di Vincenzo Santoro, da Letture Lente, rubrica mensile di approfondimento di AgenziaCult
8 settembre 2026
Più che un repertorio di strumenti giuridici, il volume di Damiano Aliprandi propone una diversa idea della collaborazione tra istituzioni pubbliche e organizzazioni culturali. Una guida operativa che riflette il cambiamento in atto nelle politiche culturali e nelle forme di produzione di valore pubblico
OLTRE IL MANUALE
Collaborare con la pubblica amministrazione nel settore culturale. Approcci, metodi, strumenti di Damiano Aliprandi (2026) si inserisce nel dibattito, molto vivo in questi ultimi anni, intorno al rapporto tra istituzioni pubbliche e organizzazioni culturali. Rivolto a professionisti della progettazione culturale, funzionari pubblici, enti del Terzo Settore e operatori del comparto, il volume nasce con un intento dichiaratamente operativo. Il suo contributo, tuttavia, va oltre quello di un semplice manuale.
L’autore, responsabile del settore Consulenza e Sviluppo della Fondazione Fitzcarraldo ETS, parte dalla constatazione di un profondo cambiamento del settore culturale, restituito entro un quadro coerente di trasformazioni che negli ultimi anni hanno modificato il modo di concepire le relazioni tra enti pubblici e organizzazioni culturali. Aliprandi mostra come il ruolo degli enti pubblici non possa più essere interpretato esclusivamente in termini autorizzativi o finanziari. Le amministrazioni locali sono sempre più chiamate a sviluppare modalità di collaborazione fondate sulla corresponsabilità e sulla condivisione degli obiettivi nella costruzione di progetti di valorizzazione del patrimonio, rigenerazione urbana, sviluppo territoriale e innovazione sociale, mentre alle organizzazioni culturali è richiesto di assumere una capacità progettuale e amministrativa molto più matura rispetto al passato.
È proprio questa evoluzione a organizzare l’intera riflessione proposta dall’autore. Più che limitarsi a illustrare singoli istituti giuridici o strumenti operativi, Aliprandi propone una diversa idea della collaborazione tra amministrazioni pubbliche e organizzazioni culturali, fondata sulla corresponsabilità nella produzione di valore pubblico. In questa prospettiva, gli aspetti giuridici e procedurali diventano strumenti che rendono possibile una relazione più stabile ed efficace tra istituzioni e soggetti della società civile.
IL QUADRO NORMATIVO COME STRUMENTO DI CAMBIAMENTO
Uno dei maggiori punti di forza del volume è la capacità di ricostruire con chiarezza un quadro normativo che, negli ultimi anni, si è notevolmente arricchito e complessificato. Il riferimento al Codice del Terzo Settore assume in questo senso un ruolo centrale, perché segna il passaggio da una concezione prevalentemente contrattuale dei rapporti tra Pubblica Amministrazione ed enti del Terzo Settore a un modello orientato alla costruzione condivisa delle politiche pubbliche.
Particolarmente convincente è l’analisi dedicata al tema dell’amministrazione condivisa, presentata come uno dei più significativi cambiamenti intervenuti nel modo di intendere l’azione pubblica. Pur rilevando come tali strumenti trovino ancora applicazione limitata, l’autore ne mette in evidenza le potenzialità nel favorire processi di coprogettazione e di corresponsabilità tra istituzioni e comunità locali. In questa prospettiva, la cultura cessa di essere considerata esclusivamente come ambito di produzione artistica o di tutela del patrimonio e diventa una leva di sviluppo territoriale, inclusione sociale e rigenerazione urbana.
GLI STRUMENTI DELLA COLLABORAZIONE
Accanto all’amministrazione condivisa, il volume dedica ampio spazio ad altri strumenti che oggi regolano i rapporti tra amministrazioni pubbliche e organizzazioni culturali. Tra questi assume particolare rilievo il Partenariato Speciale Pubblico Privato (PSPP), presentato come una soluzione innovativa e flessibile per la gestione e la valorizzazione di istituti e luoghi della cultura, il cui impiego sta progressivamente estendendosi in contesti territoriali e istituzionali diversi.
Di particolare interesse, inoltre, è l’analisi differenziata condotta sulle diverse modalità attraverso cui possono svilupparsi le collaborazioni tra Pubblica Amministrazione e soggetti del Terzo Settore.
Per ciascuno degli strumenti presi in esame l’autore ne illustra finalità, caratteristiche e condizioni di utilizzo, evidenziando come nessuno possa essere considerato, in termini assoluti, preferibile agli altri. La scelta dello strumento più appropriato dipende infatti dagli obiettivi perseguiti, dalla natura delle attività da realizzare e dal ruolo che i soggetti coinvolti sono chiamati ad assumere.
L’autore chiarisce come sia fondamentale distinguere i casi nei quali occorre ricorrere alle procedure di evidenza pubblica da quelli in cui risultano invece applicabili strumenti collaborativi diversi dagli appalti tradizionali, cosa non sempre semplice per diverse ragioni. Comprendere questa distinzione significa evitare errori procedurali, individuare la corretta base giuridica delle iniziative e costruire rapporti più stabili e trasparenti con le amministrazioni.
COMPRENDERE LA MACCHINA AMMINISTRATIVA
Uno degli aspetti più originali e utili del lavoro di Aliprandi – che qui rivela la lunga esperienza maturata “sul campo” – è l’attenzione data al concreto funzionamento interno della macchina amministrativa, poiché una delle principali difficoltà incontrate dagli operatori culturali consiste proprio nella limitata conoscenza dei processi decisionali della Pubblica Amministrazione. Il libro illustra le logiche che regolano il lavoro degli uffici pubblici, i tempi delle procedure, le responsabilità dei dirigenti e dei funzionari, i vincoli normativi e contabili che condizionano l’azione amministrativa. Comprendere tali meccanismi significa imparare a dialogare con la Pubblica Amministrazione utilizzando linguaggi, tempi e strumenti coerenti con il suo funzionamento istituzionale.
Secondo l’autore, infatti, molti insuccessi nei rapporti tra amministrazioni e organizzazioni culturali deriverebbero proprio da un’incomprensione reciproca: le organizzazioni del Terzo Settore tendono spesso a percepire la Pubblica Amministrazione come eccessivamente burocratica e lenta, mentre gli enti pubblici riscontrano frequentemente proposte poco strutturate o non adeguatamente fondate sul piano amministrativo. Il volume suggerisce quindi un cambio di prospettiva: la collaborazione efficace nasce dalla conoscenza delle reciproche esigenze, dalla costruzione della fiducia e dalla capacità di condividere responsabilità e obiettivi.
Da qui deriva la necessità di qualificare la progettazione culturale: un buon progetto non si può limitare alla richiesta di un finanziamento ma deve partire da un’attenta analisi del contesto territoriale, dall’individuazione dei bisogni della comunità e dalla definizione degli impatti sociali e culturali che si intendono produrre. La progettazione, osserva Aliprandi, deve configurarsi come un processo condiviso, nel quale amministrazioni, associazioni, cittadini e altri attori del territorio concorrono, fin dalle fasi iniziali, alla definizione degli obiettivi e delle iniziative.
OLTRE IL FINANZIAMENTO
Coerentemente con questa impostazione, il volume mette a disposizione del lettore numerosi strumenti di analisi e pianificazione – linee guida, schemi operativi e indicazioni metodologiche – che accompagnano le diverse fasi della progettazione: dall’organizzazione delle idee alla definizione degli obiettivi, dall’individuazione dei portatori di interesse alla pianificazione delle attività, fino alla valutazione dei risultati. Più che semplici “istruzioni per l’uso”, costituiscono un supporto operativo fondato su un metodo che privilegia chiarezza, programmazione e costruzione di partenariati equilibrati, nei quali ciascun soggetto contribuisce secondo le proprie competenze.
L’attenzione si estende anche a un tema decisivo per la qualità degli interventi, quello della sostenibilità dei progetti culturali. Aliprandi sottolinea come le collaborazioni con la Pubblica Amministrazione debbano essere concepite in una prospettiva di medio e lungo periodo, evitando iniziative episodiche o esclusivamente dipendenti dal finanziamento pubblico. Da qui l’importanza di attivare reti territoriali, coinvolgere soggetti pubblici e privati e diversificare le forme di sostegno organizzativo ed economico, illustrando anche gli strumenti che possono concorrere a questo obiettivo, dalle sponsorizzazioni all’Art Bonus, dalle donazioni al mecenatismo.
Per concludere, Collaborare con la pubblica amministrazione nel settore culturale propone una lettura aggiornata e “di prospettiva” delle relazioni tra istituzioni pubbliche e organizzazioni culturali. Il volume oltre a restituire una ricognizione del quadro normativo e degli strumenti oggi disponibili, ha il merito di ricondurli entro una visione coerente della collaborazione pubblico-privato come modalità ordinaria di costruzione delle politiche culturali. La Pubblica Amministrazione non è più soltanto il soggetto che autorizza, finanzia o controlla, così come gli operatori culturali non sono meri destinatari di contributi: entrambi sono chiamati a concorrere, secondo responsabilità e competenze differenti, alla produzione di valore pubblico.
La tesi di fondo, che non si può non condividere, è che la qualità delle politiche culturali dipenda sempre più dalla capacità di costruire relazioni stabili tra istituzioni, organizzazioni del Terzo Settore, imprese culturali e comunità locali. E questo è vero in particolare nei contesti territoriali più fragili, dalle periferie urbane alle aree interne e montane. In questo senso, il volume di Aliprandi, oltre a rappresentare un utile manuale operativo, si rivela uno strumento di orientamento per quanti, a diverso titolo, sono chiamati a progettare e gestire interventi culturali in un quadro istituzionale in continua evoluzione.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Aliprandi, D. (2026). Collaborare con la pubblica amministrazione nel settore culturale. Approcci, metodi, strumenti. Editrice Bibliografica.