Il Salento di lavoro e di lotta

di Gino L. Di Mitri

da La Gazzetta del Mezzogiorno del 21 marzo 2011

acaitIl 15 maggio 1935, a Tricase, la paventata chiusura della manifattura di tabacco «Acait» diede luogo a una grande manifestazione di piazza cui seguì una feroce repressione da parte delle forze dell’ordine. Sotto il fuoco dei moschetti dei carabinieri caddero tre operaie tabacchine e due contadini: cinque morti che sancirono dolorosamente la nascita di quel particolare movimento sindacale salentino, contrassegnato da un’acerba caratterizzazione muliebre sul versante operaio e dal retaggio ribellistico e disorganizzato su quello rurale, che rimase in ombra per tutta la durata del fascismo e sarebbe riesploso in forma virulenta tra il 1949 e il 1951 durante la rivolta dell’Arneo.

A questo importante ma ingiustamente dimenticato tornante storico di Puglia ha dedicato un’originale ricostruzione Vincenzo Santoro, arguto scrittore alessanese di cose musicali e materiali, dal titolo Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento (Squilibri ed., pp. 80, euro 16).

Chi appena conoscesse l’autore, sarebbe portato a pensare che questa sua nuova opera è l’ennesima ricerca sui canti popolari del Capo di Leuca; ma così non è, sebbene il volumetto sia corredato da un CD dove figurano dei brani vocali, poiché a questi si alternano le voci degli ultimi testimoni di quella stagione di lotte sociali intervistati da Santoro.

Si tratta pertanto di un’indagine antropologica storica dove tutto concorre a ridisegnare il clima e i contorni di questi tragici accadimenti: i canti di lotta e di lavoro, le inflessioni in vernacolo degli intervistati, i dettagli che quasi sempre sfuggono alla storiografia ufficiale, gli stralci delle cronache dell’«Arneide» scritte da Vittorio Bodini, i risvolti delle udienze processuali che videro alla sbarra figli del popolo che lottavano per sottrarsi all’indigenza. Si tratta di storie intrecciate alle foglie di tabacco e all’umore della terra, intrise di sudori bracciantili e vibranti di fermenti di attese deluse.

In poche decine di pagine, Santoro è riuscito con pochi essenziali tratti di scrittura a con un’analisi critica che ricorre al sempre valido canone dell’impersonalità a comporre un possente affresco sociale e politico, tanto più valido quanto meglio riesce ad animare i fatti accaduti con le trame delle vicende personali di sofferenza e di rivolta.

Così, nel contrappunto di canti e di racconti (splendide, tra le altre, le melodie interpretate da Anna Cinzia Villani che fanno da struggente pendant alla narrazione dei vecchi scioperanti), è la viva voce dei protagonisti a nutrire di memoria la storia e a ricordarci come ci sia stato un tempo di lotte giuste e di speranze impellenti prima dell’opaco presente della sinistra italiana.

per la scheda completa del libro cliccare qui

 

 

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