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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Admin</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Nuovi tesori dal “cantiere aperto” dell’Archivio Sonoro della Puglia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 13:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 6 dicembre 2011 A meno di due anni dalla costituzione, l’Archivio Sonoro della Puglia si fa sempre più consistente, muovendo altri decisivi passi verso una sistematica raccolta di documentazione sonora, audiovisiva e fotografica riguardanti le musiche tradizionali della regione, dai primi anni ’50 fino ai nostri giorni. Il 7 dicembre verrà presentata la... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/05/01/nuovi-tesori-dal-cantiere-aperto-dellarchivio-sonoro-della-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><strong>Vincenzo Santoro</strong> da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it">Il Paese Nuovo</a> del 6 dicembre 2011</span></span><br />
<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/carpino1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1918" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/carpino1-300x207.jpg" alt="carpino(1)" width="300" height="207" /></a></p>
<p>A meno di due anni dalla costituzione, l’<span style="color: #993300;"><strong>Archivio Sonoro della Puglia</strong></span> si fa sempre più consistente, muovendo altri decisivi passi verso una sistematica raccolta di documentazione sonora, audiovisiva e fotografica riguardanti le musiche tradizionali della regione, dai primi anni ’50 fino ai nostri giorni.</p>
<p>Il 7 dicembre verrà presentata la versione aggiornata dell’Archivio, che, collocato presso la Cittadella della Cultura di Bari (sede dell’Archivio di Stato e della Biblioteca Nazionale), consentirà l’accesso diretto e completo ad oltre 5.000 documenti, in gran parte inediti. Il nuovo sistema di consultazione permetterà inoltre, collegandosi all’indirizzo<span id="more-1917"></span> <a href="http://www.archiviosonoro.org/puglia">www.archiviosonoro.org/puglia</a>, l’accesso a tutti i materiali raccolti, che potranno essere ascoltati o visualizzati online per i primi 40 secondi.</p>
<p>Il notevole accrescimento del patrimonio acquisito è stato possibile grazie alle tante collaborazioni realizzate con prestigiose istituzioni nazionali, dall’<strong>Accademia Nazionale di Santa Cecilia</strong> al <strong>Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari</strong>, dal <strong>Piccolo Teatro</strong> di Milano al <strong>Centro di Dialettologia</strong> <strong>e di Etnologia</strong> di Bellinzona fino alle <strong>Teche Rai</strong>.</p>
<p>Così, se gli sterminati giacimenti di queste ultime hanno rivelato veri e propri tesori, a partire dal video integrale – realizzato da <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Negrin</strong></span> per la <strong>Rai </strong>e mai trasmesso &#8211; che documenta quel capolavoro di ricerca e spettacolo che è stato il <span style="color: #993300;"><em>Sentite buona gente</em></span> di <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span> (evento sulla tradizione musicale italiana del 1966, svoltosi a Milano, a cui parteciparono per la Puglia un gruppo di suonatori di Carpino e l’“orchestrina terapeutica” del tarantismo capitanata da <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Stifani</strong></span> di Nardò), l’archivio del Piccolo Teatro ha permesso di recuperare documenti particolarmente utili per una sua piena comprensione, dalle foto di <strong><span style="color: #ff0000;">Luigi Ciminaghi</span></strong> al libretto di sala firmato da <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span> e <strong><span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span></strong>.</p>
<p>Allo stesso modo, alla copiosissima, e in molti casi, inedita documentazione raccolta su un autore di confine come <span style="color: #ff0000;"><strong>Matteo Salvatore</strong></span>, presente nel <strong>Fondo Profazio</strong>, si aggiungono tutte le sue apparizioni in trasmissioni radiofoniche e televisive, a partire da un’irresistibile comparsa sul piccolo schermo del 1957. Ancora, alle opere di documentaristi di grande prestigio, come <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Di Gianni</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Gianfranco Mingozzi</strong></span>, si accostano reportage, spesso anonimi, che riguardano i riti del <span style="color: #993300;"><strong>tarantismo </strong></span>a Galatina fin dagli anni ’60 o della <span style="color: #993300;"><em>focara</em></span> di Novoli, mentre si coglie uno strabiliante <span style="color: #ff0000;"><strong>Uccio Aloisi</strong></span> in un movimentatissimo episodio del “baratto culturale” sperimentato nel 1974 nel Salento da un geniale eversore delle forme tradizionali di teatro come <span style="color: #ff0000;"><strong>Eugenio Barba</strong></span> e il suo <strong>Odin Teatret</strong>.</p>
<p>Rispetto alla versione precedente dell’Archivio, alla già rilevante documentazione realizzata in Puglia dai padri fondatori della moderna ricerca antropologica ed etnomusicologica, da <span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto De Martino</strong></span> ad <strong><span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span></strong> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span>, da <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi </strong></span>ad <span style="color: #ff0000;"><strong>Annabella Rossi</strong></span>, si aggiunge ora un immenso patrimonio di suoni e canti raccolti da ricercatori privati che, senza il supporto di alcuna istituzione, si mossero autonomamente per preservare, su pellicola o nastro magnetico, la memoria queste salienti rappresentazioni dell’espressività popolare.</p>
<p>Da <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Chiriatti</strong></span>, indirizzato da <strong><span style="color: #ff0000;">Rina Durante</span></strong> al recupero delle tradizioni salentine fin dagli anni ‘70, a <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Rinaldi</strong></span>, che assieme ad altri ricercatori si mosse negli stessi anni verso una organica rilevazione delle culture orali del Tavoliere; da <span style="color: #ff0000;"><strong>Ettore De Carolis</strong></span>, autore negli anni ’80 di una pregevole raccolta sulla tradizione della chitarra battente del Gargano, ad <span style="color: #ff0000;"><strong>Otello Profazio</strong></span>, che negli stessi anni batteva vari territori della regione alla ricerca di ispirazione per la sua attività di spettacolo, fino a nomi del tutto sconosciuti come <span style="color: #ff0000;"><strong>Salvatore Panizza</strong></span>, autore di un’esemplare ricerca amatoriale sui canti in grico di Corigliano d’Otranto, o, per rimanere al Salento, come <span style="color: #ff0000;"><strong>Giacinta Rampino</strong></span>, a cui si deve la rara documentazione raccolta nell’entroterra gallipolino sulle tradizioni del <span style="color: #993300;"><em>Santu Lazzuru</em></span> e delle <span style="color: #993300;"><em>matinate</em></span>, l’Archivio costituisce anche un singolare intreccio tra vicende umane e intellettuali che, dopo anni di esaltanti ma spesso misconosciute ricerche in solitaria, sembrano aver trovato infine una “casa comune” in cui porre al riparo le proprie fatiche e restituirle a una fruizione pubblica.</p>
<p>L’Archivio prova anche che quella delle musiche di tradizione, di cui periodicamente si piange la morte, è una vicenda tutt’altro che conclusa, come attestato dalle rilevazioni di ricercatori più giovani (in particolare <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Amati </strong></span>e <strong><span style="color: #ff0000;">Massimiliano Morabito</span></strong>) che, dai <span style="color: #993300;"><em>canti della notte dei fornai</em></span> di Toritto alla <span style="color: #993300;"><em>Bassa musica</em></span> di Carbonara, dai riti pasquali di Grumo Appula alla diffusione dell’organetto nella Valle d’Itria, sono la testimonianza della straordinaria vitalità di un patrimonio capace di rinnovarsi senza mai smarrire un fondamentale richiamo al lascito dei padri. E accanto agli apporti dei privati ricercatori, come <span style="color: #ff0000;"><strong>Adriano Castigliego</strong></span> autore di un’indagine sulla serenata nel Gargano, risaltano le collaborazioni istituzionali come quella con il <strong>Conservatorio di Foggia</strong>, che ha realizzato una magistrale indagine sugli <span style="color: #993300;"><em>sciamboli</em></span>” caratteristica forma di canti sull’altalena del Sub-Appennino Dauno, interagendo con gli anziani di un vasto comprensorio per un recupero di un memoria sempre più rarefatta.</p>
<p>Una copiosissima documentazione offerta oltre tutto in uno nuovo ed originale sistema di fruizione che, per la ricchezza delle schede e la completezza dell’impostazione descrittiva, si configura come uno strumento indispensabile per la conoscenza di uno straordinario patrimonio culturale che è ancora lontano dall’essere stato ricostruito in tutte le sue innumerevoli declinazioni, come attestato dai numerosi fondi ancora da catalogare, da quelli frutto delle ricerche di <span style="color: #ff0000;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span> alle raccolte del <strong>Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari</strong>, si cui si concentrerà il lavoro futuro di accrescimento e arricchimento dell’Archivio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un’ala di riserva in volo, nel nome di Tonino Bello</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[don Tonino]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Radiodervish]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una sconvolgente messa mediterranea La colonna portante dei Radiodervish, Michele Lobaccaro, in un progetto etnico-spirituale di Flaviano De Luca dal manifesto di mercoledì 16 novembre 2011 Eversivo profeta di pace, don Tonino Bello è stato vescovo di Molfetta per oltre dieci anni (e presidente nazionale di Pax Christi e collaboratore del manifesto), prelato scomodo per lo stile di vita praticato,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/11/16/unala-di-riserva-in-volo-nel-nome-di-tonino-bello/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/Unala-di-riserva.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1928" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/Unala-di-riserva.jpg" alt="un'ala di riserva def" width="200" height="292" /></a>Una sconvolgente messa mediterranea</strong></span></p>
<p><em>La colonna portante dei <span style="color: #ff0000;"><strong>Radiodervish</strong></span>, <span style="color: #ff0000;">Michele Lobaccaro</span>, in un progetto etnico-spirituale</em></p>
<p>di <strong>Flaviano De Luca</strong></p>
<p>dal <em>manifesto </em>di mercoledì 16 novembre 2011</p>
<p>Eversivo profeta di pace, <span style="color: #993300;"><strong>don Tonino Bello</strong></span> è stato vescovo di Molfetta per oltre dieci anni (e presidente nazionale di Pax Christi e collaboratore del <em>manifesto</em>), prelato scomodo per lo stile di vita praticato, per l’impegno nella solidarietà verso gli sfrattati, i disoccupati, gli immigrati. Stava dalla parte degli ultimi, dei poveri, dei più deboli coi suoi gesti quotidiani. Sebbene sia morto nel 1993, le sue parole hanno una grande carica poetica, un afflato spirituale, una profonda attualità.</p>
<p>Così <span style="color: #ff0000;">Michele Lobaccaro</span>, musicista dei <span style="color: #ff0000;"><strong>Radiodervish</strong></span>, da tempo indagatore della spiritualità religiosa (ha scritto due libri, <em>San Nicola, Agiografia immaginaria</em>, nel 2006, e <em>Tre volte Dio, il confine sottile tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam: racconti</em>, nato dalla rassegna organizzata da lui stesso annualmente a Bari) è stato molto colpito dagli scritti di questo esponente del cattolicesimo, più impegnato sui temi del sociale, e ha provato a trarne ispirazione per delle canzoni, accompagnate con alcuni brani tradizionali della liturgia, cantati in latino e suonati con quella sensibilità a metà strada tra Occidente e oriente, tipica di questo territorio di confine marino. È nata così <span style="color: #993300;"><strong><em>Un’ala di riserva. Messa laica per don Tonino Bello</em></strong></span>, un cd con un libretto (<span id="more-1927"></span>pubblicato dalle edizioni <strong>La Meridiana</strong>, euro 18), un album profondamente ispirato all’idea di messa sostenuta da <span style="color: #993300;"><strong>don Tonino Bello</strong></span>, una funzione «che dovrebbe metterci in crisi ogni volta e che ci dovrebbe scaraventare fuori, allontanarci dalla ripetizione del già visto per orientarci verso l’inedito», una messa di profonda inquietudine, molto mediterranea nei timbri e nelle melodie.</p>
<p>Una carica di energia con tantissime belle voci, una sorta di all-stars pugliese, con l’eccezione di <span style="color: #ff0000;">Franco Battiato</span>, musicista siciliano, da tempo vicino alla band. Proprio la dolce e riconoscibile voce del maestro spirituale apre l’album in <em>Agnus Dei</em>, un pezzo davvero emozionante nell’andamento, sebbene molto conosciuto e cantato, con una strofa affidata a <span style="color: #ff0000;">Nabil Salameh</span>, l’altra parte dei <span style="color: #ff0000;">Radiodervish</span>. Si va dell’enfant prodige <span style="color: #ff0000;">Alessia Tondo</span>, scoperta tredicenne alla <strong>Notte della Taranta 2004</strong>, in <em>Donna di frontiera</em> al rapper visionario Caparezza, pure lui molfettese e adepto al santo patrono (il suo gruppo si chiama <strong>Sunny Cola Connection</strong>) che smonta i luoghi comuni natalizi con una dissonante filastrocca <em>Auguri scomodi</em>, ma tutte le collaborazioni – le <strong>Faraualla</strong> o il cantante dei <strong>Radicanto </strong><span style="color: #ff0000;">Fabrizio Piepoli </span>e gli <strong>Adria</strong>, duo italo-albanese, e <span style="color: #ff0000;"><em>Antonio Castrignanò</em></span>, <span style="color: #ff0000;">Giovannangelo De Gennaro</span> – sono scelte particolarmente azzeccate e ispirate che trasmettono quel bisogno di comunione, quella dolce universalità umana, tratto caratteristico del testo di <em>Preghiera a Cristo</em>, una scrittura fortemente lirica e appassionata, che si rivolge a un Dio “estroverso”, al paradigma essenziale di quel rapporto tra fede e cultura che oggi si ripropone a noi “chiamati a recitare le partiture della Storia della Salvezza, sugli scenari della transizione”.</p>
<p>Non è difficile ritrovarsi a intonare il <em>Kyrie Eleison</em>, alleggerito dalle evoluzioni di un quartetto d’archi o le tinte etno-meticciate del <em>Gloria </em>o quelle delle percussioni saracene di <em>La Lampara</em>, convincendosi che tutti avremmo bisogno di un’ala di riserva, di un aiuto per volare oltre le miserie quotidiane, di una musica che ci faccia salire il più in alto possibile, tra entusiasmo, gioia e speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">su don Tonino Bello, due testi consigliati (alla cui cura ho partecipato), entrambi pubblicati da Manni:</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=1&amp;id_recensione=1"><em>Manifesto di pace</em></a> (che raccoglie i suoi bellissimi e sconvolgenti scritti sul quotidiano <span style="color: #ff0000;"><em>i</em><em>l manifesto</em></span>), e l&#8217;antologia <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=6&amp;id_recensione=6">La teologia degli oppressi</a></em>, arricchita da una commovente e partecipe prefazione di <span style="color: #ff0000;"><strong>Nichi Vendola</strong></span> (scritta prima che diventasse Presidente della regione Puglia).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">per ordinare il cd/libro e tutte le pubblicazioni del vescovo alessanese, ci si può rivolgere alla Libreria Idrusa, 0833.781747, libreriaidrusa@libero.it.</span></p>
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		<title>Due anni dopo, si completa l’Archivio Sonoro della Puglia</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/09/15/due-anni-dopo-si-completa-larchivio-sonoro-della-puglia/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 13:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Esiti e prospettive dell’Archivio Sonoro della Puglia, promosso dall’associazione Altrosud d’intesa con la Direzione Generale per gli Archivi del MiBAC e la Regione Puglia, saranno illustrati il 7 dicembre a Bari, presso l’Auditorium dell’Archivio di Stato (via Pietro Oreste 5) da Luciano Scala (Direttore generale per gli Archivi del MiBAC), Silvia Godelli (Assessore al Mediterraneo della Regione Puglia), Domenico Ferraro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/09/15/due-anni-dopo-si-completa-larchivio-sonoro-della-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cartolinaarchviopuglia2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1948" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cartolinaarchviopuglia2011-200x300.jpg" alt="cartolinaarchviopuglia2011" width="200" height="300" /></a>Esiti e prospettive dell’</span><a href="http://www.archiviosonoro.org/puglia"><span style="color: #993300;"><strong>Archivio Sonoro della Puglia</strong></span></a>, <span style="color: #000000;">promosso dall’associazione <strong>Altrosud</strong> d’intesa con la <strong>Direzione Generale per gli Archivi</strong> del <strong>MiBAC</strong> e la <strong>Regione Puglia</strong>, saranno illustrati il 7 dicembre a Bari, presso l’<strong>Auditorium dell’Archivio di Stato </strong>(via Pietro Oreste 5) da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Luciano Scala</strong></span> <span style="color: #000000;">(Direttore generale per gli Archivi del MiBAC), </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Silvia Godelli</strong></span> <span style="color: #000000;">(Assessore al Mediterraneo della Regione Puglia), </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Domenico Ferraro</strong></span> <span style="color: #000000;">(presidente di Altrosud), mentre </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Simona Manca</strong></span> <span style="color: #000000;">(Vice Presidente e assessore alla cultura della Provincia di Lecce) e </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span> <span style="color: #000000;"> (Responsabile Ufficio Cultura dell’ANCI) dialogheranno sulle potenzialità di un progetto in cammino che è stato assunto come modello esemplare per altri analoghi progetti promossi in <strong>Campania</strong> e <strong>Basilicata</strong> dalla stessa associazione Altrosud d’intesa con il Ministero per i Beni Culturali in vista della realizzazione di una “rete degli archivi sonori” che si spera possa estendersi a tutto il territorio nazionale. Agli interventi di alcuni dei ricercatori che hanno contribuito alla realizzazione dell’Archivio (</span><span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Amati</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Patrizia Balestra</strong></span> <span style="color: #000000;">–del Conservatorio “U. Giordano” di Foggia-,</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Chiriatti</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Massimiliano Morabito</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Rinaldi</strong></span><span style="color: #000000;">) si alterneranno la <em><strong>Bassa musica</strong></em> di <strong>Carbonara</strong> e i canti della notte dei <strong>Fornai di Toritto</strong>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">A meno di due anni dalla costituzione, l’</span><a href="http://www.archviosonoro.org/puglia"><span style="color: #993300;"><strong>Archivio Sonoro della Puglia</strong></span></a> <span style="color: #000000;"><span id="more-1947"></span>muove altri decisivi passi verso una sempre più sistematica raccolta di materiali sonori, audiovisivi e fotografici che, di straordinario valore storico e documentario, offrono una rappresentazione dinamica delle musiche tradizionali della regione, dai primi anni ’50 fino ai nostri giorni. Alla già notevolissima documentazione realizzata in Puglia dai padri fondatori della moderna ricerca antropologica ed etnomusicologica, da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto De Martino</strong></span> a <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span><span style="color: #000000;">, da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span> <span style="color: #000000;">ad</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Annabella Rossi</strong></span><span style="color: #000000;">, si aggiunge ora un immenso patrimonio di suoni e canti raccolti da ricercatori privati che, senza il supporto di istituzioni allora abbastanza disinteressate a una delle più salienti manifestazioni dell’espressività popolare, si mossero autonomamente per preservare, su pellicola o nastro magnetico, la memoria di uno dei veicoli privilegiati, da parte delle comunità locali, per l’affermazione della propria identità culturale. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Chiriatti</strong></span><span style="color: #000000;">, indirizzato da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Rina Durante</strong></span> <span style="color: #000000;">al recupero delle tradizioni della <strong>Grecìa salentina</strong> fin dagli anni ‘70, a</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Rinaldi</strong></span><span style="color: #000000;">, che assieme ad altri ricercatori si mosse negli stessi anni verso una organica rilevazione delle culture orali del <strong>Tavoliere</strong>; da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Ettore De Carolis</strong></span><span style="color: #000000;">, autore negli anni ’80 di una pregevole raccolta sui </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Cantori di Carpino</strong></span><span style="color: #000000;">, ad</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Otello Profazio</strong></span><span style="color: #000000;">, che negli stessi anni batteva la <strong>Murgia</strong> ed altri territori alla ricerca di ispirazione per la sua attività di spettacolo, fino a nomi del tutto sconosciuti come </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Salvatore Panizza</strong></span><span style="color: #000000;">, autore di un’esemplare ricerca amatoriale sui canti processionali in grico di <strong>Corigliano d’Otranto</strong>, l’Archivio costituisce anche un singolare intreccio tra vicende umane e intellettuali che, dopo anni di esaltanti ricerche in solitaria, sembrano aver trovato infine una “casa comune” in cui porre al riparo le proprie fatiche e restituirle a una fruizione pubblica in strutture come l’<strong>Archivio di Stato</strong> e la <strong>Biblioteca Nazionale</strong> di <strong>Bari</strong>. L’Archivio prova anche che quelle delle musiche di tradizione, di cui periodicamente si piange la morte, è una vicenda tutt’altro che conclusa come magnificamente attestato dalle rilevazioni di ricercatori più giovani, come</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Amati </strong></span><span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Massimiliano Morabito</strong></span><span style="color: #000000;"> che, dai canti della notte dei fornai di <strong>Toritto</strong> alla bassa musica di <strong>Carbonara</strong>, dai riti pasquali di <strong>Grumo Appula</strong> alla diffusione dell’organetto nella <strong>Valle d’Itria</strong>, provano la straordinaria vitalità di un patrimonio capace di rinnovarsi senza mai smarrire un fondamentale richiamo al lascito dei padri. E accanto agli apporti dei privati ricercatori, come</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Adriano Castigliego</strong></span> <span style="color: #000000;">autore di un’indagine sulla serenata nel <strong>Gargano</strong>, risaltano le collaborazioni istituzionali come quella con il <strong>Conservatorio “U. Giordano”</strong> di <strong>Foggia</strong>, che ha realizzato una magistrale indagine sugli <em>sciamboli</em>, caratteristica forma di <em>canti sull’altalena</em> del <strong>Sub-Appennino Dauno</strong>, interagendo con gli anziani di un vasto comprensorio per un recupero interamente affidato alla memoria.</span></p>
<p>Segno anche della credibilità guadagnatasi sul campo dal progetto, le collaborazioni con prestigiose istituzioni nazionali, dall’<strong>Accademia Nazionale di Santa Cecilia</strong> al <strong>Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari</strong>, dal <strong>Piccolo Teatro di Milano</strong> al <strong>Centro di Dialettologia e di Etnologia di Bellinzona</strong> fino alle <strong>Teche Rai</strong>, arricchiscono notevolmente il patrimonio acquisito, prefigurando anche sviluppi a venire dello stesso Archivio. Così, se dagli sterminati giacimenti delle Teche Rai si ricava quel capolavoro di ricerca e spettacolo che è stato il <span style="color: #ff0000;"><em>Sentite buona gente</em></span> <span style="color: #000000;">di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span><span style="color: #000000;">, dal Piccolo si recuperano documenti particolarmente utili per una sua piena comprensione, dalle foto di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Ciminaghi</strong></span> <span style="color: #000000;">al libretto di sala firmato da</span> <strong><span style="color: #ff0000;">Roberto Leydi</span> </strong><span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span><span style="color: #000000;">. Allo stesso modo, alla copiosissima, e in molti casi, inedita documentazione raccolta su un autore di confine come</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Matteo Salvatore</strong></span><span style="color: #000000;">, presente nel</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Fondo Profazio</strong></span><span style="color: #000000;">, si aggiungono tutte le sue apparizioni in trasmissioni radiofoniche e televisive, a partire da un’irresistibile comparsa sul piccolo schermo del 1957. Ancora, alle opere di documentaristi di grande prestigio, come</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Di Gianni</strong></span> <span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Gianfranco Mingozzi</strong></span><span style="color: #000000;">, si accostano reportage, spesso anonimi, delle tarantate a <strong>Galatina</strong> fin dagli anni ’60 o della focara di <strong>Novoli</strong>, mentre si coglie uno strabiliante</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Uccio Aloisi</strong></span> <span style="color: #000000;">in un movimentatissimo episodio del <em>baratto culturale</em> praticato nel <strong>Salento</strong> da un geniale eversore delle forme tradizionali di teatro come</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Eugenio Barba</strong></span> <span style="color: #000000;">e il suo</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Odin Teatret</strong></span>.</p>
<p><span style="color: #000000;">Una copiosissima documentazione offerta oltre tutto in uno nuovo ed originale sistema di fruizione che, per la ricchezza delle schede e l’intrigante impostazione descrittiva, si configura come uno strumento indispensabile per la conoscenza di uno straordinario patrimonio culturale che è ancora lontano dall’essere stato ricostruito in tutte le sue innumerevoli declinazioni, come attestato dai numerosi fondi ancora da catalogare, da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span> <span style="color: #000000;">alle raccolte del <strong>Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari</strong>. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>approfondimenti sull&#8217;Archivio (con articoli che ne illustrano la storia e i contenuti) a questo indirizzo: <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=Archivio+sonoro+della+Puglia">www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=Archivio+sonoro+della+Puglia</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Info:</span> <a href="http://www.archiviosonoro.org/puglia">www.archiviosonoro.org/puglia</a><span style="color: #000000;">; altrosud@altrosud.it</span></p>
</div>
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		<title>Ma hanno ucciso l’uomo-ragno</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/ma-hanno-ucciso-luomo-ragno/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Maurizio Agamennone da La Gazzetta del Mezzogiorno del 28 agosto 2010 &#160; Da tredici anni il Salento vede il ripetersi di un impetuoso «convenire a festa» verso l’area interna della Grecìa. Iniziato nel 1998, in un clima di acceso dibattito, come esperienza di valorizzazione delle musiche locali ma anche come aspirazione al confronto tra queste e le altre musiche... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/ma-hanno-ucciso-luomo-ragno/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/ma-hanno-ucciso-luomo-ragno/">Ma hanno ucciso l’uomo-ragno</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <strong>Maurizio Agamennone</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=2699&amp;IDNotizia=361632">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 28 agosto 2010</span></p>
<div>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/topic_207.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1978" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/topic_207-300x226.jpg" alt="topic_207" width="300" height="226" /></a>Da tredici anni il <strong>Salento</strong> vede il ripetersi di un impetuoso «convenire a festa» verso l’area interna della <strong>Grecìa</strong>. Iniziato nel 1998, in un clima di acceso dibattito, come esperienza di valorizzazione delle musiche locali ma anche come aspirazione al confronto tra queste e le altre musiche del mondo, il festival «<span style="color: #800000;"><strong>La notte della taranta</strong></span>» ha messo in febbrile movimento enormi energie e numerosi attori sociali: turisti e cultori della <em>folkyness</em>, musicisti, danzatori, amministratori, operatori culturali, imprenditori, commercianti e fornitori di servizi molteplici, espositori, osservatori e studiosi. Assai interessante è l’evoluzione che ha subìto la percezione della <span style="color: #800000;"><strong>taranta</strong></span>, il «mitico» agente patogeno del tarantismo: da remoto segno di malattia e povertà, il ragno è oggi inteso quale simbolo di rinascita e bellezza. Una trasformazione formidabile, accolta nel sistema mediale: con l’espressione «la taranta» <span id="more-1977"></span>si tende a rappresentare l’integrazione tra musica e danza (pizzica), nonché tutto il complesso di attività e prodotti «magicamente» offerti dal <strong>Salento</strong> d’estate (il paesaggio, certe architetture, il cibo locale e la seduzione). Molti osservatori hanno individuato in questo processo un ottimo vettore di marketing territoriale. Si tratta di un modello cui molti cercano di ispirarsi: i musicisti ospitati si «gloriano» per essere stati presenti e gli esclusi scalpitano per farsi «chiamare»; tra gli amministratori locali l’eco è fortissima: tutti impegnati a «fare come in Salento», sottovalutano come certi motivi di forte connotazione locale non possano essere trasferiti facilmente altrove.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Quest’anno, il calendario «alto» sembra aver contribuito a dilatare la stagione turistica. Il processo è monitorato da una équipe diretta dall’economista <strong>Giuseppe Attanasi</strong>, che prossimamente presenterà il report da cui dovremmo conoscere i valori economici mobilitati. Del programma si può fare una storia: inizialmente, esso non aveva la secca connotazione melpignanese che ha assunto negli anni; la promessa di valorizzare studi e documentazione ha ceduto il passo allo spettacolo dal vivo, che ha assorbito cospicue risorse, alimentando un crepitante confronto critico. Sul piano della «offerta musicale», si registra qualche affanno: i «maestri concertatori » si sono succeduti con la propria impronta ma non sembra siano emerse esperienze di rilievo memorabile. Si ha l’impressione che il grande impegno profuso si esaurisca nell’evento, senza conseguenze durature nella formazione di nuove e solide prospettive di invenzione e scrittura musicale. Peraltro, i gruppi salentini «storici» continuano la propria attività in ampia autonomia creativa e programmatica. Si attende, perciò, di ascoltare la proposta di <strong>Ludovico Einaudi</strong> per valutare se il palco quest’anno possa contribuire a valorizzare le pratiche musicali contemporanee che guardano alle matrici culturali locali come fonte di ispirazione, stupore e bellezza.</span></p>
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		<title>Il ritorno della taranta</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 22:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il ritorno della taranta Dalle pionieristiche esperienze degli anni Settanta fino all’esplosione degli ultimi anni, la ricostruzione del lungo processo di recupero e riuso dei materiali tradizionali giunto nel Salento a una sorprendente esposizione mediatica le cui ricadute vanno bene oltre i confini regionali. Una storia iniziata poco meno di quarant’anni fa ad opera di una variegata congerie di personaggi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Read more &#187;</a></p>
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<div id="attachment_674" style="width: 224px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/01/copertina-taranta.jpg"><img class="size-medium wp-image-674" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/01/copertina-taranta-214x300.jpg" alt="Il ritorno della Taranta Storia della rinascita della musica popolare salentina" width="214" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il ritorno della Taranta<br />Storia della rinascita della musica popolare salentina</p></div>
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<h3>Il ritorno della taranta</h3>
<p>Dalle pionieristiche esperienze degli anni Settanta fino all’esplosione degli ultimi anni, la ricostruzione del lungo processo di recupero e riuso dei materiali tradizionali giunto nel Salento a una sorprendente esposizione mediatica le cui ricadute vanno bene oltre i confini regionali. Una storia iniziata poco meno di quarant’anni fa ad opera di una variegata congerie di personaggi locali, spesso singolari e in qualche caso anche stravaganti che, coadiuvati a volte da personalità più blasonate provenienti dall’esterno, sono riusciti a produrre uno dei fenomeni musicali più sorprendenti e clamorosi degli ultimi anni: il “rinascimento della pizzica”.</p>
<p>In un avvincente racconto corale, una vicenda senza riscontri sul piano nazionale è ripercorsa dalla “viva voce” dei suoi protagonisti, da <strong>Rina Durante</strong> a <strong>Giovanna Marini</strong>, dal <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong> ad <strong>Officina Zoè</strong>, da <strong>Eugenio Barba</strong> a <strong>Edoardo Winspeare</strong>, dal <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> agli <strong>Aramirè</strong>, da <strong>Eugenio Bennato</strong> a <strong>Georges Lapassade</strong> fino all’attuale dilagare di tarante a tutte le latitudini  e nelle più svariate combinazioni.<br />
Nel cd allegato al volume una significativa selezione di brani musicali che, con numerosi inediti, offre un’efficace rappresentazione sonora del movimento che, prima ancora dell’intervento delle istituzioni, ha reso possibile il “miracoloso”, anche se non privo di contraddizioni, recupero di una tradizione  ormai prossima a scomparire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per il calendario delle presentazioni premere <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=421">qui</a></p>
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<p><strong>Indice</strong><br />
Prefazione di Alessandro Portelli</p>
<p><strong>Introduzione</strong>. <strong>1. I pionieri</strong> (Il canto militante. Rina Durante e la nascita del f<em>olk revival</em> salentino; L’intervento di Giovanna Marini; Il Nuovo canzoniere del Salento).</p>
<p><strong>2. Il Canzoniere Grecanico Salentino</strong> (La ricostruzione del gruppo; Il primo disco; Le ricerche di Brizio Montinaro; La cooperativa culturale, la rottura col PCI, la crisi).</p>
<p><strong>3. La via perugina alla pizzica </strong>(Percorsi alternativi; La pizzica sbarca a Perugia).</p>
<p><strong>4. Gli anni Ottanta: la gestazione</strong> (Pierpaolo De Giorgi; Radici e Donatello Pisanello).</p>
<p><strong>5. Vecchie e nuove feste</strong> (Eugenio Barba, l’Odin Teatret e la Festa te lu mieru; Ritorno a San Rocco).</p>
<p><strong>6. La rinascita</strong> (La reinvenzione del ballo tradizionale; Edoardo Winspeare e Pizzicata; Il Canzoniere di Terra d’Otranto; Il movimento salentino e i “discorsi” sul tarantismo).</p>
<p><strong>7. Il sociologo e la taranta</strong> (Georges Lapassade e il Salento; Il ragno del dio che danza; I Sud Sound System e il tarantamuffin salentino; Transe, tarantismo e neotarantismo).</p>
<p><strong>8. L’esplosione </strong>(Il “Sangue vivo” degli Officina Zoè; L’intervento delle istituzioni: nasce la Notte della Taranta; Un progetto di intervento culturale “dal basso”; Taranta Power; La seconda vita dell’ultimo patriarca della pizzica; Il web e l’osteria).</p>
<p><strong>9. Dilagano le tarante</strong> (Salento scenario ideale?; Il Salento immaginato; La bellezza sotto assedio; Gli sviluppi del movimento)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cd audio</strong></p>
<p>1. Moretto, <strong>Nuovo Canzoniere del Salento</strong> (trad.), inedito (1972)</p>
<p>(Luigi Lezzi: chitarra e voce, Anna D’Ignazio: voce, Bucci Caldarulo: voce)</p>
<p>2. Ntunucciu, <strong>Nuovo Canzoniere del Salento</strong> (trad.), inedito (1972)</p>
<p>(Luigi Lezzi: voce e chitarra, Anna D’Ignazio: voce, Bucci Caldarulo: voce)</p>
<p>3. Fimmini cu fimmini, <strong>Giovanna Marini </strong>(trad.), registrato dal vivo a Siena il 3 settembre 1973</p>
<p>(voci: Giovanna Marini; Elena Morandi; Piero Brega; Francesco Giannattasio; Carlo Siliotto; Sara Modigliani; Gianni Nebbiosi)</p>
<p>4. Giulia di Fornovo, <strong>Giovanna Marini</strong> (trad.), registrato dal vivo a Montreal nel 1985</p>
<p>(Giovanna Marini: voce e chitarra; Lucilla Galeazzi: voce; Patrizia Nasini: voce; Maria Longo Tommaso: voce)</p>
<p>5. Pizzica, <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong> (trad.)</p>
<p>da <em>Canti di Terra d’Otranto e della Grecìa Salentina</em>, Fonit Cetra (1977)</p>
<p>(Bucci Caldarulo: voce; Luigi Chiriatti: voce e tamburello; Daniele Durante: voce e chitarra; Roberto Licci: voce e chitarra; Rossella Pinto: voce)</p>
<p>6. Caru Patrunu, <strong>Radici</strong> (trad.), inedito, registrato dal vivo all’università di Lecce nel 1981</p>
<p>(Claudio Miggiano: voce e tamburello; Valerio Spennato: chitarra e mandolino; Lorenzo Crespino tamburello e percussioni; Quintino Sicuro: voce e armonica a bocca; Donatello Pisanello: chitarra; Luigi Corvaglia; flauti dolci; Tiziana Bruno: voce)</p>
<p>7. Santu Paulu, <strong>Radici</strong> (trad), inedito, registrato dal vivo all’università di Lecce nel 1981</p>
<p>(Claudio Miggiano: voce e tamburello; Valerio Spennato: chitarra e mandolino; Lorenzo Crespino: tamburello e percussioni; Quintino Sicuro: voce e armonica a bocca; Donatello Pisanello: chitarra; Luigi Corvaglia; flauti dolci; Tiziana Bruno: voce)</p>
<p>8. Vita Maria, <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> (trad.)</p>
<p>da <em>Bassa musica</em>, autoproduzione (1994)</p>
<p>(Luigi Chiriatti: tamburello; Alessandro Girasoli: fisarmonica; Per Luigi Lopalco: mandolino, mandola, concertina; Roberto Raheli: chitarra, flauto, voce; Franco Teodoro Tommasi: violino, voce; Raffaella Tommasi: voce)</p>
<p>9.La turtura, <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> (trad.), inedito, registrato dal vivo a San Cesario nel 1996</p>
<p>(Luigi Chiriatti, Alessandro Girasoli, Pier Luigi Lopalco, Roberto Raheli, Franco Teodoro Tommasi: voci)</p>
<p>10. Sale, <strong>Officina Zoè</strong> (trad.) 9.05</p>
<p>da <em>Sangue Vivo</em>, CNT &#8211; Cantoberon (2000)</p>
<p>(Cinzia Marzo: voce, flauto e tamburello; Donatello Pisanello: organetto diatonico; Ambrogio De Nicola: chitarra classica; Raffaella Aprile: voci e castagnette; Claudio Miggiano: violino, chitarra e tres, Lamberto Probo: tamburello, voce, tamburi e cupa cupa; Pino Zimba: tamburello, voce, castagnette e violino a sonagli)</p>
<p>11. Allu sciardinu, <strong>Officina Zoè</strong> (trad.)</p>
<p>da <em>Crita</em>, Polosud Records (2004)</p>
<p>(Lamberto Probo: voce, chitarra battente, tamburelli; Cinzia Marzo: voce, tiritacchete; Donatello Pisanello: organetti diatonici; Antonio Palma: voce; Dario Muci: voce)</p>
<p>12. Opillopillopì, <strong>Aramirè</strong> (testo Cafaro, Caldarazzo, Raheli)</p>
<p>da <em>Vent’anni e più di…</em>, Materiali musicali del manifesto (2002)</p>
<p>(Roberto Raheli, voce e armonica; Mauro Toma: chitarra; Raffaele Passiante: coro e mandolino; Roberto Corciulo: fisarmonica; Anna Cinzia Villani: voce; Samuele Tommasi: tamburello)</p>
<p>13. Jomoso, <strong>Aramirè</strong> (musica Alessandro Girasoli, testo Cesare De Santis), inedito (2004)</p>
<p>(Roberto Raheli, voce; Mauro Toma: voce e chitarra; Raffaele Passiante: chitarra, mandolino; Roberto Corciulo: fisarmonica; Stefania Morciano: voce; Samuele Tommasi: tamburello)</p>
<p>14. Mazzate Pesanti, <strong>Aramirè</strong> (testo e musica Roberto Raheli)</p>
<p>da <em>Mazzate Pesanti</em>, Edizioni Aramirè (2004)</p>
<p>(Roberto Raheli: voce e chitarra; Roberto Corciulo: fisarmonica; Stefania Morciano: tamburello e coro; Samuele Tommasi: tamburello)</p>
<p>15. Klama, <strong>Orchextra Terrestre</strong> (testo e musiche Franco Corlianò)</p>
<p>da <em>Musiche dell’altro mondo</em>, Naturalmente (2007)</p>
<p>(Aleksej Asenov: fisarmonica; Zaharina Asenova: voce; Vicente Cossa: chitarra; Sara Giovinazzi: voce; Irenerì: contrabbasso; John Salins: dollak, djambè e altre percussioni; Elisa Amistadi: cori; Andrea Maia: cori; Giordano Angeli; chitarra; Carlo La Manna: batteria; Corrado Bungaro: violino, voci)</p>
<p>16. Tarantella tonum phrigium, <strong>Ensemble Terra d’Otranto</strong> (trad.)</p>
<p>da <em>Danzare col ragno</em>, Argo (2007)</p>
<p>17. Pizzica pizzica di Ostuni, <strong>Massimiliano Morabito</strong> (trad.)</p>
<p>da <em>Sendë na rionettë sunà</em>, Squilibri (2008)</p>
<p>(Enza Pagliara, voce; Attilio Turrisi: chitarra battente; Pietro Balsamo: voce e tamburello; Massimiliano Morabito: organetto)</p>
<p>18. Pizzica di Nardò, <strong>Anna Cinzia Villani</strong> (trad.)</p>
<p>da <em>Ninnamorella</em>, AnimaMundi (2008)</p>
<p>(Anna Cinzia Villani: voce; Annamaria Bagorda: organetto; Gianni Amati: tamburello)</p>
<p>19. Luna Otrantina, <strong>Le donne belle</strong> (testo Rina Durante), inedito (2009)</p>
<p>(Carla Maniglio, Maria Mazzotta, Anna Cinzia Villani, voci)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>per ordinare il libro: Squilibri, 06.44340148; info@squilibri.it; <a href="http://www.squilibri.it">www.squilibri.it</a></p>
<p>oppure Libreria Idrusa di Alessano (Le), 0833.781747, <a href="mailto:libreriaidrusa@libero.it">libreriaidrusa@libero.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>recensioni e articoli sul libro:</p>
<p><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/06/27/la-musica-popolare-nel-salento-rinata-col-ragno/">La musica popolare nel Salento, rinata col ragno</a></em>, di Gino L. Di Mitri, da <strong>La Gazzetta del Mezzogiorno</strong> del 27 giugno 2009</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/19/in-principio-fu-la-pizzica/">In principio fu la pizzica&#8230;</a>, di Dario Quarta, da <strong>Qui Salento</strong> del 16 luglio – 1 agosto 2009</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=415">video-intervista su Salentoweb.tv</a> del 26 giugno 2009</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/10/29/prima-della-notte-cera-la-taranta/">Prima della Notte c&#8217;era la Taranta</a>, di Francesco Farina, dal <strong>Corriere del Mezzogiorno</strong>, edizione pugliese, del 28 ottobre 2009</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/11/02/cos-tornata-la-taranta/">Così è tornata la Taranta</a>, di Sergio Torsello, dal <strong>Quotidiano di Lecce</strong> del 2 novembre 2009</p>
<p><a href="http://www.martelive.it/it/martemagazine/martemagazine-recensioni/5244-vincenzo-santoro-il-ritorno-della-taranta">Recensione della presentazione all&#8217;Auditorium di Roma</a>, di Daniela Cutolo, dal <strong>Marte Magazine</strong> del 7 novembre 2009</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/11/23/taranta-story-alle-radici-della-pizzica-nella-terra-sospesa-tra-magia-e-deserto/">Taranta Story. Alle radici della pizzica nella terra sospesa tra magìa e deserto</a>, di Mario Desiati, da <strong>La Repubblica di Bari</strong> del 22 novembre 2009</p>
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		<title>«Una terra che nel canto trova la forza di costruire un futuro di possibilit&#224;»</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2005/08/29/una-terra-che-nel-canto-trova-la-forza-di-costruire-un-futuro-di-possibilit/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2005/08/29/una-terra-che-nel-canto-trova-la-forza-di-costruire-un-futuro-di-possibilit/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2005 17:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mauro Marino «legge» l&#8217;evento del Salento «ritrovato» Voci al servizio, nessuna eccedenza, sobrietà di presenze e forte tensione alla missione data: far festa alla Notte. Tutto «in alto» nell&#8217;arrangiamento, sottile e fine nella valorizzazione delle attitudini vocali ed esecutive. Per questo grazie Ambrogio, maestro-giullare d&#8217;una compagnia «densa», dove il senso intimo della cultura matrice trova respiro contemporaneo. La lingua, il... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/08/29/una-terra-che-nel-canto-trova-la-forza-di-costruire-un-futuro-di-possibilit/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4 id="semantics">Mauro Marino «legge» l&#8217;evento del Salento «ritrovato»</h4>
<p>Voci al servizio, nessuna eccedenza, sobrietà di presenze e forte tensione alla missione data: far festa alla Notte. Tutto «in alto» nell&#8217;arrangiamento, sottile e fine nella valorizzazione delle attitudini vocali ed esecutive. Per questo grazie Ambrogio, maestro-giullare d&#8217;una compagnia «densa», dove il senso intimo della cultura matrice trova respiro contemporaneo. La lingua, il nostro canto, che sorge e risorge, come morso e rimorso, sconta il tempo e la sua gloria nel confronto con la grande tradizione della canzone popolare mediterranea ed europea. Questa è l&#8217;esperienza della Notte della Taranta. Occasione, spunto di crescita e di consapevolezza. Non sono ammesse critiche e riduzioni di fronte a questo volume di suono e di coralità, alla danza che ruota sul palco a braccia larghe, che accoglie energia, la svolge e la dona in amore. «Nel mezzo del cammin di nostra vita», questa «selva oscura» ha necessità di riconsiderare ciò che è perso, ciò che è rimosso nell&#8217;epoca lunga dell&#8217;egoismo economico. Epoca in disfacimento, in affanno valoriale, in caduta, che solo nel nutrimento delle culture può trovare risorgenza, motivi ideali, dinamiche relazionali capaci di liberare quegli intimi nessi che coniugano critica sociale e speranza. Che cos&#8217;è un canto, una danza, se non la poetica che muove dal corpo per darsi motore di cambiamento? Chi sottrae deve spiegare quale energia è in grado di attivare in favore della crescita territoriale, in qualità e in spettro capace di muovere l&#8217;esperienza in divenire, di offrire qualità di confronto e di maieutica viva. Questo è nel rapporto tra il concertatore e l&#8217;ensemble. Questo tra la «loro» musica e il pubblico. Melodie e ritmi in assonanze che sollecitano e smuovono la voglia dell&#8217;osare, del mischiarsi, del meticciarsi. Il desiderio della conservazione del «purismo» deve, nel confronto con la contemporaneità, saper modificare traiettorie e finalità, centrare la comunicazione per farla efficace, essenziale e significativa. Questo era il compito creativo di un cantore antico, lo stesso di un giovane musicista che diviene oggi interprete di tradizione e coniuga sensibilità musicali differenti per portare sé al mondo. Non sono ammesse critiche a chi con il lavoro costruisce la maturità di una scena, che non è solo della pizzica e della canzone tradizionale. Nella stessa sera a Siena, i Negramaro presentano un progetto dedicato a quella città, in un festival che ha come direttore artistico Mauro Pagani; la tournèe nazionale dei Sud Sound System è interrotta per la loro presenza sul palco di Melpignano; mentre per due anni consecutivi la canzone d&#8217;autore salentina è stata premiata al Tenco (Alessio Lega e Sud Sound System). E&#8217; la musica il traino, la musa che più ispira questo scoglio che sappiamo Terra d&#8217;Otranto. In gamma larga di voci che si costruiscono insieme e in autonomia, nel lavoro sottile del cercare, del crescere contatti, nel provarsi quotidiano. Dove il «femminile» passa il testimone dal dolore tarantato all&#8217;orgoglio che canta e muove, nell&#8217;accordo di voci che sanno per intero ciò che è stato, ciò che è da pagare al riscatto di quella malinconia portata a terra nello sbattimento del ballo. Spieghi, chi sottrae, come fare a scazzecarne ottantamila, senza i mantici d&#8217;organetto e i tom della batteria che inseguono il sibilo dei sonagli. Solo così la figghia te lu re può scampare al suo destino di morte per alzarsi dal suo incedere di lamento, per farsi grido nella voce ritrovata al Salento di Pino Ingrosso. Una canzone che sorge nel riscatto del cuore, nell&#8217;incinta del divenire, del farsi della novità d&#8217;una «amara terra» che sempre ha coltivato poesia e qualità di sentire. Un femminile voce e coro, la pizzica della leggerezza, dell&#8217;incanto mai formalizzato, libero nel confronto con le tensioni di altri modi «tamurriati», trattenuti e sempre estremamente figurati. Qui sta il senso della qualità culturale del Salento, la sua cifra, la sua particolarità. Leggerezza dell&#8217;affidarsi e del darsi, del a chi ci vuole male? io gli voglio bene (Pino Zimba), del beddru è l&#8217;amore e ci lu sape fare del tarantolato Don Rico, che con difendila, la terra è toa, amala e difendila riporta nella «campagna salentina» il battere d&#8217;un cuore capace di lotte. Il maschile del «rispetto» e «delli massicci» oggi è il Sud che ha fatto Sistema con il Sound, in difesa del territorio, nelle parole che cantano trovando la forza di atti capaci di farsi carico del futuro nel suo pieno di bellezza e di possibilità.</p>
<p class="posted">tratto da la Gazzetta del Mezzogiorno<br />
pubblicato il 29/08/2005</p>
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		<title>Il “movimento della pizzica” e la politica delle istituzioni locali</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2005 19:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vincenzo Santoro da Melissi n. 10/11, luglio 2005 Genesi Il movimento della pizzica nasce tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta del secolo scorso. In quel momento diversi singoli o gruppi di operatori, muovendosi in sorprendente autonomia uno dall’altro, cominciano a ritessere il filo della tradizione musicale. Si ritorna a suonare musica dichiarata come popolare, comunque in... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/07/15/il-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: arial;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/melissi2005.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2014" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/melissi2005.jpg" alt="melissi2005" width="200" height="293" /></a>Vincenzo Santoro</span></strong></span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">da <span style="font-style: italic;">Melissi</span> n. 10/11, luglio 2005</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Genesi</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Il <span style="font-style: italic;">movimento della pizzica</span> nasce tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta del secolo scorso. In quel momento diversi singoli o gruppi di operatori, muovendosi in sorprendente autonomia uno dall’altro, cominciano a ritessere il filo della tradizione musicale. Si ritorna a suonare musica dichiarata come <span style="font-style: italic;">popolare</span>, comunque in varia misura derivante dai modi e dai repertori locali. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">I protagonisti di allora hanno storie diverse. Qualcuno proviene dalla stagione del <span style="font-style: italic;">folk revival</span> degli anni settanta(1); altri sono invece giovani che basano la conoscenza dei repertori tradizionali soprattutto sulle vecchie registrazioni degli anni Settanta ancora disponibili(2); poi ci sono gli anziani cantori sempre in circolazione, che <span id="more-2013"></span>in realtà non avevano mai smesso di suonare e cantare(3). In diversi casi si tratta di persone che sono state via dal Salento per diverso tempo e, dopo aver fatto esperienze molteplici, ritornano con la precisa intenzione di «creare qualcosa».</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Parallelamente al ritorno di interesse per la musica, si sviluppa la riflessione sul fenomeno del tarantismo e sull’interpretazione che ne diede Ernesto de Martino ne <span style="font-style: italic;">La terra del rimorso</span> (libro che diventa rapidamente un <span style="font-style: italic;">best-seller</span> nelle librerie locali e soprattutto nelle bancarelle che accompagnano gli eventi musicali), da cui scaturisce una vasta e spesso incontrollata produzione libraria.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">C’è poi l’attività – fondamentale per molti versi &#8211; del regista Edoardo Winspeare, che usa l’incisivo veicolo del cinema per costruire l’immaginario forte di un Salento antico e magico, e di una cultura contadina ancestrale e nobilissima(4), ma allo stesso tempo opera come un vero e proprio organizzatore di cultura, patrocinando le mitiche feste nelle campagne del Capo di Leuca, ritrovando e in qualche modo rilanciando alcuni cantori, contribuendo alla creazione di vari gruppi musicali. Tutti poi si ritroveranno sul set di <span style="font-style: italic;">Pizzicata</span>, fecondo cantiere foriero di molteplici sviluppi successivi. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Infine, un rapporto importante è quello che si instaura con l’altro movimento musicale salentino di quegli anni, quello del <span style="font-style: italic;">tarantamuffin</span> dei Sud Sound System, con cui ha in comune almeno la rilegittimazione dell’uso del dialetto, la pratica musicale dal basso e una certa forma di rivendicazione identitaria delle radici culturali. In molte delle scatenate feste estive delle <span style="font-style: italic;">posse</span> salentine vengono invitati anche dei musicisti tradizionali (tra cui Luigi Stifani e gli Ucci), creando un significativo scambio di esperienze e di pratiche musicali.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Un movimento dal basso</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Questa breve ricostruzione iniziale della genesi del movimento della pizzica aveva l’obiettivo di mettere in evidenza il suo carattere iniziale di <span style="font-style: italic;">movimento dal basso</span>. Tutto nasce per iniziativa di gruppi di base quando non di singoli, nel completo disinteresse delle istituzioni e nella mancanza di qualsiasi politica di incentivazione pubblica. Le feste, i concerti, le pubblicazioni di libri e cd musicali procedono per lungo tempo senza un intervento significativo di alcuna istituzione. Anzi si può dire che la classe politica salentina guardasse al movimento crescente con sufficienza e a volte con fastidio. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Le cose cominciano a cambiare dopo la metà degli anni novanta, quando il movimento ormai è esploso, coinvolgendo sempre più gente sia nelle feste e nei concerti dell’estate salentina, sia nelle numerose iniziative (concerti, convegni, corsi, ecc.) che si svolgono nel resto d’Italia e anche oltre. A questo punto alcuni politici più avvertiti decidono di investire sulla pizzica. Aumentano così in maniera significativa le risorse pubbliche destinate a tale scopo, e questo comporta in primo luogo l’aumento delle occasioni spettacolari, che – per i risultati di pubblico e di risonanza mediatica &#8211; sono fin dall’inizio il terreno privilegiato degli interventi delle amministrazioni.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">L’Istituto Carpitella e la Notte della Taranta</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">L’intervento sicuramente più significativo in questo campo è rappresentato dalla creazione dell’Istituto “Diego Carpitella” e dalla nascita della <span style="font-style: italic;">Notte della Taranta</span>.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">L’Istituto Carpitella nasce tra il 1997 e il 1998 per iniziativa di alcuni Comuni (una parte della Grecìa più Alessano e Cutrofiano) e per la sollecitazione di alcuni intellettuali e operatori culturali locali. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Gli scopi che si  proponevano i promotori erano(5): </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">[…] raccogliere, catalogare, conservare, studiare il patrimonio culturale e artistico del Salento […].</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">In particolare, gli obiettivi di ricerca e documentazione dell’Istituto sono i seguenti: </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">(a) recuperare, restaurare e conservare i materiali concernenti la storia orale del Salento &#8211; acquisendo altresì, ove possibile, i materiali eventualmente conservati altrove (in Italia e all&#8217;estero) ivi compresi i testi scritti (manoscritti o a stampa), i documenti foto-video-cinematografici, i documenti di interesse iconografico, gli oggetti della cultura materiale e ogni altra testimonianza di forme d’arte e artigianale; costituire un archivio di fondi aperto alla consulta/ione dei privati cittadini e degli studiosi. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">(b) promuovere campagne e iniziative di ricerca, nonché programmi di formazione, sia direttamente come deliberazione autonoma, sia in convenzione o collaborazione con altri enti di ricerca ed istituzioni didattiche; produrre documentazione dei materiali derivanti dalla ricerca e formazione (su carta, disco, video, cdrom, ecc.), ai fini della loro diffusione esterna all&#8217;istituto; favorire ogni forma di creatività artistica ispirata a temi e linguaggi propri della cultura salentina: produrre periodicamente mostre, concerti, e altre forme di manifestazione, per comunicare e pubblicare gli esiti delle ricerche e produzioni realizzate.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Come è noto, di questo ambizioso programma &#8211; che elenca problematiche ancora oggi sostanzialmente irrisolte &#8211; si è realizzata soprattutto la parte relativa alla produzione di eventi spettacolari.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">È infatti proprio dall’Istituto Carpitella, con il contributo essenziale – soprattutto dal punto di vista economico – della Grecìa Salentina, che nasce nel 1998 la <span style="font-style: italic;">Notte della Taranta</span>. Da quella prima edizione, l’iniziativa è cresciuta in maniera esponenziale, grazie anche a una sapiente gestione mediatica, diventando uno degli eventi musicali più importanti a livello nazionale e forse anche internazionale. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Questa manifestazione, che ha ottenuto risultati per molti aspetti clamorosi, ha suscitato negli anni grandi entusiasmi ma anche critiche feroci, soprattutto per la sua tendenza ad “occupare” tutti gli spazi disponibili, per la pratica radicale e spregiudicata della “contaminazione” dei repertori tradizionali che caratterizza la sua proposta artistica(6) e per la scelta di utilizzare massicciamente “maestri concertatori”, direttori artistici, musicisti, “importanti ospiti” non salentini. Su questi aspetti controversi ad ogni edizione puntualmente si scatena tra gli operatori un dibattito aspro e serrato, su cui non è il caso di soffermarsi in questa sede(7).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Quel che è certo è che con l’avvento della Notte della Taranta, il fenomeno pizzica esplode definitivamente: gli vengono dedicati spazi sempre maggiori sui media nazionali e internazionali, diventa materia di numerose tesi universitarie, nascono centinaia di gruppi musicali, vi si dedicano migliaia di praticanti professionisti e semiprofessionisti (musicisti, ballerini ecc.). A questo si arriva anche per effetto di un modo originale di fare <span style="font-style: italic;">marketing territoriale</span> utilizzando l’attrattiva della cultura tradizionale.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Significativamente, questo processo tumultuoso si è realizzato attraverso il rovesciamento delle tendenze iniziali: da un movimento sostanzialmente spontaneo e dal basso si passa a una situazione in cui a tirare le fila sono alcuni amministratori pubblici (e une serie di loro collaboratori) che sono ormai di fatto quasi i <span style="font-style: italic;">portavoce</span> del movimento.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Politiche pubbliche</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Con la sua elezione a <span style="font-style: italic;">moda</span> nazionale (e anche un po’ internazionale), il movimento della pizzica costituisce ormai un fenomeno importante non solo dal punto di vista culturale e sociale, ma anche da quello economico. E questo sia per le ricadute dirette (in termini di operatori – musicisti, ballerini, organizzatori di eventi ecc. che lavorano nel settore, traendone una parte importante del proprio reddito) che per quelle indirette, che riguardano la <span style="font-style: italic;">promozione</span> complessiva del Salento come terra della musica popolare e della pizzica. Non è un caso che nel corso delle recenti campagne elettorali per le provinciali e per le regionali la “questione pizzica” sia entrata prepotentemente nel dibattito politico vero e proprio.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Possiamo tranquillamente affermare quindi che l’evoluzione del movimento è diventata una questione di grande importanza, se non una di quelle decisive, per il Salento dei prossimi anni. Assumendo questo punto di vista, vorrei soffermarmi su alcuni aspetti problematici che a mio parere caratterizzano la situazione attuale, e su cui ritengo sia improrogabile una riflessione critica.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Promuovere la pluralità</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">In primo luogo, il movimento di cui parliamo ha, come abbiamo detto, un carattere <span style="font-style: italic;">diffuso</span>, <span style="font-style: italic;">a rete</span>. Questo costituisce una grande ricchezza, e forse una delle ragioni principali della sua crescita impetuosa. Un intervento pubblico dovrebbe agire quindi sostenendo la rete, <span style="font-style: italic;">promuovendo la pluralità</span> di iniziative che hanno caratteristiche molto diversificate (concerti, corsi e seminari, convegni, pubblicazioni specializzate, attività didattica, ricerca sul campo) e che sono poste in opera da soggetti vari (Comuni, associazioni, gruppi musicali, case editrici ecc). Naturalmente, nell’ambito di politiche che sappiano selezionare gli interventi in base a criteri di qualità, di capacità di incidere sul territorio, di non estemporaneità (e quindi di continuità negli anni).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Tutto ciò potrebbe apparire scontato, ma finora è accaduto il contrario, e le risorse pubbliche sono state concentrate principalmente su pochi mega-festival estivi, che garantiscono ai politici un forte e immediato ritorno di immagine.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Conservazione e tutela dei patrimoni musicali tradizionali</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">In secondo luogo, è ormai opinione comune che le istituzioni dovrebbero impegnarsi per sviluppare una seria politica di <span style="font-style: italic;">tutela</span> di questi particolari <span style="font-style: italic;">beni culturali immateriali </span>che sono le musiche e le danze di tradizione. Senza una adeguata <span style="font-style: italic;">tutela</span> &#8211; che in questo campo vuol dire soprattutto “protezione” delle feste tradizionali, ricerca sul campo e costruzione di archivi multimediali &#8211; una <span style="font-style: italic;">valorizzazione</span> massiccia come quella che è stata fatta in questi anni rischia di arrivare al risultato paradossale di distruggere l’oggetto culturale che si intende valorizzare. Caso emblematico in negativo di questo processo è la festa di San Rocco di Torrepaduli, completamente devastata e deprivata dei suoi elementi peculiari – a cominciare dalla <span style="font-style: italic;">pizzica-scherma</span>, che aveva il suo luogo elettivo proprio davanti al santuario – dalla presenza caorica, debordante e irrispettosa di grandi masse di turisti. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Per queste <span style="font-style: italic;">politiche di tutela</span>, occorre certamente formare una diversa consapevolezza da parte degli operatori e dei fruitori(8), ma non possiamo nasconderci che le responsabilità maggiori ce le hanno le istituzioni. Che oltre a dirottare ingenti risorse pubbliche verso le manifestazioni spettacolari, dovrebbero farsi carico di costruire politiche più articolate e lungimiranti, che promuovano la conoscenza consapevole delle tradizioni locali, magari cominciando dalla creazione – non più rinviabile – di strutture rivolte alla ricerca, alla documentazione, alla conservazione delle <span style="font-style: italic;">fonti</span>. Esattamente come si fa con le chiese, i dipinti, le sculture, le biblioteche, gli archivi cartacei. E occorre far presto, perché una parte fondamentale di queste documentazioni proviene da persone in carne ed ossa, che hanno ancora una conoscenza profonda dei patrimoni musicali tradizionali, nella loro complessità e differenziazione, ma che, per ovvie ragioni, col passare degli anni diventano sempre meno disponibili.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Del resto, la conservazione delle fonti è importante sia per preservare la memoria storica nella sua complessità e nella sua articolazione plurale, sia perché solo a partire da una conoscenza approfondita dei patrimoni tradizionali si può ipotizzare un’evoluzione artistica e musicale che non sia banalizzante e che non risponda solo a meri scopi di commercializzazione. Basti pensare, per andare ad un esempio di oltreoceano, a qual è stato il rapporto tra la documentazione sul blues e sulla tradizione afroamericana frutto delle ricerche sul campo(9) e l’evoluzione del jazz e del rock nel corso del novecento. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Quale evoluzione potremo dunque mai avere se dissipiamo le stesse fonti della nostra ispirazione?</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Infrastrutture per la musica popolare</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Questo ventaglio di interventi devono essere perseguiti ai vari livelli istituzionali. Certamente sono interessati i Comuni, che hanno spesso un ruolo centrale nel finanziamento delle varie iniziative, e che dovrebbero muoversi con maggiore consapevolezza, magari con un’ottica meno di corto respiro, e possibilmente in maniera coordinata (una delle ragioni del successo delle iniziative della Grecìa e dell’Istituto Carpitella è questa).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Responsabilità maggiori ha la Provincia di Lecce, che in questi anni ha investito risorse notevoli sui beni e le attività culturali (è una delle Province che spende la quota maggiore di bilancio in questo settore a livello nazionale). Specialmente per questo Ente valgono i ragionamenti che abbiamo esplicitato in precedenza. Occorrerebbe investire, oltre che sui grandi eventi, anche su quelle che potremmo definire <span style="font-style: italic;">infrastrutture culturali</span>. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Forse l’intenzione &#8211; annunciata con grande clamore la scorsa estate dall’Istituto Carpitella e subito ripresa da autorevoli esponenti del governo provinciale e recentemente anche dalla nuova giunta regionale di Nichi Vendola &#8211; di creare una <span style="font-style: italic;">Fondazione Notte della Taranta</span> intende muoversi proprio in questa direzione, proponendosi di attivare una istituzione capace di muoversi con maggiore flessibilità e incisività, con una buona dotazione finanziaria e con ampi margini di autonomia. L’iniziativa appare complessivamente apprezzabile, soprattutto perché segnala finalmente un salto di qualità nel dibattito sugli interventi di parte pubblica e una volontà di muoversi con una logica meno estemporanea. Inoltre – altro elemento da apprezzare &#8211; tra gli obiettivi della Fondazione ci dovrebbero essere anche la promozione della ricerca sul campo e la creazione di  un archivio multimediale. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Le caratteristiche della proposta sul tappeto segnalano però ancora – a mio avviso &#8211; alcuni elementi fortemente problematici. Come si può evincere bene dal dibattito in corso, questa iniziativa appare rispondere soprattutto alla richiesta di rafforzare ulteriormente la Notte della Taranta come “mega evento”. Sorge il dubbio che concentrare nello stesso luogo decisionale – e per giunta direttamente dipendente dalla politica &#8211; attività così diverse (sia come risonanza mediatica, sia come interesse a breve termine) finirebbe per rendere residuali quelle più “deboli”, mentre tutta l’attenzione, gli sforzi organizzativi e le risorse verrebbero destinate al grande festival estivo e alle iniziative direttamente correlate. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Da questo punto di vista non possiamo non ricordare l’esperienza emblematica dell’Istituto Carpitella, nato fondamentalmente proprio per la ricerca e la creazione di un archivio ma poi caratterizzatosi quasi esclusivamente per l’organizzazione della Notte della Taranta.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Probabilmente la strada da perseguire per non incorrere negli errori del passato è quella di separare l’organizzazione del grande evento e le attività di ricerca e di documentazione (che peraltro richiedono competenze completamente differenti), attribuendone la titolarietà a soggetti diversi, ognuno con la sua propria autonomia e il suo campo di azione ben delimitato.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Verso una legge regionale</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">La vera grande assente negli intervento sul movimento della pizzica è stata però finora la Regione Puglia, che semplicemente ha ignorato il problema(10). Questa latitanza è stata molto negativa, perché proprio a livello regionale è possibile, utilizzando anche la potestà legislativa, costruire politiche più organiche e meno estemporanee. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Altre Regioni si sono mosse – o stanno proprio in questi mesi definendo i propri interventi &#8211; con strumenti differenziati su questi argomenti. In particolare, mi sembra interessante segnalare il caso del Piemonte, che ad oggi è l’unica ad avere una legge regionale specificamente dedicata alla musica popolare, che prevede forme di sostegno ai gruppi e alle associazioni che svolgono un lavoro continuativo, raggruppati in un albo regionale. Ma anche la Sardegna, la Calabria, il Friuli Venezia Giulia hanno prodotto interventi significativi in questi campo.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">All’interno del dibattito sulla legislazione regionale occorre segnalare anche una articolata e puntuale proposta presentata in Molise dal gruppo di Alleanza Nazionale, che prevede interventi nel campo della documentazione, della ricerca, della didattica (attraverso l’istituzione di strutture espressamente dedicate a questi scopi) e della promozione territoriale (con l’interessante suggestione della creazione di un circuito dei borghi a vocazione musicale) . </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Per sollecitare la messa in opera di un intervento di sistema a livello regionale, all’interno della <span style="font-style: italic;">web community</span> www.pizzicata.it si sta lavorando all’elaborazione di una proposta di l<span style="font-style: italic;">egge regionale</span> sulla musica popolare, che prendendo spunto da iniziative analoghe sviluppate da altre regioni, si muove proprio nella direzione descritta in precedenza. L’occasione per presentare la proposta di legge e per discuterla con gli operatori del settore e con le istituzioni interessate saranno gli <span style="font-style: italic;">Stati generali della ricerca sulla musica popolare in Puglia</span>, che si svolgeranno ad Alessano (Lecce) il 10 agosto 2005. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">La speranza è di trovare nella nuova classe politica della Regione Puglia le sensibilità giuste per ascoltare le istanze che provengono dal basso e per intervenire con la forza e la lungimiranza necessarie in un settore che sta acquistando una importanza sempre maggiore per la nostra terra.</span><br style="font-family: arial;" /></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">(1) Il primo <span style="font-style: italic;">folk revival</span> salentino prende avvio all’inizio degli anni settanta per l’iniziativa di un ristretto circuito di intellettuali che operano all’interno del Gruppo Universitario Teatrale dell’Università di Lecce, tra cui Rina Durante, stimolati anche dall’incontro con Giovanna Marini, venuta in Salento per le sue ricerche sulla musica popolare del sud. Da quell’esperienza scaturiscono il Gruppo Folk Salentino, primo gruppo locale “di riproposta”, e successivamente, sempre per lo stimolo di Rina Durante, il Canzoniere Grecanico Salentino.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(2) il disco del Canzoniere Grecanico Salentino <span style="font-style: italic;">Canti di Terra d’Otranto e della Grecia Salentina</span>, pubblicato dalla Fonit Cetra nel 1977 e i due dischi a cura di Brizio Montinaro <span style="font-style: italic;">Musiche e canti popolari del Salento</span>, pubblicati dalla Albatros nel 1977-78.</span><span style="font-family: arial;"> (3) ovviamente Luigi Stifani, gli Ucci, Pino Zimba e diversi altri.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(4)  Con il documentario <span style="font-style: italic;">San Paolo e la tarantola</span> del 1989 (che contiene una divertente intervista a Luigi Stifani) e soprattutto con il film <span style="font-style: italic;">Pizzicata</span> (1996).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(5)la citazione è tratta dai documenti costitutivi dell’Istituto.</span></span></p>
<p>(6) che però, dopo aver raggiunto il massimo con la presenza di Stewart Copeland, si è fortemente attenuata con la direzione di Ambrogio Sparagna, che ha impresso una svolta notevole all’impostazione della manifestazione, soprattutto sul piano <span style="font-style: italic;">programmatico</span>, affermando di volerla riportare «all’interno della grammatica della musica popolare».<br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(7) una selezione di articoli sull’argomento si può trovare sui siti www.vincenzosantoro.it e www.pizzicata.it; su quest’ultimo sito sull’argomento Notte della Taranta vi sono stati diversi forum di discussione molto partecipati.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(8)alcune iniziative sono già in campo, a cominciare – per rimanere all’esempio precedente &#8211; da <span style="font-style: italic;">proteggiamo Torrepaduli</span> (www.pizzicata.it)</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(9)condotte anche dallo stesso Alan Lomax che, insieme a Diego Carpitella è stato il primo (1954-55) a fare ricerca sistematica sulla musica popolare salentina (all’interno di un progetto che riguardava tutto il nostro Paese).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(10) a parte le polemica sterile e pretestuosa della scorsa estate sulla pizzica di destra o di sinistra.</span></p>
<p>(11) È da segnalare anche un’altra interessante proposta di legge, questa volta addirittura a livello nazionale, presentata dal senatore Euprepio Curto del collegio di Francavilla Fontana, contenente “Disposizioni per favorire la conoscenza e la diffusione della <span style="font-style: italic;">pizzica</span>, della <span style="font-style: italic;">taranta</span>, delle musiche e dei canti popolari salentini”. Anche in questo caso vengono previsti interventi sulla ricerca, sulla conservazione delle fonti e sulla didattica, da finanziare attraverso un apposito fondo nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare <a href="../../../../storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2005%2F07%2F15%2Fil-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9Cmovimento%20della%20pizzica%E2%80%9D%20e%20la%20politica%20delle%20istituzioni%20locali" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2005%2F07%2F15%2Fil-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9Cmovimento%20della%20pizzica%E2%80%9D%20e%20la%20politica%20delle%20istituzioni%20locali" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2005%2F07%2F15%2Fil-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9Cmovimento%20della%20pizzica%E2%80%9D%20e%20la%20politica%20delle%20istituzioni%20locali" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2005%2F07%2F15%2Fil-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9Cmovimento%20della%20pizzica%E2%80%9D%20e%20la%20politica%20delle%20istituzioni%20locali" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2005%2F07%2F15%2Fil-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9Cmovimento%20della%20pizzica%E2%80%9D%20e%20la%20politica%20delle%20istituzioni%20locali" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2005%2F07%2F15%2Fil-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali%2F&amp;title=Il%20%E2%80%9Cmovimento%20della%20pizzica%E2%80%9D%20e%20la%20politica%20delle%20istituzioni%20locali" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/07/15/il-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali/">Il “movimento della pizzica” e la politica delle istituzioni locali</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Andrea Sacco, il grande patriarca dei «Cantori di Carpino»</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2005 22:23:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Il ritorno della taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da La Gazzetta del Mezzogiorno &#8211; di Angelo Del Vecchio É stato dato alle stampe il primo volume interamente dedicato al cantore carpinese Andrea Sacco, 94 anni, ultimo discendente di una tradizione popolare, fatta di suoni, di sogni e di fatiche spesso indescrivibili. Prova a raccogliere quasi un secolo di vita, passato a suonare e a cantare, un giovane scrittore originario di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/06/22/andrea-sacco-il-grande-patriarca-dei-cantori-di-carpino/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da La Gazzetta del Mezzogiorno &#8211; di Angelo Del Vecchio</span></p>
<p>É stato dato alle stampe il primo volume interamente dedicato al cantore carpinese Andrea Sacco, 94 anni, ultimo discendente di una tradizione popolare, fatta di suoni, di sogni e di fatiche spesso indescrivibili. Prova a raccogliere quasi un secolo di vita, passato a suonare e a cantare, un giovane scrittore originario di Manfredonia, Enrico Noviello, che da un paio di anni si sta occupando intensamente di Sacco. Il libro, come spiega lo stesso autore, oltre che presentare un ritratto del musicista, si sofferma particolarmente sul sistema di valori e sulle esperienze umane che hanno segnato la vita di Andrea. Per questo, in una piccola operazione di storia orale, fa emergere lo spaccato di un mondo orale e contadino che sta scomparendo e dal quale tutti noi in qualche misura proveniamo. Il volume, dal titolo «Andrea Sacco suona e balla &#8211; Storie di un suonatore e cantatore di Carpino», edito dalla casa editrice salentina Aramirè, contiene anche due cd, con interviste e brani musicali. L&#8217;introduzione è affidata all&#8217;etnomusicologo Salvatore Villani, ricercatore e fraterno amico di Sacco, mentre la prefazione è stata curata da Franco Cassano. Sacco è nato, come detto, quasi 94 anni fa a Carpino, dove ha vissuto la sua vita, con l&#8217;eccezione della lunga parentesi della seconda guerra mondiale. Contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, ha lasciato tracce molto influenti nella musica popolare, contandosi decine di versioni ispirate alla sua montanara più famosa, «Accomë j&#8217;eia fà p&#8217;amà &#8216;sta donnë «, conosciuta impropriamente con il titolo «Tarantella del Gargano» (è un falso storico). É stato il leader di tre diversi gruppi musicali di cantatori di Carpino che si sono succeduti nei decenni, suonando in tutto il territorio italiano i repertori di sonetti e tarantelle del suo paese. Nella parte iniziale troviamo alcune riflessioni che introducono lo scenario musicale e culturale in cui prende vita l&#8217;esperienza umana e musicale del cantore carpinese: «il canto di Sacco nasce prima della televisione e prima ancora della radio &#8211; spiega Noviello &#8211; in un mondo povero e contadino, dove le arti visive sono povere, e tutta l&#8217;energia ludica e creativa della comunità si concentra nella voce di chi racconta e soprattutto di chi canta». Enrico Noviello è laureato in scienze politiche, ha insegnato per due anni presso la facoltà di Scienze dell&#8217;Educazione dell&#8217;Università RomaTre e lavora per l&#8217;Unicef Italia. Ha imparato a suonare la chitarra battente e a cantare le tarantelle di Carpino con Andrea Sacco. Poi l&#8217;incontro con Villani. Oggi suona e canta con il gruppo «Malicanti». La presentazione del volume prevista a Carpino e in altri centri in agosto.</p>
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		<title>Il Salento levantino</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2005 23:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Salento levantino Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d&#8217;Otranto a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello Edizioni Aramirè, Lecce 2005 Libro+cd audio Introduzione di Alessandro Portelli &#160; Per quasi un secolo i tabacchi levantini hanno rappresentato uno degli elementi centrali dell&#8217;economia salentina. L&#8217;epopea di questa coltivazione, soprattutto nella sua fase iniziale, è fatta di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/02/21/il-salento-levantino/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="articolo">
<div id="articolo">
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<h3>Il Salento levantino</h3>
<p>Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d&#8217;Otranto</p>
<p>a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello</p>
<p>Edizioni Aramirè, Lecce 2005</p>
<p>Libro+cd audio</p>
<p>Introduzione di Alessandro Portelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quasi un secolo i tabacchi levantini hanno rappresentato uno degli<br />
elementi centrali dell&#8217;economia salentina. L&#8217;epopea di questa coltivazione,<br />
soprattutto nella sua fase iniziale, è fatta di grandi, complesse, a volte<br />
spericolate avventure imprenditoriali. Ma intorno all&#8217;economia del tabacco<br />
si è anche sviluppato un endemico conflitto di classe tra i ricchi possidenti concessionari e i lavoratori della terra e le operaie tabacchine,<br />
sottoposti ad uno sfruttamento ai limiti della dignità umana, di cui i<br />
tragici fatti di Tricase del 15 maggio 1935 ­ dove una manifestazione di<br />
tabacchine viene repressa nel sangue, lasciando sul terreno cinque morti,­costituisce uno degli episodi più drammatici.</p>
<p>Il Salento levantino ricostruisce queste vicende dal basso, a partire dai<br />
vibranti racconti dei protagonisti.</p>
<p>Il tumultuoso sviluppo e il lento declino dell&#8217;economia del tabacco a<br />
Tricase e nel Salento; le tabacchine, i consorzi, i magazzini, i<br />
tabacchifici, le mescie; le emigrazioni stagionali e definitive; i racconti,<br />
le storie, i canti. La rivolta di Tricase: cinque morti la cui memoria è<br />
stata rimossa per decenni.</p>
<p>All&#8217;interno del volume il CD audio contenente  9 racconti e 2 canti.</p>
<p>Il volume è la seconda edizione riveduta ed ampliata del volume <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2002/01/02/tabacco-e-tabacchine-nella-memoria-storica/">&#8220;Tabacco e<br />
tabacchine nella memoria storica&#8221;</a>.</p>
<p>Erri De Luca: <span class="corsivo">&#8220;La letteratura italiana non si è intereressata del proprio<br />
popolo, non si è incuriosita di quello che succedeva, è sempre stata scritta<br />
da coloro che facevano parte di un&#8217;altra classe, oppure se veniva scritta da<br />
qualcuno che apparteneva a una classe inferiore, quello lì per farsi<br />
accettare scriveva sempre storie delle classi superiori. Dentro la nostra<br />
letteratura manca l&#8217;epica del popolo.</span></p>
<p>Questo libro fa le veci della narrativa, e lo fa bene, perché è un libro di<br />
racconti, che lascia parlare le persone. Sono grato specialmente perché questa raccolta di voci è stata mantenuta nella lingua originale, nel dialetto. È bellissimo il dialetto perché fa sentire le voci delle persone.</p>
<p>Ne viene fuori un&#8217;Italia magnifica, impensabile e anche indimenticabile.&#8221;</p>
</div>
</div>
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		<title>I ribelli del Levantino e la memoria</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2004 22:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tabacco e tabacchine nella memoria storica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da www.gazzettapolitica.it &#8211; di Selene Pascarella La memoria personale e quella collettiva costituiscono per la storiografia tradizionale materiale a latere, per riempire i vuoti emozionali della ricostruzione dei grandi eventi, per fornire lingua e sapore agli affreschi d’epoca. Nei manuali scolastici, i documenti che ne derivano si possono ritrovare in appendice, senza alcuna pretesa dimostrativa o dignità di fonte. La storia orale... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/11/22/i-ribelli-del-levantino-e-la-memoria/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da www.gazzettapolitica.it &#8211; di Selene Pascarella</span></p>
<p>La memoria personale e quella collettiva costituiscono per la storiografia tradizionale materiale a latere, per riempire i vuoti emozionali della ricostruzione dei grandi eventi, per fornire lingua e sapore agli affreschi d’epoca. Nei manuali scolastici, i documenti che ne derivano si possono ritrovare in appendice, senza alcuna pretesa dimostrativa o dignità di fonte. La storia orale ne fa invece il suo strumento, le usa senza parsimonia, montandole e sovrapponendole, sfruttando discrepanze e contraddizioni per storicizzare un evento personale e di gruppo.<br />
Il racconto e il ricordo non sono estranei alla storia, sono un percorso nella storia. Quando Sandro Portelli scrive che la storia orale compie una operazione, violenta a volte, &#8220;sulla natura del materiale per offrirgli un nuovo grado di rilevanza&#8221;, si pone su questo percorso.<br />
Percorso che rintraccia nel volume Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello (Manni Editore, pp. 168), di cui cura l’introduzione, &#8220;una rappresentazione &#8211; così la definisce &#8211; della storia e del rapporto con essa di ciascuna persona, in cui la memoria non entra come deposito inerte di dati ma come lavoro costante di interpretazione, in cui operano attivamente i filtri dell’immaginazione, del sentimento, del desiderio, del linguaggio&#8221;.</p>
<p>Ricordo e montaggio storico<br />
Un saggio storico, quello di Santoro e Torsello, che fa proprio un approccio da documentario cinetelevisivo: racconti e interviste non semplicemente riportate &#8211; in nome dei una presunta eziologia del ricordo &#8211; ma scomposte in maniera tematica e quindi raggruppate, con un intervento di montaggio narrativo. Tre macroeventi che incorniciano l’episodio della protesta delle tabacchine (la coltivazione del tabacco &#8220;levantino&#8221; nel Salento, la storia del consorzio Acait di Tricase, la rivolta, i morti e il trauma del carcere) prendono vita dalle testimonianze orali dirette e indirette. Dai frames della memoria del singolo scaturisce una sequenza di memoria collettiva. Dalle catene sintagmatiche dei ricordi riemerge una striscia di memoria sociale. Gli autori ricostruiscono un evento capitale nella storia del piccolo centro salentino &#8211; la repressione sanguinosa (cinque vittime, numerosi feriti, arresti di massa) della &#8220;rivoluzione&#8221; delle lavoratrici del tabacco che protestavano contro la chiusura del Consorzio Agrario ad opera del governo fascista &#8211; e conferiscono a quanto accaduto un senso generale.<br />
La vicenda drammatica delle tabacchine di Tricase parla, o non può fare a meno di parlare, dei cambiamenti che l’importazione delle colture del tabacco ha prodotto sull’economia rurale del Salento, sulle immigrazioni interne, sulla divisione del lavoro &#8211; di quello femminile in particolare &#8211; sulla povertà di mezzi e di speranze della popolazione del meridione, sulla sua voglia di riscatto che in quel momento fatalmente si scontrava con il regime fascista.<br />
Nella piazza del paese si levano voci contro il Podestà, ma si invoca anche il Duce, come il capo distante e buono, che non sa &#8211; ma se sapesse! &#8211; della miseria, della fame, dello sfruttamento. A Tricase c’è la rivolta del mondo contadino che non ha altro nemico precisato se non la fame.<br />
Le tabacchine non sono consapevolmente in strada contro il fascismo, il fascismo, che rifiuta a priori qualsiasi forma libera e autorganizzata di espressione, prima che di ribellione, è sicuramente contro di loro. A Tricase non si reprime una rivolta antifascista, ma una rivolta tout court, non si ferisce solo la popolazione, ma la sua memoria storica, cui si tolgono il ricordo e la parola.<br />
Un detto del luogo, che rappresenta una forma appena più sedimentata di fonte orale, recita tra il rivendicativo e il rassegnato: &#8220;a Tricase dal trentacinque non si canta più&#8221;. Ne emergono allo stesso tempo una sconfitta generazionale &#8211; e di classe forse &#8211; e il segno di una resa invincibile del vecchio mondo rurale levantino, ma soprattutto la scomparsa di una modalità di trasmissione della ribellione e della memoria, quella della voce. Si suona ancora la pizzica, sono ancora qui i ritmi indiavolati delle tarante, ma i canti polifonici, del lavoro e della protesta, non si odono più.</p>
<p>Vedere voci: la lingua della memoria<br />
La seconda caratteristica propriamente audiovisiva di questo saggio sta nell’uso della lingua con effetto musicale, quasi di colonna sonora, dove il suono del racconto è senza dubbio una modalità narrativa che determina il senso della storia. &#8220;Il fatto che gran parte dei racconti di questo libro siano belli &#8211; scrive Portelli nell’introduzione &#8211; non è un orpello ornamentale; è la sostanza stessa del loro significato&#8221;.<br />
Una bellezza che passa nelle modulazioni del dialetto del luogo, che è quello dei racconti personali, dei testimoni e dei protagonisti, ma anche dei racconti riportati, tramandati ai figli; nella vivacità della langue sopravvive la memoria come pratica orientata all’oggi, testimonianza non dell’uomo folklorico bensì di quello storico.<br />
&#8220;Se dicia ca la chiazza era china de sangu e de proiettili, e li spazzini toccò cu bannu cu l’autobotte cu la pulizzene. Non se putìa cuntare, percé non c’era pietà, te purtavene subitu in galera&#8221;.<br />
Non si poteva parlare dei morti del Consorzio del tabacco, come non si poteva parlare negli interminabili turni in fabbrica; nella parola la memoria, nella memoria il senso della propria storia nella storia più generale. Non avrebbero più cantato le tabacchine, private del significato e del contenuto del loro cantare, in ammonimento alle più giovani e inesperte, alle orecchie dei kapò e dei direttori di fabbrica, ai figli chinati insieme a loro sulle piante e sui i telai.<br />
&#8220;Oh mamma ce su brutte le galere/ ci le vide spaventu ni rrimane / de fore nturnisciate de bandiere / de intra c’è l’inferno naturale&#8221;: Tabacco e Tabacchine si chiude con un’appendice sulla tradizione musicale che non è scindibile con il ricordo di quel mondo e di quei morti. Le voci sono le stesse, la lingua è la stessa, comune la memoria che tutte le racchiude.</p>
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