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	<title>Vincenzo Santoro &#187; La Gazzetta del Mezzogiorno</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Cappelletto: «Con la Taranta l’Europa ha ritrovato lo spirito di Dioniso»</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 15:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Cappelletto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Ugo Sbisà da La Gazzetta del Mezzogiorno del 7 agosto 2011 &#160; Un convegno sull’apporto della cultura e dell’intelligenza meridionale al farsi della Nazione, in programma il 14 e il 15 ottobre di quest’anno e un altro nel 2012 sul tema «Dioniso ritrovato» sono due tra i momenti più significativi che il comitato scientifico della Fondazione «Notte della Taranta»... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/07/cappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Ugo Sbisà</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=447048&amp;IDCategoria=1">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 7 agosto 2011</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/FotoSandroCappelletto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1954" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/FotoSandroCappelletto.jpg" alt="FotoSandroCappelletto" width="222" height="185" /></a>Un convegno sull’apporto della cultura e dell’intelligenza meridionale al farsi della Nazione, in programma il 14 e il 15 ottobre di quest’anno e un altro nel </span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">2012 sul tema «Dioniso ritrovato» sono due tra i momenti più significativi che il comitato scientifico della Fondazione «<span style="color: #993300;">Notte della Taranta</span>» si accinge a vivere con l’impulso del suo nuovo presidente, il noto critico e musicologo <strong>Sandro Cappelletto</strong>, cui toccherà il compito di lavorare sul versante dell’approfondimento scientifico del fenomeno Taranta, assolutamente indispensabile per conservare il valore musicologico di una iniziativa ormai diventata di portata globale. </span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«Ci troviamo di fronte a un fenomeno – dice Cappelletto<span id="more-1953"></span> – che è esploso anche oltre l’immaginazione di quanti, negli Anni ‘90 del secolo scorso, hanno </span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dato l’avvio a questa avventura. Ma non dimentichiamo </span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">che, se oggi parliamo di pizzica, di taranta, è grazie agli studi di De Martino, Carpitella e di tanti altri etnomusicologi». </span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Maestro Cappelletto, indubbiamente siamo al cospetto di una storia che viene molto da lontano. Ma dal suo punto di vista di musicologo, come spiegherebbe questa esplosione della Taranta e, soprattutto, quali sono i compiti del comitato da lei presieduto?</em> «L’universo di valori antropologici, sociali, rituali, scaramantici della Taranta ci riportano a realtà ancestrali non solo salentine, ma appartenenti a quell’immensa nazione culturale e musicale rappresentata dall’area mediterranea. Il comitato ha appunto la funzione di invitare gli studiosi a ragionare sulle questioni che questo festival ha fatto esplodere con l’incredibile partecipazione di massa. Per questo motivo, nel 2012, organizzeremo un convegno dal titolo Dioniso ritrovato , perché siamo convinti che questo festival abbia fatto riemergere l’aspetto dionisiaco della cultura occidentale, dopo una rimozione lunga quasi 2000 anni. Poi il comitato ha compiti di indirizzo, ad esempio nella scelta della direzione artistica, affinché non si superi il confine tra musica popolare e commerciale». </span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Quindi lei identifica il motivo del successo e della popolarità nel forte richiamo alla fisicità espresso dalla Taranta?</em> «È decisamente un richiamo ai valori più profondi e ancestrali, il recupero di forze potenti attraverso le quali è riemerso l’aspetto dionisiaco e irrazionale, così necessario all’equilibrio dell’uomo. Se ci pensiamo, la nostra cultura ha sempre espresso una paura della fisicità, dell’espressività affidata alle pulsioni del corpo. Goethe detestava il valzer perché lo considerava un “rotolarsi come i porci”. Le pulsioni del corpo sono una risposta al trionfo della virtualità e la Taranta ci ricorda che carne e spirito, Apollo e Dioniso, sono inseparabili, che non ci si può tagliare a fette. Del resto, la convivenza di questi due elementi è anche all’origine dello spirito della tragedia. Noi però viviamo in una società che, globalizzandosi, ha perso il contatto con la nostra radice fisica e terrena. E questo spiega anche il motivo dell&#8217;internazionalità della Taranta». </span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Quali sono oggi i rischi principali che corrono la Taranta e la «Notte»?</em> «Siamo davanti a un fenomeno che va oltre un ambito salentino o pugliese, ma è ormai patrimonio della vastissima nazione mediterranea e dunque universale. Bisogna evitare di “sedersi” per eccesso di successo, saper individuare le personalità culturali e musicali in grado di portare sempre nuova linfa e, soprattutto, il mondo politico non deve mai dare per scontato che la “Notte” possa andare avanti da sola. In un’e poca in cui si taglia sempre sulla cultura, che “non si mangia”, uno studio della Bocconi dimostra che per ogni euro investito sulla Notte della Taranta si ha un ritorno sul territorio di otto volte superiore. Sarebbe il caso di riflettere».</span></p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F07%2Fcappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso%2F&amp;linkname=Cappelletto%3A%20%C2%ABCon%20la%20Taranta%20l%E2%80%99Europa%20ha%20ritrovato%20lo%20spirito%20di%20Dioniso%C2%BB" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F07%2Fcappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso%2F&amp;linkname=Cappelletto%3A%20%C2%ABCon%20la%20Taranta%20l%E2%80%99Europa%20ha%20ritrovato%20lo%20spirito%20di%20Dioniso%C2%BB" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F07%2Fcappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso%2F&amp;linkname=Cappelletto%3A%20%C2%ABCon%20la%20Taranta%20l%E2%80%99Europa%20ha%20ritrovato%20lo%20spirito%20di%20Dioniso%C2%BB" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F07%2Fcappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso%2F&amp;linkname=Cappelletto%3A%20%C2%ABCon%20la%20Taranta%20l%E2%80%99Europa%20ha%20ritrovato%20lo%20spirito%20di%20Dioniso%C2%BB" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F07%2Fcappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso%2F&amp;linkname=Cappelletto%3A%20%C2%ABCon%20la%20Taranta%20l%E2%80%99Europa%20ha%20ritrovato%20lo%20spirito%20di%20Dioniso%C2%BB" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F07%2Fcappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso%2F&amp;title=Cappelletto%3A%20%C2%ABCon%20la%20Taranta%20l%E2%80%99Europa%20ha%20ritrovato%20lo%20spirito%20di%20Dioniso%C2%BB" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/07/cappelletto-con-la-taranta-leuropa-ha-ritrovato-lo-spirito-di-dioniso/">Cappelletto: «Con la Taranta l’Europa ha ritrovato lo spirito di Dioniso»</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Il Salento di lavoro e di lotta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 22:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[canti e racconti di lavoro e di lotta del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[ACAIT]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Di Mitri]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Memorie della Terra]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Bodini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Gino L. Di Mitri da La Gazzetta del Mezzogiorno del 21 marzo 2011 Il 15 maggio 1935, a Tricase, la paventata chiusura della manifattura di tabacco «Acait» diede luogo a una grande manifestazione di piazza cui seguì una feroce repressione da parte delle forze dell&#8217;ordine. Sotto il fuoco dei moschetti dei carabinieri caddero tre operaie tabacchine e due contadini:... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/03/21/il-salento-di-lavoro-e-di-lotta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Gino L. Di Mitri</strong></span></p>
<p>da <strong>La Gazzetta del Mezzogiorno</strong> del 21 marzo 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/acait.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1798" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/acait.jpeg" alt="acait" width="273" height="184" /></a>Il 15 maggio 1935, a <strong>Tricase</strong>, la paventata chiusura della manifattura di tabacco «Acait» diede luogo a una grande manifestazione di piazza cui seguì una feroce repressione da parte delle forze dell&#8217;ordine. Sotto il fuoco dei moschetti dei carabinieri caddero tre operaie tabacchine e due contadini: cinque morti che sancirono dolorosamente la nascita di quel particolare movimento sindacale salentino, contrassegnato da un&#8217;acerba caratterizzazione muliebre sul versante operaio e dal retaggio ribellistico e disorganizzato su quello rurale, che rimase in ombra per tutta la durata del fascismo e sarebbe riesploso in forma virulenta tra il 1949 e il 1951 durante la <span style="color: #ff0000;"><strong>rivolta dell&#8217;Arneo</strong></span>.</p>
<p>A questo importante ma ingiustamente dimenticato tornante storico di Puglia ha dedicato un&#8217;originale ricostruzione <strong>Vincenzo Santoro</strong>, arguto scrittore alessanese di cose musicali e materiali<span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-184"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">, dal titolo <span style="color: #800000;"><strong><em>Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento</em></strong></span> (Squilibri ed., pp. 80, euro 16).</span></p>
<p>Chi appena conoscesse l&#8217;autore, sarebbe portato a pensare che questa sua nuova opera è l&#8217;ennesima ricerca sui canti popolari del Capo di Leuca; ma così non è, sebbene il volumetto sia corredato da un CD dove figurano dei brani vocali, poiché a questi si alternano le voci degli ultimi testimoni di quella stagione di lotte sociali intervistati da <strong>Santoro</strong>.</p>
<p>Si tratta pertanto di un&#8217;indagine antropologica storica dove tutto concorre a ridisegnare il clima e i contorni di questi tragici accadimenti: i canti di lotta e di lavoro, le inflessioni in vernacolo degli intervistati, i dettagli che quasi sempre sfuggono alla storiografia ufficiale, gli stralci delle cronache dell&#8217;«Arneide» scritte da <strong>Vittorio Bodini</strong>, i risvolti delle udienze processuali che videro alla sbarra figli del popolo che lottavano per sottrarsi all&#8217;indigenza. Si tratta di storie intrecciate alle foglie di tabacco e all&#8217;umore della terra, intrise di sudori bracciantili e vibranti di fermenti di attese deluse.</p>
<p>In poche decine di pagine, <strong>Santoro</strong> è riuscito con pochi essenziali tratti di scrittura a con un&#8217;analisi critica che ricorre al sempre valido canone dell&#8217;impersonalità a comporre un possente affresco sociale e politico, tanto più valido quanto meglio riesce ad animare i fatti accaduti con le trame delle vicende personali di sofferenza e di rivolta.</p>
<p>Così, nel contrappunto di canti e di racconti (splendide, tra le altre, le melodie interpretate da <strong>Anna Cinzia Villani</strong> che fanno da struggente pendant alla narrazione dei vecchi scioperanti), è la viva voce dei protagonisti a nutrire di memoria la storia e a ricordarci come ci sia stato un tempo di lotte giuste e di speranze impellenti prima dell&#8217;opaco presente della sinistra italiana.</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">per la scheda completa del libro cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/01/28/tarantelle-e-canti-tradizionali-delle-puglie/">qui</a></span></p>
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		<title>Eolico e fotovoltaico selvaggio. Il Salento  rischia lo sfascio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 16:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori di Tonio Tondo da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 dicembre 2010 Governo contro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/eolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Tonio Tondo</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=390509&amp;IDCategoria=1">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 18 dicembre 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1756" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte-300x194.jpg" alt="Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte" width="300" height="194" /></a>Governo contro Regione, conflitti sull’interpretazione dell’articolo 117 della Costituzione in materia di legislazione concorrente sull’energia, ricorsi e sentenze della Consulta che sanzionano la giunta pugliese, norme che s’inseguono e cambiano lo scenario: le energie rinnovabili, insieme ai primati pugliesi, sono anche fonte di litigi politici e giudiziari. Nell’incertezza e nella confusione, iniziative spregiudicate di forti gruppi hanno preso di mira i luoghi simbolo del Salento, le Serre e gli uliveti secolari. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Lo scontro di potere tra giunta regionale e governo centrale ha finito con il favorire società finanziarie e fondi di investimento, molti con sede nei paradisi fiscali,<span id="more-198"></span> da Panama a Cipro, che in nome della guerra ai gas serra, operano con forti capacità operative. Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per evitare lo scempio gruppi di ambientalisti si appellano a Ovidio e alla Collina dei fanciulli e delle ninfe per addolcire il cuore di politici e imprenditori e salvare le Serre di Giuggianello. E altri esaltano le Veneri di Parabita per salvare i rilievi che si affacciano sulla piana di Gallipoli. I richiami alla letteratura antica forse non sono argomenti decisivi, ma sicuramente possono fornire elementi per scongiurare l’installazione degli aerogeneratori nei luoghi più suggestivi e più amati dai visitatori e dagli stessi salentini. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma non sono solo le torri a minacciare il territorio più prezioso. Pervasivi campi di pannelli fotovoltaici si diffondono ovunque, in modo spropositato e senza un minimo di programmazione, anche in aree ad alto pregio ambientale, con vincoli paesistici, e in territori di qualità produttiva. Insieme a questi «laghi» di alluminio e silicio arriveranno, abbondanti, i diserbanti che avveleneranno i terreni per impedire la crescita dell’erba tra i filari di pannelli. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Rischia grosso il Salento. Dopo aver conquistato gradini su gradini nelle classifiche dei luoghi più ambiti, può diventare ostaggio di società anonime e non. Per prime si sono affacciate le società finanziarie e le aziende del Nord, poi i fondi inglesi e irlandesi, adesso è la volta di cinesi e sudcoreani che si stanno muovendo in modo massiccio con ingenti capitali. In questo notevole flusso di denaro, è arrivato puntuale l’allarme dell’Antimafia: il Salento è a forte rischio, in bilico fra terra integra e resistente alle infiltrazioni criminali e luogo di intrecci affaristici nel nome del vento e del sole. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E’ anche in bilico tra una crescita sostenibile, con una equilibrata e oculata presenza di impianti energetici alternativi, e lo scadimento qualitativo del territorio rurale e della macchia boschiva. Ad essere colpiti, in modo irrimediabile, i luoghi più belli: le dolci colline, gli unici rilievi del Salento, vere e proprie terrazze verso il mare. Insieme alle Serre occorre salvare gli uliveti storici che hanno sostituito i boschi nel corso dei secoli. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Se dovessero essere piantati tutti gli aerogeneratori autorizzati e in attesa del via libera, il Salento sarebbe una foresta di torri eoliche. Le cifre vanno dalle 500 alle 1000, ma c’è chi sostiene che sono di più. Numeri record anche per il fotovoltaico, attirato dalle ore sole del Salento e da una legislazione permissiva. Migliaia di ettari stanno cambiando destinazione, da agricola a industriale. Gli agricoltori, alle prese con una durissima crisi, cedono i terreni in affitto (dai quattro ai seimila euro a ettaro) oppure vendono alle «società sviluppatrici», cioè ai rappresentanti dei gruppi finanziari. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L’assalto del fotovoltaico sta mettendo a dura prova anche la tenuta delle associazioni ambientaliste. Legambiente rischia di dividersi a causa di un progetto per circa 5 Megawatt su 26 ettari a Cutrofiano, presentato da «AzzeroCo2 srl», una società formata da Kyoto club, Ambiente Italia e dalla stessa Legambiente. Alcuni circoli, in testa i toscani e i milanesi, contestano la scelta della presidenza nazionale e parlano di «conflitto d’interesse». </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Volano parole grosse: il business del fotovoltaico fa vittime anche fra gli ecologisti chiamati a tutelare il territorio e a fare le pulci ai progetti. Il Salento è un marchio internazionale in forte espansione. Negli ultimi anni la presenza dei turisti è sempre cresciuta, grazie alle bellezze naturalistiche e al patrimonio artistico e storico. In pericolo è il paesaggio. Siti ambientalisti danesi hanno lanciato l’allarme sugli attacchi in atto al paesaggio e alla natura che tanto successo hanno fra gli europei. Inglesi e tedeschi che hanno scelto il Salento come seconda casa, e molti per viverci tutto l’anno, chiedono di difendere il territorio e di evitare stravolgimenti ambientali. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Consentire l’aggressione alle Serre, alte fino a 200 metri, perché le pale eoliche, alte più di 100 metri, possano intercettare i venti più intensi e continui, è un errore che non possiamo commettere.</span></p>
</div>
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		<title>Dalla «camera oscura» nella luce di Puglia</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/07/dalla-camera-oscura-nella-luce-di-puglia/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/07/dalla-camera-oscura-nella-luce-di-puglia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 18:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Caravaggio]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Giacomo Annibaldis da La Gazzetta del Mezzogiorno del 7 dicembre 2010 La continuità è confermata dalla mise del giustiziere: un giovane dai capelli neri che brandisce l’elsa della spada per decollare il santo Battista. Il boia indossa la camiciola bianca aperta e i calzoncini marroni che sono gli stessi che portano i varii David con la testa di Golia... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/07/dalla-camera-oscura-nella-luce-di-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Giacomo Annibaldis</strong></span></p>
<p>da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=387930&amp;IDCategoria=1">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 7 dicembre 2010</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/133056021-7aff5eeb-ce18-4261-90cb-93af47979cb7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1969" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/133056021-7aff5eeb-ce18-4261-90cb-93af47979cb7-222x300.jpg" alt="133056021-7aff5eeb-ce18-4261-90cb-93af47979cb7" width="222" height="300" /></a>La continuità è confermata dalla mise del giustiziere: un giovane dai capelli neri che brandisce l’elsa della spada per decollare il santo Battista. Il boia indossa la camiciola bianca aperta e i calzoncini marroni che sono gli stessi che portano i varii David con la testa di Golia dipinti dal <span style="color: #ff0000;"><strong>Caravaggio</strong></span>. Anche il suo volto, ora solcato da una ruga profonda, sembra lo stesso del personaggio caravaggesco, seppure un po’ invecchiato e adeguato al ruolo negativo. È lui il protagonista della grande tela ritrovata a Bari, nel convento di Santa Fara, che raffigura il <em>martirio di san Giovanni Battista</em> (o per alcuni quello di san Paolo): una tela ragguardevole che ha fatto pensare subito all’arte del <span style="color: #ff0000;"><strong>Merisi</strong></span> per quel «luminismo» evidente, con i due protagonisti investiti dalla tenebre e dalla luce. Un recente restauro ha fatto emergere la sigla dell’autore: la traccia di una V e di una A sovrapposti, firma di <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrea Vaccaro</strong></span>, pittore napoletano i cui inizi sono sulla scia della nuova maniera, quella imposta da Caravaggio nel primo decennio del Seicento.</p>
<p>La bella e sorprendente tela è una delle attrazioni della mostra «<span style="color: #993300;"><strong>Echi caravaggeschi in Puglia</strong></span>» inauguratasi ieri a Lecce, presso la <strong>chiesa-museo di San Francesco della Scarpa</strong>. La rassegna, curata da <strong>Antonio Cassiano</strong> e <strong>Fabrizio Vona</strong> (che ha visto la proficua collaborazione della Soprintendenza per i Beni storici e artistici di Puglia con il museo provinciale di Lecce «Sigismondo Castromediano»), vuol essere un omaggio al grande pittore milanese, nel quarto centenario della sua morte, avvenuta appunto a Porto Ercole (Grosseto) nel 1610. In questo anno &#8211; e anche nel prossimo &#8211; al <strong><span style="color: #ff0000;">Caravaggio</span></strong> sono state dedicate mostre e rassegne, iniziative e celebrazioni; nonché studi sui suoi resti corporei, nei quali sono stati coinvolti gli studiosi dell’Università di Lecce.</p>
<p>Ma, già prima di questa mostra, la città manierista e barocca per eccellenza aveva <span id="more-1968"></span>dedicato &#8211; sempre nell’interno di San Francesco della Scarpa – la interessante esposizione dei due quadri di <em>San Francesco in preghiera</em>, invitando lo spettatore a riconoscere il vero <span style="color: #ff0000;"><strong>Caravaggio</strong></span> tra i due. La Puglia non è del tutto estranea all’attività di <span style="color: #ff0000;"><strong>Michelangelo Merisi,</strong><strong>Caravaggio</strong></span> sottolinea Fabrizio Vona. Il sovrintendente ricorda come fu proprio Niccolò Radulovich, signore di Polignano a Mare, a commissionare al appena giunto in Napoli una tela raffigurante la <em>Vergine con Bambino</em>. Il signore di Polignano, un nobile della dalmatica Ragusa, intendeva così suggellare il suo acquisto nobiliare del 1604 con opere pittoriche di rango. La tela forse non giunse mai nel feudo pugliese; alcuni ritengono che essa sia finita nel museo viennese del Kunsthistorisches, la sublime <em>Madonna del rosario</em>. Come non giunse mai in Puglia l’altra tela commissionata al <span style="color: #ff0000;"><strong>Caravaggio</strong></span> da un nobile salentino, il marchese De Franchi di Taviano, che raffigura la celebrata <em>Flagellazione</em> conservata dapprima nella chiesa napoletana di San Domenico e ora in Capodimonte.</p>
<p>E tuttavia la regione non poté non subire l’influsso della nuova arte. La cui eco noi ora possiamo ammirare in questa mostra, che ci presenta – in una cronistoria di gusto e attraverso più di sessanta dipinti – la parabola ascendente del caravaggismo fin dai suoi prodromi, lo sviluppo prorompente della maniera nell’arco del Seicento, e anche l’affievolirsi e il virare verso un altro vedere, con i dipinti degli ultimi epigoni. Non manca dunque nella mostra una prima sezione con opere, sempre conservate in Puglia, che ricordano altri artisti che con <span style="color: #ff0000;"><strong>Caravaggio</strong></span> ebbero dimestichezza: dal <span style="color: #ff0000;"><strong>Cavaliere Arpino</strong></span>, alla cui bottega romana il <strong><span style="color: #ff0000;">Merisi</span></strong> si appoggiò, fino a <strong><span style="color: #ff0000;">Giovanni Baglione</span></strong>, il pittore che intentò contro <span style="color: #ff0000;"><strong>Merisi</strong></span> un procedimento per diffamazione, che contribuì non poco ad esacerbarne la già inquieta personalità. Dalle chiese di Puglia e dalle collezioni private, dalle pinacoteche e dai depositi emergono tele non tutti ineccepibili per gusto, ma di certo illuminanti rispetto alla nuova poetica del dipingere, quel ricavare la realtà dalla «camera oscura» &#8211; come la definì <strong>Roberto Longh</strong>i &#8211; che <span style="color: #ff0000;"><strong>Caravaggio</strong></span> seppe utilizzare, in un geniale gioco di luci e di tenebre.</p>
<p>Alcune di queste opere si rivelano delle vere scoperte. Ed ecco allora i quadri del <span style="color: #ff0000;"><strong>Sellitto</strong></span>, che contemporaneo del <span style="color: #ff0000;"><strong>Merisi</strong></span>, mostra già &#8211; soprattutto nella tela della <em>Madonna delle grazie </em>proveniente da <strong>Aliano</strong>, in Basilicata &#8211; il passaggio contemporaneo dal manierismo ornato di luce e di putti allo scavo profondo della coscienza racchiuso tutto nel ritratto del committente, nella stessa tela, dipinta prima del 1610. Un <em>San Carlo Borromeo</em> dello stesso <span style="color: #ff0000;"><strong>Sellitto</strong></span> è già nell’atmosfera piena del caravaggismo tenebroso. Con il <span style="color: #ff0000;"><strong>Sellitto</strong></span>, si mostrano i quadri del <span style="color: #ff0000;"><strong>Finoglio</strong></span>, il pittore campano che molto operò in Puglia, nel Salento e a Conversano per gli Acquaviva d’Aragona (fino agli anni Trenta del ‘600): su questo pittore c’è poco da eccepire, e la sua assimilazione del caravaggismo è maggiormente evidente nel quadro del <em>miracolo di Sant’Antonio con i santi Medici</em>, in cui lo scenario è tanto plumbeo, da far risaltare le carni pallide degli ammalati. Lo <span style="color: #ff0000;"><strong>Stanzione</strong></span> e il <span style="color: #ff0000;"><strong>Ribera</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Mattia Preti</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Bernardino Mei</strong></span>, il pugliese <span style="color: #ff0000;"><strong>Francesco Fracanzano</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Orazio Gentileschi</strong></span>, il <span style="color: #ff0000;"><strong>Guarino</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Pacecco De Rosa</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Bernardo Cavallino</strong></span> e l’<span style="color: #ff0000;"><strong>Orbetto</strong></span>. . . sono testimoni esaltanti dell’entusiamo con cui l’arte italiana accolse e fece sua la lezione innovativa del <span style="color: #ff0000;"><strong>Merisi</strong></span>. I quadri in mostra sono firmati da questi autori, non di second’ordine; ma alcuni di essi hanno ora l’occasione di essere riletti e diversamente attribuiti. Un successo stilistico che conobbe infine il «degrado»: come è naturale succeda per tutte le novità che diventano moda.</p>
<p>Il gusto del quadro «alla <span style="color: #ff0000;"><strong>Caravaggio</strong></span>» si diffuse talmente tanto che anche i privati non riuscirono a concepire la raffigurazione dell’arte se non a quella «maniera». Molti delle sue tele &#8211; sotto l’urgenza di una impellente richiesta &#8211; furono reiterate, con copie che a volte gareggiano con gli originali. Lo si constatò in estate con le due opere su «<em>San Francesco in preghiera</em>», talmente belle ambedue, sì che risultava difficile anche l’indicazione dell’originale e della copia. Lo si può constatare ora scorrendo le tele in mostra: tra le quali non mancano quelle della <em>Incredulità di san Tommaso</em>, una direttamente traslitterata dal <span style="color: #ff0000;"><strong>Caravaggio</strong></span> e l’altra invece opera forse dello <span style="color: #ff0000;"><strong>Stanzione</strong></span>. Ma quella conquista del «luminismo» fu per sempre. Sottolinea <strong>Fabrizio Vona</strong>: anche quando il caravaggismo era morto, l’arte non poté più fare a meno di misurarsi con le ombre.</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;">per guardare una ampia photogallery delle opere cliccare <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/03/foto/caravaggeschi-9801671/1/">qui</a></span></span></span></p>
</div>
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		<title>Potere, pizzica e donne; il derby Lecce-Bari &#232; perduto per 2 a 1</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/14/potere-pizzica-e-donne-il-derby-lecce-bari-perduto-per-2-a-1/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 11:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un tempo lontano quanto il regno di Avalon, Bari era la Milano del Sud, una città bevibile, oltre che da spremere, ricca di grassi insaturi insufflati dalla prima repubblica. Passato Craxi e passato Tatarella, il baricentro politico del centro- destra si è trasferito nella terra dellu vinu e dellu ventu con Raffaele Fitto e i suoi. Quello del centro-sinistra dalemiano... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/14/potere-pizzica-e-donne-il-derby-lecce-bari-perduto-per-2-a-1/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/35379.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1630" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/35379.jpg" alt="35379" width="215" height="170" /></a>Un tempo lontano quanto il regno di Avalon, Bari era la Milano del Sud, una città bevibile, oltre che da spremere, ricca di grassi insaturi insufflati dalla prima repubblica. Passato Craxi e passato Tatarella, il baricentro politico del centro- destra si è trasferito nella terra dellu vinu e dellu ventu con Raffaele Fitto e i suoi. Quello del centro-sinistra dalemiano dell&#8217;epoca, in parte, pure. Nel turismo e con la pizzica il Salento ha surclassato tutti. Perfino le donne, Chiambretti dixit, sono più belle e femminee</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <strong>Alberto Selvaggi</strong></span></p>
<p>da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=382300&amp;IDCategoria=1">www.lagazzettadelmezzogiorno.it</a> del 14 dicembre 2010</p>
<p>Un tempo lontano quanto il regno di Avalon, Bari era la Milano del Sud, una città <span style="color: #000000; font-size: medium;"><span id="more-206"></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">bevibile, oltre che da spremere, ricca di grassi insaturi insufflati dalla prima repubblica. E in quel periodo in cui Craxi digrignava i denti strizzando gengive di porpora, non esisteva questione nella contesa perenne per il primato d’immagine fra Bari e Lecce in Puglia: il capoluogo guardava dall’alto in basso la terra dei fiorentini del Meridione.</span></p>
<p>Quel «grazie Bari» scandito da Bettino nell’orgia diceva tutto, pur senza dir nulla. Commercio, mattone, tangenti, tendenze e, per pronunciare parole grosse, perfino arte e cultura avevano i loro snodi qui dove siete nati e pasciuti. Bene, adesso è finita. Adesso intendendo: da molto.</p>
<p>I leccesi, anzi, i salentini che da par nostri disputano una silente e civile competizione sono assurti a faro <span style="color: #000000; font-size: medium;">della regione. È una consapevolezza che covano tutti i protetti da Santo Nicola. Se resta inconscia, si fa sensazione. E negli individui spiritualmente poveri s’intorcina in frustrazione. Mentre Bari contava i cocci della tempesta di Tangentopoli, mentre raccattava scampoli di autorità per la ricostruzione, Lecce si guardava attorno.</span></p>
<p>Sotto l’egemonia liberale di Giuseppe Tatarella il capoluogo confermò il primato in nuova luce, Lecce di lì a breve cominciò a farsi lustra sotto Adriana Poli Bortone. Ma dalla prematura morte del vicepremier di Cerignola (’99) il derby ha avuto un risultato diverso nelle partite di andata e ritorno: Lecce- Bari 2 a 1.</p>
<p>Il baricentro politico del centro- destra si è trasferito nella terra dellu vinu e dellu ventu con Raffaele Fitto e i suoi. Quello del centro-sinistra dalemiano dell’epoca, in parte, pure.</p>
<p>Bari ha perduto potere reale, il potere politico con Nichi Vendola ha ricollocato gli equilibri nel capoluogo ma nel contemporaneo consolidarsi di nuclei forti tra il nord-Barese e la Murgia. Eravamo padroni del soldo, ora lo siamo meno di allora: la crisi economica ha piegato il Salento, ma ha impresso anche a noi una scivolante accelerazione lasciando la stessa via Sparano in pasto alle multinazionali e ai grandi marchi del Nord. Finché nella sua decadenza Bari ha conquistato un’egemonia sottoculturale da reality- show (deflagrata con i Tarantini, le D’Addario e i simili a loro), mentre Lecce rivisitava la categoria nazionalpopolare gramsciana che la sinistra ha rinnegato scavandosi la fossa.</p>
<p>Tutto da quelle parti è incominciato così. Perciò il barese si sente addosso i leccesi. Tutto è incominciato con la Taranta, geniale invenzione del progressismo sugoso: conta poco che sia poco o nulla. Il Salento, sul piano dell’immagine, nel silenzio è sorto spazzando via tutti, prima volta dalla sua fondazione, tanto che ora rilancia il progetto di staccarsi da apuli e dauni come Regione.</p>
<p>Nel calcio ci ha superati (il Lecce in serie A è al 14º posto, Bari all’ultimo). Nel turismo, che pure gestisce in modo rapsodico, ci ha ridotti in polvere. Orde di baresi, per non contare i vip, i cineasti, i divi di Hollywood si riversano in quei posti da sogno snobbando quelli che frequentavano dalla culla.</p>
<p>La pizzica, ballata da secoli in tutto il Sud, è diventata esclusiva salentina doc. I gruppi pop-rock partono come bombe dai loro paesini micragnosi empiendo stadi di mezza Europa. Il Salento vanta, oltretutto, anche le donne più belle e femminee, grazie all’incrocio genetico magnogreco. L’ha detto anche Piero Chiambretti. Per questo il derby è perduto: Lecce-Bari 2 a 1.</p>
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		<title>Ma hanno ucciso l’uomo-ragno</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/ma-hanno-ucciso-luomo-ragno/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Maurizio Agamennone da La Gazzetta del Mezzogiorno del 28 agosto 2010 &#160; Da tredici anni il Salento vede il ripetersi di un impetuoso «convenire a festa» verso l’area interna della Grecìa. Iniziato nel 1998, in un clima di acceso dibattito, come esperienza di valorizzazione delle musiche locali ma anche come aspirazione al confronto tra queste e le altre musiche... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/ma-hanno-ucciso-luomo-ragno/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <strong>Maurizio Agamennone</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=2699&amp;IDNotizia=361632">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 28 agosto 2010</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/topic_207.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1978" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/topic_207-300x226.jpg" alt="topic_207" width="300" height="226" /></a>Da tredici anni il <strong>Salento</strong> vede il ripetersi di un impetuoso «convenire a festa» verso l’area interna della <strong>Grecìa</strong>. Iniziato nel 1998, in un clima di acceso dibattito, come esperienza di valorizzazione delle musiche locali ma anche come aspirazione al confronto tra queste e le altre musiche del mondo, il festival «<span style="color: #800000;"><strong>La notte della taranta</strong></span>» ha messo in febbrile movimento enormi energie e numerosi attori sociali: turisti e cultori della <em>folkyness</em>, musicisti, danzatori, amministratori, operatori culturali, imprenditori, commercianti e fornitori di servizi molteplici, espositori, osservatori e studiosi. Assai interessante è l’evoluzione che ha subìto la percezione della <span style="color: #800000;"><strong>taranta</strong></span>, il «mitico» agente patogeno del tarantismo: da remoto segno di malattia e povertà, il ragno è oggi inteso quale simbolo di rinascita e bellezza. Una trasformazione formidabile, accolta nel sistema mediale: con l’espressione «la taranta» <span id="more-1977"></span>si tende a rappresentare l’integrazione tra musica e danza (pizzica), nonché tutto il complesso di attività e prodotti «magicamente» offerti dal <strong>Salento</strong> d’estate (il paesaggio, certe architetture, il cibo locale e la seduzione). Molti osservatori hanno individuato in questo processo un ottimo vettore di marketing territoriale. Si tratta di un modello cui molti cercano di ispirarsi: i musicisti ospitati si «gloriano» per essere stati presenti e gli esclusi scalpitano per farsi «chiamare»; tra gli amministratori locali l’eco è fortissima: tutti impegnati a «fare come in Salento», sottovalutano come certi motivi di forte connotazione locale non possano essere trasferiti facilmente altrove.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Quest’anno, il calendario «alto» sembra aver contribuito a dilatare la stagione turistica. Il processo è monitorato da una équipe diretta dall’economista <strong>Giuseppe Attanasi</strong>, che prossimamente presenterà il report da cui dovremmo conoscere i valori economici mobilitati. Del programma si può fare una storia: inizialmente, esso non aveva la secca connotazione melpignanese che ha assunto negli anni; la promessa di valorizzare studi e documentazione ha ceduto il passo allo spettacolo dal vivo, che ha assorbito cospicue risorse, alimentando un crepitante confronto critico. Sul piano della «offerta musicale», si registra qualche affanno: i «maestri concertatori » si sono succeduti con la propria impronta ma non sembra siano emerse esperienze di rilievo memorabile. Si ha l’impressione che il grande impegno profuso si esaurisca nell’evento, senza conseguenze durature nella formazione di nuove e solide prospettive di invenzione e scrittura musicale. Peraltro, i gruppi salentini «storici» continuano la propria attività in ampia autonomia creativa e programmatica. Si attende, perciò, di ascoltare la proposta di <strong>Ludovico Einaudi</strong> per valutare se il palco quest’anno possa contribuire a valorizzare le pratiche musicali contemporanee che guardano alle matrici culturali locali come fonte di ispirazione, stupore e bellezza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F28%2Fma-hanno-ucciso-luomo-ragno%2F&amp;linkname=Ma%20hanno%20ucciso%20l%E2%80%99uomo-ragno" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F28%2Fma-hanno-ucciso-luomo-ragno%2F&amp;linkname=Ma%20hanno%20ucciso%20l%E2%80%99uomo-ragno" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F28%2Fma-hanno-ucciso-luomo-ragno%2F&amp;linkname=Ma%20hanno%20ucciso%20l%E2%80%99uomo-ragno" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F28%2Fma-hanno-ucciso-luomo-ragno%2F&amp;linkname=Ma%20hanno%20ucciso%20l%E2%80%99uomo-ragno" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F28%2Fma-hanno-ucciso-luomo-ragno%2F&amp;linkname=Ma%20hanno%20ucciso%20l%E2%80%99uomo-ragno" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F28%2Fma-hanno-ucciso-luomo-ragno%2F&amp;title=Ma%20hanno%20ucciso%20l%E2%80%99uomo-ragno" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/ma-hanno-ucciso-luomo-ragno/">Ma hanno ucciso l’uomo-ragno</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Zinghe e zanghe, i baresi contagiati dalla pizzica (E pure il sindaco Emiliano)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/30/zinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 09:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Emiliano]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Alberto Selvaggi da www.lagazzettadelmezzogiorno.it del 30 maggio 2010 «Zinghe e zanghe, zinghe e zang». Come scusa? «Zinghe e zanghe, zinghe e zang». Ah, bello questo brano, me ne fate ascoltare un altro, ragazzi? «Certo: zinghe e zanghe, zinghe e zange, zinghe e zanghe, zinghe e zang». Mh… Continuate, orsù. «Zinghe e zang, zinghe e zang». Trovomi in un pub... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/30/zinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Alberto Selvaggi</strong></span></p>
<p>da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it">www.lagazzettadelmezzogiorno.it</a> del 30 maggio 2010</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/35379.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1630" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/35379.jpg" alt="35379" width="215" height="170" /></a>«Zinghe e zanghe, zinghe e zang». Come scusa? «Zinghe e zanghe, zinghe e zang». Ah, bello questo brano, me ne fate ascoltare un altro, ragazzi? «Certo: zinghe e zanghe, zinghe e zange, zinghe e zanghe, zinghe e zang». Mh… Continuate, orsù. «Zinghe e zang, zinghe e zang».</p>
<p>Trovomi in un pub barivecchiano, ingollo tranquillo parmigiana. Quand’ecco che quattro giovani dal look vendoliano s’aggrumano al centro della sala e, «zinghe e zanghe, zinghe e zang», attaccano a suonare pizzica indemoniata.</p>
<p>Maledizione; non sono che baresi travestiti da salentini del cavolo. Veggio tremolare la barbula del taverniere, salto su rappreso in viso da una maschera di sbigottimento, ma clienti in abiti d’artisti di strada, o impastranati in collettoni tamarri si levano dai tavoli dimenandosi. Dentro lo mucchio di vesti e di calcagni s’immortalano due vegliardi e una vecchia che niuno, in vero, a consesso avea chiamato. Sono più sincronizzati dei pronipoti che d’attorno sarabandano<span id="more-246"></span>, scalciano passi incrociati e terzinati con ginocchi stridenti come rami, per cui aspetto che la concitazione li porti presto a stramazzare sotto la falce dell’infarto: medito di avventarmi col bastone sul primo boccheggiante per finirlo colpendo sempre nello stesso punto, come solevo colli nimici nel tempo trapassato.</p>
<p>Non posso citarvi il luogo, né il nome delle genti di cui resoconto perché sono stanco di venir querelato. Ma sappiate che gli anziani, ai quali davo sì e no due anni di vita ancora da campare, non cedono, anzi: invitano i riottosi a unirsi ai pizzicati: «E lei non balla?». «Non posso» rispondo con sorriso artificiale.</p>
<p>Questo «zinghe e zanghe» ha trainato carri turistici e portato denari in gran copia allu Salentu dannato. Ha lanciato artisti, surclassato la baresità. Tanto che perfino nella nostra cittade sorgono associazioni, centri di cultura, corsi di canto, tamburrieddhu e danza. Ovunque siedi, ovunque depositi le ossa macerate rischi di veder sbucare tarantati muniti di chitarre minacciose, organetti diatonici, violini, tamburelli, nacchere ostinate. E se ti azzardi a partecipare alla festa NewspaperGame della Gazzetta nel Petruzzelli sei costretto a vedere il primo cittadino di Bari unirsi ai Tamburellisti di Torrepaduli e inverecondamente dimenarsi.</p>
<p>Passa qualche giorno e mi busco un altro gruppo popolare in un caffè letterario del borgo medievale: la cantante libera con stupenda voce una nenia modugnese, a riprova che anche la nostra tradizione ha seminato perle nei campi. Ma anche in questo locale la febbre salentina irrompe scombinando i tavoli. Venerdì, ancor pieno d’odio per quella cultura intrisa di zolle e di zappe, mi reco nella madornale villa di Antonella, amica pluri-alternativa omogenea a Sinistra Ecologia e Libertade. Cagna! Cinquanta euro mi hai fatto sborsare sulla tua lista di compleanno in cambio di un pasto del valore di 15 euro scarsi. Tartine e frisellette, festa chic tendenziale, frasario di corte falso: «Ciao, auguri, beh, ti sposi col beota di buona famiglia col quale ti accompagni?», faccio. «Penso di sì». Brava.</p>
<p>Si cita Heidegger (ma perché?, è un destrorso da arresto), l’ermeneutica (che vi frega?), Simone De Beauvoir (una zoccola), Jünger (idioti, è un militarista misticheggiante), il liquescente Bauman. Ma Antonella ha in serbo altro: ha invitato, pagando, un gruppo di pizzica quotato. No! Ancora! «Zinghe e zanghe, zinghe e zang». Si lancia nello strepito, esibisce il suo afflato progressista-solidale. Accenna passi saltati anche lo stolto (è brutto) che ha accalappiato. Mi tengo a distanza, punto l’occhio falco sullo corpore sano di una 27enne per reggere all’impatto. E torno a casa nella notte ossessionato: «Zinghe e zanghe, zinghe e zinghe, zinghe e zanghe, zinghe e zang».</p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">per visualizzare il video con il sindaco di Bari <strong>Michele Emiliano</strong> che balla la pizzica con Serena D&#8217;Amato durante il concerto dei Tamburellisti di Torrepaduli al Teatro Petruzzelli clicca <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/videoAlbum/popup_tv.php?vIDCategoria=36&amp;IDVideo=493&amp;va_id_video=493">qui</a></span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ringraziamo l&#8217;amico Antoio Basile per la segnalazione dell&#8217;articolo.</span></p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F30%2Fzinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano%2F&amp;linkname=Zinghe%20e%20zanghe%2C%20i%20baresi%20contagiati%20dalla%20pizzica%20%28E%20pure%20il%20sindaco%20Emiliano%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F30%2Fzinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano%2F&amp;linkname=Zinghe%20e%20zanghe%2C%20i%20baresi%20contagiati%20dalla%20pizzica%20%28E%20pure%20il%20sindaco%20Emiliano%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F30%2Fzinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano%2F&amp;linkname=Zinghe%20e%20zanghe%2C%20i%20baresi%20contagiati%20dalla%20pizzica%20%28E%20pure%20il%20sindaco%20Emiliano%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F30%2Fzinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano%2F&amp;linkname=Zinghe%20e%20zanghe%2C%20i%20baresi%20contagiati%20dalla%20pizzica%20%28E%20pure%20il%20sindaco%20Emiliano%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F30%2Fzinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano%2F&amp;linkname=Zinghe%20e%20zanghe%2C%20i%20baresi%20contagiati%20dalla%20pizzica%20%28E%20pure%20il%20sindaco%20Emiliano%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F30%2Fzinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano%2F&amp;title=Zinghe%20e%20zanghe%2C%20i%20baresi%20contagiati%20dalla%20pizzica%20%28E%20pure%20il%20sindaco%20Emiliano%29" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/30/zinghe-e-zanghe-i-baresi-contagiati-dalla-pizzica-e-pure-il-sindaco-emiliano/">Zinghe e zanghe, i baresi contagiati dalla pizzica (E pure il sindaco Emiliano)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Trincee, svincoli e piloni:  cos&#236; la 275 violer&#224; il Salento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/21/trincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 19:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache dell'eco-mostro ss 275]]></category>
		<category><![CDATA[Anas]]></category>
		<category><![CDATA[ecomostro]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[ss275]]></category>
		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Tonio Tondo, da La Gazzetta del Mezzogiorno del 21 febbraio 2009 Oltre un milione e 100mila metri cubi di materiali da movimentare, 16 svincoli, uno ogni due chilometri e mezzo, chilometri di trincee in alcuni punti fino a otto metri, un viadotto con 26 piloni e due teste di ponte, una grande rotatoria sul promontorio “Li Munti” di Santa... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/21/trincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Tonio Tondo</strong>, da <em>La Gazzetta del Mezzogiorno</em> del 21 febbraio 2009</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34077.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1572" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34077.jpg" alt="34077" width="215" height="170" /></a>Oltre un milione e 100mila metri cubi di materiali da movimentare, 16 svincoli, uno ogni due chilometri e mezzo, chilometri di trincee in alcuni punti fino a otto metri, un viadotto con 26 piloni e due teste di ponte, una grande rotatoria sul promontorio “Li Munti” di Santa Maria di Leuca. Sono alcune delle opere contenute nel progetto definitivo dell’ammodernamento della Ma glie-Santa Maria di Leuca posto a base della gara d’appalto dell’Anas scaduta l’8 febbraio. Sono una trentina le imprese o raggruppamenti e consorzi che hanno presentato le offerte. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Un bilancio ambientale durissimo per il Salento</strong></span>, soprattutto nel terzo tronco della 275 che parte da Montesano con un tracciato nuovo diverso dall’attuale fino a Leuca. Una ventina di chilometri con una struttura delle quattro corsie, sui 40 complessivi, destinata a stravolgere un territorio bello e fragile.<span id="more-268"></span> E poteva andare peggio, perchè il progetto preliminare della Pro.Sal (Progettazione salentine) era ancora più rovinoso: prevedeva venti svincoli, sette solo per la tangenziale ovest di Maglie, e la movimentazione di quattro milioni di metri cubi di materiali. E’ stato il ministero delle infrastrutture, paradossalmente, a dimostrare la maggiore preoccupazione e a fissare prescrizioni «ecologiche» ai progettisti. L’adozione di buone pratiche dal punto di vista dell’ingegneria ambientale, misure di compensazione, uno studio più attento dei livelli altimetrici del tracciato, i ri pristini della vegetazione, una maggio re attenzione ai materiali: le prescri zioni sono servite ad attenuare un im patto ancora più devastante. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">LE TRINCEE &#8211; Il progetto iniziale prevedeva terrapieni ancora più invasivi. Solo nel tratto di Tricase Ovest erano previsti 2800 metri di trincee con un’al tezza superiore a 8 metri. Adesso è un po’ meglio, ma si tratta sempre di un terrapieno di circa un chilometro e mezzo, un brutto impatto per un territorio stretto, delicato e a dimensione umana. Opere di questa natura, in un territorio pianeggiante, stravolgono la realtà anche visiva. Ma non c’è solo questo. Oltre alle conseguenze paesag gistiche è da registrare la caduta, anzi il vero e proprio fallimento dell’attenzione antropologica. Il terrapieno che divide le comunità di Gagliano del Capo e di Salignano rappresenta una ferita che occorre sanare perché altera la vita stessa degli abitanti, le loro relazioni sociali e le loro abitudini. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">VIADOTTO E NON SOLO &#8211; Dice la relazione allegata al progetto: «La realizzazione del viadotto di 450 metri per superare un dislivello di 25 metri è stato necessario per evitare rilevati alti sino a 13 metri». In realtà, i rilevati o terrapieni non sono stati sostituiti dal viadotto. Più precisamente, il viadotto è preceduto in località Macurano da un rilevato alto cinque metri e lungo 500 ed è seguito da un’altra trincea anch’essa alta cinque metri e lunga 500. Il viadotto ha una struttura con tre impalcati di acciaio con due campate di 45 metri e una di 60 per scavalcare la ferrovia Sud-Est e 11 impalcati da 30 metri. Alla fine abbiamo trincee e viadotto. Quello della 275 è il più grosso appalto mai destinato al Salento, con un finanziamento di 288 milioni. Un affare la cui storia è cominciata più di 15 anni fa, con un progetto sicuramente meno preten zioso, ma molto più rispettoso del ter ritorio. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L&#8217;APPALTO ANAS &#8211; L’opera fa parte dell’elenco delle infrastrutture strate iche decise dal Cipe nel 2001 in base alle legge obiettivo 443. Due i canali di finanziamento: il programma operativo nazionale trasporti con 152,4 milioni già assegnati alla regione e 135,3 milioni a valere sui fondi Fas, per l’85 per cento destinati alle regioni meridionali. Questi soldi non sono stati ancora assegnati alla Puglia. Tanto che, nel bando di gara, l’Anas si mantiene le mani libere. La società dice che «si riserva espressamente la possibilità di annullare la gara o di modificarne o rinviarne i termini in qualsiasi momento e a suo insin dacabile giudizio, senza che i candidati possano avanzare pretese di qualsiasi genere e natura». L’aggiudicazione definitiva dell’appalto rimane subordinata all’efficacia del disciplinare stipulato con la regione e della delibera Cipe di approvazione del progetto. Insomma, i 135 milioni ancora non ci sono e quindi l’aggiudicazione definitiva è subordinata «al totale finanziamento dell’appalto». </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">VARIANTI INAMMISSIBILI &#8211; L’appalto è unico, malgrado le richieste di molte imprese di dividerlo in tre lotti. Per questo il terzo tronco, comprensivo di viadotto, trincea di Gagliano-Salignano e rotatoria a grande diametro (circa 500 metri) di Leuca, non può essere soggetto a modifiche con la presentazione del progetto esecutivo da parte dell’impresa o del gruppo di imprese che si aggiudicherà la gara. E’ la grana più spinosa per Provincia e Regione che si sono impegnate, in un’affollata assemblea a Gagliano, a chiedere la modifica del progetto.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">chi volesse saperne di più sulla storia dell&#8217;ecomostro più bipartizan d&#8217;Italia può andare nell&#8217;apposita sezione del blog (cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=cronache+dell'eco-mostro+ss+275">qui</a> )</span></em></p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F02%2F21%2Ftrincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento%2F&amp;linkname=Trincee%2C%20svincoli%20e%20piloni%3A%20%20cos%C3%AC%20la%20275%20violer%C3%A0%20il%20Salento" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F02%2F21%2Ftrincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento%2F&amp;linkname=Trincee%2C%20svincoli%20e%20piloni%3A%20%20cos%C3%AC%20la%20275%20violer%C3%A0%20il%20Salento" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F02%2F21%2Ftrincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento%2F&amp;linkname=Trincee%2C%20svincoli%20e%20piloni%3A%20%20cos%C3%AC%20la%20275%20violer%C3%A0%20il%20Salento" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F02%2F21%2Ftrincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento%2F&amp;linkname=Trincee%2C%20svincoli%20e%20piloni%3A%20%20cos%C3%AC%20la%20275%20violer%C3%A0%20il%20Salento" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F02%2F21%2Ftrincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento%2F&amp;linkname=Trincee%2C%20svincoli%20e%20piloni%3A%20%20cos%C3%AC%20la%20275%20violer%C3%A0%20il%20Salento" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F02%2F21%2Ftrincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento%2F&amp;title=Trincee%2C%20svincoli%20e%20piloni%3A%20%20cos%C3%AC%20la%20275%20violer%C3%A0%20il%20Salento" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/21/trincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento/">Trincee, svincoli e piloni:  cos&igrave; la 275 violer&agrave; il Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>La mega rotatoria ingoier&#224; la collina  di Santa Maria di Leuca</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 07:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache dell'eco-mostro ss 275]]></category>
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		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
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		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Tonio Tondo, da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 febbraio 2010 S. MARIA DI LEUCA &#8211; Un diametro di 450 metri, una circonferenza di 1.413 metri che intrappola all’interno un’area di circa 159mila metri quadrati, quasi quanto 23 campi di calcio. E poi svincoli e strade di servizio. Hanno fatto le cose in grande i progettisti per segnare il... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/19/la-mega-rotatoria-ingoier-la-collina-di-santa-maria-di-leuca/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Tonio Tondo</strong>, da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 febbraio 2010</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34042.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1569" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34042-300x187.jpg" alt="34042" width="300" height="187" /></a>S. MARIA DI LEUCA &#8211; Un diametro di 450 metri, una circonferenza di 1.413 metri che intrappola all’interno un’area di circa 159mila metri quadrati, quasi quanto 23 campi di calcio. E poi svincoli e strade di servizio. Hanno fatto le cose in grande i progettisti per segnare il punto estremo della 275: una grande rotatoria in onore della civiltà automobilistica. La più grande, sicuramente, della Puglia. Dicono d’Italia, ma non abbiamo riscontri.</span></p>
<p>Una sorta di firma, comunque, per il De finibus terrae della rete autostradale, in questo caso delle superstrade, del Bel Paese, sempre più martoriato da scelte scriteriate. Le quattro corsie della 275, un nastro d’asfalto largo una trentina di metri, irrompono in contrada Li Munti, il luogo panoramico più bello di Leuca, senza preoccuparsi dello stato del territorio<span id="more-269"></span>. In realtà, il territorio è raffigurato nei suoi simboli tecnici sulle carte topografiche con scala uno a cinquemila: le altimetrie, le connessioni con le strade attuali, la grandezza e la presunzione dell’opera, nuovo palcoscenico sospeso in uno spazio tra cielo e mare. Opera laica che offusca il santuario della Madonna, visibile a distanza. Le due corsie di destra portano a Leuca e si innestano con la statale 274 che prosegue con due corsie per Gallipoli, le altre due servono per il rientro sull’arteria tornando da Leuca.</p>
<p>Tutto preciso, tutto programmato per aprire i cantieri. Ma la topografia non racconta l’uomo nella sua azione di redenzione dalle difficoltà. Come sentinelle sulla cresta del promontorio, i carrubi, le querce e gli olivi piantati nei terrazzamenti vigilano e raccontano. L’uomo ha piantato le sue tracce: pajare di pietra, una chiesetta ristoratrice dedicata alla Madonna della Rasca da tempo abbandonata, cisterne scavate nella roccia affiorante per la raccolta dell’acqua piovana, gli eterni muretti a secco per trattenere terra e umidità, una piccola masseria, giù verso l’abitato di Leuca, e poi le nuove abitazioni sorte su vecchi ruderi. La natura, il passato e la contemporaneità s’incontrano formando un equilibrio unico. La brezza che sale dal mare incontra il vento da Nord. Microclima ideale per i mandorli e i peschi in fiore. Non c’è nulla, altrove, che assomigli a Li Munti.</p>
<p>In questo pezzo di paradiso, a un chilometro da Leuca, fanno il loro ingresso tumultuoso la 275 e la rotatoria. Anche le case autorizzate dal comune di Castrignano del Capo dovranno venire giù. Per colmare i gradini altimetrici da 115 a 89 metri occorrerà sbancare e realizzare terrapieni. Il tracciato disegnato sulla carta sarà aperto da bulldozer, escavatori, ruspe di ogni stazza in un luogo che il Padreterno ha voluto sublime. Abbiamo fatto il conto delle strade che porteranno a Leuca, da Alessano in poi. Sono 14: le due litoranee, la vecchia 275, due vie che attraversano Castrignano, alcuni percorsi di campagna con strade asfaltate, più le quattro corsie e le complanari. Per gli ultimi dieci chilometri, in una stretta striscia di territorio ci sarà l’intasamento più alto d’Italia. E tutto questo per pochi giorni di traffico all’anno, attorno a Ferragosto.</p>
<p>Siamo stati due giorni a Li Monti, lungo la deviazione dell’attuale 275 in direzione Gallipoli. In un’ora abbiamo contato una quindicina di auto e la giornata era anche bella. Abbiamo immaginato le quattro corsie per l’intero anno, la grande rotatoria e il traffico. Un monumento allo spreco, un’opera inutile che farà arrabbiare molta gente, a partire dai turisti intelligenti. Eppure, c’è stata una stagione in cui il Salento si era immaginato diverso da quello che in realtà si sta costruendo. Un Salento dolce e gentile, accogliente e premuroso, creativo e tollerante. Un Salento attento a valorizzare le sue bellezze ambientali che non rappresentano un bene inesauribile. Questi valori vengono fuori dal piano territoriale della Provincia curato da un urbanista di valore, Bernardo Secchi. Come volete la vostra terra? E Secchi, pensando di avere intuito i sentimenti veri, proprio per il Capo di Leuca aveva previsto una realtà diversa: superstrada fino a Montesano, poi una strada-parco costruita a raso, con piccole rotatorie e svincoli di sicurezza fino a Leuca. Una strada a dimensione di territorio, con il paesaggio al centro dell’attenzione. Più le piste ciclabili per attirare un turismo intelligente e gli attraversamenti per il ripopolamento faunistico. Una filosofia opposta a quella attuale che esalta la velocità e il consumo rapido di ogni capacità dello sguardo di ammirare il paesaggio.</p>
<p>Al comune di Castrignano del Capo che sovrintende a Leuca sono stati gentili, il sindaco Antonio Ferraro in testa. Il geometra Fernando Vallo ci ha accompagnato a Li Munti e a Salignano, dove è previsto un terrapieno alto cinque metri che spezza in due la strada per Gagliano. Il dirigente dell’ufficio tecnico, architetto Lucio Ricciardi, ha espresso le sue contestazioni al progetto. Non va bene la rotatoria, così ampia e distruttiva, non va bene il terrapieno. Contestazioni che si uniscono a quelle del sindaco di Alessano contro il viadotto di 500 metri con 26 piloni alti 12 metri. Ma progettisti e Anas, finora, non hanno neanche risposto.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">chi volesse saperne di più sulla storia dell&#8217;ecomostro più bipartizan d&#8217;Italia può andare nell&#8217;apposita sezione del blog (cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=cronache+dell%27eco%2Dmostro+ss+275">qui </a>)</span></p>
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		<title>Nella notte della Taranta un Sud di gioia e di civilt&#224;</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 14:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Lucarelli]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Carlo Lucarelli da La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 agosto 2009 &#160; Ci sono due grandi nemici per chi, come me, arriva ad un evento come la Notte della Taranta da neofita e forestiero. Uno è l’effetto prima volta. Tutto è nuovo, tutto è inaspettato, tutto è così esotico che per forza sembra bello, salvo poi ridimensionarsi la seconda... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/08/25/nella-notte-della-taranta-un-sud-di-gioia-e-di-civilt/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di Carlo Lucarelli</span></p>
<p>da La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 agosto 2009</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/la_notte_della_taranta_2009-300x276.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1501" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/la_notte_della_taranta_2009-300x276-300x276.gif" alt="la_notte_della_taranta_2009-300x276" width="300" height="276" /></a>Ci sono due grandi nemici per chi, come me, arriva ad un evento come la <strong>Notte della Taranta </strong>da neofita e forestiero. Uno è l’effetto prima volta. Tutto è nuovo, tutto è inaspettato, tutto è così esotico che per forza sembra bello, salvo poi ridimensionarsi la seconda volta.</span></p>
<p>L’altro grande nemico è l’effetto aspettativa, per cui arrivi talmente pieno di attese e entusiastici pregiudizi che quello che realmente vedi non può che deluderti.</p>
<p>Tutto questo, però, vale per un evento normale. Con la Notte della Taranta –e io questo un po’ lo sapevo- non è così. Qualunque atteggiamento preconcetto viene spazzato via da questa incredile esplosione di vitalità che ti travolge e ti trascina in un vortice di emozioni e sentimenti, nel quale non c’è più spazio per altro.</p>
<p>Mi sono avvicinato alla musica popolare del Salento, e del Sud d’Italia in generale, da un po’ di tempo. A parte il ritmo e i suoni c’è una verità nella musica popolare che la rende sempre attuale. Una rabbia, un’emozione, una voglia di interpretare le cose e di cambiarle, particolarmente forte dove la vita è stata più dura<span id="more-294"></span>. Ascolto questa musica senza capirne le parole –all’inizio, poi me le cerco, e adesso ho cominciato un po’ a capirmele anche da solo- e subito mi esplodono in testa pensieri e sensazioni che alla fine, come succede con gli scrittori, diventano parole, immagini e racconti.</p>
<p>Della pizzica e della taranta me ne sono innamorato come credo sia più giusto: vedendola ballare. Sono rimasto schiacciato ai bordi del palco della sagra paesana del mio piccolo paese –Mordano, vicino a Bologna, che in quell’occasione ospitava gruppi di musica tradizionale- da questa incontenibile, coloratissima e intensa esplosione di vitalità. Una vitalità che non è gratuita, che nasce dalla gioia di vivere ma anche dal disagio e dal dolore, come la tradizione della taranta ci insegna. Un vero e proprio blues dalle sfumature dell’arcobaleno e dai colori della terra del Sud, in grado di parlare a tutti, come solo la musica e solo le tradizioni sanno fare.</p>
<p>Perché c’è gente che vorrebbe usare la tradizione –dal cibo al dialetto- per dividere, per costruire piccoli recinti in cui starsene chiusi in pochi, a morire di rabbia e diffidenza. E poi invece c’è la gente che la tradizione –soprattutto la musica- la usa per unirsi, dialogare, capirsi e soprattutto stare bene assieme.</p>
<p>Ecco, è quello che ho visto in quella bella piazza pulsante di più di centomila persone che, come si dice dalle mie parti, si è ballata le gambe per tutta la notte. Ho visto bambini piccoli sulle spalle dei genitori battere le mani al tempo della pizzica, ho visto signori di una certa età ballare assieme disegnando un cerchio tra la folla, ho visto ragazzi giovanissimi ascoltare con rispetto i canti polifonici della tradizione, ho visto sul palco musicisti di esperienze lontanissime confrontarsi con i ritmi, i suoni e le parole della musica salentina come se fosse anche la loro, con passione e devozione. Non ho visto una rissa, non ho visto volare una bottiglia, non ho visto un momento di tensione, non ho visto un problema –dalla storta alla sbronza- che non fosse risolto in un attimo dai velocissimi e organizzatissimi ragazzi della protezione civile e della croce rossa, a cui aggiungo anche la discrezione delle Forze dell’Ordine.</p>
<p>Insomma, ho visto un Sud, un Sud di gioia e di civiltà, che vorrei fosse più conosciuto. C’è anche quell’altro, quello brutto, che non va dimenticato mai, ma la Melpignano, il Salento, la Puglia, il Sud che ho vissuto ieri e in questi giorni vorrei che fosse più raccontato a certa gente che sta dalle mie parti. E soprattutto preso ad esempio.</p>
<p>Non sono così esperto e così dentro alla tradizione musicale salentina da poter entrare nel merito delle polemiche che sempre accompagnano i grandi eventi quando diventano così grandi. Penso soltanto che la musica popolare sia proprio questo, popolare, cioè fatta per la gente, e più è e meglio è. Sta agli esperti dare alla gente gli strumenti per capire cosa è tradizione cosa è innovazione e a che punto questi si incontrano. Il resto lo fa la musica, quando è buona e vitale.</p>
<p>Ieri sera, nelle riprese volanti della macchina da presa, ho visto giovani sbracciarsi come nelle manifestazioni più commerciali che la televisione ci propone, a base di veline e fenomeni del momento. Ma questi giovani erano lì per la pizzica e la taranta. Cose importanti, cose profonde.</p>
<p>C’ero anch’io, lì in mezzo, morso dal ragno come tutti, e ci sarò anche l’anno prossimo.</p>
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