<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Vincenzo Santoro &#187; Neotarantismo</title>
	<atom:link href="https://www.vincenzosantoro.it/tag/neotarantismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.vincenzosantoro.it</link>
	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
	<lastBuildDate>Sun, 13 Sep 2026 07:17:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Apr 2025 05:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca del Tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vincenzosantoro.it/?p=4716</guid>
		<description><![CDATA[<p>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare(*) Vincenzo Santoro A Sergio Torsello mi legava una amicizia fraterna, costruita anche a partire da una comune “militanza” a favore dei temi della cultura popolare e durata quasi venti anni, fino alla sua prematura scomparsa. Fra di noi c’era un intenso scambio, praticamente quotidiano, fatto di lunghissime conversazioni – di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/">Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2655" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n-300x290.jpg" alt="1503249_10152098488180349_1122136832_n" width="300" height="290" /></a>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</em></strong>(*)</p>
<p>Vincenzo Santoro</p>
<p>A Sergio Torsello mi legava una amicizia fraterna, costruita anche a partire da una comune “militanza” a favore dei temi della cultura popolare e durata quasi venti anni, fino alla sua prematura scomparsa. Fra di noi c’era un intenso scambio, praticamente quotidiano, fatto di lunghissime conversazioni – di persona, ma anche spesso per telefono mentre io ero a Roma – in cui discutevamo delle rispettive letture, dell’avanzamento dei nostri studi e ricerche, delle vicende legate al “movimento” della musica popolare salentina e degli sviluppi del festival della Notte della Taranta, all’interno del quale Sergio, grazie alle sue competenze e alle sue capacità – e, occorre dire, nonostante i non pochi problemi che gli sarebbero derivati dalla sua indipendenza – aveva man mano assunto un ruolo sempre più importante e ampiamente riconosciuto. Su questo argomento specifico le nostre opinioni divergevano, in quanto sull’esperienza melpignanese – a cui pure avevo contribuito nella fase iniziale<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> – ho avuto fin dalle primissime edizioni un giudizio critico, ma ciò non ci ha impedito di ragionarci su, in privato e pubblicamente. Insieme abbiamo lavorato su innumerevoli progetti e iniziative editoriali<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, a volte in collaborazione con altri studiosi e intellettuali che ci hanno onorato della loro amicizia, a partire da due maestri come Franco Cassano, il cui <em>Pensiero meridiano</em> fu per noi uno stimolo fortissimo, e Sandro Portelli, che tanto ci ha insegnato e con cui abbiamo condiviso preziosi progetti di ricerca, e che molto apprezzò anche lo straordinario saggio in cui Sergio ricostruì la biografia di Ugo Baglivo, avvocato di origine alessanese che partecipò alla Resistenza romana e finì ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. L’iniziativa che svolgemmo con Portelli il 23 settembre 1999 ad Alessano in onore della memoria di Baglivo, a cui partecipò anche la figlia Simonetta, rimane nel mio ricordo come una delle esperienze più belle ed emozionante di tutta la mia breve ma intensa esperienza di amministratore.</p>
<p>Come è noto Sergio Torsello, intellettuale eclettico e sommamente curioso, era in particolare un raffinato studioso del tarantismo e della cultura popolare salentina, su cui ha prodotto un numero considerevole di scritti, in gran parte in forma di saggi brevi, interviste, recensioni, prefazioni eccetera. Nell’ambito della nostra collaborazione, decidemmo di creare all’interno del mio blog una sezione dedicata ad una vasta selezione di questi testi, già diffusi in volumi e riviste di vario genere, ripresi spesso con modifiche e ampliamenti, per renderli disponibili ad una fruizione più larga<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. Ne entrò a fa parte anche la titanica compilazione della bibliografia sul “tarantismo mediterraneo” che, nata da una pubblicazione realizzata con Gabriele Mina<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, veniva da Sergio continuamente arricchita di nuovi titoli, esito del suo infaticabile e certosino lavoro di ricerca e dell’apporto dei tanti studiosi del “male pugliese”, dalla provenienza più varia, che trovavano in lui un riferimento preparato e disponibile. Una “tela infinita”, purtroppo interrotta dalla improvvisa scomparsa dell’autore, che forse rappresenta, in questo campo, la sua opera più importante e significativa.</p>
<p>Nell’aprile del 2006 accompagnai da lui Ilaria D’Auria, una studentessa che stavo aiutando nella preparazione della sua tesi di laurea per l’università di Bruxelles<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, conducendo interviste ad alcuni protagonisti del movimento musicale salentino. A Sergio avremmo chiesto di parlarci della sua personale esperienza nel confronto con i temi del tarantismo e della cultura popolare. Il testo che segue, che D’Auria trascrisse e che fu rivisto da Sergio<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>, l’ho fortunosamente ritrovato poco dopo la sua morte, rovistando nel mio archivio alla ricerca delle tante cose scritte da lui. È un documento particolarmente prezioso, in primo luogo perché, per quanto ne sappia, è l’unico in cui Sergio racconta, con abbondante dovizia di particolari, la storia del suo per nulla lineare avvicinamento ai temi che tanto l’avrebbero poi appassionato. Un percorso in cui compaiono molti momenti condivisi, che accompagnano tutta la conversazione, in un modo che non smette di commuovermi. Ma anche per le stimolanti considerazioni che Sergio produce sulle vicende salentine, che considero in larga parte ancora assolutamente attuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Quale è stato il tuo percorso di avvicinamento allo studio della cultura popolare salentina? </em></p>
<p>Il percorso è stato molto tortuoso. Quando si comincia a interrogarsi su alcune cose, anche su temi politici, a sedici, diciassette anni, ero uno di quelli che aveva un rapporto abbastanza conflittuale con la musica popolare: i giovani di allora ascoltavano i grandi gruppi rock, vedevamo questa musica più come un retaggio del passato che in qualche modo ci ingessava.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma nella tua famiglia si ascoltava musica tradizionale?</em></p>
<p>No, questo anche perché vengo da una classica famiglia, il tipico ceto medio, che negli anni settanta era il prodotto di quella falsa idea di modernizzazione, per cui bisognava cancellare il passato, questo passato fatto di sofferenza, di miseria: le case non più con le volte a stella ma case con le volte piane, la modernità no? Anche le abitudini alimentari dovevano essere cambiate e a casa mia era questo che si desiderava, ed in qualche modo penso abbia influito. Poi anche quella dose di ribellione che si attraversa nell’età adolescenziale ci aveva portato a coltivare altri modelli, altri miti: la cultura rock, il progresso, il culturalismo. Il mio gruppo preferito erano i Genesis, amavo molto anche i Doors, tutto il <em>progressive</em> degli anni settanta, la cultura psichedelica. Però nello stesso tempo in quegli anni, a metà degli ottanta, comincia anche una fase di “impegno politico”. Nel senso di impegno personale, di scoperta, di riflessione su alcuni temi. L’incontro con la cultura popolare per me è un incontro quasi casuale, perché uno dei miei migliori amici dell’epoca, Giuseppe Cazzato, con il quale io, appunto, condividevo un percorso di impegno e riflessione politica, ad un certo punto mi parla di de Martino. Lui figlio di contadini, proprio figlio di contadini, la classica famiglia contadina, in una delle nostre tante discussioni mi dice: “possibile che tu, dopo tutte queste discussioni sui testi sacri – non lo so: il marxismo, il socialismo, il comunismo – non conosci de Martino? Non puoi non conoscere de Martino, i suoi lavori sulla cultura popolare, sul Mezzogiorno italiano”. E così comincio ad interessarmi, ma più per curiosità. Però nello stesso tempo questo mio amico mi fa quasi da guida, nel senso che mi introduce nel mondo popolare contadino del Salento: per due, tre estati di seguito ci siamo fatti tutte le fiere, tutte le feste che lui faceva da piccolo con suo padre. Lui adesso sta a Firenze da quando aveva diciotto anni, torna periodicamente, però lui da bambino conosceva perfettamente questo mondo perché suo padre contadino lo portava alla festa di San Rocco per comperare gli attrezzi, lo portava alla festa di Santa Marina per proteggerlo contro l’itterizia. Il mondo contadino aveva una cadenza calendariale, San Rocco era l’ultima festa dell’estate perciò serviva a fare le provviste per l’inverno: comperare la zappa nuova, comperare le semenze, comperare il bestiame. C’era tutto un mondo che non era soltanto la religiosità popolare, che aveva una forma così eclatante, ma che era anche legato a tutta una cultura materiale. Perciò è così che ho incominciato a scoprire la cultura popolare.</p>
<p>Il primo libro che ho letto, che per me è stata come un’illuminazione, è stato <em>Le feste dei poveri</em> di Annabella Rossi. Proprio rifacendo questo percorso attraverso le feste, le fiere ed il mondo contadino trovai questo libro, e fu illuminante perché scoprii pure la figura di Annabella Rossi, questa sua grande passione, il suo essere proprio dentro la storia che raccontava, che poi è un atteggiamento tipico degli anni sessanta-settanta. Comunque si riflette sull’impegno civile – sull’impegno politico – che è in qualche modo a monte rispetto all’attività scientifica, all’attività di ricerca, cioè questo costante tentativo di coniugare le due cose. Dopo ho cominciato a leggere <em>La terra del rimorso</em>. Però in quel momento – la seconda metà degli anni ottanta – anche la realtà degli studi locali, il “movimento” che c’era allora su questo fenomeno, era ridottissimo: c’erano due, tre studiosi che se ne occupavano, c’era un solo gruppo di musica popolare che faceva la riproposta. La realtà era completamente diversa perché quest’effetto della modernizzazione, soprattutto negli anni ottanta, relega la musica popolare a qualcosa di cui bisogna liberarsi più che qualcosa da valorizzare.</p>
<p>Però a me interessa molto questa componente antropologica, soprattutto nell’ottica demartiniana, lo studio della cultura contadina come possibilità di entrarci dentro, di trasformare la realtà sociale piuttosto che limitarsi ad osservarla. Comincia così questo mio interesse, in special modo per il tarantismo. Di questo fenomeno mi interessava anche il fatto che all’interno di una fenomenologia così complessa ci fossero una serie di implicazioni non soltanto di carattere antropologico, o soltanto di carattere economico, legate alle condizioni di miseria in cui vivevano le popolazioni del Sud in quegli anni, ma con una forte componente culturale.</p>
<p>Quindi comincia il percorso mio, mettendomi anche in contatto, negli anni novanta, con degli studiosi, come Luigi Chiriatti, che a quell’epoca era uno dei pochi, a parte due, tre altri, che si occupava di questi temi, cercando di tenere vivo anche l’interesse attorno a tematiche che erano considerate, anche all’interno di una certa intellettualità di sinistra, come un residuo, un’idea che occorreva abbandonare. Perché erano gli anni settanta, gli anni dell’emergere del noi come soggettività, della classe operaia, insomma c’era tutto un dibattito. Dibattito che nel Salento giunge sempre con ritardo, questo un po’ per le caratteristiche stesse della provincia ma anche per l’incapacità di elaborare, di essere al passo con quelle che sono le elaborazioni più avanzate in questo campo. Sono cose che vediamo anche adesso, quest’incapacità, non dico anticipare, ma di stare al passo. Se noi da un lato abbiamo questo fenomeno della pizzica – che in qualche modo è esploso anche indipendentemente da noi, e che quindi ci ha collocati quasi come una punta avanzata di quello che succede in questo campo, forse in Europa – dall’altro abbiamo questo ritardo di analisi, proprio dal punto di vista delle categorie interpretative della cultura popolare, di che cos’è oggi il popolare. Gli strumenti di analisi che utilizziamo, spesso – ma lo dico senza presunzione, soltanto come una presa d’atto – sono strumenti oramai superati come modalità di approccio; le tecniche di ricerca antropologica, di archiviazione della cultura popolare… ma qui ovviamente entriamo in un campo abbastanza più complesso.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ritorniamo al punto. In quel momento cominci anche ad ascoltare musica popolare o sono solo riflessioni intellettuali?</em></p>
<p>No. In quegli anni ascolto musica ma non popolare. Il mio interesse è più rivolto verso le tematiche antropologiche. Alla musica popolare arrivo un po’ più tardi, quando comincia questo risveglio, anche con la frequentazione di Luigi Chiriatti, perché lui ha sempre avuto molto forte quest’attenzione proprio verso l’aspetto musicale. E quindi a quel punto comincia il mio interesse, che poi ovviamente coincide con l’esplosione intorno al ’93/’94 – perché questa più o meno è la data – di quello che oggi noi chiamiamo il “movimento della pizzica”, quindi questa riscoperta più compiuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questa cosa del “movimento della pizzica” poi è una definizione nostra.</em></p>
<p>Sì, era una nostra intenzione, nel senso che è una formula che serve ad identificare…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per non utilizzare la categoria del “neo-tarantismo”.</em></p>
<p>Sì, soprattutto in polemica con tutti questi neologismi: neotarantismo, neotradizionalismo, neotribalismo, che non rendono pienamente conto della complessità di un fenomeno, in particolare poi il neotarantismo mi sembra una cosa anche abbastanza pericolosa. Tra l’altro il termine neotarantismo – ho avuto modo di verificare, non ero sicuro, ma ora sono certo – è ripreso da Georges Lapassade che lo usa per la prima volta nel 1980, e viene pubblicato nel 1982 in <em>Gens de l’ombre</em>, questo suo testo in francese – ora finalmente ristampato in italiano – in cui lui, per descrivere il fenomeno degli anni ottanta, usa proprio il termine neotarantismo, cioè nuovo tarantismo. Poi spiega ciò che vuole dire, che è una cosa completamente diversa: vuole dire, sulla scorta di quelle che erano allora le informazioni della gens etnografica locale – come alcuni studi di Chiriatti – che il tarantismo di una volta era un tarantismo completamente contadino, almeno quello studiato da de Martino, mentre adesso abbiamo un tarantismo che è anche un tarantismo che intacca, si espande nei ceti medi. Ci sono alcuni casi di infermieri, di impiegati che diventano tarantati. Quindi lui usa questo termine per indicare questi nuovi fenomeni. È anche interessante vedere come si attribuiscano significati diversi ad un termine che è stato pensato e coniato per dare altre spiegazioni.</p>
<p>Perché il neotarantismo di cui parla Anna Nacci è tutt’altra cosa, probabilmente una derivazione di quelli che possono essere i suoi studi, però mi sembra una cosa scarsamente condivisibile, perché il tarantismo non esiste più, quindi parlare di neotarantismo mi sembra addirittura una cosa pericolosa, perché c’è il rischio non soltanto di reinventare una tradizione – che è una cosa completamente diversa – ma anche di mettere in moto tutto quel meccanismo dell’esotismo, dello sguardo esotico che si riversa sull’altro, descrivendo poi una realtà immaginaria, perché di fatto non è così, non ci sono dei nuovi tarantati. C’è un fenomeno che recupera questa memoria, che si confronta costantemente con questa memoria, ma nel quadro di queste pratiche di reinvenzione e non certo per riproporre quel modello, come invece sembrerebbe a tratti dalle cose che scrive Anna Nacci. Però questo è un dato interessante, che il termine venga usato per la prima volta da Lapassade.</p>
<p>Poi c’è un altro problema, che Lapassade è uno che ha avuto un’influenza enorme, soprattutto per quello che è successo nel Salento. È un grandissimo studioso, <em>Gens de l’ombre</em> <span style="text-decoration: line-through;">è</span> un testo non molto rigoroso dal punto di vista scientifico – anche perché utilizza maglie disciplinari molto ampie, sconfina in vari campi dall’antropologia alla sociologia – però è un libro bellissimo perché è un testo di auto-etnografia, cioè lui fa etnografia su se stesso, descrive come lui sia stato iniziato alla scoperta di riti di <em>transe</em> di tutto il Mediterraneo (i rituali <em>gnawa</em>, ma anche il tarantismo). Perciò è una cosa molto bella, anche molto moderna, considerando che è stata scritta più di vent’anni fa.</p>
<p>Lapassade per lungo tempo ha posto anche un’ipoteca sugli studi successivi fatti nel campo del tarantismo, perché quando è venuto nel Salento, prima nel 1980 poi nel 1981 per il progetto teatrale <em>Il ragno del dio che danza</em>, era il primo grande studioso che dopo de Martino veniva qui a studiare lo stesso fenomeno. E tutti gli studiosi locali, quei pochi che c’erano, in qualche modo sono stati influenzati da lui. Luigi Chiriatti, quando viene Lapassade qui, scrive addirittura un testo con lui, un testo che viene pubblicato in una rivista locale, però poi – dieci anni, dodici anni dopo – esce il primo libro di Chiriatti sul tarantismo, <em>Morso d’amore</em>, e viene pubblicato con un’introduzione di Lapassade. Ha avuto un’influenza enorme. Però c’è da dire anche che dei suoi epigoni salentini alcuni hanno interpretato male alcune sue formule, alcune interpretazioni, alcune letture che ha dato del fenomeno – a volte io credo anche molto raffinate, a volte invece anche molto approssimative, perché come tutti si può anche sbagliare. Faccio un esempio proprio banale – a parte la questione della <em>transe</em> sulla quale potremmo discutere per ore – ma il fatto che lui, per esempio, colleghi il tarantismo alla danza delle spade, dando valore anche all’ipotesi di Marius Schneider, porta un po’ fuori da quell’impostazione più storicistica che mi sembra invece la più attendibile.</p>
<p>Però, al di là di questo, ha avuto un ruolo importantissimo, soprattutto perché non è stato soltanto lo studioso che è venuto qui, ha analizzato il fenomeno e poi se n’è andato altrove a scrivere un libro: la sua idea dell’osservazione partecipante ha portato di fatto a far crescere questo movimento, perché lui è anche stato quello che ha spinto il fenomeno, anche con delle scelte discutibili. Per esempio teorizzava il fatto che i Sud Sound System fossero i nuovi tarantati: questa era una cosa che stava solo nella sua mente, perché addirittura i Sud Sound System stessi lo sconfessavano, però lui continuava su questa linea. Poi questa sua interpretazione è stata quella che è passata, anche grazie ai mass media che hanno subito colto un’interpretazione suggestiva. Perciò Lapassade ha avuto sicuramente una funzione di grande importanza, come tutto il suo lavoro sulla scena hip-hop salentina: è stato il primo momento in cui si è cominciato a riflettere sul rapporto tra la tradizione e la contemporaneità, cioè su quello che succedeva concretamente in quegli anni ed il rapporto con la tradizione, con la cultura popolare. In questo senso ha avuto sicuramente una funzione fondamentale, fermo restando alcune discutibili interpretazioni, anche quelle mutuate dagli studiosi locali, che erano direttamente collegati a lui, che si facevano in qualche modo interpreti del suo pensiero.</p>
<p>Dopo questa fase nei primi anni novanta, accade che già nel ’96, ’97 proprio con te, Vincenzo – ci conosciamo in quegli anni, forse anche qualche anno prima – cominciamo a tessere questo rapporto di riflessione comune su alcuni temi, anche con Gigi Chiriatti. Quando nel ’97 vieni eletto consigliere comunale ad Alessano, quindi inizi ad occuparti di organizzazione culturale, in quel periodo incomincio a collaborare anch’io. Avevamo avviato una riflessione partendo dall’ambito locale ma allargando un po’ la prospettiva ad uno scenario più ampio. Nel ’99 vengo addirittura a lavorare qui, nel Comune di Alessano, occupandomi dell’ufficio stampa, come collaboratore per le attività culturali. Quindi iniziamo una vera e propria attività sulla base di queste riflessioni assumendo una prospettiva più ampia, nel senso che le traduciamo nella pratica concreta di una politica culturale centrata proprio su questo tema, cioè sul rapporto con la tradizione, sul rapporto con la cultura popolare, insomma su questi temi iniziamo un lavoro in un certo senso anche anticipatorio. Per la prima volta cominciamo, in modo disorganico, forse anche solo intuitivo, a porre il problema di quello che si potrebbe chiamare “l’uso pubblico della cultura popolare”, che oggi è invece uno dei temi di maggiore interesse nel dibattito antropologico internazionale.</p>
<p>Nei primi anni novanta comincio a collaborare con un quotidiano locale, “Il Quotidiano di Lecce”. Faccio il corrispondente per il Capo di Leuca, il cronista locale. Nel ’99 invece inizio a collaborare per la pagina della cultura occupandomi di questi temi – tarantismo, cultura popolare – in modo specifico: la maggior parte degli articoli che ho scritto – recensioni di libri, interviste, servizi su convegni – sono frutto dell’attività che facciamo insieme e che ci fa anche conoscere. Perché come ho detto prima, anche in modo anticipatorio, siamo tra i primi Comuni che cominciano ad organizzare, in modo quasi sistematico, concerti di pizzica ma anche momenti di riflessione, come rassegne di filmati, mostre sul tarantismo: cioè avviamo un lavoro di discussione pubblica su questi temi, coinvolgendo anche la cittadinanza ma soprattutto inaugurando un rapporto di scambio e di riflessione comune, anche con personaggi come Franco Cassano e Sandro Portelli che – non sappiamo perché – ci onorano della loro stima e della loro amicizia. Quindi incominciamo una serie di cose con loro, che hanno anche una grande visibilità.</p>
<p>È il 1998 quando il Comune di Alessano aderisce all’Istituto Diego Carpitella. Alcuni Comuni, per dare una risposta alla richiesta da parte di una serie di operatori locali di fare un centro che più organicamente si occupasse di certe cose, fondano l’Istituto Carpitella, che sarà la prima cosa che verrà attivata.</p>
<p>Tra l’altro nel 1997, nell’assemblea costitutiva del Carpitella, noi siamo presenti a livello personale come studiosi, come operatori, perché quell’iniziativa la organizza Gigi Chiriatti in collaborazione con l’Istituto de Martino. L’idea era quella di fare nel Salento una sezione staccata dell’Istituto de Martino. Il Comune di Alessano aderisce, e si crea un rapporto anche con Sergio Blasi. L’obiettivo dell’Istituto Diego Carpitella è proprio quello di fare documentazione, ricerca. L’ingresso di due componenti nel comitato scientifico, Maurizio Agamennone e Gianfranco Salvatore – che poi sono quelli che hanno accolto per primi quest’idea – ha portato Gigi Chiriatti ad allontanarsene perché Gigi Chiriatti prima fonda l’Istituto Carpitella e poi entrano loro, che sono due docenti universitari, uno etnomusicologo l’altro musicologo di chiara fama, perciò quando si viene a decidere sul presidente, Chiriatti viene fatto fuori e in qualche modo, per reazione, abbandona il campo. Allo stesso tempo, mentre si discute di come avviare quest’attività, si parla anche di organizzare un momento spettacolare che potesse dare visibilità al “movimento della pizzica” che di fatto esisteva già. Dunque nel 2001 – quando all’interno dell’Istituto Carpitella saltano i rapporti tra i vari componenti del comitato scientifico provocando la contrapposizione dei due direttori artistici che si allontanano dall’Istituto – Sergio Blasi ci chiama e ci chiede di collaborare alla Notte della Taranta, e sarà Vincenzo ad abbandonare subito il campo perché convinto che non ci siano gli spazi per lavorare. La Notte della Taranta, già nel ’98, aveva aperto un dibattito molto duro sulla cultura popolare, sulla musica popolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Inizialmente l’idea di promuovere un momento spettacolare è di Gianfranco Salvatore.</em></p>
<p>Questa è un’idea sicuramente di Gianfranco Salvatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Voleva fare la “Notte del Tamburello”.</em></p>
<p>Sì. Doveva essere una cosa che si faceva a Roca, una notte di musica a Roca, in un posto anche altamente simbolico. Però poi la cosa prende strade diverse, perché sin dal suo apparire provoca questa profonda divisione tra i musicisti, gli operatori, e poi diventa una frattura sempre più grande.</p>
<p>Comunque, per tornare alle vicende personali, nel 2001 se Vincenzo decide che non sia il caso di collaborare ed entrare in questa storia, io invece sono un po’ più possibilista. Quindi inizia questa storia anche mia, personale, all’interno della Notte della Taranta.</p>
<p>Prima ci sono anche delle pubblicazioni, la nostra riflessione prosegue e sfocia nel 2002 in quel libro, <em>Il ritmo meridiano</em>, che ancora oggi credo sia il compendium più attendibile sul dibattito contemporaneo sul “movimento della pizzica” e sulle sue molteplici implicazioni, sul tema dell’identità, sul rapporto tra tradizione e modernità. Quel libro è il risultato di un dibattito che noi avevamo già iniziato anni prima: con Franco Cassano abbiamo discusso a lungo su questi temi, siamo andati a trovarlo – e Franco Cassano non è uno che scrive sul giornalino della parrocchia – siamo anche stati criticati per questo, siamo stati anche accusati di essere “meridianisti”: non più meridionalisti ma meridianisti, cioè seguaci del “pensiero meridiano”. Anche Sandro Portelli ha collaborato a quasi tutte le iniziative che abbiamo fatto in questi ultimi sette, otto anni, ma anche Gianni Pizza, con il quale abbiamo avuto un confronto in parte anche molto franco, molto aspro per certi versi, però un confronto di grande interesse, come la lettera sua presente nel <em>Ritmo meridiano</em>, che io considero ancora una delle cose più lucide ed anche più interessanti che siano state scritte in questi ultimi anni. Sempre per il discorso che facevamo prima: non tanto per quello che lui dice, che come tutte le cose che uno dice possono essere più o meno condivisibili, più o meno esatte, ma proprio per questo scambio, per questa capacità di dialogare, per questo continuo intreccio di sguardi tra gli autori locali ed un antropologo che viene da fuori, che poi sono temi del dibattito antropologico internazionale. Si sono scritti centinaia di libri su queste cose, da Clifford in poi, proprio sulla pratica etnografica, questa etnografia che diventa quasi retrografia, che diventa un logos, cioè una forma di interpretazione e non soltanto la semplice raccolta di dati ma proprio la pratica sul campo, che diventa in realtà il punto di coagulo di tutta una serie di dinamiche che sono relazionali, soggettive, sociali, politiche. Di come bisognerebbe avere la capacità non solo di esserne coscienti ma di essere in grado anche di analizzarle. Per questo credo che quel libro è stato una delle cose più importanti che siano uscite. Non lo dico perché l’ho fatto io, anzi, io spesso sono anche molto più critico sul mio di lavoro, però quello è un libro che nonostante tutto ha anticipato i tempi – perché è uscito nel 2002 e c’è stato più o meno un anno e mezzo di lavoro dietro – ma di quei temi allora non ne parlava nessuno.</p>
<p>Il tema era sempre il tarantismo dal punto di vista storico, dal punto di vista antropologico, le varie categorie interpretative che in realtà non riuscivano a cogliere il fenomeno in atto, che è soprattutto un fenomeno sociale e politico. Però, per tornare sempre a questo legame che abbiamo tessuto negli anni, con Vincenzo nel 2002 portiamo a compimento per la prima volta un esperimento di indagine su una realtà specifica con la metodologia della storia orale, e qui entra in campo l’insegnamento di Sandro. Pubblichiamo quel libro sulle tabacchine<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> che penso sia l’unica ricerca sulla storia orale fatta nel Salento. Tra l’altro questa nostra idea di fare anche una parte didattica, di formazione<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>, è stata considerata come un esempio da seguire anche fuori dal Salento, ha avuto una certa risonanza, insomma è un libro importante e formativo anche per noi, perché in certi momenti abbiamo anche un po’ improvvisato, sempre dentro questa riflessione più ampia che da anni Portelli porta avanti traghettando la storia orale da disciplina negletta a oggi, che è considerata uno degli strumenti di indagine – almeno per alcuni periodi in cui mancano effettivamente i documenti – uno degli strumenti più importanti e più raffinati. E l’uso che ne fa Sandro è anche un uso capace di intervenire su meccanismi psicologici di selezione della memoria, portando ad un livello altissimo questa metodologia di ricerca, con i risultati che poi tutti conosciamo, perché è un libro di storia<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a> a vincere il premio Viareggio, un premio vinto da <em>Morte e pianto rituale</em> di de Martino. E quindi grosso modo questo è il mio percorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per la Notte della Taranta a quante edizioni collabori?</em></p>
<p>Ho collaborato a partire da allora. Poi nel 2003 ho avuto l’incarico di occuparmi dell’Istituto Carpitella, sempre in questa fase di transizione che però oramai dura da cinque anni, senza soluzioni in vista a parte questa della Fondazione, ed ho continuato ad occuparmi della Notte della Taranta durante questi cinque anni. Ho proseguito l’attività di studio, ho pubblicato nel 2004 <em>La tela infinita</em>, con uno studioso come Gabriele Mina, benché giovanissimo sicuramente uno studioso molto importante, con cui è nato un sodalizio – sempre casuale – che però dura da anni. Ci siamo conosciuti in occasione della presentazione di un libro, poi è seguito uno scambio epistolare e poi è nato questo lavoro che è stata un’esperienza molto formativa per noi, perché abbiamo scoperto degli ambiti di dibattito sconosciuti. Fuori dall’Italia – penso anche alla Spagna – abbiamo scoperto tutta una tradizione di studi che non si conoscevano – se non delle punte che emergevano – anche di bibliografia meno specialistica. In realtà c’è un dibattito straordinario, che parte anche lì dal Settecento e che arriva fino ad oggi. Comunque ci siamo fatti un’idea di come questo tema abbia, nel corso dei secoli, interessato varie persone.</p>
<p>Io nel 2000 avevo già curato il memoriale di Luigi Stifani, <em>Io al santo ci credo</em>, che è forse il libro più bello scritto sul tarantismo – ma quello scritto da Stifani<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>, non i nostri saggi. Ho scritto poi diversi altri saggi, articoli, ho scritto un’infinità di cose sul tarantismo. Io, anche nel campo della ricerca antropologica, sono un autodidatta, nel senso che non ho una formazione specifica in quel campo: è una formazione che mi sono fatto da solo. Poi rapporti con gente come Sandro Portelli, Franco Cassano, rapporti che fanno crescere, rapporti importanti, al di là di quello che uno può pensare, essere d’accordo o no. Uno degli elementi fondamentali che riusciamo a cogliere nella analisi che facciamo con Vincenzo è proprio il ruolo che esercita nella costruzione e nella nascita del “movimento della pizzica” l’intellettualità locale. E questo lo capiamo soprattutto nel rapporto con Edoardo Winspeare, quando noi lo intervistiamo ma in particolare quando noi decidiamo di ospitare – cosa di cui porti il merito Vincenzo per la tua responsabilità politica nell’amministrazione comunale – le riprese di una parte importante del suo film <em>Sangue vivo</em> ad Alessano. Ed anche in questo rapporto con Edoardo riusciamo a capire come poi, in realtà, in questa nascita del “movimento della pizzica” ci siano tutta una serie di fattori, che sono veramente molto complessi, che sono anche fattori internazionali: la globalizzazione, qualcuno dice anche questo mercato dell’esotico, che veicola merci, che veicola anche culture, simboli, merci – che veicola culture che poi diventano una merce – il fatto che questo perdersi in un mondo globale ti porti a cercare l’identità tua particolare, la piccola patria. Però, tra tutto questo, c’è anche la funzione fondamentale dell’intellettualità locale, che in qualche modo sceglie, quasi in un modo scientifico, di dare un certo indirizzo. Quando Edoardo dice in quell’intervista<a href="#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a> “noi volevamo fare una scelta politica, di portare la pizzica e sganciarla da quest’elemento di sofferenza, e portarla ad una critica dell’esistente, anche attraverso questa rivalutazione dell’estetica, questa ricerca della dimensione comunitaria”, questa è una cosa fondamentale, nel senso che noi in quel momento la intuiamo ancora di più, forse, per una frequentazione, una pratica quotidiana.</p>
<p>Poi in realtà scopriamo che in un’intervista Clara Gallini afferma esattamente le stesse cose che dicevamo noi quando sostiene che il movimento salentino è un movimento che si conforma ad una sorta di standard internazionale ed il ruolo fondamentale è giocato dall’intellettualità locale, che poi dà il marchio al prodotto locale che si intende valorizzare, che può essere la danza, può essere il cinema. Quindi il ruolo degli intellettuali locali è fondamentale, compresi noi stessi, perché noi abbiamo dato un’impronta molto precisa a questo movimento, abbiamo sempre cercato di ricollegarlo a quest’esigenza di un’interpretazione politica. Però con Edoardo abbiamo la precisa consapevolezza di questo meccanismo fondamentale.</p>
<p>Deve farci riflettere su come siamo tutti dentro questa regola, cioè che i condizionamenti sono reciproci, che anche noi siamo condizionati da certe dinamiche. Però quello è uno snodo fondamentale: anche l’attività di Edoardo ha un impatto decisivo su questo movimento. Se tu vedi ancora oggi – non lo so, faccio un esempio, a parte che lui ha questa capacità mediatica, come si muove, riesce ad avere anche una risonanza mediatica – però anche la famosa definizione di Edoardo della <em>pizzica de core</em>, che è una tassonomia che si è inventato lui, per dire la pizzica di corteggiamento<a href="#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a> è una cosa che non esiste, che non è mai stata rinvenuta in tanta etnografia che c’è, questa è una cosa sua, perché lui spinge una componente molto estetizzante, molto sensuale, questa pizzica come danza di corteggiamento, con un’attenzione per le movenze coreutiche; però resta una teorizzazione sua, non ha riscontri nella pratica etnografica, la <em>pizzica de core</em> non esiste, non la chiamavano così gli anziani. Questo per dirti quanto lui abbia influito, nel bene o nel male, sulla nascita di questo movimento. Nel bene sicuramente per il fatto di aver consentito un salto di qualità notevole, almeno sul piano dell’immagine; poi però ad un certo punto anche lui è stato forse un po’ preda del fatto di aver troppo accentuato proprio la dimensione estetica, quasi ludica della pizzica, facendo passare in secondo piano altre dimensioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma a posteriori cosa ha dato tutto ciò al tuo rapporto con il Salento, al tuo collocarti in questo posto?</em></p>
<p>A livello personale mi ha dato la consapevolezza della straordinaria ricchezza che abbiamo qui. Non soltanto il patrimonio immateriale ma anche la straordinaria ricchezza di intelligenza e di talenti che abbiamo. Abbiamo le divisioni che ci sono fra noi ma al di là delle differenti interpretazioni mi ha dato veramente la consapevolezza della straordinaria ricchezza che spesso disperdiamo proprio in queste continue polemiche. Lo dico davvero: questa ricchezza di talenti, non soltanto nel campo musicale, ma anche della cultura, nel campo intellettuale in generale. E ripeto, non solo la ricchezza del patrimonio che noi abbiamo, patrimonio immateriale di cultura e di religiosità, non soltanto. Perché noi, sino ad ora, abbiamo conosciuto soltanto un aspetto che è quello più eclatante, che è quello della magnificenza del barocco, perché il Salento questo è: una grande esplosione di arte. Invece abbiamo scoperto oggi una cultura marginale che possiede un’enorme ricchezza di modalità di espressioni e anche profondità, un vero e proprio mondo culturale. Ovviamente con tutti i necessari distinguo che forse abbiamo troppo in fretta abbandonato, che abbiamo troppo in fretta sacrificato: ricordiamoci che il mondo contadino, di cui oggi si fa spesso una sorta di apologia, è stato un mondo di grandi sopraffazioni, di miserie; però ricordiamoci anche che ci sono alcuni valori dei quali oggi probabilmente sentiamo la mancanza: quest’idea di comunità, di rapporto con l’ambiente. Ed è forse questa la cosa migliore, almeno per me, quella che più mi è rimasta in questi anni, al di là dei singoli destini personali. E forse tra qualche anno impareremo anche altro, speriamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(*) Testo originariamente apparso su <em>Pagine d&#8217;oro e d&#8217;argento. Studi in ricordo di Sergio Torsello</em>, a cura di Manuel De Carli e Paolo Vincenti, Edizioni Kurumuny 2020, e ripreso qui in occasione dei dieci anni della prematura scomparsa di Sergio.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> In particolare da consigliere comunale delegato alla cultura di Alessano – ruolo che svolsi dalla primavera del 1997 agli inizi del 2000 &#8211; proposi la delibera con cui il Comune aderì come socio fondatore all’Istituto “Diego Carpitella”, che comprendeva inizialmente anche Melpignano, Cursi, Sternatìa, Cutrofiano e Calimera. L’Istituto cominciò ad organizzare il festival della Notte della taranta nell’agosto 1998, prevedendo fin dall’inizio anche una tappa ad Alessano, unico Comune al di fuori dell’area della Grecìa. Cfr: S. Torsello, <em>La Notte della taranta. Dall’Istituto “Diego Carpitella” al progetto della Fondazione</em>, in «L’Idomeneo», 9, 2007, ma 2008, pp. 15-33 e V. Santoro, <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em>, Edizioni Aramirè, 2009, pp. 148-163.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Con Sergio Torsello abbiamo pubblicato: <em>Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2002; <em>Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</em>, San Cesario di Lecce, Manni editore, 2002; <em>Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2005. Insieme abbiamo collaborato a: <em>La teologia degli oppressi. Antologia di scritti e interventi di don Tonino Bello</em>, San Cesario di Lecce, Manni editore, 2003 (con Alessando D’Elia, Salvatore Leopizzi, Donato Valli e Nichi Vendola); <em>Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2004 (con Roberto Raheli). Nel biennio 2009-2010 curammo insieme il progetto “La taranta nella rete”, organizzato dal Comune di Melpignano (Le) in collaborazione con l’Istituto Diego Carpitella, nell’ambito del programma “Rete dei Festival aperti ai giovani”, promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e sostenuto dal Ministro della Gioventù. L’iniziativa &#8211; decisamente ambiziosa &#8211; si proponeva di offrire ai giovani interessati un percorso di approfondimento riguardo le problematiche connesse alla conoscenza, alla conservazione, alla valorizzazione e alla rielaborazione creativa delle musiche e delle culture di tradizione orale (maggiori informazioni a questo indirizzo: <a href="https://latarantanellarete.wordpress.com/">https://latarantanellarete.wordpress.com/</a> ). Al suo interno fu promosso anche il bando “La taranta laureata”, dedicato a tesi di laurea sviluppate negli anni immediatamente precedenti che affrontavano temi legati al “movimento” della musica salentina. I cinque giovani studiosi che furono selezionati dal bando (Gianni D’Elia, Giulia Urso, Alexandra Rieder, Adriano Castigliego, Flavia Gervasi) produssero poi dei sintetici saggi che confluirono nel volume <em>Sui patrimoni immateriali del Salento e del Gargano: problemi e prospettive</em>, che, a nostra cura, fu pubblicato da Squilibri nel 2010.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Il saggio fu pubblicato originariamente sulla rivista «Apulia» con il titolo <em>Ugo Baglivo, un salentino alle Ardeatine</em>, nel numero dicembre del 1996. Fu in seguito riproposto, con ampliamenti e integrazioni, in un libretto autonomo, dal titolo <em>A Roma un giorno di primavera. Ugo Baglivo, un alessanese alle Ardeatine</em>, Alessano, I quaderni della Libreria Idrusa, 2006.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Il tutto è disponibile all’indirizzo <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/19/la-tela-infinita-di-sergio-torsello/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/19/la-tela-infinita-di-sergio-torsello/</a></p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> G. Mina, S. Torsello, a cura di, <em>La tela infinita. Bibliografia degli studi sul tarantismo mediterraneo 1945-2004</em>, Nardò, Besa, 2004 (nuova edizione riveduta e ampliata 2006).</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> La tesi, con il titolo <em>Du tarentisme au néotarentisme: étude d’une pratique prise dans le mouvement de globalisation</em>, fu discussa nell’autunno del 2006 presso l’Université Libre di Bruxelles.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> E successivamente revisionato per la pubblicazione nel mio recente libro <em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em>, Alessano, Itinerarti, 2019, in cui sono presenti anche altre interviste a protagonisti del “movimento”.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> <em>Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</em>, Manni, 2002, riproposto in edizione rivista ed ampliata e con un cd audio nel 2005 dalle Edizioni Aramirè con il titolo <em>Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto</em>.</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Nel progetto di ricerca che portò alla realizzazione del libro era prevista anche una fase di formazione all’uso delle fonti orali coordinata da Sandro Portelli.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Alessandro Portelli, <em>L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria</em>, Donzelli, Roma, 1999.</p>
<p><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Luigi Stifani, <em>Io al santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate</em>, Aramirè – Istituto Ernesto de Martino, 2000 (con una introduzione di Alessandro Portelli). Il titolo del contributo di Torsello è <em>Luigi Stifani ne La terra del rimorso e altri scritti</em>, pp. 21-29.</p>
<p><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> Cfr. l’intervista a Edoardo Winspeare, in <em>Rito e passione</em>, cit, pp. 165-70.</p>
<p><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> In realtà la paternità della definizione “pizzica de core” dovrebbe essere dello studioso e operatore culturale Giorgio Di Lecce. Su questo argomento si può leggere il mio saggio <em>Il rinascimento della pizzica</em>, in Franca Tarantino, Vincenzo Santoro, <em>Il ballo della pizzica pizzica</em>, Itinerarti, 2019, pp. 19-42.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;title=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/">Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vincenzo Santoro: &#8220;La tarantela y la jota han vivido un renacimiento pero con resultados diferentes&#8221;</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2024/09/09/vincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2024/09/09/vincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 20:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vincenzosantoro.it/?p=4635</guid>
		<description><![CDATA[<p>La Institución Fernando el Católico traduce al español, y presenta en Italia, el estudio de este especialista sobre el tarantismo en el Mediterráneo di Mariano Garcìa, Heraldo de Aragón, 9 settembre 2024 https://www.heraldo.es/noticias/ocio-y-cultura/2024/09/08/entrevista-vincenzo-santoro-tarantela-jota-vivido-renacimiento-resultados-diferentes-1761197.html?fbclid=IwY2xjawFMP6dleHRuA2FlbQIxMAABHW9XBwb038HP0lPTAbupWpf7QBMNK6v9xKYWyXBRPZ6N82VYtt-mnp0PrA_aem_VZqxhK3MficUvY6r0UvqwA &#160;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/09/09/vincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes/">Vincenzo Santoro: &#8220;La tarantela y la jota han vivido un renacimiento pero con resultados diferentes&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/09/459160271_1036748678164474_6327973876506879083_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4636" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/09/459160271_1036748678164474_6327973876506879083_n-220x300.jpg" alt="459160271_1036748678164474_6327973876506879083_n" width="220" height="300" /></a>La Institución Fernando el Católico traduce al español, y presenta en Italia, el estudio de este especialista sobre el tarantismo en el Mediterráneo</em></p>
<p>di Mariano Garcìa, Heraldo de Aragón, 9 settembre 2024</p>
<p><a href="https://www.heraldo.es/noticias/ocio-y-cultura/2024/09/08/entrevista-vincenzo-santoro-tarantela-jota-vivido-renacimiento-resultados-diferentes-1761197.html?fbclid=IwY2xjawFMP6dleHRuA2FlbQIxMAABHW9XBwb038HP0lPTAbupWpf7QBMNK6v9xKYWyXBRPZ6N82VYtt-mnp0PrA_aem_VZqxhK3MficUvY6r0UvqwA">https://www.heraldo.es/noticias/ocio-y-cultura/2024/09/08/entrevista-vincenzo-santoro-tarantela-jota-vivido-renacimiento-resultados-diferentes-1761197.html?fbclid=IwY2xjawFMP6dleHRuA2FlbQIxMAABHW9XBwb038HP0lPTAbupWpf7QBMNK6v9xKYWyXBRPZ6N82VYtt-mnp0PrA_aem_VZqxhK3MficUvY6r0UvqwA</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F09%2F09%2Fvincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes%2F&amp;linkname=Vincenzo%20Santoro%3A%20%E2%80%9CLa%20tarantela%20y%20la%20jota%20han%20vivido%20un%20renacimiento%20pero%20con%20resultados%20diferentes%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F09%2F09%2Fvincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes%2F&amp;linkname=Vincenzo%20Santoro%3A%20%E2%80%9CLa%20tarantela%20y%20la%20jota%20han%20vivido%20un%20renacimiento%20pero%20con%20resultados%20diferentes%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F09%2F09%2Fvincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes%2F&amp;linkname=Vincenzo%20Santoro%3A%20%E2%80%9CLa%20tarantela%20y%20la%20jota%20han%20vivido%20un%20renacimiento%20pero%20con%20resultados%20diferentes%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F09%2F09%2Fvincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes%2F&amp;linkname=Vincenzo%20Santoro%3A%20%E2%80%9CLa%20tarantela%20y%20la%20jota%20han%20vivido%20un%20renacimiento%20pero%20con%20resultados%20diferentes%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F09%2F09%2Fvincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes%2F&amp;linkname=Vincenzo%20Santoro%3A%20%E2%80%9CLa%20tarantela%20y%20la%20jota%20han%20vivido%20un%20renacimiento%20pero%20con%20resultados%20diferentes%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F09%2F09%2Fvincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes%2F&amp;title=Vincenzo%20Santoro%3A%20%E2%80%9CLa%20tarantela%20y%20la%20jota%20han%20vivido%20un%20renacimiento%20pero%20con%20resultados%20diferentes%E2%80%9D" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/09/09/vincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes/">Vincenzo Santoro: &#8220;La tarantela y la jota han vivido un renacimiento pero con resultados diferentes&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2024/09/09/vincenzo-santoro-la-tarantela-y-la-jota-han-vivido-un-renacimiento-pero-con-resultados-diferentes/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>un recente interessante dibattito sui temi della Terra del rimorso (e delle sue reminiscenze contemporanee)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 09:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[possessione]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vincenzosantoro.it/?p=4457</guid>
		<description><![CDATA[<p>Morsi melodici e corpi in azione: orizzonti simbolici ed echi mediterranei, fra tarantismo e neo-tarantismo Napoli, Istituto Italiano di Studi Filosofici, mercoledì 8 dicembre 2023 Per gli amici interessati a questi temi, riporto la registrazione di un seminario tenuto qualche giorno fa nella cornice prestigiosa dell&#8217;Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, dedicato alla eredità degli studi demartiniani sul rito del tarantismo (1),... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/">un recente interessante dibattito sui temi della Terra del rimorso (e delle sue reminiscenze contemporanee)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/Screenshot-2023-12-09-alle-10.08.25.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4458" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/Screenshot-2023-12-09-alle-10.08.25-300x173.png" alt="Screenshot 2023-12-09 alle 10.08.25" width="300" height="173" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><span style="color: #ff0000;"><strong>Morsi melodici e corpi in azione: orizzonti simbolici ed echi mediterranei, fra tarantismo e neo-tarantismo</strong></span></div>
<div dir="auto">Napoli, Istituto Italiano di Studi Filosofici, mercoledì 8 dicembre 2023</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Per gli amici interessati a questi temi, riporto la registrazione di un seminario tenuto qualche giorno fa nella cornice prestigiosa dell&#8217;Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, dedicato alla eredità degli studi demartiniani sul rito del tarantismo (1), a cui hanno partecipato gli antropologi <span style="color: #993300;"><strong>Laura Faranda</strong></span> e <span style="color: #993300;"><strong>Antonio Fanelli, </strong><span style="color: #000000;">entrambi docenti presso l&#8217;Università La Sapienza di Roma.</span></span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">In particolare fra i tanti spunti di grande interesse in entrambe le relazioni, vorrei segnalare alcune considerazioni di<strong> Fanelli</strong> (che ringrazio per aver citato anche i miei modesti studi), in particolare nella seconda parte dell&#8217;intervento e nel dibattito, quando ha analizzato &#8211; in maniera originale e con ampiezza di vedute &#8211; i rapporti fra il rito &#8220;storico&#8221; e le rielaborazioni contemporanee, in particolare salentine. Riprendo a titolo di esempio un passaggio a mio avviso molto significativo: &#8220;<span style="color: #ff0000;">noi dobbiamo non solo cominciare a fare i conti con la storia del folklore, delle culture popolari, nell&#8217;interazione con lo Stato, con la scienza, con la medicina, con il potere, ma dobbiamo fare una storia di questi fenomeni in interazione con il mercato e i consumi culturali. È questo il grande scandalo: questi oggetti non sono stati studiati, e non ci sono oggi strumenti adatti a capire questa divaricazione e complessità del fenomeno, perché riguardavano forme musicali oggetto di disprezzo e non di interesse da parte degli studiosi&#8221;</span>.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Di grande rilievo anche il prezioso intervento di <span style="color: #993300;"><strong>Laura Faranda</strong></span>, che, sempre in un confronto con gli spunti offerti dalle ricerche di de Martino (e con le sue intuizioni &#8220;mediterranee&#8221;), ha presentato un suo recente studio su un culto di &#8220;possessione&#8221; femminile avente a che fare con musica e danza, ancora oggi molto seguito in Tunisia, legato a una &#8220;santa&#8221; islamica (con immagini &#8220;brevi ma intensissime&#8221;), che testimonia quanto &#8220;il dio che danza&#8221; in varie forme sia vivo e lotti insieme a noi.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Su questi due preziosi contributi tanto si potrebbe dire. Qui mi permetto solo di osservare, anche rispetto ai temi emersi nella relazione della professoressa Faranda, che nelle analisi comparative sarebbe estremamente utile non soffermarsi solo sul contesto &#8220;etnografico&#8221; descritto nella <em><span style="color: #ff0000;">Terra del rimorso </span></em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">(cioè solo sul Salento leccese dell&#8217;immediato dopoguerra)</span></span>, ma esaminare anche compiutamente sia le altre &#8220;forme territoriali&#8221; del fenomeno, su cui ormai abbiamo studi molto approfonditi, sia la ricchissima letteratura storica, che negli ultimi anni si è considerevolmente ampliata rispetto alla già grandiosa ricostruzione demartiniana, restituendo in particolare al rito una maggiore complessità storico-geografica(2). Così facendo se ne ricaverebbero spunti molto interessanti, a partire dal fatto che nelle fonti storiche i casi di &#8220;non posseduti&#8221; che accompagnano i tarantati nel balli certo non mancano(3) e che l&#8217;aspetto così &#8220;cupo&#8221; e &#8220;negativo&#8221; del rito che ritroviamo nel capolavoro demartiniano (questione ulteriormente amplificata dalle immagini in b/n del video <span style="color: #ff0000;"><em>La taranta</em></span> di <span style="color: #993300;">Gianfranco Mingozzi</span> con l&#8217;immaginifico commento di <span style="color: #993300;">Salvatore Quasimodo</span>) va inserito in una fluidità del fenomeno che nel corso della sua storia e nelle sue multiformi declinazioni territoriali ha assunto anche significati molto diversi(4).</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L&#8217;intero seminario si può visualizzare a questo link: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=j3xF4YpC0H4">https://www.youtube.com/watch?v=j3xF4YpC0H4 </a> . Suggerisco a tutti di arrivare agli ultimi minuti: la parte finale del dibattito forse è quella dove emergono gli spunti più stimolanti<span class="x3nfvp2 x1j61x8r x1fcty0u xdj266r xhhsvwb xat24cr xgzva0m xxymvpz xlup9mm x1kky2od"><img class="xz74otr" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/teb/2/16/1f642.png" alt="&#x1f642;" width="16" height="16" /></span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">(1) All&#8217;interno di una più ampia rassegna sul tema, dal titolo  <a href="https://www.iisf.it/index.php/istituto/archivio-storico/il-rimorso-fra-claude-le-vi-strauss-ed-ernesto-de-martino-3.html">Il rimorso. Fra Claude Lévi-Strauss ed Ernesto de Martino</a></div>
<div class="alignnone" dir="auto">(2) A partire dal fatto che, come dovrebbe essere ormai chiaro, l&#8217;innesto del culto paolino nel rito, così determinante nell&#8217;analisi e direi nella interpretazione demartiniana, si verifica solo nell&#8217;area del leccese e soltanto a partire dal &#8216;700, quindi è un aspetto che non può essere generalizzato e considerato un fattore &#8220;strutturale&#8221; del tarantismo.</div>
<div class="alignnone" dir="auto">(3) Mi permetto di segnalare a questo proposito diverse fonti relativa alla Puglia settentrionale riportate nel mio <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a></em> (pp. 69-70), fra cui il lucerino Ludovico Valletta (<em>De phalangio apulo</em>, 1706) che nello scenario del rito riporta la presenza di “giovinette abbigliate in sontuosi abiti nuziali col compito di danzare con i tarantati, cantando e suonando festivamente insieme ad essi la stessa melodia nel corso della danza”. <a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4461" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n-300x109.jpg" alt="128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n" width="300" height="109" /></a>Uno scenario che si ritrova perfettamente nel celebre disegno di Willem Schellinks, un olandese che visitò Napoli nella primavera del 1664 , che rappresenta una mirabile scena con <span style="color: #ff0000;"><em>La danza di una donna punta da una tarantola<span style="color: #000000;"> (</span></em><span style="color: #000000;">fonte riemersa di recente e che de Martino non poterono analizzare)</span></span>, probabilmente osservata a Capodimonte, in cui una giovinetta tarantata balla con in bocca una spada adorna di nastri colorati, accompagnata da un’altra donna che regge tra le mani un panno rosso. Sostengono il ballo una suonatrice di tamburello, un suonatore di chitarra battente ed un violinista, mentre gli addobbi rituali ricorrenti in molte altre fonti (lo specchio, la spada, il rametto fiorito) completano la scena.</div>
<div class="alignnone" dir="auto">(4) Rispetto alle considerazioni di Laura Faranda emerse in particolare nell&#8217;ultima parte della discussione, mi pare importante ad esempio richiamare un confronto con le analisi di Clara Gallini  sull&#8217;argia, le cui pratiche &#8211; chiamate emblematicamente &#8220;feste di guarigione&#8221; &#8211; vengono confrontate per esempio con i sistemi culturali dei carnevali sardi.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;title=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/">un recente interessante dibattito sui temi della Terra del rimorso (e delle sue reminiscenze contemporanee)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pizziche e tarante. Il rinascimento della musica popolare nel Salento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/21/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/21/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 13:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[rito e passione]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3490</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Insula Europea, 19 settembre 2019 A partire dalla seconda metà degli anni novanta il Salento è gradualmente diventato un luogo di culto per gli amanti delle musiche e delle danze tradizionali. Soprattutto d’estate, questa terra estrema del Sud d’Italia è l’epicentro di un continuo fiorire di iniziative di vario genere, dalle “tipiche” feste di paese ai... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/21/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/21/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento/">Pizziche e tarante. Il rinascimento della musica popolare nel Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/10/cropped.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3495" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/10/cropped.jpg" alt="cropped" width="260" height="107" /></a>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></p>
<p>da <a href="http://www.insulaeuropea.eu/2019/09/19/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento-di-vincenzo-santoro/">Insula Europea</a>, 19 settembre 2019</p>
<p>A partire dalla seconda metà degli anni novanta il Salento è gradualmente diventato un luogo di culto per gli amanti delle musiche e delle danze tradizionali. Soprattutto d’estate, questa terra estrema del Sud d’Italia è l’epicentro di un continuo fiorire di iniziative di vario genere, dalle “tipiche” feste di paese ai grandi eventi che attraggono decine di migliaia di persone. Allo sguardo dei tanti turisti che sempre più lo affollano e degli appassionati del genere, il Salento appare come un territorio di forte e orgogliosa conservazione della cultura tradizionale. In realtà questo è vero solo in parte, perché si tratta di un processo culturale di lungo periodo, in cui alcuni aspetti di una “tradizione” ormai scomparsa (o quasi) sono stati ripresi e adattati a forme di consumo culturale contemporaneo. All’analisi di questo fenomeno, le cui caratteristiche principali cercherò di descrivere brevemente in questo articolo, ho dedicato un recente saggio, <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/"><em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em></a> (Alessano, Itinerarti, 2019), a cui rimando per approfondimenti.</p>
<p>I primi tentativi volti a rivitalizzare la musica tradizionale nel Salento si collocano in un arco temporale in cui la memoria viva – documentata nelle pioneristiche campagne di ricerca sul campo condotte a partire dagli anni cinquanta da <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span>, <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> ed <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> – è già in uno stato di forte crisi, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta del secolo scorso, contestualmente all’esplosione della contestazione studentesca: infatti è proprio nell’Ateneo leccese che matura il dibattito intorno alla riproposta della musica di tradizione. Il primo “movimento” salentino si configura come una derivazione provinciale del più vasto e solido folk revival nazionale, di cui ripropone le marcate motivazioni politiche, accentuando una lettura della cultura contadina come “antagonista” rispetto a quella borghese. In questo ambito, il fare musica è vissuto come una forma di impegno sociale, come tentativo di restituire dignità al mondo rurale e alle sue forme espressive, in un progetto complessivo di emancipazione delle classi subalterne. In seguito, con l’arrivo degli anni ottanta, in cui prevalgono altri interessi musicali e culturali, i gruppi localmente attivi, in mancanza di committenze ed attenzione, in gran parte si sciolgono o cambiano decisamente direzione.</p>
<p>È a questo punto che la nostra storia comincia a svilupparsi in modo del tutto imprevedibile ed originale: dopo un lungo periodo di disattenzione e di oblio, riparte nei primi anni novanta un lavorio, prima sotterraneo ma poi sempre più visibile ed esteso, finalizzato alla rivitalizzazione della musica tradizionale, con particolare riferimento alla “pizzica pizzica”, variante locale della “tarantella”, dispositivo musicale carico di storia (sia a livello popolare che a livello colto) e di ancestrali suggestioni. Partita dal basso, per iniziativa di operatori locali e gruppi di base molto determinati, questa azione, rispondendo evidentemente ad esigenze diffuse sul territorio, incontra un consenso sempre più ampio, travalicando anche i confini regionali, grazie ai circuiti alternativi dei centri sociali e delle comunità di studenti universitari salentini fuori-sede disseminate per l’intera Penisola. Recependo in parte le istanze delle generazioni precedenti, ma in una nuova chiave più orientata da dinamiche di rivendicazione identitaria e di valorizzazione delle risorse locali (e potremmo dire anche più ludica), nasce un “movimento” che, salvo rare eccezioni, agisce in autonomia dalle istituzioni (Università ed Enti locali), fino ad allora d’altronde assenti da questo straordinario fermento culturale ed artistico. Alle prime formazioni, che costruiscono spettacoli riproponendo canti e musiche tradizionali, si accompagna un attivismo frenetico e composito, che porta all’organizzazione di feste, concerti, festival. E si sviluppa anche l’altro grande asse del lavoro culturale portato avanti a livello locale: la riflessione teorica sulle radici della tradizione popolare, a partire del tarantismo, potente “marcatore identitario” che, per la sua essenza fascinosa e sconvolgente, da sempre produce un’attrazione irresistibile sui salentini quanto all’esterno, in particolare mutuando l’interpretazione che ne diede de Martino nel suo classico <span style="color: #993300;"><em>La terra del rimorso</em></span> (1961). Il volume, ristampato dal Saggiatore nel 1994, diventa un assoluto best seller (arriverà a vendere diverse decine di migliaia di copie), esposto in grande evidenza nelle librerie, come i romanzi degli scrittori di grido, quanto sulle bancarelle delle feste, accanto agli immancabili tamburelli e ai nastrini colorati dei santi patroni.</p>
<p>Si creano così in quegli anni tendenze già precisamente orientate e vivaci, che attraggono sempre di più cultori e appassionati, generando un turismo inedito e curioso, che si afferma come una delle componenti primarie dell’esplosione del Salento vacanziero. Successivamente l’intervento massiccio, sia economico che di governo, delle amministrazioni pubbliche – che arriverà solo verso la fine degli anni novanta, in particolare con l’ideazione e l’organizzazione del mega-festival della <span style="color: #993300;">Notte della Taranta</span> (evento che prende il nome dal mitico ragno il cui veleno, nella tradizione, dava origine alle crisi a cui si poteva porre rimedio solo attraverso una cura a base di musiche e balli) – farà letteralmente esplodere il fenomeno, non senza averne modificato alcune connotazioni fondamentali, in particolare attenuandone gli aspetti di movimento “di base” e consegnando ad alcuni politici e amministratori locali, gestori delle ingenti risorse pubbliche riversate sul settore, un ruolo sempre più egemonico.</p>
<p>Senza dubbio una delle cause fondamentali del successo ottenuto risiede nella straordinaria diffusione della “pizzica pizzica”, ballo di coppia, praticato in passato prevalentemente dai contadini nei (rari) momenti festivi. Occorre specificare come nella tradizione salentina il ballo “della festa” sia ben distinto da quello della “cura”, collegato al rito del tarantismo, in cui la danza è individuale e connessa a un preciso percorso “terapeutico”. Questa differenza spesso viene dimenticata, incorrendo in frequenti errori di valutazione, forse per la somiglianza della musica di supporto ad entrambi i balli. Bisogna però tenerla a mente per non fare confusione: nella stragrande maggioranza dei casi quella che si osserva oggi nelle piazze (o sui palchi) è la versione contemporanea della danza ludica, nonostante alcune danzatrici interpretino “simulazioni” del “ballo della tarantola”.</p>
<p>La fama della pizzica si avvia rapidamente a travalicare i circuiti degli appassionati, arrivando a sfondare il muro dei mass-media nazionali (con risultati a dire il vero spesso abbastanza discutibili e naïf). Ora, come per la musica, ma in maniera più accentuata, lo slittamento del ballo dai contesti tradizionali ai luoghi di fruizione contemporanei – principalmente le piazze e i palchi dei concerti – ne ha comportato una radicale trasformazione, nei passi e nelle coreografie, ma anche e soprattutto nell’estremizzazione degli aspetti seduttivi e “del corteggiamento”, in particolare per quanto riguarda il ruolo femminile.</p>
<p>D’altra parte, una delle ragioni del grande successo della pizzica, rispetto ad altre danze tradizionali, sta molto probabilmente proprio nel modo così disinvolto con cui è stata “venduta” a un pubblico che, evidentemente, non aspettava altro. Le “modifiche” apportate alla grammatica tradizionale hanno permesso una maggiore adesione del ballo al linguaggio del corpo dei giovani di oggi e non solo, visto che i praticanti sono ormai di tutte le età. Inoltre, l’apparente mancanza di “regole” rigide consente ai neofiti di “entrare nella ronda” (nel cerchio del ballo) in maniera più semplice rispetto ad altre danze e ad altri contesti, più rigorosi proprio perché più integri e quindi più conservativi. Per una sorta di paradosso, forse la pizzica ha avuto diffusa popolarità proprio perché, essendo “morta” nella sua versione tradizionale, è stato più facile costruirne un simulacro “contemporaneo” più praticabile e vendibile. E la diffusione di questo ballo non si è limitata solo al resto d’Italia, dove sono ormai centinaia all’anno i corsi e i laboratori dedicati, ma si è spinta anche all’estero, a volte all’interno di percorsi didattici riferiti all’ambito più complessivo delle “tarantelle”, o in progetti di teatro-danza.</p>
<p>Arrivando agli anni più recenti, nel quadro di un Salento sempre più ambita (e affollata) meta turistica, il movimento musicale ha continuato ad essere al centro delle dinamiche culturali locali, sia per quanto riguarda l’attività di gruppi musicali che alla tradizione si richiamano in vario modo – alcuni dei quali hanno raggiunto una visibilità nazionale e a volte internazionale – sia per il proliferare – soprattutto d’estate, ma non solo – di spettacoli di ogni genere e dimensione. Lo sviluppo di questa salda rete di eventi, sostenuto per larga parte da risorse pubbliche, in particolare provenienti dalla Regione Puglia, ha prodotto però anche degli effetti collaterali. In primo luogo, una saturazione di momenti di spettacolo: una sovrapproduzione di “feste” e festival, grandi e piccoli, che negli ultimi anni, nel periodo estivo, ha comportato seri problemi di gestione e di sostenibilità. Un altro aspetto problematico riguarda il rapporto fra politica locale e attività culturali: chi dirige le istituzioni territoriali e regionali, potendo influire sui flussi di finanziamento, rischia a volte di assumere ruoli impropri e di eccessivo condizionamento rispetto all’organizzazione degli eventi, alla produzione culturale e agli orientamenti delle proposte musicali. Si deve anche osservare che, a fronte del dilagare di momenti spettacolari, si continua invece ad avere grande difficoltà nella attivazione di infrastrutture culturali all’altezza della situazione. E infine, occorre segnalare come si sia acuito il distacco fra la produzione spettacolare e il dibattito culturale, la cui sinergia era stata una delle vere ricchezze del caso salentino.</p>
<p>Intanto però, anche se con meno intensità del recente passato, la produzione di studi e ricerche (e di libri, cd, dvd e altro genere di pubblicazioni) intorno ai vari aspetti del fenomeno è continuata a fiorire, con risultati a volte di grandissimo interesse. Si tratta in generale di prodotti editoriali che trattano questioni storico antropologiche ed etnomusicologiche, oppure di riflessioni sull’attualità del movimento. Infine non va omesso un altro aspetto di certo molto originale: il dilagare dell’immaginario della “taranta” ben oltre il contesto propriamente musicale, investendo ambiti diversi della produzione culturale. Un fenomeno singolare per cui temi, protagonisti e luoghi propri della cultura popolare salentina vengono ripresi, a volte in ruoli secondari o come semplice ispirazione, a volte come protagonisti assoluti, in film, fiction televisive, romanzi, poesie, fumetti, spettacoli teatrali, creazioni di moda e così via. Di fatto il Salento con il suo patrimonio di musica e cultura tradizionali – spesso purtroppo con notevoli semplificazioni, esotismi di varia natura e falsificazioni vere e proprie – è diventato una sorta di “scenario ideale”.</p>
<p>Il “Salento pizzicato” dunque rappresenta, per le ragioni che si è provato a sintetizzare, un laboratorio di grande interesse. Il processo di valorizzazione di una parte importante del “patrimonio immateriale” locale che abbiamo qui descritto, per quanto controverso, oltre a creare “l’unico caso di moda nazionale che origina dalla cultura tradizionale”, come sostiene <span style="color: #ff0000;">Alessandro Portelli</span>, ha anche impedito che quell’eredità fosse condannata all’oblio e alla scomparsa, come sembrava dovesse accadere nei decenni passati. Il tarantismo era finito (per fortuna!), il ballo della festa era uscito dall’uso così come la maggior parte delle espressioni tradizionali erano praticamente sparite. Nessuno o quasi ballava più, nessuno suonava (e costruiva) gli oggi onnipresenti tamburelli, e così via. Solo grazie alle composite occasioni di recupero e “ri-funzionalizzazione” finora tracciate è tornato l’interesse per questi temi e si è attivato uno straordinario processo di re-impadronimento collettivo di specifici tratti culturali.</p>
<p>A mio parere, per gli studiosi e gli operatori del settore, oppure più semplicemente per chi ha a cuore l’esito di questa singolare avventura, la sfida che si pone sta nel comprendere come fare in modo – se è ancora possibile, e non è scontato che lo sia – che la deriva mercificatoria non prenda del tutto il sopravvento, per costruire percorsi e spazi di resistenza culturale.</p>
<p>Da questo punto di vista, quanto è successo nei tempi più recenti non lascia troppo spazio all’ottimismo: le dinamiche di spettacolarizzazione sembrano ormai imperanti, in particolare per quanto riguarda il grande evento per eccellenza, la Notte della Taranta, che appare sempre più orientato in direzione dei format da tv commerciale, con il coinvolgimento di personaggi noti ad un esteso pubblico e del tutto avulsi dal contesto (in particolare, per l’edizione 2019, ha colpito la presenza – decisamente ingombrante – della soubrette <span style="color: #ff0000;">Belén Rodríguez</span> e del suo compagno <span style="color: #ff0000;">Stefano de Martino</span>). Una sorta di “mutazione genetica che ha trasformato il concertone in un Festivalbar a ritmo di pizzica pizzica”, per riportare la severa valutazione di un osservatore attento come <span style="color: #ff0000;">Salvatore Esposito</span>, direttore di “BlogFoolk”, “del quale non si sentiva minimamente l’esigenza”.</p>
<p>Il “caso Salento” è dunque interessante, non solo per i salentini, anche perché può essere visto come una declinazione particolare di un quesito più generale, cioè se sia possibile attivare un percorso di valorizzazione dei patrimoni immateriali che ne impedisca la scomparsa e che abbia un’adeguata valenza comunitaria. E che contestualmente funzioni come motivo di sviluppo territoriale, magari nella direzione di un turismo slow attento a dimensioni culturali non consuete, particolarmente prezioso in luoghi lontani dalle grandi direttrici dello “sviluppo”. O forse è inevitabile che processi simili producano la corruzione irreversibile degli stessi patrimoni che si vorrebbero valorizzare? Si tratta, com’è evidente, di una sfida aperta.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F21%2Fpizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento%2F&amp;linkname=Pizziche%20e%20tarante.%20Il%20rinascimento%20della%20musica%20popolare%20nel%20Salento" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F21%2Fpizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento%2F&amp;linkname=Pizziche%20e%20tarante.%20Il%20rinascimento%20della%20musica%20popolare%20nel%20Salento" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F21%2Fpizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento%2F&amp;linkname=Pizziche%20e%20tarante.%20Il%20rinascimento%20della%20musica%20popolare%20nel%20Salento" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F21%2Fpizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento%2F&amp;linkname=Pizziche%20e%20tarante.%20Il%20rinascimento%20della%20musica%20popolare%20nel%20Salento" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F21%2Fpizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento%2F&amp;linkname=Pizziche%20e%20tarante.%20Il%20rinascimento%20della%20musica%20popolare%20nel%20Salento" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F21%2Fpizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento%2F&amp;title=Pizziche%20e%20tarante.%20Il%20rinascimento%20della%20musica%20popolare%20nel%20Salento" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/21/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento/">Pizziche e tarante. Il rinascimento della musica popolare nel Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/21/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Taranta, lo spettacolo ha infranto la tradizione</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2019/06/05/taranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2019/06/05/taranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 13:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[rito e passione]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3413</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Eraldo Martucci, dal Nuovo Quotidiano di Puglia del 17 maggio 2019 La novità più dirompente sulla scena della musica popolare a cavallo tra la fine del secolo scorso e gli inizi del 2000 è stata, per usare le parole dello storico e antropologo Antonio Fanelli, «l’enorme successo mediatico della Notte della Taranta, a seguito della complessa vicenda del rilancio della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/06/05/taranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/06/05/taranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro/">Taranta, lo spettacolo ha infranto la tradizione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/Santorocdmfoto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1525" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/Santorocdmfoto-300x266.jpg" alt="Santorocdmfoto" width="300" height="266" /></a>di <span style="color: #993300;">Eraldo Martucci</span>, dal <span style="color: #ff0000;">Nuovo Quotidiano di Puglia</span> del 17 maggio 2019</p>
<p>La novità più dirompente sulla scena della musica popolare a cavallo tra la fine del secolo scorso e gli inizi del 2000 è stata, per usare le parole dello storico e antropologo <span style="color: #993300;">Antonio Fanelli</span>, «l’enorme successo mediatico della Notte della Taranta, a seguito della complessa vicenda del rilancio della musica popolare del Salento, trainata dalla reinvenzione della ballo della pizzica».<br />
Un quadro storico che <strong><span style="color: #993300;">Vincenzo Santoro</span></strong>, impegnato da anni nella riflessione e nell’organizzazione di iniziative ed eventi sulle musiche e sulle culture popolari del Mezzogiorno, aveva ben ricostruito 10 anni fa nel saggio <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><em>Il ritorno della taranta. Storia della musica popolare salentina</em></a>, Squilibri editore.<br />
Riflessioni ora aggiornate ed allargate verso altri orizzonti che lo studioso salentino pubblica nel prezioso volume <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/"><em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em></a>, ItinerArti edizioni, al cui interno ci sono anche le interviste ad alcuni suoi protagonisti: <span style="color: #993300;">Brizio Montinaro</span>, <span style="color: #993300;">Giovanni Pellegrino</span>, <span style="color: #993300;">Maurizio Nocera</span>, <span style="color: #993300;">Luigi Lezzi</span>, <span style="color: #993300;">Donatello Pisanello</span>, <span style="color: #993300;">Franco Tommasi</span>,<span style="color: #993300;"> Roberto Raheli</span>, <span style="color: #993300;">Edoardo Winspeare</span>, <span style="color: #993300;">Gino Di Mitri</span>, <span style="color: #993300;">Sergio Torsello</span>, <span style="color: #993300;">Mauro Durante</span>, <span style="color: #993300;">Antonio Castrignanò</span>, <span style="color: #993300;">Maristella Martella</span>.<br />
<em>Santoro, cosa è accaduto in questi dieci anni?</em><br />
Il libro precedente era una ricostruzione che partiva da quello che secondo me è stato l’inizio del “rinascimento” musicale salentino, la fine degli anni ’60, cercando di dare uno sfondo storico a quello che accadeva in quel periodo, sottolineando come alcune dinamiche che hanno prodotto quel movimento provenissero da azioni realizzate negli anni ’70. In questi due lustri l’elemento di promozione del territorio si è rafforzato in maniera ancora più potente, e tutto questo rappresenta un grosso successo. A testimoniarlo non sono solo i dati collegati alle presenza di festival ed alle tantissime persone che li seguono sia nel Salento che in giro per l’Italia e addirittura nel mondo, ma anche, e lo ricordo nel volume, dai romanzi e dai saggi che escono, e dai dibattiti fra gli studiosi, che guardano a questo attivismo salentino come un esempio importante di processo di valorizzazione di uno specifico patrimonio culturale ed immateriale.<br />
<em>Lei però sottolinea come in questo rilancio siano venuti meno i legami con la ricerca documentaria, mentre contemporaneamente è aumentato la forza “istituzionale” del movimento…</em><br />
Mi sembra che il processo di istituzionalizzazione abbia accentuato la rottura fra gli elementi più visibili, come appunto la Notte della Taranta, e quello che era il movimento culturale di base che si è protratto fino agli anni ’90. Una dialettica fra le base e le istituzioni, che è stato uno degli aspetti vincenti ed originali della nostra esperienza, e che ora si sta smarrendo. L’intervento economico e di sostegno a suo tempo fu fondamentale, nei vari modi in cui le istituzioni lo hanno fatto, e questa analisi rientra nel libro. Penso a Puglia Sounds, Apulia Film Fund, ad esempio, “macchine” molto efficaci di promozione del mondo culturale in generale ed in particolare a quello legato alla musica tradizionale. Ma ad un certo punto questo proficuo scambio si è interrotto, ed in questo momento tutto è molto “festivalizzato”.<br />
<em>In che senso?</em><br />
Il rapporto con la tradizione è stato di rottura sin dalla prima edizione, addirittura rivendicato, nel segno della contaminazione. Il che andava benissimo anche per l’ambizione culturale sottostante che faceva scegliere personaggi comunque internazionali e famosi, ma che avevano un profilo alto rispetto a questa tipologia. L’impostazione data negli ultimi anni è invece molto televisiva, orientata verso una dimensione pop-rock. D’altra parte, un evento che si ripete con una formula tutto sommato simile da ormai due decenni, e con un pubblico dalle aspettative abbastanza rigide &#8211; nel senso che occorre per forza far ballare per una buona parte dell’esibizione &#8211; non è facile da riprogrammare ogni anno, considerando anche le difficoltà produttive. Il problema fondamentale è che la Fondazione è stata creata non per gestire il Festival, che per 12 anni è stato organizzato senza il suo apporto, ma per fare un progetto culturale alto, come d’altronde è scritto nello statuto. E nel testo mi soffermo a lungo su quanto sia stata complicata l’approvazione di quest’ultimo. E quando qualcuno del comitato scientifico ha tentato di gettare le basi per un progetto di più ampio respiro, non ha sortito alcun effetto. Non è esente da colpe neanche l’Università, al di là di qualche singola e lodevole iniziativa. In questo senso l’esempio della Sardegna è schiacciante nei nostri confronti.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F06%2F05%2Ftaranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro%2F&amp;linkname=Taranta%2C%20lo%20spettacolo%20ha%20infranto%20la%20tradizione" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F06%2F05%2Ftaranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro%2F&amp;linkname=Taranta%2C%20lo%20spettacolo%20ha%20infranto%20la%20tradizione" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F06%2F05%2Ftaranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro%2F&amp;linkname=Taranta%2C%20lo%20spettacolo%20ha%20infranto%20la%20tradizione" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F06%2F05%2Ftaranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro%2F&amp;linkname=Taranta%2C%20lo%20spettacolo%20ha%20infranto%20la%20tradizione" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F06%2F05%2Ftaranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro%2F&amp;linkname=Taranta%2C%20lo%20spettacolo%20ha%20infranto%20la%20tradizione" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F06%2F05%2Ftaranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro%2F&amp;title=Taranta%2C%20lo%20spettacolo%20ha%20infranto%20la%20tradizione" id="wpa2a_10">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/06/05/taranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro/">Taranta, lo spettacolo ha infranto la tradizione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2019/06/05/taranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 14:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3367</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro, Itinerarti Edizioni 2019 Il “rinascimento” musicale salentino, la controversa patrimonializzazione del tarantismo, le forme spettacolari e il retaggio di riti tradizionali, le esperienze appassionate maturate nella dialettica mai risolta fra spinte dal basso e intervento istituzionale, sono alcune delle tracce attraverso cui leggere le vicende che hanno percorso in questi anni recenti un territorio diventato meta di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/04/prima-c-con-traccia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3368" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/04/prima-c-con-traccia-200x300.jpg" alt="prima c con traccia" width="200" height="300" /></a>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span>, Itinerarti Edizioni 2019</p>
<p>Il “rinascimento” musicale salentino, la controversa patrimonializzazione del tarantismo, le forme spettacolari e il retaggio di riti tradizionali, le esperienze appassionate maturate nella dialettica mai risolta fra spinte dal basso e intervento istituzionale, sono alcune delle tracce attraverso cui leggere le vicende che hanno percorso in questi anni recenti un territorio diventato meta di crescenti folle di turisti, laboratorio a cielo aperto di esclusive politiche culturali e complesso cantiere della memoria.</p>
<p>Con la dovuta attenzione alla pluralità di sguardi che la terra tra i due mari non finisce di attrarre, le riflessioni sul “movimento” salentino sono condotte anche attraverso le testimonianze, per vari aspetti esemplari, di alcuni suoi protagonisti, quali <span style="color: #ff0000;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">Giovanni Pellegrino</span></strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Maurizio Nocera</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Lezzi</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">Donatello Pisanello</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Franco Tommasi</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Raheli</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Edoardo Winspeare</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Gino Di Mitri</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Torsello</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Mauro Durante</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Antonio Castrignanò</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Maristella Martella</strong></span>.</p>
<p>Per ordinazioni e acquisti: info@itinerarti.com</p>
<p><strong>Indice</strong><br />
<em>Ringraziamenti</em><br />
<em>Introduzione</em><br />
1. <strong>Il “rinascimento” musicale salentino, tra movimento dal basso e politiche pubbliche</strong><br />
1.1 <em>La genesi del movimento</em><br />
1.2 <em>La rinascita</em><br />
1.3 <em>Gli anni della maturità</em><br />
1.4 <em>La controversa “patrimonializzazione” del tarantismo</em><br />
1.5 <em>Dal rito al palco: le contraddizioni della spettacolarizzazione della tradizione</em><br />
2. <strong>Arrivano le istituzioni</strong><br />
2.1 <em>La Notte della Taranta: grandi successi e grandi polemiche</em><br />
2.2 <em>Un problematico intreccio tra politica e cultura</em><br />
2.3 <em>Un “laboratorio a cielo aperto”: l’innovativa politica culturale della Regione Puglia</em><br />
2.4 <em>Il Canzoniere Grecanico Salentino, “miglior gruppo di world music al mondo”</em><br />
2.5<em> L’esplosione del Salento turistico</em><br />
3. <strong>Il cantiere della memoria</strong><br />
3.1 <em>La ricostruzione della memoria musicale</em><br />
3.2<em> Inseguendo i ragni</em><br />
3.3 <em>Affabulazioni</em><br />
3.4 <em>In lingua straniera</em><br />
3.5 <em>L’immaginario fluido</em><br />
<strong>Le interviste</strong><br />
&#8211; <em>La ricerca del Salento perduto, l’esperienza di Brizio Montinaro</em><br />
&#8211; <em>La festa, la farina, la forca: una conversazione con Giovanni Pellegrino</em><br />
&#8211; <em>L’enigma del tarantismo nel lavoro culturale di Maurizio Nocera</em><br />
&#8211; <em>La nascita del folk revival salentino raccontata da Luigi Lezzi</em><br />
&#8211; <em>Oralità e radici nella musica di Donatello Pisanello</em><br />
&#8211; <em>L’interesse di Franco Tommasi per la Bassa musica</em><br />
&#8211; <em>Aramirè. Compagnia di musica salentina, un’articolata esperienza ricostruita da Roberto Raheli</em><br />
&#8211; <em>Il Sangue vivo del Salento nel cinema di Edoardo Winspeare</em><br />
&#8211; <em>Percorsi di ricerca nella Terra del rimosso, intervista a Gino Di Mitri</em><br />
&#8211; <em>Sull’uso pubblico della cultura popolare, una conversazione con Sergio Torsello</em><br />
&#8211; <em>Mauro Durante e il Canzoniere Grecanico Salentino, una storia di famiglia che non perde attualità</em><br />
&#8211; <em>Passaggi di testimone: la vicenda personale e musicale di Antonio Castrignanò</em><br />
&#8211; <em>Danzare la terra, l’esperienza artistica di Maristella Martella</em><br />
<strong>Dieci dischi per il decennio</strong></p>
<p>Vincenzo Santoro è impegnato da molti anni nell’organizzazione di iniziative ed eventi sulle musiche e culture popolari del Mezzogiorno. Le sue pubblicazioni più importanti in questo campo sono:<span style="color: #993300;"><em> <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2002/07/18/2118/">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</a></em></span> (con Sergio Torsello), Edizioni Aramirè 2002; <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/03/01/i-colori-della-terra/"><span style="color: #993300;"><em>Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em> </span></a>(con Sergio Torsello e Roberto Raheli), Edizioni Aramirè 2004; <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/01/20/2171/">Il Salento di Giovanna Marini</a></em></span> (con Roberto Raheli), cd doppio, Edizioni Aramirè 2004; <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em></span>, Squilibri 2009; <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/10/29/memorie-della-terra-racconti-e-canti-di-lavoro-e-di-lotta-del-salento-il-cdlibro/">Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento</a></em></span>, libro e cd audio, Squilibri 2010; <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/06/07/odino-nelle-terre-del-rimorso/">Odino nelle terre del rimorso. Eugenio Barba e l’Odin Teatret in Salento e Sardegna (1973-1975)</a></em></span>, libro e dvd, Squilibri 2017, <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/08/06/il-ballo-della-pizzica-pizzica/"><em>Il ballo della pizzica pizzica</em></a>, Itinerarti 2019. Attualmente è responsabile del Dipartimento Cultura e Turismo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Presentazioni previste:</strong></p>
<p>28 agoisto, Calimera, corte ex Palazzo Sansonetti, via Montinari 32, con inizio alle ore 20.30. Con Renato Colaci ed Antonio Castrignanò.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Presentazioni svolte:</strong></p>
<p>17 maggio, Lucugnano (Le), festival Armonia &#8211; Narrazioni in Terra d&#8217;Otranto, ore 21. Partecipano Gino Di MItri, Donatello Pisanello, Maristella Martella.</p>
<p>21 giugno Galatone, Chiostro dei Domenicani, ore 19,30. Con Francesco Martucci, Maurizio Nocera, Sergio Blasi.</p>
<p>22 giugno Galatina (Le), Museo Cavoti, ore 19. Con Cristina Dettù, Giorgia Salicandro e Francesca Casaluci.</p>
<p>11 luglio Roma, Palazzo Merulana. Con Annalisa Cicerchia e Alessandro Simonicca. Seguirà concerto di Tarantràd &#8211; Suoni e canti della Puglie. Inizio ore 18,30</p>
<p>3 agosto, Corsano (Le), Sradicamento</p>
<p>11 agosto, Salve (Le), via Persico, ore 20. Dialoga con l&#8217;autore Gino Di Mitri. Seguirà concerto di musica salentina con gli Amanti di Bacco. Organizzazione enoteca Melacotogna e trattoria Il Borghetto.</p>
<p>17 Agosto, Caulonia (Rc), Kaulonia Tarantella Festival.</p>
<p>18 agosto, Alessano (Le). Con Sergio Blasi e Maurizio Nocera. Modera Valeria Bisanti. Piazza Don Tonino Bello ore 21.</p>
<p>19 Agosto, Tiggiano (Le), Bosco del Palammo Comunale, ore 20,30. Ne discute con l&#8217;autore Riccardo De Francesco. Seguirà l’intervento musicale di Elena Chiuri e Gian Mauro Roselli.</p>
<p>23 agosto, Carpignano Salentino (Le)</p>
<p>7 settembre Fano (PU)</p>
<p>4 ottobre Torino, &#8220;<a href="https://www.facebook.com/events/2099098697059875/">All&#8217;Improvviso&#8221;, via Artisti 20G (Vanchiglia), con Elvira Rita Gorga.</a></p>
<p>16 novembre, Milano, MaMu &#8211; Magazzino Musica (via Soave 3). Con Sabina Macculi (musicista), Giovanni Grosskopf (musicologo conservatorio di Milano), Antonio Marazzi (antropologo), Filippo del Corno (assessore alla Cultura del Comune di Milano). A seguire concerto acustico del Trio Canto Antico. La presentazione è nel programma di <a href="https://bookcitymilano.it/eventi/2019/il-movimento-della-pizzica-e-della-taranta">Book City</a>.</p>
<p>17 novembre Pisa, Cinema Lumiere, Vicolo del Tidi, 6, ore 19. Con Tommaso Greco e Maristella Martella.</p>
<p>26 novembre, Roma, Casa della Memoria, Via di S. Francesco di Sales, 5, ore 17,30. Con Sandro Portelli (presidente Circolo Gianni Bosio) e Grazia Tuzi (etnomusicologa, università Roma La Sapienza.</p>
<p>5 gennaio 2020, Tricase Porto, Bolina, ore 11</p>
<p>14 gennaio 2020, Perugia, ore 17,30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recensioni</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/06/05/taranta-lo-spettacolo-ha-infranto-la-tradizione-intervista-a-vincenzo-santoro/"><em>Taranta, lo spettacolo ha infranto la tradizione</em></a>, di <span style="color: #993300;">Eraldo Martucci</span>, dal <span style="color: #ff0000;">Nuovo Quotidiano di Puglia</span> del 17 maggio 2019</p>
<p><em><a href="http://www.affaritaliani.it/Rubriche/Il_rigoletto/rito-passione-un-libro-di-vincenzo-santoro-631666.html?fbclid=IwAR0T979F7-0k9nVlXmV5gMMwXeh1KWnOQXq03F_KeqxgUkRqhJDPDtN_gYc">Salento tra taranta e pizzica. Viaggio nella musica popolare</a></em>, di Angelo de&#8217; Cherubini, da AffariItaliani.it del 16 ottobre 2019</p>
<p>Gianni Pizza, <a href="http://www.insulaeuropea.eu/2020/02/03/amore-e-tarantismo-pungoli-per-la-riflessione-di-giovanni-pizza/"><em>Amore e tarantismo. Pungoli per la riflessione</em></a>, in Insula Europea, 3 febbraio 2020</p>
<p>Una &#8220;auto-video-recensione&#8221; per il Pisa Folk Festival in periodo di reclusione da coronavirus: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2020/06/12/rito-e-passione-una-auto-video-recensione/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2020/06/12/rito-e-passione-una-auto-video-recensione/</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F04%2F18%2Frito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina%2F&amp;linkname=Rito%20e%20passione.%20Conversazioni%20intorno%20alla%20musica%20popolare%20salentina" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F04%2F18%2Frito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina%2F&amp;linkname=Rito%20e%20passione.%20Conversazioni%20intorno%20alla%20musica%20popolare%20salentina" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F04%2F18%2Frito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina%2F&amp;linkname=Rito%20e%20passione.%20Conversazioni%20intorno%20alla%20musica%20popolare%20salentina" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F04%2F18%2Frito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina%2F&amp;linkname=Rito%20e%20passione.%20Conversazioni%20intorno%20alla%20musica%20popolare%20salentina" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F04%2F18%2Frito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina%2F&amp;linkname=Rito%20e%20passione.%20Conversazioni%20intorno%20alla%20musica%20popolare%20salentina" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F04%2F18%2Frito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina%2F&amp;title=Rito%20e%20passione.%20Conversazioni%20intorno%20alla%20musica%20popolare%20salentina" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La tarantella globale</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2018/06/05/3100/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2018/06/05/3100/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 15:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[le mie recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[tammurriata]]></category>
		<category><![CDATA[Taranta Power]]></category>
		<category><![CDATA[tarantelle]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3100</guid>
		<description><![CDATA[<p>Un recente libro, pubblicato negli Stati Uniti, conferma quanto la diffusione delle “tarantelle” del Sud d&#8217;Italia sia diventato un fenomeno internazionale. Si tratta di Global tarantella. Reinventing southern italian folk music and dances, di Incoronata Inserra (University of Illinois Press, 2017), una ricerca di taglio accademico che analizza i molteplici percorsi con cui questi balli (perché l’autrice si riferisce appunto a... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/06/05/3100/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/06/05/3100/">La tarantella globale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/06/globaltarantella1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3102" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/06/globaltarantella1-200x300.jpg" alt="globaltarantella" width="200" height="300" /></a>Un recente libro, pubblicato negli Stati Uniti, conferma quanto la diffusione delle “tarantelle” del Sud d&#8217;Italia sia diventato un fenomeno internazionale. Si tratta di <span style="color: #993300;"><em>Global tarantella. Reinventing southern italian folk music and dances</em></span>, di <span style="color: #ff0000;">Incoronata Inserra</span> (University of Illinois Press, 2017), una ricerca di taglio accademico che analizza i molteplici percorsi con cui questi balli (perché l’autrice si riferisce appunto a diversi tipi di danze “tradizionali” del Sud d’Italia), opportunamente trasformati, si sono diffusi anche in contesti cosmopoliti, “urbani, laici, migranti ed etnici”, molto lontani e diversi da quelli originari.</p>
<p>Una parte significativa del saggio riguarda la descrizione dei &#8220;revival&#8221; di musiche e danze ricollegabili alla definizione un po&#8217; controversa di &#8220;tarantelle&#8221;, dalle ricerche antropologica classiche (una su tutte quella sul tarantismo salentino confluita ne &#8220;La terra del rimorso&#8221; di <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>), al folk revival degli anni &#8217;60&#8217;70, dall&#8217;esplosione della pizzica salentina fino alla moda della musica &#8220;etnica&#8221;. Con maggiore dettaglio viene indagato il revival della &#8220;tammurriata&#8221;, fra i luoghi campani di origine (e le feste connesse) e le esportazioni nel Nord d&#8217;Italia.</p>
<p>Ma probabilmente, almeno per un lettore italiano, la parte più interessante di questo lavoro è quella che concentra l’attenzione sugli Stati Uniti, dove vengono analizzati i processi di diffusione delle musiche e delle danze del Sud d&#8217;Italia (a volte sorprendentemente precoci) che si basano sulle comunità della “diaspora italiana” e quelli che seguono i percorsi più recenti della <em>world music</em> e della sensibilità spiritualistica e <em>new age</em>, a partire da alcune esperienze significative, come quella del “Taranta Power” di <span style="color: #ff0000;">Eugenio Bennato</span>, visto come momento di costruzione di una musica “identitaria” del Sud ma anche come progetto molto funzionale ad una sua esportazione globale, e, per la danza, di <span style="color: #ff0000;">Alessandra Belloni</span>, che tiene da anni singolari – e molto partecipati, &#8211; corsi “taranteschi” fra New York City e Honolulu, caratterizzati da un approccio che enfatizza la dimensione dell’esperienza femminile e più in generale una lettura di genere del fenomeno.</p>
<p>Un libro interessante e decisamente &#8220;glocal&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F06%2F05%2F3100%2F&amp;linkname=La%20tarantella%20globale" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F06%2F05%2F3100%2F&amp;linkname=La%20tarantella%20globale" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F06%2F05%2F3100%2F&amp;linkname=La%20tarantella%20globale" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F06%2F05%2F3100%2F&amp;linkname=La%20tarantella%20globale" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F06%2F05%2F3100%2F&amp;linkname=La%20tarantella%20globale" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F06%2F05%2F3100%2F&amp;title=La%20tarantella%20globale" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/06/05/3100/">La tarantella globale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2018/06/05/3100/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cardìa: di pianto e d&#8217;amore. A Saragozza in dicembre spettacolo e convegno sulle relazioni fra Aragona e Salento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2016 16:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Aragona]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia Salentina]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=2602</guid>
		<description><![CDATA[<p>A Saragozza, il 17 e 18 dicembre 2016, in occasione della prima di Cardìa, il nuovo spettacolo in musica e danza di Miguel Ángel Berna e Manuela Adamo in collaborazione con Brizio Montinaro, si svolgerà un convegno, curato da Andrea Carlino e Manuela Adamo, in cui intellettuali spagnoli e italiani cercheranno di individuare i nessi, le analogie e le convergenze fra la... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/">Cardìa: di pianto e d&#8217;amore. A Saragozza in dicembre spettacolo e convegno sulle relazioni fra Aragona e Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/11/15078943_1169729619740989_8577321235093152620_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2603" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/11/15078943_1169729619740989_8577321235093152620_n-204x300.jpg" alt="15078943_1169729619740989_8577321235093152620_n" width="204" height="300" /></a>A Saragozza, il 17 e 18 dicembre 2016, in occasione della prima di <strong><span style="color: #993300;">Cardìa</span></strong>, il nuovo spettacolo in musica e danza di <span style="color: #ff0000;">Miguel Ángel Berna</span> e <span style="color: #ff0000;">Manuela Adamo</span> in collaborazione con <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span>, si svolgerà un convegno, curato da Andrea Carlino e Manuela Adamo, in cui intellettuali spagnoli e italiani cercheranno di individuare i nessi, le analogie e le convergenze fra la cultura immateriale dell&#8217;Aragona e del Salento, che sono alla base dello spettacolo, con particolare riferimento al fenomeno storico del tarantismo, diffuso in passato anche in Spagna, e al grande interesse contemporaneo, che accomuna le due terre, per i balli tradizionali.</p>
<p>Il programma è così strutturato:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>17 dicembre, 16-18,30</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>I riti della vita: Aragona, Salento e la forza della tradizione</em></span></p>
<p>Introduzione di <span style="color: #ff0000;">Ignacio Escuín Borao</span> (direttore generale di Cultura e Patrimonio, Governo dell’Aragona)</p>
<p>Interventi di <span style="color: #ff0000;">Josè Luis Corral <span style="color: #333333;">(</span></span>università di Saragozza); <span style="color: #ff0000;">Andrea Carlino</span> (università di Ginevra); <span style="color: #ff0000;">Berardino Palumbo</span> (università di Messina); <span style="color: #ff0000;">Manuel De Carli</span> (università di Tours)</p>
<p>18 dicembre, 11-13,30</p>
<p>Presentazione del libro di <span style="color: #ff0000;">Marius Schneider</span>, <em style="color: #800000;">La danza delle spade e la tarantella</em><span style="color: #333333;">, edito da <span style="color: #ff0000;">Institución Fernando el Catolico</span></span></p>
<p>Interventi di <span style="color: #ff0000;">Carlos Forcadell</span> (direttore della IFC); <span style="color: #ff0000;">Manuela Adamo</span> (compagnia di Miguel Ángel Berna, curatrice della nuova edizione del libro); <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> (studioso di cultura popolare, Associazione Nazionale Comuni Italiani); <span style="color: #ff0000;">Javier Barreiro</span> (scrittore e ricercatore)</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Jota, pizzica e la re-invenzione della tradizione</em></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Javier Barreiro</span> (scrittore e ricercatore); <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> (studioso di cultura popolare); <span style="color: #ff0000;">Sandro Cappelletto</span> (giornalista e scrittore), <span style="color: #ff0000;">Flavia Gervasi</span> (università di Montreal)</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Cardia è un viaggio nell’anima di due regioni del sud d’Europa: l’Aragona e il Salento. Terre distanti, si dirà, oggi diverse, addirittura estranee, benché abbiano condiviso un tratto di storia quando agli albori dell’età moderna gli aragonesi governarono l’Italia meridionale. Eppure, scavando nelle tradizioni, nella memoria popolare, nei recessi del patrimonio immateriale di queste terre si scorgono affinità inaspettate, curiose coincidenze, tracce, forse, di una patria culturale comune: musiche e balli per curare il mal-essere miticamente generato dal morso di un ragno o di uno scorpione; canti e lamenti di prefiche che accompagnano la straziante separazione dei morti dai vivi; coltelli e bastoni che maneggiati con maestria riproducono in un disegno coreutico perfetto la tensione di scontri e duelli. Coincidenze o convergenze? La ricerca, ai primi passi su questi temi, è ancora da approfondire. Si tratta comunque di segni che attestano una sensibilità comune, modi analoghi che le tradizioni popolari, superando i confini posti dalla storia, preservano e tramandano per scandire i tempi e i fatti della vita.</p>
<p>I gesti, le danze, le musiche e le parole che compongono Cardia sono, dunque, quelli che nei secoli, per coincidenza o per convergenza, hanno dato voce in queste due regioni agli accadimenti che segnano il volgere dell’umana avventura, quelli che irrompono nel quotidiano e sembrano alterare per sempre l’ordine del mondo, quelli che agitano le passioni, alterano gli equilibri, scompaginano l’esistenza. Amore, disperazione, follia; sofferenza, malattia, remissione del male; i conflitti che scuotono il quotidiano, per rabbia, onore o vendetta; la morte, soprattutto, l’estremo dramma della perdita di una persona cara; e poi la vita, di nuovo, che festosamente ricomincia. Sono questi gli aspetti di un ciclo vitale costellato di emozioni, gioie e dolori che, in Aragona come in Salento, sono narrate, commentate, addomesticate da rituali, canti e poesia. Essi esprimono la volontà di una comunità intera di attraversare le temperie individuali e di ristabilire l’ordine del mondo, facendo appello insieme, coralmente, al savoir-faire e al savoir-vivre perpetuato in antiche tradizioni.</p>
<p>Elemento centrale di questa vicenda mondana e delle sue rappresentazioni, nella storia viva come in questo spettacolo, è il cuore &#8211; cardia, sacello dell’anima sensibilis. Nella cultura dell’antica Grecia, in particolare quella che sistematizzata da Aristotele e che è a fondamento di tanta parte della civiltà occidentale come di quella araba, il cuore è l’organo che sente, tripudia e patisce. Battendo, attraverso il fluire del sangue, irradia lo spirito vitale, il sentire che anima, muove e commuove tutto il corpo. Ecco perché Cardia: cos’altro sono musica, danza e rituali se non prodigiosi artifici elaborati per commuovere (cum movere), per muovere insieme, per accordare i battiti del cuore e i flussi del sentire?</p>
<p>Non a caso cardia è vocabolo ricorrente nel repertorio tradizionale di canti d’amore e di lamentazioni funebri in grico, nell’odierna Grecìa salentina: un cuore composto da quattro foglie chiuse a bocciolo, recita uno di questi componimenti raccolti e studiati alcuni anni fa da Brizio Montinaro.</p>
<p>Per approfondimenti, si possono consultare i seguenti libri di Brizio Montinaro:</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Canti di pianto e d&#8217;amore dell&#8217;antico Salento</em></span>, Bompiani (<a href="http://www.briziomontinaro.it/canti_di_pianto">http://www.briziomontinaro.it/canti_di_pianto</a>)</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Il tesoro delle parole morte. La poesia greca del Salento</em></span>, Argo (<a href="http://www.briziomontinaro.it/il_tesoro_delle_parole_morte">http://www.briziomontinaro.it/il_tesoro_delle_parole_morte</a> )</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Danzare col ragno</em></span>, libro+cd, Argo ( <a href="http://www.briziomontinaro.it/danzare_col_ragno">http://www.briziomontinaro.it/danzare_col_ragno</a> )</p>
<p>Una mia intervista a Brizio Montinaro (dal titolo <span style="color: #993300;"><em>La ricerca del Salento perduto</em></span> )si può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/ </a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;title=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/">Cardìa: di pianto e d&#8217;amore. A Saragozza in dicembre spettacolo e convegno sulle relazioni fra Aragona e Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 06:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=2395</guid>
		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito il n. 12 della rivista La piva dal Carner, che contiene la prosecuzione del dibattito cominciato sul numero precedente intorno alle forme contemporanee di rivisitazione delle tradizioni musicali del territorio, con particolare riferimento al Salento. Nel numero di ottobre, un articolo di Giancorrado Barozzi (dal titolo emblematico: Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue) si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/">Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12440507_469285999944328_4969228119135835884_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2397" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12440507_469285999944328_4969228119135835884_o-212x300.jpg" alt="12440507_469285999944328_4969228119135835884_o" width="212" height="300" /></a><em>E&#8217; uscito il n. 12 della rivista </em><span style="color: #993300;"><strong>La piva dal Carner</strong></span><em>, che contiene la prosecuzione del dibattito cominciato sul numero precedente intorno alle forme contemporanee di rivisitazione delle tradizioni musicali del territorio, con particolare riferimento al Salento.</em></p>
<p><em>Nel numero di ottobre, un articolo di <span style="color: #ff0000;">Giancorrado Barozzi </span>(dal titolo emblematico: </em><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue</a>) </strong><em>si esprimeva in termini estremamente critici nel confronti del movimento salentino e in particolare della Notte della Taranta. Sul numero attuale intervengono sul tema: l&#8217;etnomusicologo <span style="color: #ff0000;">Ettore Castagna </span>(</em><span style="color: #993300;">Tarantella pop e pensiero musicale unico</span><em>),  il giornalista di Blogfolk <span style="color: #ff0000;">Salvatore Esposito</span> (</em><span style="color: #993300;">La Notte della taranta. Riflessioni critiche e prospettive future</span><em>) e il sottoscritto, con un articolo dal titolo </em><span style="color: #993300;">Luci e ombre del caso Salento</span><em>, che qui riporto<span style="color: #993300;">.</span></em></p>
<div class="page" title="Page 11">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><strong><span style="color: #993300;">Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</span></strong></p>
<p>Negli ultimi anni il “caso Salento” ha attirato l’attenzione di studiosi e di appassionati delle musiche e dei balli “popolari”, sugli esiti di un processo di valorizzazione che ha portato repertori e modalità espressive, nel tempo pra-ticamente scomparsi o estremamente ridotti nell’uso, a diventare un fenomeno di grandissimo e inatteso successo, quasi una vera e propria moda.</p>
<p>Non c’è dubbio che per giudicare gli esiti di questo processo si renda necessario un approccio critico, che riesca ad uscire dal coro di più o meno interessati laudatori a prescindere, impressionati soprattutto dall’enorme seguito e dal grande clamore mediatico che in questo ambito di solito non si è abituati ad avere. Per cui occorre ringraziare <span style="color: #993300;"><em>La Piva dal Carner</em></span>, che ha deciso di aprire un dibattito sull’argomento, ospitando, nell’ultimo numero, due articolati interventi, rispettivamente di <span style="color: #ff0000;">Giancorrado Barozzi</span> e di <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Michele Gala</span>. Sono dunque a cercare di dare un mio piccolo contributo, nei limiti che consente un breve articolo, partendo proprio dai testi citati, e in particolare dal primo.</p>
<p>Barozzi propone una sintetica ricostruzione della genesi e degli sviluppi del “movimento” salentino, che mi pare in linea di massima condivisibile, tranne per alcuni aspetti importanti. In primo luogo (non mi stancherò mai di ripeterlo), il revival degli ultimi decenni non riguarda solo la musica (e il ballo) del tarantismo, ma un insieme più complesso di espressioni culturali. Il centro propulsore di tutto è infatti non certo la danza “della cura”, che viene rappresentata in casi rari e molto delimitati, ma la danza “della festa”, fortemente trasformata rispetto alla tradizione ed adeguata al linguaggio del corpo contemporaneo(1). Per cui valutare l’esperienza salentina limitandosi all’analisi, pur valida, sulle modalità con cui è stata realizzata questa sorta di “inversione della tradizione”, che trasforma il tarantismo da simbolo di sofferenza sociale a momento di sballo collettivo, risulta essere un’operazione assolutamente insufficiente. Si tratta di una sorprendente parzialità dello sguardo che si riscontra in diverse analisi del genere, vecchie e più recenti, e che forse deriva in qualche modo dall’attrazione irresistibile che gli studi demartiniani continuano ad esercitare in certi ambienti, anche accademici, per cui tutto quello che succede in questo ambito deve essere in primo luogo riferito all’eredità dell’etnologo napoletano (di cui naturalmente mi guardo bene dal trascurare l’importanza). In questo modo sfuggono alcune questioni centrali, come ad esempio un elemento molto presente nella scena salentina, e ragione non secondaria della sua capacità seduttiva: la ricerca nei suoni e nei balli della tradizione di un originale aspetto estetico e ludico (direi di “piacere”), che non necessariamente si deve realizzare capovolgendo il significato del tarantismo, anzi può convivere con una lettura “corretta” di questo fenomeno. Insomma, ci si può divertire ballando e suonando la pizzica pizzica senza “invertire” nulla e nemmeno tradire la memoria del tarantismo.</p>
<p>In secondo luogo, in questa ricostruzione non viene a mio parere messo in sufficiente evidenza quanto il territorio di cui parliamo sia stato anche lo scenario di un importante dibattito, che è arrivato addirittura nelle sedi istituzionali, sul tema dell’“uso pubblico della cultura popolare” (qui cito una riflessione del compianto <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>), all’interno del quale a una impostazione “vincente”, sostenuta soprattutto dalla disponibilità per molti anni di imponenti risorse pubbliche per l’evento più rappresentativo, cioè la <span style="color: #993300;">Notte della taranta</span>, si sono contrapposti sguardi e proposte diverse, che facevano riferimento a ispirazioni culturali e direi politiche alternative. Nel mio saggio <span style="color: #993300;"><em>Il ritorno della taranta</em></span>(2) ho cercato di rappresentare questa pluralità, che a mio avviso è uno degli esiti più interessanti del “caso Salento”.</p>
<p>In ne, per venire proprio al Grande Evento per eccellenza, su cui si concentra la polemica di Barozzi (con considerazioni anche in questo caso in gran parte condivisibili), vorrei fare notare che non è certamente il solo contesto in cui si evidenzia un certo tratto di travisamento e di “merci cazione senza memoria”. Basterebbe infatti soffermarsi su cosa è venuto fuori negli ultimi anni a <span style="color: #993300;">Galatina</span> per la festa di San Paolo, diventata ormai una sequela di volgari pantomime di uno pseudo neo-tarantismo ad uso e consumo di turisti (e locali) in compulsiva ricerca dell’esotico e del “colore locale”. Una cosa del genere sul palco della Notte non è mai accaduta, segno che un certo tipo di senso del limite e di “buon gusto” (o come lo vogliamo chiamare) comunque c’è stato. D’altra parte, non mancano nel Salento esempi di festival, rassegne e progetti culturali con un’impostazione meno superficiale e molto più rispettosa e rilassata. Per cui attenzione a considerare adeguatamente la complessità di una scena estremamente articolata e in continua trasformazione, non soffermandosi solo sull’evento più visibile e mediatizzato.</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 12">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Quella che secondo me è la grande responsabilità che si può attribuire al gruppo (composto in prevalenza da politici locali) che ha diretto il progetto della Notte, è di non aver saputo affiancare all’organizzazione dell’evento melpignanese la messa in opera di una politica culturale più complessiva, che servisse a diffondere un rapporto con la memoria culturale meno banalizzante e potesse servire anche come “antidoto” agli eccessi della mercificazione e della spettacolarizzazione. E questo nonostante la Fondazione, ma anche il precedente <span style="color: #993300;">Istituto Carpitella</span>, da cui nel 1998 si originò la Notte della taranta, avessero questi intendimenti addirittura scritti nei propri statuti fondativi. Negli anni, ci si è compiaciuti del sempre maggiore successo di pubblico e mediatico (comunque indiscutibile), ma non si è stati capaci di avere uno sguardo che riuscisse ad andare oltre numeri della serata nale (e la loro esibizione musco- losa a tacitare ogni critica). Anche su questo aspetto, cioè su quelle che ancora Sergio Torsello chiamava, in un suo saggio di qualche tempo fa(3), le “promesse tradite” della Notte, negli anni si è sviluppata un’ ampia e appassionata discussione pubblica, che non ha portato ad esiti positivi per la sordità e la chiusura di chi avrebbe potuto, invece, agire diversamente.</p>
<p>D’altra parte, il necessario sguardo critico non deve farci dimenticare che il “caso Salento” è anche un laboratorio di grandissimo interesse per varie ragioni. Questo processo di valorizzazione di una parte importante del “patrimonio immateriale”, per quanto controverso e foriero a volte di derive sconcertanti, ha però impedito che tali patrimoni fossero condannati all’oblio e alla scomparsa. E questa era, non dimentichiamocelo, la situazione agli inizi degli anni Novanta quando, anche sulla scorta del lavoro fatto nell’ambito del piccolo “folk revival” che si era sviluppato a livello locale in precedenza, partì un nuovo movimento di riuso della musica e dei balli tradizionali. Il tarantismo era deceduto (per fortuna!), il ballo della festa era uscito dall’uso e anche il resto delle espressioni tradizionali erano praticamente sparite. Nessuno (o quasi) ballava più, nessuno suonava (e costruiva) gli oggi onnipresenti tamburelli, e così via. Solo grazie ad una azione diffusa e duratura di recupero e “ri-funzionalizzazione”, per quanto contraddittoria e magari <em>naïf</em>, si è potuto ottenere un ritorno di interesse per questi temi, ed anche uno straordinario processo di re-impadronimento collettivo di certe espressioni culturali. E non è neppure da sottovalutare che il grande interesse per questi argomenti abbia portato anche alla produzione di studi, ricerche, pubblicazioni e alla messa in opera di progetti culturali, in una dimensione che non mi pare abbia termini di paragone in Italia (se non forse, per alcuni aspetti, in <span style="color: #993300;">Sardegna</span>). Penso ad esempio alla pubblicazione in edizione critica della maggior parte dei testi storici sul tarantismo, nonché della gran parte dei “materiali originali” della musica di tradizione, frutto delle grandi campagne di ricerche del passato (<span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span>, <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>, <span style="color: #ff0000;">Roberto Leydi</span>, <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span> eccetera) e anche più recenti, con la formula del cd/libro, rendendo disponibili materiali importantissimi.</p>
<p>E mi permetto anche di dire che le fortissime ricadute economiche e di promozione territoriale che si sono realizzate nel “caso Salento” forse meritano di essere valutate con maggiore attenzione. Al di là delle polemiche sulla mercificazione della tradizione, che per quanto fondate a volte appaiono sinceramente un po’ riduttive, questo aspetto non può essere trascurato o sottovalutato, soprattutto in luoghi del Sud in cui la crisi economica morde con forza. A mio parere, per gli studiosi e gli operatori del settore, oppure più semplicemente per chi ha a cuore l’esito di questa singolare avventura, la sfida che si pone è di cercare di capire come fare in modo – se è ancora possibile, e non è scontato che lo sia – che la deriva mercificatoria non prenda del tutto il sopravvento, per costruire dei percorsi se non di cambiamento strutturale (cosa che mi pare difficile per varie ragioni) almeno di allargamento della consapevolezza e di produzione di spazi di resistenza.</p>
<p>Il “caso Salento” è dunque interessante anche perché può essere visto come una declinazione particolare di un problema più generale: è possibile attivare un percorso di valorizzazione dei patrimoni immateriali che ne impedisca la scomparsa e che abbia un’adeguata dimensione comunitaria? E che possa anche essere motivo di sviluppo territoriale, magari nella direzione di un turismo <em>slow</em> attento a dimensioni culturali non consuete? O è inevitabile che processi simili producano la corruzione irreversibile degli stessi patrimoni che si vorrebbero valorizzare?</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 13">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Rimangono questioni aperte, su cui ritengo che valga la pena di continuare a confrontarsi e a discutere.</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 13">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>NOTE</p>
<ol>
<li>Processo analizzato approfonditamente da <span style="color: #ff0000;">Giuseppe M. Gala</span> nel saggio: &#8220;<span style="color: #993300;"><em>La pizzica ce l’ho nel sangue”. Riflessioni a margine sul ballo tradizionale e sulla nuova pizzicomania del Salento</em></span>, in <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span> (a cura di), <em><span style="color: #993300;">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</span></em>, edizioni Aramirè Lecce 2002, pp. 109-153</li>
<li><span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em></span>, libro+cd, Squilibri 2009</li>
<li><span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>, <span style="color: #993300;"><em>La Notte della taranta. Dall’Istituto “Diego Carpitella” al progetto della Fondazione</em></span>, in <span style="color: #993300;"><em>“L’Idomeneo, Rivista della Società di Storia Patria per la Puglia”</em></span>, Sezione di Lecce, 9/2007, Edizioni Panico, 2008, pp 15-33.<br />
Disponibile all’indirizzo: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallistituto-carpitella-alla-fondazione/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallistituto-carpitella-alla-fondazione/</a></li>
</ol>
</div>
</div>
</div>
<p>Per scaricare il numero completo di gennaio de <strong><span style="color: #993300;"><em>La piva dal Carner</em></span></strong> cliccare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12.pdc-gennaio-2016.pdf">12.pdc gennaio 2016</a></p>
<p>Per scaricare il numero precedente cliccare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/</a></p>
<p>Una selezione di articoli interessanti, che ho scritto negli anni, si può trovare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/ </a> . Una selezione di articoli scritti da altri si può trovare invece qui <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/</a> e qui <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/">http://lnx.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F01%2F26%2Fluci-e-ombre-del-caso-salento%2F&amp;linkname=Luci%20e%20ombre%20del%20%E2%80%9Ccaso%20Salento%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F01%2F26%2Fluci-e-ombre-del-caso-salento%2F&amp;linkname=Luci%20e%20ombre%20del%20%E2%80%9Ccaso%20Salento%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F01%2F26%2Fluci-e-ombre-del-caso-salento%2F&amp;linkname=Luci%20e%20ombre%20del%20%E2%80%9Ccaso%20Salento%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F01%2F26%2Fluci-e-ombre-del-caso-salento%2F&amp;linkname=Luci%20e%20ombre%20del%20%E2%80%9Ccaso%20Salento%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F01%2F26%2Fluci-e-ombre-del-caso-salento%2F&amp;linkname=Luci%20e%20ombre%20del%20%E2%80%9Ccaso%20Salento%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F01%2F26%2Fluci-e-ombre-del-caso-salento%2F&amp;title=Luci%20e%20ombre%20del%20%E2%80%9Ccaso%20Salento%E2%80%9D" id="wpa2a_18">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/">Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2015 07:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=2308</guid>
		<description><![CDATA[<p>Sul numero 11 (ottobre 2015) del periodico di musica e cultura folk La piva dal carner si può trovare un saggio dello storico ed etnologo Giancorrado Barozzi dal titolo emblematico Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue), molto critico con l&#8217;evento musicale salentino per eccellenza (e non solo). A un certo punto, nel ricostruire a suo modo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/lpdc112015.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2310" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/lpdc112015-212x300.png" alt="lpdc112015" width="212" height="300" /></a>Sul numero 11 (ottobre 2015) del periodico di musica e cultura folk <span style="color: #993300;">La piva dal carner</span> si può trovare un saggio dello storico ed etnologo<span style="color: #ff0000;"> Giancorrado Barozzi</span> dal titolo emblematico <em><strong><span style="color: #993300;">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</span></strong></em>, molto critico con l&#8217;evento musicale salentino per eccellenza (e non solo). A un certo punto, nel ricostruire a suo modo il percorso di genesi del &#8220;neo-tarantismo&#8221;, cita me e il mio saggio <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><span style="color: #993300;"><em>Il<span style="color: #993300;"> </span>ritorno della taranta</em></span></a><span class="text_exposed_show">, in questo modo:</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #339966;">«L’organizzatore di cultura Vincenzo Santoro, che di questa fase di affermazione del neo-tarantismo era stato uno dei diretti protagonisti, ha pubblicato nel 2009, presso l’editore Squilibri di Roma, una sua preziosa, per quanto soggettiva (e anzi, particolarmente preziosa proprio perché non falsamente “oggettiva”), ricostruzione del movimento di “rinascita della musica popolare salentina”. Nel panorama, fattosi di recente sempre più vasto e articolato, delle pubblicazioni riguardanti il fenomeno del neo-tarantismo, il libro-testimonianza di Santoro (con allegato CD musica- le) rimane tuttora un valido ausilio, farcito com’è di dati di prima mano, di materiali esplicativi e di accurati rimandi bibliografici sull’argomento.»</span></p>
</div>
<p>La versione pdf della rivista (che contiene anche un interessantissimo e severo (e sfiduciato) saggio dell&#8217;etnocoreologo <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Michele Gala</span>, anche questo dal titolo emblematico: <em><span style="color: #993300;">Festival e notti da (s)ballo: Lamenti funebri della musica tradizionale</span></em> ), si può scaricare cliccando qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/piva-carner-11.2015.pdf">piva carner 11.2015</a></p>
<p>Info sul mio <em><span style="color: #993300;">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</span></em>, qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;title=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" id="wpa2a_20">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
