacro, sembra riecheggiare nel riso liberatorio e complice delle donne provocate con espressioni oscene dalla ministra del culto durante le cerimonie nella <em>zāwiya</em> di Manouba. E si potrebbe continuare.</p>
<p>In questo sforzo esegetico, l’autrice riconosce di aver avuto come autorevole ispirazione (e “conforto”) <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> quando, nella <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span> (1961), richiama “i significativi, policentrici echi mediterranei del tarantismo”, fenomeno a suo parere generatosi in età medievale a seguito di una riplasmazione di lungo periodo di antecedenti rituali “orgiastici e iniziatici” dell’antichità classica, ma accomunato ad ulteriori fenomeni storico-religiosi diffusi in diversi altri contesti spaziali (Nord-Africa, Penisola Arabica, Etiopia e una parte del Sudan). Nonostante la Tunisia fosse una delle terre comprese in questa rete rituale mediterranea delineata dall’insigne storico delle religioni in relazione al tarantismo, Faranda nel suo saggio sfugge alla tentazione di evidenziare e analizzare similitudini con il culto di ‘Ā’isha al-Mannūbiyya. Non manca tuttavia di osservare come i due rituali sembrino rispondere a istanze analoghe, configurandosi come strategie simboliche di compensazione e antidoti efficaci nei confronti dei momenti più critici dell’esistenza:</p>
<p>“Come le tarantate salentine, anche le donne devote di Ā’isha ammettono, riconoscono o anche solo denominano come malattia una determinata condizione critica; e come nel tarantismo, la <em>hadra</em> ne disciplina le forme, introducendo modellamenti reattivi e regole culturalmente funzionali al superamento del tempo critico”.</p>
<p>Ma le similitudini emergono spontaneamente dalle descrizioni prodotte nel contesto dell’osservazione partecipante, e diventano ancora più pregnanti se si confrontano le immagini delle “danze rituali” filmate in alcuni documentari sul culto tunisino (per esempio quello di <span style="color: #ff0000;">Ahmed Rahal</span>, <span style="color: #993300;"><em>Sainte Manoubia soufisme et spiritualité féminine</em></span>, 1992, <a href="https://www.canal-u.tv/chaines/smm/techniques-du-corps/sainte-manoubia-soufisme-et-spiritualite-feminine">https://www.canal-u.tv/chaines/smm/techniques-du-corps/sainte-manoubia-soufisme-et-spiritualite-feminine</a>) con la documentazione visiva sul tarantismo salentino degli anni ’50-’70 (che in entrambi i casi incorporano significativi rimandi iconografici alle rappresentazioni di carattere orgiastico – in particolare femminili – presenti in tanti manufatti dell’antichità greco-romana).</p>
<p>Tra i tanti temi trattati in un volume denso, complesso e stimolante, quello delle “prossimità” tra i due fenomeni all’interno di una “rete rituale mediterranea” di lunga durata sembra essere una traccia da percorrere sulla scorta demartiniana ma anche alla luce dei più recenti contributi di ricerca, che offrono un quadro notevolmente più ricco e articolato del fenomeno, di cui ho cercato di dare conto in <span style="color: #993300;"><em>Il tarantismo mediterraneo</em></span> (Itinerarti 2021).</p>
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		<title>In una rara immagine di &#8220;san Paolo dei serpenti&#8221; le tracce dei &#8220;ciaraule&#8221; sui Mont Dauni</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 12:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi secondo la tradizione cristiana ricorre il giorno della &#8220;chiamata&#8221; di san Paolo. Seguendo la celebre narrazione degli Atti degli Apostoli, intorno a mezzogiorno, sulla via che conduce a Damasco, Saulo fa un incontro che gli cambia la vita: una luce più sfolgorante del sole appare nel cielo, viene scaraventato a terra e nello stesso tempo ode la voce del... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/01/25/in-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4502" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/01/Digitalizzato_20231228-4_page-0001-218x300.jpg" alt="Digitalizzato_20231228 (4)_page-0001" width="218" height="300" />Oggi secondo la tradizione cristiana ricorre il giorno della &#8220;chiamata&#8221; di san Paolo. Seguendo la celebre narrazione degli Atti degli Apostoli, intorno a mezzogiorno, sulla via che conduce a Damasco, Saulo fa un incontro che gli cambia la vita: una luce più sfolgorante del sole appare nel cielo, viene scaraventato a terra e nello stesso tempo ode la voce del Signore che gli chiede: <em>Saulo Saulo, perché mi perseguiti</em>?</p>
<p>L&#8217;evento della conversione di quello che diventerà san Paolo, in simbiosi con l&#8217;<a href="http://www.vincenzosantoro.it/2018/01/30/serpi-scorzoni-tarante-mitologie-di-san-paolo-da-malta-al-salento-passando-per-la-sicilia/">episodio della sua miracolosa sopravvivenza al morso di una vipera a Malta</a> , ha generato nel corso dei secoli nella tradizione popolare anche una singolare credenza, secondo cui l&#8217;Apostolo avrebbe accordato la sua protezione a personaggi &#8220;speciali&#8221;, nati appunto nella &#8220;notte di san Paolo&#8221;, concedendogli delle tecniche magico-protettive e incantatorie contro i serpenti e altri animali velenosi (in particolare scorpioni e ragni).</p>
<p>Questi personaggi, singolari figure di guaritori, indovini e incantatori, erano indicati con vari nomi: <em>cirauli</em>, <em>ceravoli</em>, <em>ciaralli</em>, <em>ciarmari</em>, <em>ciarmatori</em> e <em>ceraldi</em>, <em>serpari</em>, <em>sanpaolari</em> (termine che però sarebbe più recente degli altri). Erano diffusi in particolare in Sicilia (dove si trovano le prime attestazioni nel secolo XV), Calabria, Puglia e altre regioni meridionali, ma se ne trovano ampie tracce nel corso dei secoli anche nel resto d&#8217;Italia (con una singolare accentuazione in Umbria) e non solo.</p>
<p>Questa tradizione ha generato anche una serie interessante di testimonianze iconografiche che, in riferimento al santo, differiscono dall’immagine che lo mostra sulla via per Damasco al momento della conversione, folgorato e atterrito dal messaggio divino, oppure dotato degli attributi del libro e della spada: in casi eccezionali e in aree particolari infatti l’Apostolo è rappresentato in associazione agli “animali di san Paolo”, in una sorta di “bestiario de venenis” .</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/2023/02/11/terra-di-s-paulo-contra-veleno/">Oltre a diverse testimonianze in dipinti e sculture anche di pregio che possiamo ritrovare in vari luoghi e in varie epoche</a>, tali immagini appaiono anche in ambiti più &#8220;popolari&#8221;, come testimonia il foglio a stampa, appartenuto a “Paolo Totilo fu Angelo”, <em>ciaraulo</em> originario di Panni &#8211; paese situato sui Monti Dauni &#8211; ma vissuto a lungo a Foggia e venuto a mancare da pochi mesi, che secondo la tradizione del luogo “veniva chiamato a prendere i serpenti” (ringrazio Giovanni Rainone per avermi fornito queste informazioni). IL prezioso documento, che presenta san Paolo con in mano spada e serpente e con ai piedi un fuoco in cui ardono alcuni rettili (richiamo al citato &#8220;episodio di Malta&#8221;), conserva anche il luogo di produzione: la Litografia Francesco Rinaldini presso San Biagio dei Librai a Napoli (attiva a metà dell’800)</p>
<p>Di questi temi tratterà un mio saggio compreso in un libro che verrà pubblicato in primavera dall&#8217;editore Itinerarti.</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F25%2Fin-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni%2F&amp;linkname=In%20una%20rara%20immagine%20di%20%E2%80%9Csan%20Paolo%20dei%20serpenti%E2%80%9D%20le%20tracce%20dei%20%E2%80%9Cciaraule%E2%80%9D%20sui%20Mont%20Dauni" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F25%2Fin-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni%2F&amp;linkname=In%20una%20rara%20immagine%20di%20%E2%80%9Csan%20Paolo%20dei%20serpenti%E2%80%9D%20le%20tracce%20dei%20%E2%80%9Cciaraule%E2%80%9D%20sui%20Mont%20Dauni" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F25%2Fin-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni%2F&amp;linkname=In%20una%20rara%20immagine%20di%20%E2%80%9Csan%20Paolo%20dei%20serpenti%E2%80%9D%20le%20tracce%20dei%20%E2%80%9Cciaraule%E2%80%9D%20sui%20Mont%20Dauni" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F25%2Fin-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni%2F&amp;linkname=In%20una%20rara%20immagine%20di%20%E2%80%9Csan%20Paolo%20dei%20serpenti%E2%80%9D%20le%20tracce%20dei%20%E2%80%9Cciaraule%E2%80%9D%20sui%20Mont%20Dauni" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F25%2Fin-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni%2F&amp;linkname=In%20una%20rara%20immagine%20di%20%E2%80%9Csan%20Paolo%20dei%20serpenti%E2%80%9D%20le%20tracce%20dei%20%E2%80%9Cciaraule%E2%80%9D%20sui%20Mont%20Dauni" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F25%2Fin-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni%2F&amp;title=In%20una%20rara%20immagine%20di%20%E2%80%9Csan%20Paolo%20dei%20serpenti%E2%80%9D%20le%20tracce%20dei%20%E2%80%9Cciaraule%E2%80%9D%20sui%20Mont%20Dauni" id="wpa2a_10">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/01/25/in-una-rara-immagine-di-san-paolo-dei-serpenti-le-tracce-dei-ciaraule-sui-mont-dauni/">In una rara immagine di &#8220;san Paolo dei serpenti&#8221; le tracce dei &#8220;ciaraule&#8221; sui Mont Dauni</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>La danza di una donna punta da una tarantola nei dintorni di Napoli, Willem Schellinks, 1664</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2024 13:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La danza di una donna punta da una tarantola nei dintorni di Napoli Willem Schellinks, 1664 Le immagini relative al rito del tarantismo, se si escludono le documentazioni fotografiche e video realizzate nel dopoguerra nel Salento, sono molto rare. Una delle più notevoli, venuta alla luce da poco (e ignota ad esempio a Ernesto de Martino e i suoi collaboratori) è... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/01/17/la-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/01/417384949_10161192888445349_1336279091553896324_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4480" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/01/417384949_10161192888445349_1336279091553896324_n-300x284.jpg" alt="417384949_10161192888445349_1336279091553896324_n" width="300" height="284" /></a><span style="color: #ff0000;"><strong><em>La danza di una donna punta da una tarantola</em></strong></span> <em>nei dintorni di Napoli</em></div>
<div dir="auto"><span style="color: #993300;">Willem Schellinks</span>, 1664</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Le immagini relative al rito del tarantismo, se si escludono le documentazioni fotografiche e video realizzate nel dopoguerra nel Salento, sono molto rare. Una delle più notevoli, venuta alla luce da poco (e ignota ad esempio a <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span> e i suoi collaboratori) è un disegno con <em><span style="color: #ff0000;">La danza di una donna punta da una tarantola</span></em> dovuto a <strong><span style="color: #993300;">Willem Schellinks</span></strong>, un viaggiatore olandese che visitò Napoli nella primavera del 1664. La scena rappresentata, di cui offriamo un particolare, sarebbe stata osservata nei dintorni di <span style="color: #993300;">Capodimonte</span>. Vediamo una giovinetta tarantata che balla con in bocca una spada adorna di nastri colorati e in mano un rametto fiorito, accompagnata da un’altra donna che regge tra le mani un panno rosso. Sostengono il ballo una suonatrice di tamburello, un suonatore di chitarra battente ed un violinista (nel resto del disegno che qui non si vede), mentre gli addobbi rituali ricorrenti in molte fonti storiche sul tarantismo (lo specchio, la spada, il rametto fiorito) completano la scena. Nel suo <em><span style="color: #ff0000;">Diario di viaggio</span></em> Schellinks annota che davanti ai tarantati venivano sventolati drappi di seta colorata e che in molti danzavano per le vie della città seguendo i musicisti, a volte “tenendo una o due spade sfoderate e decorate con nodi multicolori di nastri bellissimi di seta, sui quali il poveretto fissa gli occhi per distrarre i suoi sensi”, e nel frattempo “qualcuno va di casa in casa chiedendo l’elemosina per il povero paziente e per i musicisti, suonatori di zampogna, pive, violini, chitarre, arpe e altri strumenti, che insieme intonano una melodia o canzone composta proprio per questo scopo&#8221;.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Si tratta di una immagine di estremo interesse, per varie ragioni, che sintetizzo per punti:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; gli &#8220;attributi&#8221; della tarantata, che rappresentano una ricchezza simbolica del rituale che nelle fonti più recenti (anche salentine) si è persa;</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; in particolare, l&#8217;uso delle spade, che sono una caratteristica molto presente nella documentazione storica sul tarantismo (in particolare campano), hanno un importante antecedente in un brano di un celebre esponente della scuola medica salernitana, <span style="color: #993300;">Garioponto</span> (primi decenni dell’XI secolo, quindi molto prima dei più antichi documenti espliciti sul tarantismo) e del cui uso in rituali di &#8220;guarigione&#8221; tramite la musica e il ballo sono emerse tracce nelle<a href="http://www.vincenzosantoro.it/2022/02/12/il-santuario-terapeutico-di-olevano-sul-tusciano/"> recenti indagini archeologiche</a> condotte da <span style="color: #993300;">Alessandro Di Muro</span> nella straordinaria grotta santuario di <span style="color: #993300;">Olevano sul Tusciano</span>, nel salernitano;</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; la presenza di una donna che aiuta la tarantata a ballare (in analogia a quanto avviene in altri simili &#8220;rituali di trance&#8221;, in vari luoghi del mondo anche molto lontani fra di loro), comportamento che emerge anch&#8217;esso in alcune fonti storiche;</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; un contesto del rito che, come confermato in qualche modo anche dagli appunti di Schellinks, appare più simile a una festa di paese (possiamo dire quasi più allegra che triste?) che al teatro della desolazione descritto dalla etnografia demartiniana (nonché dalle foto di <span style="color: #993300;">Franco Pinna</span>, dalle immagini di <span style="color: #993300;">Gianfranco Mingozzi</span> e dal commento di <span style="color: #993300;">Salvatore Quasimodo</span>, che compongono di fatto il pregnante ma necessariamente limitato immaginario multimediale dell&#8217;ultimo tarantismo leccese).</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Al tarantismo campano ho dedicato un capitolo del mio libro <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/"><em>Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</em></a>. Ne parlo anche un in recente articolo, che si può consultare cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2023/06/10/la-densa-storia-del-tarantismo-campano-dal-dibattito-rinascimentale-alle-ricerche-di-annabella-rossi/">qui</a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Ecco la riproduzione integrale del disegno di Schellinks</div>
<div dir="auto"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/06/417453378_10161193126045349_3624570118923907299_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4482" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/06/417453378_10161193126045349_3624570118923907299_n-300x151.jpg" alt="417453378_10161193126045349_3624570118923907299_n" width="300" height="151" /></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F17%2Fla-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664%2F&amp;linkname=La%20danza%20di%20una%20donna%20punta%20da%20una%20tarantola%20nei%20dintorni%20di%20Napoli%2C%20Willem%20Schellinks%2C%201664" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F17%2Fla-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664%2F&amp;linkname=La%20danza%20di%20una%20donna%20punta%20da%20una%20tarantola%20nei%20dintorni%20di%20Napoli%2C%20Willem%20Schellinks%2C%201664" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F17%2Fla-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664%2F&amp;linkname=La%20danza%20di%20una%20donna%20punta%20da%20una%20tarantola%20nei%20dintorni%20di%20Napoli%2C%20Willem%20Schellinks%2C%201664" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F17%2Fla-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664%2F&amp;linkname=La%20danza%20di%20una%20donna%20punta%20da%20una%20tarantola%20nei%20dintorni%20di%20Napoli%2C%20Willem%20Schellinks%2C%201664" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F17%2Fla-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664%2F&amp;linkname=La%20danza%20di%20una%20donna%20punta%20da%20una%20tarantola%20nei%20dintorni%20di%20Napoli%2C%20Willem%20Schellinks%2C%201664" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F01%2F17%2Fla-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664%2F&amp;title=La%20danza%20di%20una%20donna%20punta%20da%20una%20tarantola%20nei%20dintorni%20di%20Napoli%2C%20Willem%20Schellinks%2C%201664" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/01/17/la-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664/">La danza di una donna punta da una tarantola nei dintorni di Napoli, Willem Schellinks, 1664</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>un recente interessante dibattito sui temi della Terra del rimorso (e delle sue reminiscenze contemporanee)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 09:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[possessione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Morsi melodici e corpi in azione: orizzonti simbolici ed echi mediterranei, fra tarantismo e neo-tarantismo Napoli, Istituto Italiano di Studi Filosofici, mercoledì 8 dicembre 2023 Per gli amici interessati a questi temi, riporto la registrazione di un seminario tenuto qualche giorno fa nella cornice prestigiosa dell&#8217;Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, dedicato alla eredità degli studi demartiniani sul rito del tarantismo (1),... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/Screenshot-2023-12-09-alle-10.08.25.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4458" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/Screenshot-2023-12-09-alle-10.08.25-300x173.png" alt="Screenshot 2023-12-09 alle 10.08.25" width="300" height="173" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><span style="color: #ff0000;"><strong>Morsi melodici e corpi in azione: orizzonti simbolici ed echi mediterranei, fra tarantismo e neo-tarantismo</strong></span></div>
<div dir="auto">Napoli, Istituto Italiano di Studi Filosofici, mercoledì 8 dicembre 2023</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Per gli amici interessati a questi temi, riporto la registrazione di un seminario tenuto qualche giorno fa nella cornice prestigiosa dell&#8217;Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, dedicato alla eredità degli studi demartiniani sul rito del tarantismo (1), a cui hanno partecipato gli antropologi <span style="color: #993300;"><strong>Laura Faranda</strong></span> e <span style="color: #993300;"><strong>Antonio Fanelli, </strong><span style="color: #000000;">entrambi docenti presso l&#8217;Università La Sapienza di Roma.</span></span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">In particolare fra i tanti spunti di grande interesse in entrambe le relazioni, vorrei segnalare alcune considerazioni di<strong> Fanelli</strong> (che ringrazio per aver citato anche i miei modesti studi), in particolare nella seconda parte dell&#8217;intervento e nel dibattito, quando ha analizzato &#8211; in maniera originale e con ampiezza di vedute &#8211; i rapporti fra il rito &#8220;storico&#8221; e le rielaborazioni contemporanee, in particolare salentine. Riprendo a titolo di esempio un passaggio a mio avviso molto significativo: &#8220;<span style="color: #ff0000;">noi dobbiamo non solo cominciare a fare i conti con la storia del folklore, delle culture popolari, nell&#8217;interazione con lo Stato, con la scienza, con la medicina, con il potere, ma dobbiamo fare una storia di questi fenomeni in interazione con il mercato e i consumi culturali. È questo il grande scandalo: questi oggetti non sono stati studiati, e non ci sono oggi strumenti adatti a capire questa divaricazione e complessità del fenomeno, perché riguardavano forme musicali oggetto di disprezzo e non di interesse da parte degli studiosi&#8221;</span>.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Di grande rilievo anche il prezioso intervento di <span style="color: #993300;"><strong>Laura Faranda</strong></span>, che, sempre in un confronto con gli spunti offerti dalle ricerche di de Martino (e con le sue intuizioni &#8220;mediterranee&#8221;), ha presentato un suo recente studio su un culto di &#8220;possessione&#8221; femminile avente a che fare con musica e danza, ancora oggi molto seguito in Tunisia, legato a una &#8220;santa&#8221; islamica (con immagini &#8220;brevi ma intensissime&#8221;), che testimonia quanto &#8220;il dio che danza&#8221; in varie forme sia vivo e lotti insieme a noi.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Su questi due preziosi contributi tanto si potrebbe dire. Qui mi permetto solo di osservare, anche rispetto ai temi emersi nella relazione della professoressa Faranda, che nelle analisi comparative sarebbe estremamente utile non soffermarsi solo sul contesto &#8220;etnografico&#8221; descritto nella <em><span style="color: #ff0000;">Terra del rimorso </span></em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">(cioè solo sul Salento leccese dell&#8217;immediato dopoguerra)</span></span>, ma esaminare anche compiutamente sia le altre &#8220;forme territoriali&#8221; del fenomeno, su cui ormai abbiamo studi molto approfonditi, sia la ricchissima letteratura storica, che negli ultimi anni si è considerevolmente ampliata rispetto alla già grandiosa ricostruzione demartiniana, restituendo in particolare al rito una maggiore complessità storico-geografica(2). Così facendo se ne ricaverebbero spunti molto interessanti, a partire dal fatto che nelle fonti storiche i casi di &#8220;non posseduti&#8221; che accompagnano i tarantati nel balli certo non mancano(3) e che l&#8217;aspetto così &#8220;cupo&#8221; e &#8220;negativo&#8221; del rito che ritroviamo nel capolavoro demartiniano (questione ulteriormente amplificata dalle immagini in b/n del video <span style="color: #ff0000;"><em>La taranta</em></span> di <span style="color: #993300;">Gianfranco Mingozzi</span> con l&#8217;immaginifico commento di <span style="color: #993300;">Salvatore Quasimodo</span>) va inserito in una fluidità del fenomeno che nel corso della sua storia e nelle sue multiformi declinazioni territoriali ha assunto anche significati molto diversi(4).</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L&#8217;intero seminario si può visualizzare a questo link: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=j3xF4YpC0H4">https://www.youtube.com/watch?v=j3xF4YpC0H4 </a> . Suggerisco a tutti di arrivare agli ultimi minuti: la parte finale del dibattito forse è quella dove emergono gli spunti più stimolanti<span class="x3nfvp2 x1j61x8r x1fcty0u xdj266r xhhsvwb xat24cr xgzva0m xxymvpz xlup9mm x1kky2od"><img class="xz74otr" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/teb/2/16/1f642.png" alt="&#x1f642;" width="16" height="16" /></span></div>
<div dir="auto"></div>
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<div dir="auto">(1) All&#8217;interno di una più ampia rassegna sul tema, dal titolo  <a href="https://www.iisf.it/index.php/istituto/archivio-storico/il-rimorso-fra-claude-le-vi-strauss-ed-ernesto-de-martino-3.html">Il rimorso. Fra Claude Lévi-Strauss ed Ernesto de Martino</a></div>
<div class="alignnone" dir="auto">(2) A partire dal fatto che, come dovrebbe essere ormai chiaro, l&#8217;innesto del culto paolino nel rito, così determinante nell&#8217;analisi e direi nella interpretazione demartiniana, si verifica solo nell&#8217;area del leccese e soltanto a partire dal &#8216;700, quindi è un aspetto che non può essere generalizzato e considerato un fattore &#8220;strutturale&#8221; del tarantismo.</div>
<div class="alignnone" dir="auto">(3) Mi permetto di segnalare a questo proposito diverse fonti relativa alla Puglia settentrionale riportate nel mio <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a></em> (pp. 69-70), fra cui il lucerino Ludovico Valletta (<em>De phalangio apulo</em>, 1706) che nello scenario del rito riporta la presenza di “giovinette abbigliate in sontuosi abiti nuziali col compito di danzare con i tarantati, cantando e suonando festivamente insieme ad essi la stessa melodia nel corso della danza”. <a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4461" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n-300x109.jpg" alt="128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n" width="300" height="109" /></a>Uno scenario che si ritrova perfettamente nel celebre disegno di Willem Schellinks, un olandese che visitò Napoli nella primavera del 1664 , che rappresenta una mirabile scena con <span style="color: #ff0000;"><em>La danza di una donna punta da una tarantola<span style="color: #000000;"> (</span></em><span style="color: #000000;">fonte riemersa di recente e che de Martino non poterono analizzare)</span></span>, probabilmente osservata a Capodimonte, in cui una giovinetta tarantata balla con in bocca una spada adorna di nastri colorati, accompagnata da un’altra donna che regge tra le mani un panno rosso. Sostengono il ballo una suonatrice di tamburello, un suonatore di chitarra battente ed un violinista, mentre gli addobbi rituali ricorrenti in molte altre fonti (lo specchio, la spada, il rametto fiorito) completano la scena.</div>
<div class="alignnone" dir="auto">(4) Rispetto alle considerazioni di Laura Faranda emerse in particolare nell&#8217;ultima parte della discussione, mi pare importante ad esempio richiamare un confronto con le analisi di Clara Gallini  sull&#8217;argia, le cui pratiche &#8211; chiamate emblematicamente &#8220;feste di guarigione&#8221; &#8211; vengono confrontate per esempio con i sistemi culturali dei carnevali sardi.</div>
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		<title>Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2022 08:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[audio, video, foto...]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Pubblico qui questo interessante documentario, Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione di Manuel De Pandis e Claudia Giannotta (2019), di cui sinceramente mi era in precedenza sfuggita la pubblicazione su youtube. Fra i tanti prodotti del genere realizzati negli ultimi anni, si distingue per proporre un tentativo di ricostruzione della genesi del &#8220;movimento della pizzica&#8221;, attraverso la testimonianza di musicisti,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/11/26/santa-taranta-tradizione-in-transizione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-26-alle-09.51.00.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4312" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-26-alle-09.51.00-300x127.jpeg" alt="Schermata 2022-11-26 alle 09.51.00" width="300" height="127" /></a>Pubblico qui questo interessante documentario, <strong><em>Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione</em></strong> di Manuel De Pandis e Claudia Giannotta (2019), di cui sinceramente mi era in precedenza sfuggita la pubblicazione su youtube. Fra i tanti prodotti del genere realizzati negli ultimi anni, si distingue per proporre un tentativo di ricostruzione della genesi del &#8220;movimento della pizzica&#8221;, attraverso la testimonianza di musicisti, studiosi e operatori culturali, fra cui Eugenio Imbriani, Roberto Raheli, Nandu Popu, Marco Leopizzi, il sottoscritto (anche se nei titoli di coda si sono dimenticati di me) e i compianti Cici Cafaro, Daniele Durante ed Piero Fumarola. Particolarmente interessanti alcuni frammenti di video storici (eccezionali quelli tratti dall&#8217;archivio privato di Fumarola).<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/9Bug_EktRpQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Per chi volesse approfondire, mi permetto di suggerire (oltre alle numerose riflessioni che si possono trovare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/">qui</a>, <a href="http://www.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/">qui</a> e <a href="http://www.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">qui</a> ) i miei saggi <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em></a> (Squilibri 2009) e <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/"><em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em></a> (Itinerarti 2019), entrambi forniti di ampie bibliografie.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;title=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/11/26/santa-taranta-tradizione-in-transizione/">Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Il tarantismo mediterraneo: recensione su Le Monde Diplomatique</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Alfredo Ancora, Le Monde Diplomatique, edizione Italiana, allegato al quotidiano Il manifesto del 15 febbraio 2022 Questo testo si muove sulla scia dell&#8217;opera La terra del rimorso (1961), di Ernesto De Martino che condusse in terra pugliese una ricerca pluridisciplinare ma superata finora. Santoro, fra i più importanti esponenti della cultura salentina &#8211; e non solo &#8211; descrive un viaggio &#8220;particolare&#8221;... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/02/24/il-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/02/Immagine-2022-02-24-161642.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4126" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/02/Immagine-2022-02-24-161642-300x112.jpg" alt="Immagine 2022-02-24 161642" width="300" height="112" /></a>di Alfredo Ancora, Le Monde Diplomatique, edizione Italiana, allegato al quotidiano Il manifesto del 15 febbraio 2022</p>
<p>Questo testo si muove sulla scia dell&#8217;opera <em>La terra del rimorso </em>(1961), di Ernesto De Martino che condusse in terra pugliese una ricerca pluridisciplinare ma superata finora. Santoro, fra i più importanti esponenti della cultura salentina &#8211; e non solo &#8211; descrive un viaggio &#8220;particolare&#8221; nel Mediterraneo alla ricerca delle origini e diffusione del tarantismo nei paesi che di di esso si affacciano. Quindi non solo Puglia, ma anche Campania e tutto il Sud, isole maggiori comprese, fino alla Spagna &#8211; il caso spagnolo &#8211; spingendosi anche in Africa.</p>
<p>Il volume, con una ricca bibliografia e una ricerca approfondita delle fonti, disegna i confini di <em>una cartografia storico-culturale</em> di questo fenomeno. Sulle sponde del mare si affacciavano infatti diversi paesi e si incrociavano culture con tradizioni diverse che davano luogo d una vera e propria <em>rete rituale mediterranea</em> unica nella storia delle Civiltà. La diffusione del tarantismo, un fenomeno che rimane complesso nonostante le varie e raffinate interpretazioni, si realizza a partire interpretazioni, si realizza a partire dal XVII secolo e rappresenta oltre a un luogo <em>di navigazione</em> anche un passaggio di riti e rituali. Come è noto, il morso della tarantola e i suoi effetti, sia pure attraverso modalità e forme diverse, &#8220;colpivano&#8221; tutto il bacino mediterraneo. Il Mare Nostrum diventava non solo un mezzo di diffusione ma anche un luogo di scambio di diversi <em>prodotti culturali</em> &#8211; come direbbe l&#8217;antropologo Gregory Bateson &#8211; che si influenzavano reciprocamente.</p>
<p>Attualmente &#8211; e tristemente &#8211; esso è invece diventato nel nostro immaginario un luogo di morte e disperazione. Fra le tante suggestioni dei percorsi proposti c&#8217;è un filo comune che attraversa latitudini e contrade differenti: la volontà da parte dell&#8217;uomo di mettere in atto rimedi e dispositivi culturali di fonte agi eventi spiacevoli che la natura gli procura. Le lazione della <em>destorificazione del negativo</em> è sempre presente.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F02%2F24%2Fil-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique%2F&amp;linkname=Il%20tarantismo%20mediterraneo%3A%20recensione%20su%20Le%20Monde%20Diplomatique" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F02%2F24%2Fil-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique%2F&amp;linkname=Il%20tarantismo%20mediterraneo%3A%20recensione%20su%20Le%20Monde%20Diplomatique" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F02%2F24%2Fil-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique%2F&amp;linkname=Il%20tarantismo%20mediterraneo%3A%20recensione%20su%20Le%20Monde%20Diplomatique" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F02%2F24%2Fil-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique%2F&amp;linkname=Il%20tarantismo%20mediterraneo%3A%20recensione%20su%20Le%20Monde%20Diplomatique" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F02%2F24%2Fil-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique%2F&amp;linkname=Il%20tarantismo%20mediterraneo%3A%20recensione%20su%20Le%20Monde%20Diplomatique" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F02%2F24%2Fil-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique%2F&amp;title=Il%20tarantismo%20mediterraneo%3A%20recensione%20su%20Le%20Monde%20Diplomatique" id="wpa2a_18">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/02/24/il-tarantismo-mediterraneo-recensione-su-le-monde-diplomatique/">Il tarantismo mediterraneo: recensione su Le Monde Diplomatique</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Nel film &#8220;Il Tramontana (1964)&#8221; un Salento luminoso e decadente, prima della grande trasformazione</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/12/29/nel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 07:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Rina Durante]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da qualche tempo su youtube è disponibile l&#8217;edizione integrale di questo film del 1964, che dovrebbe essere addirittura il primo girato in provincia di Lecce. Diretto dal pioniere Adriano Barbano e tratto da un racconto di Rina Durante (che firma la sceneggiatura insieme al regista), presenta la storia di un adolescente di origini contadine che viene praticamente abbandonato in un... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/12/29/nel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/aHn67HGkmyw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<div class="" data-block="true" data-editor="9m0j" data-offset-key="bscf4-0-0">
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bscf4-0-0"><span data-offset-key="bscf4-0-0"><span data-text="true">Da qualche tempo su youtube è disponibile l&#8217;edizione integrale di questo film del 1964, che dovrebbe essere addirittura il primo girato in provincia di Lecce. Diretto dal pioniere <span style="color: #ff0000;"><strong>Adriano Barbano</strong></span> e tratto da un racconto di <span style="color: #ff0000;"><strong>Rina Durante</strong></span> (che firma la sceneggiatura insieme al regista), presenta la storia di un adolescente di origini contadine che viene praticamente abbandonato in un convento dai genitori che stanno per emigrare in Svizzera.</span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"><span data-offset-key="79jmg-0-0"><span data-text="true">Il film colpisce, più che per la vicenda narrata o per la qualità della recitazione (fra gli attori troviamo <span style="color: #ff0000;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span>), per la rappresentazione sociale e visiva di un Salento contadino luminoso e decadente, prima della grande trasformazione che &#8211; in pochi anni &#8211; ne avrebbe modificato sostanzialmente i caratteri, qui però già in qualche modo annunciata, in particolare nelle scene ambientate in uno stabilimento industriale (che mi pare sia la Colacem di Galatina-Soleto), come anche, su un piano diverso, da quella con le turiste francesi in costume da bagno che sconvolgono i giovani apprendisti frati. Interessante anche il (forse troppo timido) inserimento di alcuni temi cari alla Durante, come una scena di lamentazione funebre e l&#8217;accenno di un canto in grico.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Il film è girato in vari luoghi del Salento leccese, fra cui l&#8217;abbazia di San Nicola di Casole, che allora &#8211; prima del recente restauro &#8211; era un magnifico rudere semiabbandonato (con gli antichi affreschi scrostati che molto suggestionano i giovani protagonisti).</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Molti elementi accomunano questo lungometraggio a un bellissimo documentario dell&#8217;anno prima, <span style="color: #993300;"><em>Le rondinelle del Salento (Puglia Magica)</em></span>, di <strong><span style="color: #ff0000;">Corrado Sofia</span></strong> (1963), ambientato negli stessi luoghi e sempre con la partecipazione di Rina Durante e Brizio Montinaro &#8211; qui credo a suoi esordi -dove gli aspetti &#8220;demo-etno-antropologici&#8221; e paesaggistici sono ancora più rimarcati.</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Inoltre, guardando questo abbacinante Salento in bianco e nero (ma purtroppo le immagini non sono di grande qualità), non si può sfuggire al paragone con il mitico documentario <span style="color: #800000;"><em>La taranta</em></span> di <strong><span style="color: #ff0000;">Gianfranco Mingozzi</span></strong>, uscito solo due anni prima, che però, per l&#8217;argomento trattato, per precise scelte stilistiche e per il cupo (anche se prestigioso) commento di <strong><span style="color: #ff0000;">Salvatore Quasimodo</span></strong> rimanda un&#8217;immagine della &#8220;terra fra due mari&#8221; molto più inquietante e oscura.</div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"><span style="color: #800000;"><strong>Il tramontana</strong></span>.</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Regia di Adriano Barbano. Sceneggiatura di Adriano Barbano e Rina Durante</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Con: <span data-offset-key="42a7u-0-0"><span data-text="true">Flavio</span></span><span data-offset-key="42a7u-1-0"><span data-text="true"> D&#8217;Autilia, Giuseppe Mantovano, Aladino Ingrosso, Brizio Montinaro, Tucci Cavallo, Vittorio De Giorgi, Fanny Irone, Marta Jacone, Antonio Mocavero, Anita Todesco</span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Per approfondimenti si possono consultare i seguenti link:</div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">qui una scheda biografica su Rina Durante: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2005/08/10/rina-durante-militante-culturale/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2005/08/10/rina-durante-militante-culturale/</a></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">qui una ampia intervista biografica a Brizio Montinaro: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/</a></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">qui il documentario <em>Le rondinelle del Salento (Puglia Magica)</em>, di Corrado Sofia (1963):<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/01/25/le-rondinelle-del-salento-puglia-magica-1963/"> http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/01/25/le-rondinelle-del-salento-puglia-magica-1963/</a></div>
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