L’identità della Taranta

di Giovanni Pellegrino
dal Corriere del Mezzogiorno del primo settembre 2005

Ho letto tutto il bene possibile sulla Notte della Taranta e sul sindaco Sergio Blasi. Era ora che per una volta fossimo tutti d’accordo su tutto. Purtroppo non credo sia così, perchè sento anche critiche, ma chi osa scriverle? E poi non sono sicuro che ne valga la pena: si corre il rischio di essere arrestati come chi lancia sassi contro un treno. Però …

Si dice che la Notte della Taranta è un’operazione culturale che ha come punto forte la valorizzazione della cultura salentina della tradizione. Nessun dubbio che una tradizione orale e corale, di viva voce e piccoli protagonisti tra gli astanti; di continua inventiva estemporanea; di piccoli-grandi uomini e donne che ignorano ruoli rigidi, anzi rigidissimi; di piccole situazioni, ma bastevoli e significative; nessun dubbio che tale tradizione possa essere quantomeno disturbata dall’apparato della poderosa macchina da guerra messa in atto da Sergio Blasi?

La Tarantona armata e rinforzata giocoforza «dà la linea» a tutti, partendo da Melpignano, il paese sicuramente più efficente e moderno, ma conseguentemente il meno griko e più lontano dalla tradizione. Siamo sicuri che non si inneschi un processo più di mercato che di salvaguardia dei valori di cui parliamo? Mi piacerebbe capirlo meglio …

A Melpignano ci sono stato un mese fa, all’ultima festa dell’Unità. Sul palco suonavano gli Arsura, uno dei gruppi che lavora sulla tradizione, ma riuscendo a produrre nuova e buona musica e testi di grande significato. Stesso posto della famosa notte, sul prato degli Agostiniani. Eravamo 30 persone sparute. Forse il paese del segretario provinciale ama molto la musica popolare, ma non altrettanto il suo partito? Oppure la Notte della Taranta, surclassando tutto e tutti ha fatto terra bruciata a breve raggio in attesa di farlo anche a largo raggio? I soldi e la determinazione ce li ha; le tecnologie e le competenze sono sul mercato… Se si trattasse di un puro evento mediatico ben costruito e ben venduto, oggi non scandalizzerebbe nessuno e meriterebbe anche l’applauso per la sua grandiosità… Ma allora lo si dichiari lasciando perdere le tradizioni, che quando sono prese a pretesto (di mercato, di carriere, di soldi e anche di marketing territoriale) rischiano di finire male. E sono un bene inestimabile di tutti.

La tradizione salentina, questa illustre sconosciuta, ha contenuti umani e relazionali che forse non si riesce né ad amplificare con i kilowatt, né a incidere su disco; tanto meno registrare alla Siae. La tradizione salentina, come del resto tutte le civiltà antiche, è semplice, non sopporta ferree programnazioni, né centralizzazioni su una o poche persone: è spontanea, di base (si diceva). Forse per questo è fragile, ma è questa; ed è ancora viva: speriamo sopravviva.

La notte di Melpignano è la notte più significativa del Salento, o, se vi pare, della Puglia? Mi sia consentito contestarlo. La notte più significativa è la notte di Torrepaduli, che non ha nemmeno un sindaco, essendo una frazione in sospetto di ribellione: ha solo San Rocco col suo cagnolino. Quest’anno la ronda degli zingari e dei loro amici salentini ha ballato la scherma dalle 24 alle 5.30 del mattino. Per passare dalla sesta fila alla prima ci ho messo un’ora e mezza: nessuno che si stancasse di guardare o di partecipare lasciando libero il suo posto. Qui a chi suona, canta o danza, non viene offerto nemmeno un pezzetto, nemmeno un bicchiere di vino; nan va sui giornali (ed è giusto, perché non vogliamo passare da 10.000 a 50.000; e che cavolo! La misura, nel Pensiero Meridiano, esiste). Il sindaco e l’assessore di Ruffano si limitano a predisporre lo spazio. Non si massacrano di lavoro a immaginare «pensate»; e speriamo che duri, perchè temo siano tentati di fare qualcosa per «migliorare» la festa e «valorizzare» la tradizione.

Ma secondo me, se passasse dal Salento un redivivo Caio Giulio Cesare, dopo aver soppesato pro e contro del potere e del calore umano, preferirebbe essere il primo schermidore di Torrepaduli piuttosto che il secondo organetto di Melpignano.

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