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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Taranto</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Quando la taranta smise lentamente di mordere. Il lungo declino del tarantismo Jonico storico</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 11:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando la taranta smise lentamente di mordere. Il lungo declino del tarantismo Jonico storico Vincenzo Santoro, L’Edicola, 14 dicembre 2025 Alcune pubblicazioni uscite negli ultimi tempi arricchiscono ulteriormente il quadro della conoscenza dell’evoluzione storica del fenomeno del tarantismo nell’area jonica, in particolare per quanto riguarda la lunga fase del suo declino nel corso del secolo scorso. La prima è Lu... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/02/10/quando-la-taranta-smise-lentamente-di-mordere-il-lungo-declino-del-tarantismo-jonico-storico/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/539442984_10163193130100349_5825424348785530778_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4809" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/539442984_10163193130100349_5825424348785530778_n-300x225.jpg" alt="539442984_10163193130100349_5825424348785530778_n" width="300" height="225" /></a><strong><span style="color: #ff0000;">Quando la taranta smise lentamente di mordere. Il lungo declino del tarantismo Jonico storico</span></strong></em></p>
<p>Vincenzo Santoro, L’Edicola, 14 dicembre 2025</p>
<p>Alcune pubblicazioni uscite negli ultimi tempi arricchiscono ulteriormente il quadro della conoscenza dell’evoluzione storica del fenomeno del tarantismo nell’area jonica, in particolare per quanto riguarda la lunga fase del suo declino nel corso del secolo scorso. La prima è <em><span style="color: #993300;">Lu fazzulettu mia chinu ti rosi. Il tarantismo a Manduria e a Sava. Note storiche ed etnografiche</span></em> di <span style="color: #ff0000;">Gianfranco Mele</span> (Youcanprint, con prefazione di <span style="color: #ff0000;">Sandra Taveri</span>), che analizza la vasta documentazione del fenomeno nei due centri del tarantino meridionale. Assai significativa risulta la situazione di Manduria, dove una ricca e articolata serie di attestazioni degli ultimi tre secoli la configura quasi come una “capitale minore” del rito, caratterizzata da un particolarmente denso repertorio musicale e da manifestazioni talvolta insolite: tra queste, l’uso dell’acqua nelle pratiche terapeutiche, versata in grandi quantità sui tarantati durante i balli o raccolta in fosse e contenitori per una sorta di bagno risanatore. Mele affronta il tema con rigore metodologico, attingendo puntualmente ai testi storici e – soprattutto per Sava – ai risultati delle proprie ricerche sul campo, che gli hanno anche permesso di rintracciare rari testi musicali.</p>
<p>Nella stessa direzione si muove anche l’agile libretto di <span style="color: #ff0000;">Damiano Nicolella</span> <span style="color: #993300;"><em>Addò te pizzicò la tarantella. Il tarantismo in Terra d’Otranto</em></span> (Nabis Editrice), in cui vengono riportate le ultime labili tracce del fenomeno attraverso il ricordo di alcuni testimoni di Roccaforzata, Manduria, Fragagnano e Grottaglie, raccolto in prima persona dall’autore.</p>
<p>Se nella parte meridionale della provincia tarantina il fenomeno sembra spegnersi negli anni ’70 del ‘900, spostandosi verso nord la sua scomparsa pare anticiparsi di qualche decennio. Nel capoluogo le ultime memorie risalgono al massimo agli anni ’30-’40, come dimostrano le ricerche di Antonio Basile, ma anche un irresistibile video che circola sul web realizzato da Marcello Bellacicco nel 2006, in cui anziane signore raccontano, nella vivacissima lingua locale, ricordi di infanzia sui balli delle tarantate a Taranto Vecchia.</p>
<p>A Massafra invece, una ricerca in corso con <span style="color: #ff0000;">Antonio Tannoia</span> e <span style="color: #ff0000;">Francesco Laterza</span>, ha restituito un documento notarile del 1733 in cui si fa riferimento ad una donna del luogo che, in una abitazione fra le case-grotta ai piedi del Castello, ballò “colta dalla tarantola” al suono di un violino e di un’arpa, circondata da persone “accorse per il suono della tarantata”, nonché, un testo di Raffaele Grippa che ricorda come, ancora alla fine dell’800 le “attarantate” ancora ballassero “nelle grotte, sulle lamie, nelle piccole e povere case rurali”, fino a quattro o cinque per ogni stagione estiva. L’unica orchestrina a disposizione era composta da tre suonatori instancabili: Luigi De Carlo, barbiere, suonatore di violino, Giovanni Monacelli, calzolaio, suonatore di chitarra battente, Porzia Cardellicchio, battitrice di bambagia, suonatrice di tamburello. Ma “verso il principio di questo secolo il concerto si sconcertò”, in quanto “morirono la Cardellicchio e il Monacelli, e il De Carlo emigrò in Veneto”, e da allora “nessuna contadina fu più ‘pizzicata’”. Testimonianze vivide degli esiti di un rito secolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quel dettaglio ignorato per tre secoli che riporta Taranto al centro della storia della Tarantola</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 11:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quel dettaglio ignorato per tre secoli che riporta Taranto al centro della storia della Tarantola Vincenzo Santoro, “L’Edicola”, 12 dicembre 2025 Nel dibattito sulla centralità di Taranto e del suo territorio all’interno della parabola storica del tarantismo – che nelle ultime settimane ha trovato su queste pagine numerosi contributi di notevole interesse e autorevolezza – recenti acquisizioni sembrano apportare ulteriori... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/02/10/quel-dettaglio-ignorato-per-tre-secoli-che-riporta-taranto-al-centro-della-storia-della-tarantola/">Read more &#187;</a></p>
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<p>Vincenzo Santoro, “L’Edicola”, 12 dicembre 2025</p>
<p>Nel dibattito sulla centralità di Taranto e del suo territorio all’interno della parabola storica del tarantismo – che nelle ultime settimane ha trovato su queste pagine numerosi contributi di notevole interesse e autorevolezza – recenti acquisizioni sembrano apportare ulteriori elementi alla questione.</p>
<p>La più clamorosa è probabilmente quella di un dettaglio, finora mai notato, presente in una mappa di <span style="color: #ff0000;">Herman Moll,</span> <span style="color: #993300;"><em>A new map of Italy</em></span>, stampata a Londra nel 1714.</p>
<p>Di origini olandesi o forse tedesche, Moll fece una lunga e brillante carriera nella capitale inglese come cartografo ed editore, collaborando frequentemente con altri operatori del fiorente settore e guadagnandosi una reputazione tra gli intellettuali suoi contemporanei, tanto che arrivò a essere menzionato per nome nel celebre romanzo di Jonathan Swift, <em>I viaggi di Gulliver</em> (1726). Le sue opere, note per la loro bellezza formale, continuarono a essere apprezzate per molto tempo dopo la sua morte e oggi rimangono pregiati oggetti da collezione.</p>
<p>Tornata all’attenzione degli studiosi locali grazie alle preziose ricerche di Nazareno Valente, che cura uno spazio social dedicato a questi temi, la mappa – che a suo tempo ebbe una significativa diffusione – contiene un elemento particolarmente interessante: accanto a Taranto compare una lunga annotazione in inglese, traducibile come “il ragno chiamato Tarantula ha preso il suo nome da questa Città, perché ce ne sono in abbondanza nel suo territorio. La loro puntura è molto pericolosa: fa piangere, ballare, tremare, vomitare, ridere, svenire, se chi viene morso non è alleviato dalla musica che lo fa danzare e con quell’esercizio dissipa il veleno”.</p>
<p>Dal momento che, nell’economia complessiva dell’opera, un testo così esteso è riservato solo a “grandi attrazioni” italiane (come l’Etna, il Vesuvio, città colpite da calamità naturali o il santuario di Loreto frequentato da pellegrini “da tutta Europa”), ciò dimostra quanto il tarantismo fosse oggetto di forte attenzione anche internazionale, contribuendo a definire l’immagine della Puglia agli occhi degli osservatori stranieri e a ribadire la centralità di Taranto e zone limitrofe nella storia di tale fenomeno.</p>
<p>In questo Moll potrebbe aver avuto come fonte di ispirazione l’allora famosissimo erudito gesuita Athanasius Kircher (1602-1680), che aveva rivolto l’attenzione al tarantismo in diversi dei suoi ponderosi e fastosi trattati, assumendo la tesi della “centralità” tarantina, riportando una cospicua quantità di informazioni – a volte decisamente stravaganti – e allegando una inquietante mappa della Puglia meridionale su cui incombono terribili ragni.</p>
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		<title>Tarantismo dimenticato. Quando Taranto era al centro del rito oggi celebrato a Lecce</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2025/10/06/tarantismo-dimenticato-quando-taranto-era-al-centro-del-rito-oggi-celebrato-a-lecce/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 19:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoto da L&#8217;Edicola, 27 settembre 2025 Nei giorni scorsi Antonio Annichiarico, riflettendo intorno a quella che potremmo definire una forma di “marginalizzazione culturale” di Taranto, ha posto l’attenzione su un aspetto a suo modo emblematico: l’asimmetria tra la rilevante presenza storica del fenomeno del tarantismo nella provincia ionica e l’assenza della stessa area dal processo di valorizzazione della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/10/06/tarantismo-dimenticato-quando-taranto-era-al-centro-del-rito-oggi-celebrato-a-lecce/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/10/Estratto-21-LEDICOLA-20250927_page-0001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4754" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/10/Estratto-21-LEDICOLA-20250927_page-0001-207x300.jpg" alt="Estratto 21 L'EDICOLA 20250927_page-0001" width="207" height="300" /></a>di Vincenzo Santoto</p>
<p>da L&#8217;Edicola, 27 settembre 2025</p>
<p>Nei giorni scorsi Antonio Annichiarico, riflettendo intorno a quella che potremmo definire una forma di “marginalizzazione culturale” di Taranto, ha posto l’attenzione su un aspetto a suo modo emblematico: l’asimmetria tra la rilevante presenza storica del fenomeno del tarantismo nella provincia ionica e l’assenza della stessa area dal processo di valorizzazione della memoria dell’antico rito e delle musiche e delle danze (più o meno) tradizionali che, a partire almeno dalla seconda metà degli anni ’90, ha riguardato soprattutto il leccese, con gli esiti clamorosi (per quanto per alcuni aspetti controversi) ormai sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Da molti punti di vista, non si può che essere d’accordo con questa analisi. Rispetto alla primogenitura infatti, una gran mole di fonti scritte e testimonianze orali attesta la significativa presenza del tarantismo a Taranto almeno dal tardo Medioevo, come ricostruisco in un capitolo dedicato ne <em>Il tarantismo mediterraneo</em> (Itinerarti 2021). Già il <em>Sertum papale de venenis</em> del 1362 – la prima fonte storica relativa al fenomeno – individua Taranto come epicentro, come al capoluogo ionico si riferisce un altro documento antico e significativo riemerso di recente, una lettera del 1470 dell’umanista Elisio Calenzio, forse la prima testimonianza dal vivo.</p>
<p>E si potrebbe continuare citando diversi esempi, come le stravaganti trattazioni dell’erudito gesuita del secolo barocco, Athanasius Kircher, o i vivaci resoconti di alcuni “turisti” del <em>Grand Tour</em> e le numerose relazioni e “dissertazioni” di medici e studiosi locali. Testi che spesso si interrogano sul legame Taranto-tarantismo-taranta-tarantella, che non appare per nulla casuale.</p>
<p>Il fenomeno prosegue nel capoluogo fino ai primi del ’900, e nella parte più meridionale della provincia anche fino agli anni ’70 del secolo scorso, caratterizzato da elementi di continuità e, al contempo di differenza rispetto alla più nota declinazione nel leccese (a cominciare dalla mancanza della decisiva connessione col culto popolare di san Paolo, assente peraltro in tutte le altre ricorrenze conosciute, in Puglia come nelle zone di ulteriore diffusione del Sud Italia, nelle Isole maggiori e in Spagna).</p>
<p>La documentazione più eclatante degli ultimi decenni di vita del singolare rito è certamente quella raccolta dal celebre folklorista Alfredo Maiorano che nel 1950, con un registratore rudimentale acquistato a sue spese, documenta una serie di canti tradizionali (tuttora sconosciuti ai più), fra cui una bellissima “Taranta di Lizzano”, il più remoto esempio di musica “terapeutica” giunta fino a noi in versione ascoltabile. Nel museo comunale a lui dedicato a Taranto vecchia, sono esposti anche alcuni oggetti relativi a quella pionieristica ricerca, caso rarissimo di esposizione in una struttura pubblica dei dispositivi del rito: un violino, un tamburello, alcuni drappi colorati eccetera.</p>
<p>Questa articolata vicenda è poco nota anche agli specialisti probabilmente perché il punto di riferimento degli studi (e non solo) sull’argomento continua a essere il capolavoro demartiniano <em>La terra del rimorso</em> (1961) che, pur non tacendo sulla diffusione ben più ampia, concentra la ricerca sul terreno e dunque la restituzione etnografica sui casi osservati nel leccese. Se il grande antropologo e i suoi collaboratori si fossero spostati qualche chilometro più a nord, avrebbero trovato nelle campagne e nei paesi del tarantino meridionale il rituale ancora in funzione.</p>
<p>Occorrerebbe a mio avviso chiedersi perché attorno a una tale quantità e qualità di documenti e di memorie non sia stata mai costruita una strategia organica di “valorizzazione”, a differenza di quanto è stato fatto nel leccese. Più che invocare “risarcimenti” (per quanto simbolici), sarebbe forse utile definire finalmente un progetto in questo senso, che coinvolga le varie istituzioni, gli studiosi, i tanti musicisti, i danzatori e gli appassionati. Magari anche cercando di rivelare le sotterranee connessioni fra il tarantismo e i suoi antecedenti “rituali orgiastici”, che nella Taranto magnogreca trovarono enorme diffusione, come sembrano dirci le eccezionali testimonianze figurative conservate al MArTA.</p>
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		<title>Tarantelle, santi e guaritori. Forme e figure di un culto popolare</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2024/07/10/tarantelle-santi-e-guaritori-forme-e-figure-di-un-culto-popolare/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 18:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Athanasius Kircher]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Antonio Basile, Eugenio Imbriani, Daniela Rota, Vincenzo Santoro, Sandra Taveri, Tarantelle, santi e guaritori. Forme e figure di un culto popolare, a cura di Vincenzo Santoro, Itinerarti 2024, p. 142, euro 15 Il volume, a completamento del trittico comprendente Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale e Percorsi del tarantismo mediterraneo, entrambi pubblicati da Itinerarti nel 2021, raccoglie una riflessione a più voci sul fenomeno... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/07/10/tarantelle-santi-e-guaritori-forme-e-figure-di-un-culto-popolare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/07/cfe82740-ca98-407f-b401-06dbc3fe50cb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4598" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/07/cfe82740-ca98-407f-b401-06dbc3fe50cb-200x300.jpg" alt="cfe82740-ca98-407f-b401-06dbc3fe50cb" width="200" height="300" /></a></strong><span style="color: #ff0000;">Antonio Basile</span>, <span style="color: #ff0000;">Eugenio Imbriani</span>, <span style="color: #ff0000;">Daniela Rota</span>, <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #ff0000;">Sandra Taveri</span>, <span style="color: #993300;"><strong>Tarantelle, santi e guaritori. Forme e figure di un culto popolare</strong></span>, a cura di <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, Itinerarti 2024, p. 142, euro 15</p>
<p>Il volume, a completamento del trittico comprendente <span style="color: #993300;"><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a></em></span> e <em><span style="color: #993300;"><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/percorsi-del-tarantismo-mediterraneo/">Percorsi del tarantismo mediterraneo</a></span></em>, entrambi pubblicati da Itinerarti nel 2021, raccoglie una riflessione a più voci sul fenomeno del tarantismo – che trova in Puglia la propria “area elettiva” ma si attesta in diversi contesti del bacino del Mediterraneo – approfondendone tratti comuni e distintivi, anche in ragione della copiosa messe di studi e di nuove fonti emerse negli ultimi decenni.<br />
In particolare, il saggio di <span style="color: #ff0000;">Daniela Rota</span> <span style="color: #993300;"><em>Tarantellario italo-ispanico (da padre Kircher al dottor Cid)</em></span> osserva la diffusione, fra Napoli e la Spagna di metà seicento, delle tarantelle di ambito colto, in certi casi riprese da motivi popolari in seguito alle prime trascrizioni di melodie di accompagnamento del rituale coreutico, pubblicate dall’illustre gesuita <span style="color: #ff0000;">Athanasius Kircher</span>.<br />
<span style="color: #ff0000;">Antonio Basile</span> (<span style="color: #993300;"><em>E Maria Catalda balla ancora… Notarelle paesane sul “Ballo della tarantola”</em></span>) e <span style="color: #ff0000;">Sandra Taveri</span> (<span style="color: #993300;"><em>Fonti e testimonianze del tarantismo brindisino</em></span>) riferiscono le molteplici testimonianze del medesimo dispositivo culturale nel Tarantino e nel Brindisino, dove la taranta per secoli ha rappresentato un flagello ma anche, paradossalmente, un richiamo per studiosi di un esteso ventaglio di discipline e tanti colti visitatori alla ricerca di vecchie e nuove “superstizioni”.<br />
<span style="color: #ff0000;">Eugenio Imbriani</span> (<span style="color: #993300;"><em>Tarantismo e ibridazioni</em></span>) ritorna su questioni nodali dell’approccio demartiniano al tarantismo, anche in relazione agli attuali processi di patrimonializzazione, per tratteggiare la natura “ibrida”, multiforme e sfuggente del celebre insetto ritenuto la causa del suo insorgere.<br />
Il contributo di <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #993300;"><em>Il culto popolare di san Paolo attraverso evidenze documentali e iconografiche</em></span> infine, si misura su un tema, quello dell’arcaico “culto” popolare di san Paolo nelle sue complesse articolazioni, oggetto di riflessione di molti autori che non smette di riservare stupori, soprattutto per l’ampiezza e la varietà delle tracce iconografiche, dall’ambito popolare a quello dell’arte classica e colta.<br />
A chiusura del volume <strong>una rassegna diacronica di testimonianze</strong>, dai primi dell’Ottocento fino alla indagine demartiniana, <strong>ricostruisce il dolente pellegrinaggio dei tarantati alla cappella di Galatina</strong>, da cui emerge un quadro di estrema marginalità e disagio esistenziale, che appare quanto mai distante dalla visione oleografica che si è recentemente affermata nel problematico revival contemporaneo.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Antonio Basile</span> ha insegnato Antropologia culturale e Antropologia delle società complesse nell’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dal 2010 al 2023 è stato direttore scientifico del Civico museo etnografico “Alfredo Majorano” di Taranto. Per i tipi della Progedit ha pubblicato: <em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/03/30/taranto-taranta-tarantella/">Gioconda miseria. Il tarantismo a Taranto. XVI-XX secolo</a></em> (Bari 2015) e insieme a Gianluca Marinelli e Stefania Castellana, <em>Arte a Taranto. 1980-1990</em> (Bari 2024).<br />
<span style="color: #ff0000;">Eugenio Imbriani</span> è professore di Antropologia culturale e Storia delle tradizioni popolari presso l’Università del Salento (Lecce). I suoi interessi sono orientati allo studio del folklore, ai temi della cultura popolare, della scrittura e dell’esperienza etnografica, ai rapporti tra memoria e oblio nella produzione dei patrimoni culturali e delle identità locali. Ha prodotto numerose pubblicazioni, monografie e saggi; ha promosso e diretto progetti di ricerca in Italia e all’estero; è direttore della rivista “Palaver”. Tra i suoi lavori più recenti: <em>A come antropologia</em> (2019, nuova ed. 2023); <em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/03/21/antropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo/">Poco prima del futuro. La cultura tra ibridi e attese</a> </em>(2021); <em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/03/21/antropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo/">F come folklore</a></em> (2022).<br />
<span style="color: #ff0000;">Daniela Rota</span>, musicologa, titolare per quarant’anni della cattedra di Storia ed Estetica<br />
della Musica presso il Conservatorio “Giovanni Paisiello” di Taranto, si è occupata di tarantismo e di trattatistica musicologica gesuita d’età barocca, pubblicando la traduzione dal latino e l’edizione critica degli scritti dei padri Athanasius Kircher e Caspar Schott (in riviste,<br />
atti di convegni, pubblicazioni miscellanee, nonché nel volume <em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/04/27/le-favolose-tarantelle-di-athanasius-kircher/">I Gesuiti e le tarantole</a></em>, 2012) e relazionando sull’argomento in convegni nazionali e internazionali.<br />
<span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, responsabile del dipartimento Cultura, Turismo e Agricoltura dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, è impegnato da molti anni nell’organizzazione di iniziative ed eventi sulle musiche e culture popolari del Mezzogiorno (fra cui la recente mostra <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/06/26/a-lecce-una-mostra-multimediale-sulle-ricerche-di-annabella-rossi-sul-tarantismo-e-oltre/"><em>Il Salento di Annabella Rossi. La ricerca </em><em>visiva sul tarantismo e oltre</em></a>, allestita presso la Biblioteca Bernardini di Lecce). Su questi temi ha all’attivo diverse pubblicazioni: la più recente <em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a></em>, 2021.<br />
<span style="color: #ff0000;">Sandra Taveri</span> svolge da lungo tempo attività di insegnamento a Brindisi ha prestato servizio in molte scuole di vario ordine e grado. Dopo aver effettuato gli studi pedagogici e teologici ha dedicato le sue attenzioni alla religiosità popolare ed alle tradizioni locali ricercando in particolare le fonti che documentano la presenza del fenomeno del tarantismo nella città di Brindisi e in provincia.</p>
<p>per informazioni, prenotazioni e acquisti: info@itinerarti.com</p>
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<p><strong><span style="color: #ff0000;">Articoli, recensioni:</span></strong></p>
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<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Presentazioni programmate (2025):</strong></span></p>
<p>29 dicembre, Gagliano del Capo (Le), Centro Studi per la Poesia Contemporanea &#8211; APS, via Unità D&#8217;Italia 5, ore 18,30</p>
<p><span style="color: #ff0000;">presentazioni svolte:</span></p>
<p>1 agosto, Patù, ore 20.30, Palazzo Liborio Romano, ore 20.30, con Luana Prontera e Antonio De Marco</p>
<p>4 agosto, Carpignano Salentino (Le), piazzetta Giudeca ore 21</p>
<p>13 agosto, Presicce (Le), ore 21, ex Convento dei Carmelitani</p>
<p>16 agosto, Nardò (Le), Chiosto del Carmine</p>
<p>27 agosto, Montesardo di Alessano (Le), Festival di Musica antica &#8220;Il Montesardo&#8221;</p>
<p>29 agosto, Montesano Salentino (Le)</p>
<p>8 Settembre, Genzano di Roma, Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”, Palazzo Sforza-Cesarini, Ore 16</p>
<p>28 settembre, Roma, Associazione Pro Loco San Lorenzo, con Katia Ballacchino e Omerita Ranalli</p>
<p>30 ottobre, Rocchetta Sant&#8217;Antonio (Fg), Teatrino Comunale, ore 18, con Salvatore Villani</p>
<p>2 gennaio, San Vito dei Normanni, cripta di San Biagio, ore 17.30</p>
<p>21 marzo, Castelo di Carovigno (Br), ore 18</p>
<p>12 aprile, Cocullo (Aq), ore 10,30</p>
<p>19 aprile, Alessano (Le), Libreria Idrusa, con Maristella Martella, Donato Margarito e Antonio Santoro</p>
<p>28 giugno, Acaya (Le), Ex Edificio Scolastico, ore 19,30</p>
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		<title>Taranto epicentro del tarantismo mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 13:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[il tarantismo mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In un libro il prezioso lavoro di Vincenzo Santoro di Lucio Pierri, da Buonasera Taranto del 21 agosto 2021 Vincenzo Santoro, dopo venti anni di applicazione, di studi, e di pubblicazioni sul fenomeno del Tarantismo, ( la sua prima opera: “Il ritmo meridiano, La pizzica e le identità danzanti del Salento”, risale al 2002) , pubblica ora i risultati della sua... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/08/25/taranto-epicentro-del-tarantismo-mediterraneo/">Read more &#187;</a></p>
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<p>di Lucio Pierri, da Buonasera Taranto del 21 agosto 2021</p>
<p>Vincenzo Santoro, dopo venti anni di applicazione, di studi, e di pubblicazioni sul fenomeno del Tarantismo, ( la sua prima opera: “Il ritmo meridiano, La pizzica e le identità danzanti del Salento”, risale al 2002) , pubblica ora i risultati della sua ininterrotta ricerca in un volume intitolato : “<em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo &#8211; una cartografia culturale</a></em>”.</p>
<p>Fenomeno complesso, dalle mille sfaccettature, che vede proprio in il suo epicentro in Taranto, “Capitale del tarantismo”. Già nel XV secolo l’umanista Elisio Calenzio, che risiedette a Taranto per trenta anni come precettore del giovane Federico d’Aragona, ne individuava tutta la complessità in una colorita pagina delle sue “Epistolae ad Hiaracum”. Sentiamo le sue parole: “ I Pugliesi, furiano, hanno tarantole così velenose che difficilmente si può credere in quante diverse specie si dividono o quanto differiscono i modi di curarsi dai veleni. Dicono che alcuni chiedono di essere sepolti vivi, altri di essere trascinati per i piedi nella città, altri allo stesso modo per mare, perché altrimenti morirebbero. C’è chi gradisce barche o battelli con canti e musica, c’è chi cerca sesso, chi lo rifiuta, chi mangia di continuo, chi fa qualcos’altro di ignobile. La maggior parte di loro invero si è abituata a saltare al sole durante l’estate infuocata e a bere vino, non diluito con l’acqua, perché credono che il veleno si sciolga nel sudore e svanisca; altri cercano vesti verdi, altri rosse, altri proprio nessuna; altri ascoltano volentieri la sampogna e il sistro e credono veramente che quel suono li possa guarire”</p>
<p>Taranto epicentro, ma ignote le origini, e fenomeno diffuso in tutta la Puglia, in Campania , nel Sud d&#8217;Italia, Sardegna, Spagna, e con relazioni con rituali analoghi in area africana e islamica. Finanche un episodio documentato negli Stati Uniti. Le congetture sull’origine del male: dovuto al morso della tarantola o a disagio sociale, repressione sessuale, passione smodata per la musica, erano le più varie, come più varie erano le teorie curative. Il Carducci, nel 1771, nel suo commento alle “Delizie Tarantine” del D’Aquino, ci informa che il padre Antonio Minasi, nella sua cella del Convento di San Domenico, allevava tarantole di ogni specie per studiarne l’anatomia, il comportamento amoroso, la esistenza del supposto veleno. Erano tante le persone che “furiavano” a Taranto, che la Municipalità , come servizio sociale, retribuiva musicisti specializzati per suonare ai tarantati poveri che non potevano permettersi quella spesa.</p>
<p>Onnipresente la musica, se non in pochissimi contesti diversi. Musica che doveva essere gradita al tarantato o alla tarantata. Il suonatore, prima di decidere quale brano musicale adoperare, tentava diversi motivi avvicinandosi al tarantato, che rimaneva impassibile sino a che non udiva l’accordo giusto e cominciava a muovere i primi passi di danza, in un crescente ritmico via via più veloce. I suonatori tarantini, professionisti pagati dalla municipalità, per rendere più agevole e sicura la cura, dopo essersi informati sul luogo dove era avvenuta la morsicatura e sul colore della tarantola, si recavano sul posto per trovare l’armonia giusta: ”Ricevuta l’informazione, i terapeuti citaredi sono soliti recarsi nel luogo indicato, dove le tarantole, in gran numero e di vario genere, sono indaffarate a tessere le loro tele, per tentare vari tipi di armonie, al cui suono- cosa mirabile a dirsi- vedono sussultare ora queste ora quelle”. Una volta che si vedeva prorompere nel ballo la tarantola del colore indicato dal tarantolato, si era sicuri del motivo da suonare. Secondo le varie patalogie, possessioni, o isterismi che si voglia, il tarantato, che aspettava i suonatori, poteva vestirsi da femmina e viceversa la donna da maschio, oppure presentarsi vestita da sposa o agghindata per una festa. Così come poteva presentarsi con i vestiti laceri, ignuda, in una sorta di sospensione delle regole sociali.</p>
<p>Ovviamente il fenomeno si prestava a camuffamenti di ogni tipo, per spillare soldi dagli spettatori, per evitare il servizio militare; per indurre al meretricio, in particolare a Napoli con la “tarantella semplice” o “cumpricata”. Abele De Blasio, medico Napoletano che nel 1897 aveva avuto modo di osservare personalmente questa rappresentazione da lupanare così la descrive: “Si andava laggiù in parecchi, e si diceva a qualche vecchia strega, orribile ammasso di cenci e di rughe, di voler assistere alla danza. La vecchia si dava da fare, correva in giro per le botteguccie e poco dopo si vedevano sgusciare dalle medesime, ombre di femmine avvolte negli scialli.” La scena del ballo si svolgeva in un camerone sottoposto alla strada, adibito contemporaneamente per cucina, dormitorio, per nido d’amore, per latrina; diviso a mo’ di sipario mediante una lurida tendina. “Nudi , laidi corpi di donne, si abbandonavano urlando, picchiandosi, strappandosi i capelli, rotolandosi per terra, tra le bestemmie e i ritornelli di caverna. Ballavano , saltavano, il chiasso, il tanfo dei lucignoli di sego e delle grommate mura le stordiva”. Se si trattava della “cumpricata” ad un cenno della vecchia, a suon di tamburo, sbucavano sulla scena anche degli uomini ignudi “che si avventarono su quelle larve e se le trascinarono dietro ‘o sipario’. Ciò che successe non oso descrivere”.</p>
<p>La ricerca di Santoro, ricca di riferimenti bibliografici e citazioni di autori antichi e moderni, richiederebbe anche conoscenze musicali per essere compresa appieno; la scientificità dell’elaborato è tuttavia alleggerita da snellezza di esposizione e non mancano particolarità aneddotiche e gustose macchiette, come quella narrata da Andrea Pigonati nel 1779: “ Stando io in Brindisi un Canonico mio amico maritò una nipote, e diede una festa da ballo. Egli aveva una sorella, che anni prima aveva sofferto il Tarantismo, ma ciò non era pubblico. Un nemico del Canonico, e della sorella, disse di voler ballare, ed ordinò a suonatori di suonare la contraddanza della Pizzicapizzica, ch’era appunto quella colla quale era guarita la sorella del Canonico e venendo ciò eseguito dai suonatori essa si alzò e cominciò ad urlare, e a ballare, onde si cambiò la festa in lutto.”</p>
<p>Con questo lavoro Vincenzo Santoro amplia di molto l’orizzonte conoscitivo del De Martino, che nei suoi studi sul campo, pubblicati nel 1961, si era limitato ad esplorare il fenomeno, o quello che rimaneva di esso, nel basso Salento, e in particolare a Galatina, dove il fenomeno era stato assimilato al culto religioso, con l’intercessione di San Paolo,che assicurava la guarigione a chi si recava in pellegrinaggio nei giorni 28 e 29 giugno nella sua cappella. Anche le successive ricerche sul campo, nel periodo in cui il rito della taranta era ancora presente, non avevano cercato di produrre una sistematica ricerca negli altri territori limitrofi a quelli indagati nella “Terra del rimorso”.</p>
<p>Questo aveva portato ad una “femminilizzazione” del fenomeno. Erano soprattutto le donne a recarsi alla cappella di Galatina: 32 su 37, annotava il De Martino. Nelle abitazioni, dove si conservava il rito antico della musica da violino e dei tamburelli, i denudamenti, le pose oscene, i canti degli amori agonizzanti, i riferimenti alla taranta che morde il pube, collegavano direttamente la possessione all’eros precluso dalle convenzioni sociali, alle giovani donne, zitelle, vedove o spose infelici. Viceversa, ricerche nel resto della Puglia, in Campania, in Sicilia, in Spagna, hanno dimostrato che il fenomeno riguardava indistintamente, in egual numero, uomini e donne.</p>
<p class="x_MsoNormal">Molti osservatori, antichi e moderni,  hanno guardato al Tarantismo come sopravvivenza dei culti orgiastici magno greci rappresentati nella pittura vascolare antica. Del resto l’uso della musica a fini terapeutici non era sconosciuto nell’antichità. Sappiamo che Aristosseno, tarantino,  guarì  un uomo di Tebe impazzito al suono orrendo delle trombe di guerra. Il fatto che quell’uomo gli si fosse presentato  dopo aver consultato un oracolo ci rivela quanto il nostro fosse noto, oltre le sue opere sulle teorie musicali,  anche per gli studi sulle proprietà medicamentose della musica nelle malattie mentali.</p>
<p class="x_MsoNormal">Il Campo di ricerca è ancora aperto. A me piace riflettere sulla interpretazione che del fenomeno ne dette il Carducci  nelle citate “Delizie Tarantine” del D’Aquino: non era il morso della innocua tarantola a provocare quegli stravaganti sintomi, ma la musica orgiastica in soggetti isterici o ipocondriaci;  su quei Pugliesi “passionatamente dediti alla musica, e quasi ubriachi d’amore per essa”.<i> </i></p>
<p>Maggiori informazioni sul libro qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/</a></p>
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		<title>&#8220;La maggior parte di loro invero si è abituata a saltare al sole durante l’estate infuocata e a bere vino&#8221;. Una fonte inedita del &#8216;400 sul tarantismo (e i pugliesi)</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2020 07:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Una delle caratteristiche del fenomeno del tarantismo è che per molti secoli è stato un tema di grandissima importanza, che colpiva profondamente l&#8217;immaginario collettivo e di cui quindi si occuparono in vario modo molti eruditi di un certo livello. Praticamente, in certi contesti, era un argomento ineludibile. Per queste ragioni, soprattutto per quanto riguarda il periodo più antico del dibattito sull&#8217;argomento, dove la maggior... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/08/08/la-maggior-parte-di-loro-invero-si-e-abituata-a-saltare-al-sole-durante-lestate-infuocata-e-a-bere-vino-una-fonte-inedita-del-400-sui-pugliesi-e-il-tarantismo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/08/torre-raimondello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3687" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/08/torre-raimondello-300x195.jpg" alt="torre-raimondello" width="300" height="195" /></a>Una delle caratteristiche del fenomeno del tarantismo è che per molti secoli è stato un tema di grandissima importanza, che colpiva profondamente l&#8217;immaginario collettivo e di cui quindi si occuparono in vario modo molti eruditi di un certo livello. Praticamente, in certi contesti, era un argomento ineludibile. Per queste ragioni, <span style="font-size: 1rem;">soprattutto per quanto riguarda il periodo più antico del dibattito sull&#8217;argomento, dove la maggior parte &#8211; se non la totalità &#8211; delle fonti era in latino, capita ogni tanto che il sapiente lavoro degli studiosi faccia venir fuori qualche novità. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Recentemente ne è venuta fuori un&#8217;altra, per varie ragioni di notevole interesse,  all&#8217;interno dell&#8217;epistolario di <span style="color: #ff0000;"><strong>Elisio Calenzio</strong></span>, importante umanista nativo di Fratte (l&#8217;attuale Ausonia, nel basso Lazio) e attivo presso la corte napoletana aragonese nella seconda metà del &#8216;400, che fra le altre cose fu precettore di Federico d&#8217;Aragona, secondogenito maschio del re Ferrante. Nel 1465 Federico venne inviato dal padre a rappresentare la Corona aragonese a Taranto, città che era stata fedele ai grandi avversari Del Balzo-Orsini, prima della morte improvvisa e oscura, alla fine del 1463, di Giovanni Antonio, l&#8217;ultimo esponente della famiglia che di fatto aveva controllato una parte significativa del regno in maniera del tutto autonoma. Il re Ferrante mandava dunque suo figlio, che allora aveva 13 anni, nella città ionica a dimostrare che ormai l&#8217;autorità regia era completamente ristabilita. Federico risiedette nelle terre di Puglia fino al 1487, in un periodo decisamente turbolento(1</span><span style="font-size: 1rem;">). </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/08/calenzio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3688" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/08/calenzio-215x300.jpg" alt="calenzio" width="215" height="300" /></a>Elisio Calenzio, nominato precettore di Federico secondo le buona regole dell&#8217;età dell&#8217;Umanesimo e del Rinascimento, si trovò a vivere a Taranto e dintorni per molto anni, e probabilmente lì venne a contatto con il fenomeno del tarantismo, che sappiamo da diverse fonti essere molto presente già in quel periodo, e di cui gli umanisti napoletani discutevano diffusamente, come dimostra il celebre passo che al tema dedicò il più importante di loro, <span style="color: #ff0000;">Giovanni Pontano</span>(2). E quindi forse il sorprendente brano che troviamo nel suo epistolario, scritto negli anni ’70 del ‘400 e da poco pubblicato in edizione critica (3), è frutto di una osservazione diretta, come farebbero anche supporre i succosi dettagli che contiene(4). </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Nella lettera in questione,</span><span style="font-size: 1rem;"> rivolta al suo amico <span style="color: #ff0000;">Furiano</span>, troviamo, come in Pontano, il rapporto fra i pugliesi e il tarantismo:</span></p>
<blockquote><p>I Pugliesi, Furiano, hanno tarantole così velenose che difficilmente si può credere in quante diverse specie si dividono o quanto differiscono i modi di curarsi dai veleni. Dicono che alcuni chiedono di essere sepolti vivi, altri di essere trascinati per i piedi per la città, altri allo stesso modo per mare, perché altrimenti morirebbero. C’è chi gradisce barche o battelli con canti e musica, c’è chi cerca sesso, chi lo rifiuta, chi mangia di continuo, chi fa qualcos’altro di ignobile. La maggior parte di loro invero si è abituata a saltare al sole durante l’estate infuocata e a bere vino, non diluito con l’acqua, perché credono che il veleno si sciolga nel sudore e svanisca; altri cercano vesti verdi, altri rosse, altri proprio nessuna; altri ascoltano molto volentieri la zampogna e il sistro e credono veramente che quel suono li possa guarire.</p></blockquote>
<p>“Questa follia”, aggiunge Calenzio incredulo,</p>
<blockquote><p>si è impossessata dei Pugliesi al punto da credere che si debba curare col vino e la zampogna anche chi è ammalato di una qualunque febbre, che si debba saltare al sole, non dormire per niente per espellere il veleno, per cui molti, fiaccati dal vino, dalla fatica, dal sonno, sono morti prima che il veleno si dissolvesse.</p></blockquote>
<p>“Noi” &#8211; conclude l’umanista con una punta di sarcasmo ,</p>
<blockquote><p>“da parte nostra, stupiti dalla singolarità della cosa, ridiamo insieme di essa e della follia degli uomini. Vivi.”</p></blockquote>
<p>Si tratta dunque di una testimonianza vivacissima e di grande rilevanza, che è stata, a quanto ne so, del tutto ignorata da coloro che si sono occupati di tarantismo fino ad ora. Ci conferma la varietà delle interpretazioni del fenomeno, ma anche forse la &#8220;centralità&#8221; di Taranto, che nelle fonti antiche, anche per l&#8217;assonanza con il nome del ragno, risulta essere con il suo territorio quasi la &#8220;capitale&#8221; del tarantismo.</p>
<p>* Ho appreso per la prima volta dell&#8217;esistenza di questo passo di Efisio Calenzio da Paola Caruso, che lo presentò il 30 maggio 2019 presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell&#8217;università di Napoli, in un convegno sul tema <em>Melancholia &#8211; Insania &#8211; Superstitiones. Il mondo parallelo dalla Classicità all&#8217;Umanesimo</em>, Nel corso del convegno, organizzato da Antonietta Iacono, docente di letteratura latina medievale e umanistica presso l&#8217;ateneo partenopeo, la professoressa Caruso intervenne con una relazione dal titolo<em> I capricci del principe e il tarantolismo: la &#8220;paideia&#8221; di Elisio Calenzio</em> , in una sessione in cui io invece presentai un intervento sul tema<em> Il tarantismo. Cura dell&#8217;anima e musica nella tradizione popolare</em>.</p>
<p>(1) A parte le sempre incombenti ribellioni dei Baroni, come è noto la Puglia dovette subire nel 1480 anche l&#8217;attacco dell&#8217;armata turca che occupò Otranto per oltre un anno, in quello che probabilmente fu un vero e proprio tentativo di invasione del Regno e dell&#8217;Italia tutta, fermatasi di fatto solo per la morte improvvisa del sultano Maometto II. Su questo episodio consiglio lo splendido libro di Vito Bianchi <em>Otranto 1480. </em><em>Il sultano, la strage, la conquista</em> edito nel 2016 da Laterza.</p>
<p>(2) Per approfondimenti si può leggere questo mio articolo: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/12/14/giovanni-pontano-la-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/12/14/giovanni-pontano-la-taranta/ </a>).</p>
<p>(3) Efisio Calenzio,<em> Epistolae ad Hiaracum</em>, a cura di Michele Mongelli, Edizioni di Pagina, Bari, 2020, p. 221. A questo prezioso volume si rimanda per approfondimenti.</p>
<p>(4) Se così fosse, sarebbe uno dei primissimi casi (insieme a quello scritto da un altro erudito napoletano dell&#8217;epoca, Alessandro D&#8217;Alessandro)</p>
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		<title>La &#8220;taranta&#8221; ha pizzicato anche il Marta</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Dec 2019 09:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Museo archeologico Nazionale di Taranto ha scelto di promuovere in questi giorni sul suo profilo facebook questo &#8220;cratere&#8221;, ritrovato a Ceglie del Campo (che oggi è un sobborgo di Bari) su cui è raffigurata una stupefacente scena di danza in onore di Dioniso, attribuita al &#8220;pittore delle Carnee&#8221; e risalente agli ultimi decenni del V secolo a.C.  Tale promozione è... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/12/08/la-taranta-ha-pizzicato-anche-il-marta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/12/78219133_2472216039719143_7311259219515146240_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3543" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/12/78219133_2472216039719143_7311259219515146240_n-200x300.jpg" alt="78219133_2472216039719143_7311259219515146240_n" width="200" height="300" /></a>Il <a href="http://www.museotaranto.beniculturali.it/web/index.php?area=1&amp;page=home&amp;id=0&amp;lng=it">Museo archeologico Nazionale di Taranto</a> ha scelto di promuovere in questi giorni sul suo profilo facebook questo &#8220;cratere&#8221;, ritrovato a Ceglie del Campo (che oggi è un sobborgo di Bari) su cui è raffigurata una stupefacente scena di danza in onore di Dioniso, attribuita al &#8220;pittore delle Carnee&#8221; e risalente agli ultimi decenni del V secolo a.C.  Tale promozione è inserita in &#8220;<span class="_5afx"><a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/pastforfuture?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDvuIYUCNuLidRpybALsxukmHH0sYePnxmmBsdSjxR7QqMk6imgfMYHO3sZz424716QwA2WYJtoycXMtI2-Jj4mDnG5n0dMtmEsZ33wavzbWPpWBu0TaB567HHaFhS214oqaP15Rl2NW2aAwNosDI7CMFKQnnDjwkTOiJJLLVMYlgn_q1jSBgzuFzQdUGQp-xntxLCdltTRnaUW4h6JeboBAOVixFMV7MO4ud7Gu0tI2LGKcxZfQnVJXZhJlbE1jNC8csq_R8E92E8ePGQqVKcWZS9qWcIwavSNX3UJbpxsHs_wKx1HsRGHG0HekfME8zoXNO55LJFXGNjg8p-F4T8SdUoe&amp;__tn__=%2ANK-R" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">PastForFuture</span></a>&#8220;, iniziativa che si propone di valorizzare il patrimonio percorsi di rilettura contemporanea. Su fb il tutto viene presentato così:</span></p>
<blockquote><p>La festa raffigurata su questo cratere è un curioso esempio di Past for Future, perché la sua danza è giunta fino a noi, ed è diventata molto nota: si tratta della taranta, che ha probabilmente origini tarantine!</p></blockquote>
<p>Questo singolare testo colpisce per almeno due motivi. Da una parte afferma una cosa francamente fuorviante e inaccettabile (a maggior ragione se parte da un&#8217;istituzione come il Marta, da cui ci si aspetterebbe ben altra accuratezza scientifica), cioè che la danza della &#8220;festa&#8221; rappresentata sul cratere, &#8220;arrivata fino a noi&#8221;, sarebbe nientepopodimenoche &#8220;la taranta&#8221;. Ora, una cosa è riferire dei possibili rapporti che potrebbero esistere fra i riti dionisiaci e il tarantismo, argomento aperto, su cui si discute da tempo e si può tranquillamente continuare a farlo; ben altro è dire che quella danza è proprio &#8220;la taranta&#8221; (cioè il ballo curativo del tarantismo, anche se chiamarla così non è del tutto corretto), arrivata intonsa fino a noi dopo un viaggio temporale piuttosto lunghino, esattamente quella, senza nessun dubbio possibile!</p>
<p>L&#8217;altra questione, forse più interessante, riguarda il tema delle origini tarantine della &#8220;taranta&#8221;, cioè (credo) del tarantismo. Su questo non tutte, ma sicuramente molte testimonianze storiche &#8211; alcune vecchie di diversi secoli, altre più recenti &#8211; concordano: l&#8217;origine e l&#8217;epicentro del fenomeno vengono riferite proprio alla città Jonica e ai suoi dintorni. Una approfondita analisi di queste testimonianze è fornita dall&#8217;antropologo <span style="color: #993300;">Antonio Basile</span> nel suo recente <span style="color: #ff0000;"><em>Gioconda miseria. Il tarantismo a Taranto. XVI-XX secolo </em></span>(Progedit 2016), di cui ho anche scritto a suo tempo una recensione (che si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/03/30/taranto-taranta-tarantella/">qui</a> )<em>. </em></p>
<p>Infine, mi permetto di dare un suggerimento. Se proprio si vuole proporre una lettura &#8220;tarantina&#8221; del &#8220;tarantismo&#8221; attraverso le opere dei musei, si potrebbe partire dal segnalare che, proprio nella città jonica, a poche centinaia di metri dal Marta, a Palazzo Pantaleo, nella città vecchia, esiste un piccolo museo etnografico dove sono esposti i risultati delle ricerche pionieristiche che sull&#8217;argomento condusse un erudito tarantino, <span style="color: #993300;">Alfredo Maiorano</span>, che nel 1950, nelle campagne di Lizzano, effettuò la prima registrazione in assoluto di una &#8220;pizzica pizzica&#8221; (anzi, di una “taranta”) <img class="alignleft size-medium wp-image-2695" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/13710580_10154346236610349_7126990260804133682_o-300x169.jpg" alt="13710580_10154346236610349_7126990260804133682_o" width="300" height="169" />usata per il rito del tarantismo. Questo prima di <span style="color: #993300;">Alan Lomax</span>, <span style="color: #993300;">Diego Carpitella</span>, <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span> e via dicendo. Maiorano aveva anche raccolto moltissimi oggetti della cultura popolare del tarantino, che sono esposti in questo bel museo che porta il suo nome, la cui collezione etnografica ruota appunto intorno alla <em>ritualità magica e religiosa nel tarantino</em>. Particolarmente significativa nella raccolta, appunto, è la sezione dove sono esposti un violino e un tamburello usati nella terapia del tarantismo.</p>
<p>Mi ha sempre stupito come, in tutto il grande clamore sorto negli ultimi anni in Puglia su questi argomenti, da Taranto, che pure avrebbe tanto da dire e da proporre, sul piano promozionale <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/tarantismo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2690" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/tarantismo-300x269.jpg" alt="tarantismo" width="300" height="269" /></a>sia venuto poco e nulla. Penso da anni (e qualche volta ne ho parlato anche in interventi pubblici) che sarebbe una bella idea di &#8220;promozione territoriale integrata&#8221; quella di proporre un percorso di lettura del fenomeno (naturalmente con la dovuta cautela scientifica) che unisca nella &#8220;narrazione&#8221; (mi si scusi il termine) i reperti del Marta con gli oggetti del museo Majorano (che a differenza del museo archeologico, che è statale, appartiene al comune di Taranto). Percorso che potrebbe concludersi proprio con l&#8217;ascolto delle straordinarie registrazioni fatte a Lizzano (cosa che in questo momento non è possibile fare nella sede del museo, anche se le tracce audio sono disponibili su Internet <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/05/08/la-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950/">qui</a>), in un contesto espositivo che renda fruibili anche la tante preziose foto scattate dallo studioso tarantino e anche degli stralci delle tante testimonianza storiche sul tarantismo nella città e nei suoi dintorni, alcune delle quali sono decisamente affascinanti anche sul piano narrativo.</p>
<p>Detto tutto questo, occorre anche ribadire che il cratere del &#8220;pittore delle Carnee&#8221; è bellissimo (lo tengo da tempo come foto del mio profilo fb!), e da solo giustificherebbe una visita al Marta, museo ricco di tesori straordinari, che oggi si possono ammirare in tutta la loro magnificenza grazie al recente riallestimento. Uscendo dall&#8217;austero palazzo con vista sui giardini di Piazza Garibaldi, magari si potrebbe anche fare una passeggiata verso i vicoli di Taranto vecchia, per raggiungere il Museo dedicato al nostro Alfredo Majorano, potendo così passare dalla rappresentazione di un rito del V secolo a.C. a quella di un rito documentato 25 secoli dopo: due fenomeni diversi, ma probabilmente con diverse cose in comune.</p>
<p>La pagina &#8220;promozionale&#8221; del Marta è questa: <a href="https://www.facebook.com/MuseoMARTA/?epa=SEARCH_BOX">https://www.facebook.com/MuseoMARTA/?epa=SEARCH_BOX</a></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Per info sul Museo &#8220;Majorano&#8221; cliccare </span><a style="font-size: 1rem;" href="http://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=198">qui</a></p>
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		<title>Lissìa, il cd giusto al momento giusto</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 12:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[le mie recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Majorano]]></category>
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		<category><![CDATA[musica popolare]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo il folgorante esordio di Rotte le capase, i Mandatari, gruppo composto in prevalenza da giovani dell’area meridionale della provincia di Taranto, ci consegnano un lavoro più meditato e ambizioso, Lissìa. Come si evince dal titolo, il cd è una raccolta di canti popolari della zona di provenienza del gruppo, che si articola in un repertorio abbastanza composito: dai canti di lavoro (La patana, un brano... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/07/12/lissia-il-cd-giusto-al-momento-giusto/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/07/lissìa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3150" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/07/lissìa-300x300.jpg" alt="lissìa" width="300" height="300" /></a>Dopo il folgorante esordio di <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/06/18/dal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi/"><em>Rotte le capase</em></a>, i <span style="color: #ff0000;"><strong>Mandatari</strong></span>, gruppo composto in prevalenza da giovani dell’area meridionale della provincia di Taranto, ci consegnano un lavoro più meditato e ambizioso, <span style="color: #993300;"><strong><em>Lissìa</em></strong></span>. Come si evince dal titolo, il cd è una raccolta di canti popolari della zona di provenienza del gruppo, che si articola in un repertorio abbastanza composito: dai canti di lavoro (<span style="color: #993300;"><em>La patana</em></span>, un brano in polifonia ripreso dal vivo, con il gruppo che canta insieme a due arzille signore di Fragagnano, <span style="color: #ff0000;">Lina</span> e <span style="color: #ff0000;">Maria Galeone</span>, che aggiungono anche dei divertenti ed emblematici commenti, <em><span style="color: #993300;">La villanella</span> </em>e<em> <span style="color: #993300;">La scarola</span></em>), al canto d’amore<span style="color: #993300;"> <em>La funtanella</em></span>, all’interessantissimo <span style="color: #993300;"><em>Lu resu resu</em></span>, un canto di questua che si eseguiva durante la notte e la mattina di Pasqua. Anche in questo caso il brano è preceduto da una breve introduzione cantata da <span style="color: #ff0000;">Ernesto Cavallo</span>, anziano cantore di Fragagnano. A questi si aggiungono una serie di pizziche pizziche di varia provenienza (<span style="color: #993300;"><em>di Martina Franca</em></span>, <span style="color: #993300;"><em>di Carosino</em></span>, la <span style="color: #993300;"><em>Pizzica tarantella di Mestru Eduardo</em></span> – nel modo di San Marzano di San Giuseppe, e la irresistibile <span style="color: #993300;"><em>Taranta di Lizzano</em></span>, già presente in <span style="color: #993300;"><em>Rotte le capase</em></span> e ora riproposta in una versione forse ancora più affascinante). Infine, arricchiscono il cd due perle, veramente emozionanti anche solo per il suono della lingua arbëreshe, provenienti sempre da San Marzano di San Giuseppe, paese del tarantino fondato da popolazioni che fuggivano dall&#8217;Albania durante l&#8217;invasione turca del XV secolo: <span style="color: #993300;"><em>Te dua mire (la romanza del fidanzato)</em></span>, canto di amore di antiche origini, e <span style="color: #993300;"><em>Ndrikull Elvi’</em></span>, una collazione di <em>vJershe</em> (cioè ‘messaggi in codice’) usati dalle braccianti agricole per comunicare nella loro lingua senza essere capite dai colleghi e soprattutto dai padroni).</p>
<p>I brani di <span style="color: #993300;"><em>Lissìa </em></span>sono in gran parte proposti dai <span style="color: #ff0000;">Mandatari </span>in una maniera che cerca di mantenere per quanto possibile la grammatica tradizionale, inserita in un contesto corale; un approccio che riesce ad esprimere il meglio nei concerti (consiglio a tutti i loro travolgenti live). Da questa impostazione mi sembra che emergano le cose migliori del cd, come traspare ad esempio in molte delle bellissime pizziche pizziche (la mia preferenza va comunque alla magica <span style="color: #993300;"><em>Taranta di Lizzano</em></span>), dove spiccano la notevole tecnica esecutiva nelle parti strumentali, in particolare mandolino ed organetto, e un cantato a volte un po’ acerbo ma sempre efficace e ‘schietto’. In altri casi si è cercato l’inserimento di arrangiamenti più elaborati, ottenendo risultati a mio parere non del tutto convincenti e che fanno molto di già sentito, come ad esempio nella coda ‘bennatiana’ della <span style="color: #993300;"><em>Pizzica Pizzica di Taranto </em></span>e negli ammiccamenti alla tarantella del Gargano de <span style="color: #993300;"><em>La Funtanella</em></span>  e alla ‘tammurriata’ de <span style="color: #993300;"><em>La scalora</em></span>. In alcuni passaggi, anche il lavoro in studio di registrazione sembra aver un po’ ‘ammorbidito’ la carica del gruppo. Tutte cose che peraltro succedono spesso quando si lavora con la musica popolare e non facili da risolvere – soprattutto per un lavoro di fatto autoprodotto.</p>
<p>Mi pare comunque importante segnalare anche come il variegato repertorio presente nel cd sia stato costruito grazie a una ricerca molto accurata svolta sui testi storici (e in particolare sugli studi effettuati – a volte con delle pionieristiche registrazioni dal vivo – dal mitico studioso tarantino <span style="color: #ff0000;">Alfredo Majorano</span> dagli anni ’30 agli anni ’70 del secolo scorso), ma anche direttamente sul campo, dalla viva voce degli anziani cantori della zona. Un lavoro prezioso, che conferisce a <em><span style="color: #993300;">Lissìa</span> </em>uno spessore culturale sorprendente, vista anche la giovane età dei componenti del gruppo. Qualità ormai rara, che non è facile trovare ad esempio negli ultimi lavori che ho ascoltato della riproposta salentina, ormai votati in gran parte – con poche lodevoli eccezioni – a più o meno stanche ripetizioni in chiave festaiola dei soliti pochi conosciutissimi brani o ad autocompiaciute operazioni di “abbellimento” e riscrittura (in chiave jazz-world-rock e chi più ne ha più ne metta), riguardanti quasi sempre ancora i soliti brani, con esiti di rado realmente significativi e interessanti.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, possiamo considerare <em><span style="color: #993300;">Lissìa</span></em> un cd importante ed esemplare, assolutamente consigliato ad ogni appassionato di musica popolare. Se poi capita in zona un loro concerto, ancora meglio.</p>
<p>La formazione:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Salvatore Cavallo Galeanda</span>: Voce, tamburello e castegnette<br />
<span style="color: #ff0000;">Francesco Pastorelli</span>: Voce, tamburello e castagnette<br />
<span style="color: #ff0000;">Cosimo Pastore</span>: Voce, mandolino, bouzouki, chitarra battente<br />
<span style="color: #ff0000;">Mattia Cito</span>: Organetto e fisarmonica;<br />
<span style="color: #ff0000;">Niko “Zef” Friolo</span>: Chitarra e voce.</p>
<p>+ vari ospiti su alcuni brani</p>
<p>Per approfondimenti:</p>
<p>Per leggere la mia recensione a<em> <span style="color: #993300;">Rotte le capase</span></em>, cd d’esordio del gruppo, cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/06/18/dal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi/">qui</a></p>
<p>Sul patrimonio musicale tradizionale del tarantino: <span style="color: #ff0000;">Alfredo Majorano</span>,<span style="color: #993300;"> </span><em><span style="color: #993300;">Tradizioni e canti popolari a Taranto e nei paesi di area tarantina</span>, </em>Manduria, Lacaita, 1989</p>
<p>Sul tarantismo a Taranto: <span style="color: #ff0000;">Antonio Basile</span>, <span style="color: #993300;"><em>Gioconda miseria. Il tarantismo a Taranto. XVI-XX secolo</em></span>, Progedit (mia recensione qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/03/30/taranto-taranta-tarantella/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/03/30/taranto-taranta-tarantella/</a> )</p>
<p>Per ascoltare le storiche registrazioni di <span style="color: #ff0000;">Alfredo Majorano</span> su Internet Culturale cliccare <a href="http://www.internetculturale.it/opencms/ricercaMagExpansion.jsp?q=&amp;searchType=avanzato&amp;channel__creator=Majorano%2C+Alfredo&amp;channel__contributor=Majorano%2C+Alfredo&amp;opCha__contributor=OR&amp;opCha__creator=OR">qui</a></p>
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		<title>Dal giovane gruppo dei Mandatari uno dei cd più belli e godibili degli ultimi tempi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/18/dal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Jun 2017 14:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Rotte le capase, cd realizzato in autoproduzione (attraverso una raccolta fondi su MusicRaiser) dei Mandatari è una delle belle sorprese di questi mesi, di quelle che ci fanno riconciliare con la &#8220;nostra&#8221; musica, la cui scena attuale appare sempre più preda di una inesorabile deriva di senso. Si tratta di una sorta di lungo demo (così viene dichiarato nella scheda su MusicRaiser), composto da... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/18/dal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/f13fe2_ea51f3fd92964ae085e613840724503dmv2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2756" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/f13fe2_ea51f3fd92964ae085e613840724503dmv2-300x172.jpg" alt="f13fe2_ea51f3fd92964ae085e613840724503d~mv2" width="300" height="172" /></a>Rotte le capase</em></span></strong>, cd realizzato in autoproduzione (attraverso una raccolta fondi su MusicRaiser) dei <strong><span style="color: #ff0000;">Mandatari </span></strong>è una delle belle sorprese di questi mesi, di quelle che ci fanno riconciliare con la &#8220;nostra&#8221; musica, la cui scena attuale appare sempre più preda di una inesorabile deriva di senso.</p>
<p>Si tratta di una sorta di lungo demo (così viene dichiarato nella <a href="https://www.musicraiser.com/it/projects/6419-riscopriamo-la-tradizione">scheda su MusicRaiser</a>), composto da otto brani, appartenenti alla tradizione dei luoghi di provenienza dei componenti del gruppo, nato nel 2013 e composto da giovani (e giovanissimi: i più giovani hanno poco più di venti anni) musicisti: Lizzano, Fragagnano, Carosino, Manduria, paesi della provincia tarantina ancora linguisticamente salentini, e del vicino San Marzano di San Giuseppe, straordinaria isola linguistica italo-albanese originatasi da comunità che fuggivano dal Paese delle Aquile conquistato dai turchi.</p>
<p>I canti inclusi nel cd sono frutto principalmente di una ricerca sul campo che (nonostante la giovane età dei suoi componenti) il gruppo sta compiendo da alcuni anni in queste zone, a cui si aggiungono dei brani appresi dalle mitiche registrazioni effettuate nei primissimi anni &#8217;50 del Novecento dal grande <span style="color: #ff0000;">Alfredo Majorano</span> (1902-1984), uno studioso tarantino di folklore, che per  studiare meglio la cultura popolare della sua terra si comprò un registratore, quando strumenti simili erano pochissimo diffusi, con cui incise su nastro delle preziose documentazioni di canti, che precedono quelle &#8220;fondative&#8221; di <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span> e <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> del 1954, e quelle di <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> ed <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> del 1959/60 (e che da poco si possono ascoltare anche su <a href="http://www.internetculturale.it/opencms/ricercaMagExpansion.jsp?q=&amp;searchType=avanzato&amp;channel__creator=Majorano%2C+Alfredo&amp;channel__contributor=Majorano%2C+Alfredo&amp;opCha__contributor=OR&amp;opCha__creator=OR">Internet Culturale</a>).</p>
<p>In particolare, dagli studi di Majorano sono tratti i due brani di apertura del cd, <span style="color: #993300;"><em>Ohi la Emma</em></span>, canto a tema amoroso eseguito a più voci, sull&#8217;aria di <span style="color: #993300;"><em>Fimmene f</em><i>immene</i></span>, che il gruppo esegue in maniera fedele all&#8217;originale (senza strumenti e con tanto di grilli in sottofondo), e la <span style="color: #993300;"><em>Taranta di Lizzano</em></span>, che in originale è stata il primo brano in assoluto usato per la &#8220;terapia sonora&#8221; del tarantismo ad essere registrato (ne ho già scritto qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/05/08/la-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/05/08/la-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950/</a> ). Il gruppo lo interpreta in maniera travolgente, dandone una interpretazione memorabile, che da sola vale il cd.</p>
<p>Segue poi una piacevole <span style="color: #993300;"><em>Quadriglia </em><i>martinese</i></span>, eccellente esempio di queste musiche per ballo portate dall&#8217;organetto, e la fascinosissima <span style="color: #993300;"><em>Taranta di San Marzano di San Giuseppe</em></span>, dall&#8217;andamento minore/maggiore caratteristico di questo genere di repertori nella zona dell&#8217;Alto Salento-Bassa Murgia. Il cd contiene inoltre altri due pezzi tarantellosi belli e trascinanti, la <span style="color: #993300;"><em>Pizzica pizzica dell&#8217;area Jonica</em></span> e la <span style="color: #993300;"><em>Pizzica tarantina del</em> &#8216;700</span>, <em><span style="color: #993300;">Li mestieri</span>, </em>brano &#8211; come dichiarato sul profilo fb del gruppo &#8211; &#8220;raccolto a Carosino e cantato da Ciro Conte detto &#8216;Giruddu lu Monacu'&#8221;, eseguito con un arrangiamento forse un po&#8217; troppo fracassone, e <em><span style="color: #993300;">Lu vecchio</span> ,</em> canzone che ironizza (in maniera corrosiva) sulle disavventure di un signore anziano che vorrebbe impalmare una giovinetta, ma proprio non ce la fa (e alla fine, infatti, si butta dalla finestra).</p>
<p>Oltre che per la  nella scelta del repertorio, le esecuzioni dei <span style="color: #ff0000;">Mandatari</span> colpiscono per la notevolissima e sorprendente competenza tecnica e strumentale e &#8211; quasi sempre &#8211; per la qualità degli arrangiamenti. In particolare, i brani tarantellosi sono proposti in versioni vertiginose, che è veramente difficile ascoltare rimanendo con i piedi fermi. E anche le parti vocali, pur forse con qualche ingenuità sui passaggi più ardui, risultano essere pertinenti e piacevoli. L&#8217;impostazione del gruppo si rifà a quella dei migliori gruppi storici della riproposta (attenta principalmente alle fonti e senza forzate &#8220;contaminazioni&#8221; e inseguimenti di mode world, per intenderci), ma con una attenzione alla qualità esecutiva e una compattezza di suono che non è sempre facile trovare (e a volte, come nel caso dell&#8217;organetto e del mandolino, arrivando a livelli molto elevati, di vero e proprio virtuosismo).</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Rotte le capase</em></span> è dunque un lavoro di grande interesse, prodotto da un gruppo di musicisti appassionati e consapevoli, che speriamo possa regalarci in un futuro non troppo lontano altre perle di una zona trascurata dalle mode &#8220;pizzicate&#8221;, ma in realtà ricchissima di tradizioni e musiche. Consigliatissimo dunque a tutti gli appassionati di musica popolare.</p>
<p>La formazione:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Salvatore Cavallo Galeanda</span>: Voce e tamburello;<br />
<span style="color: #ff0000;">Francesco Pastorelli</span>: Voce e tamburello;<br />
<span style="color: #ff0000;">Cosimo Pastore</span>: Voce e mandolino;<br />
<span style="color: #ff0000;">Mattia Cito</span>: Organetto;<br />
<span style="color: #ff0000;">Nico Friolo</span>: Chitarra.</p>
<p><iframe width="625" height="352" src="https://www.youtube.com/embed/BVdrrcqRjno?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondimenti:</p>
<p>sul patrimonio musicale tradizionale del tarantino: Alfredo Majorano, <em><span style="color: #993300;">Tradizioni e canti popolari a Taranto e nei paesi di area tarantina</span>, Manduria</em>, Lacaita, 1989</p>
<p>sul tarantismo a Taranto: Antonio Basile, <span style="color: #993300;"><em>Gioconda miseria. Il tarantismo a Taranto. XVI-XX secolo</em>, Progedit</span> (mia recensione qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/03/30/taranto-taranta-tarantella/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/03/30/taranto-taranta-tarantella/</a> )</p>
<p>per ascoltare le storiche registrazioni di <span style="color: #ff0000;">Alfredo Majorano</span> su Internet Culturale cliccare <a href="http://www.internetculturale.it/opencms/ricercaMagExpansion.jsp?q=&amp;searchType=avanzato&amp;channel__creator=Majorano%2C+Alfredo&amp;channel__contributor=Majorano%2C+Alfredo&amp;opCha__contributor=OR&amp;opCha__creator=OR">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F18%2Fdal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi%2F&amp;linkname=Dal%20giovane%20gruppo%20dei%20Mandatari%20uno%20dei%20cd%20pi%C3%B9%20belli%20e%20godibili%20degli%20ultimi%20tempi" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F18%2Fdal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi%2F&amp;linkname=Dal%20giovane%20gruppo%20dei%20Mandatari%20uno%20dei%20cd%20pi%C3%B9%20belli%20e%20godibili%20degli%20ultimi%20tempi" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F18%2Fdal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi%2F&amp;linkname=Dal%20giovane%20gruppo%20dei%20Mandatari%20uno%20dei%20cd%20pi%C3%B9%20belli%20e%20godibili%20degli%20ultimi%20tempi" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F18%2Fdal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi%2F&amp;linkname=Dal%20giovane%20gruppo%20dei%20Mandatari%20uno%20dei%20cd%20pi%C3%B9%20belli%20e%20godibili%20degli%20ultimi%20tempi" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F18%2Fdal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi%2F&amp;linkname=Dal%20giovane%20gruppo%20dei%20Mandatari%20uno%20dei%20cd%20pi%C3%B9%20belli%20e%20godibili%20degli%20ultimi%20tempi" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F18%2Fdal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi%2F&amp;title=Dal%20giovane%20gruppo%20dei%20Mandatari%20uno%20dei%20cd%20pi%C3%B9%20belli%20e%20godibili%20degli%20ultimi%20tempi" id="wpa2a_18">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/18/dal-giovane-gruppo-dei-mandatari-uno-dei-cd-piu-belli-e-godibili-degli-ultimi-tempi/">Dal giovane gruppo dei Mandatari uno dei cd più belli e godibili degli ultimi tempi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>La prima, incredibile registrazione di una &#8220;pizzica tarantata&#8221; (Lizzano, 1950)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2017 18:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Majorano]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E così, senza dire (quasi niente a nessuno), questa incredibile traccia audio, finora conosciuta solo da pochi appassionati, è stata resa disponibile sul web, su Internet Culturale, un importante sito istituzionale dedicato alle collezioni delle biblioteche pubbliche. Si tratta della prima, straordinaria registrazione di un &#8220;canto tarantolesco&#8221; usato per il rito del tarantismo, ripresa a Lizzano (paese in provincia di Taranto ancora... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/05/08/la-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/tarantismo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2690" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/tarantismo-300x269.jpg" alt="tarantismo" width="300" height="269" /></a>E così, senza dire (quasi niente a nessuno), questa incredibile traccia audio, finora conosciuta solo da pochi appassionati, è stata resa disponibile sul web, su <a href="http://www.internetculturale.it">Internet Culturale</a>, un importante sito istituzionale dedicato alle collezioni delle biblioteche pubbliche. Si tratta della prima, straordinaria registrazione di un &#8220;canto tarantolesco&#8221; usato per il rito del tarantismo, ripresa a <span style="color: #993300;">Lizzano</span> (paese in provincia di Taranto ancora linguisticamente salentino) nel 1950 dal grande <span style="color: #ff0000;"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Majorano">Alfredo Majorano</a></span> (1902-1984), uno studioso di folklore, che per documentare meglio la cultura popolare della sua terra si comprò un registratore, quando strumenti simili erano pochissimo diffusi. Questa registrazione della <em><span style="color: #993300;">taranta di Lizzano</span></em>, denominata <span style="color: #993300;"><em>Ci è taranta, làssila ballare</em></span>, che precede quelle di <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span> e <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> del 1954, e quelle di <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> ed <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> del 1959/60, è interessante anche per la lunga introduzione in cui proprio Majorano illustra gli aspetti storici del fenomeno e indica i nomi dei musicisti: il violinista <span style="color: #ff0000;">Giacomo Mele</span> e la tamburellista <span style="color: #ff0000;">Maria Musciacchia</span>. Lo studioso tarantino scattò anche alcune belle foto, fra cui quella che abbiamo pubblicato sopra.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2689" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/cover-300x268.jpg" alt="cover" width="300" height="268" />Per ascoltare la <em>taranta di Lizzano </em>cliccare <a href="http://www.internetculturale.it/jmms/iccuviewer/iccu.jsp?id=oai%3Awww.internetculturale.sbn.it%2FTeca%3A20%3ANT0000%3ATA0021_majorano_1_12&amp;mode=all&amp;teca=MagTeca+-+ICCU">qui</a></p>
<p>Su Internet Culturale si possono ascoltare anche altre importanti registrazioni di canti (e non solo) effettuate da Alfredo Majorano, a cui si può accedere &#8216;cliccando <a href="http://www.internetculturale.it/it/16/search?q=&amp;searchType=avanzato&amp;channel__creator=%22Majorano%2C+Alfredo%22&amp;channel__contributor=%22Majorano%2C+Alfredo%22&amp;opCha__contributor=OR&amp;opCha__creator=OR">qui</a></p>
<p>Majorano aveva anche raccolto moltissimi oggetti della cultura popolare del tarantino, che sono esposti in un bel museo che si trova a Taranto Vecchia, in Palazzo Pantaleo, la cui collezione etnografica ruota appunto intorno alla <em>ritualità magica e religiosa nel tarantino</em>.</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/13710580_10154346236610349_7126990260804133682_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2695" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/05/13710580_10154346236610349_7126990260804133682_o-300x169.jpg" alt="13710580_10154346236610349_7126990260804133682_o" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Particolarmente significativa la sezione dove sono esposti un violino e un tamburello usati nella terapia del tarantismo. Per info sul Museo cliccare <a href="http://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=198">qui</a></p>
<p>La speranza comunque è che questi materiali meravigliosi possano essere presto pubblicati con gli apparati scientifici adeguati alla loro importanza (e magari anche con i testi).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F05%2F08%2Fla-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950%2F&amp;linkname=La%20prima%2C%20incredibile%20registrazione%20di%20una%20%E2%80%9Cpizzica%20tarantata%E2%80%9D%20%28Lizzano%2C%201950%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F05%2F08%2Fla-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950%2F&amp;linkname=La%20prima%2C%20incredibile%20registrazione%20di%20una%20%E2%80%9Cpizzica%20tarantata%E2%80%9D%20%28Lizzano%2C%201950%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F05%2F08%2Fla-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950%2F&amp;linkname=La%20prima%2C%20incredibile%20registrazione%20di%20una%20%E2%80%9Cpizzica%20tarantata%E2%80%9D%20%28Lizzano%2C%201950%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F05%2F08%2Fla-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950%2F&amp;linkname=La%20prima%2C%20incredibile%20registrazione%20di%20una%20%E2%80%9Cpizzica%20tarantata%E2%80%9D%20%28Lizzano%2C%201950%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F05%2F08%2Fla-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950%2F&amp;linkname=La%20prima%2C%20incredibile%20registrazione%20di%20una%20%E2%80%9Cpizzica%20tarantata%E2%80%9D%20%28Lizzano%2C%201950%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F05%2F08%2Fla-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950%2F&amp;title=La%20prima%2C%20incredibile%20registrazione%20di%20una%20%E2%80%9Cpizzica%20tarantata%E2%80%9D%20%28Lizzano%2C%201950%29" id="wpa2a_20">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/05/08/la-prima-registrazione-di-una-pizzica-tarantata-lizzano-1950/">La prima, incredibile registrazione di una &#8220;pizzica tarantata&#8221; (Lizzano, 1950)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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